ITALIA DA CONOSCERE: IL FASCINO DELL’ANTICA ABBAZIA DI CORAZZO (CATANZARO). E TRA I RUDERI FIORISCE LA SOLIDARIETA’


  

Sulle pendici dell’altopiano della Sila, in Calabria, in provincia di Catanzaro, c’è un luogo straordinario, che rappresenta pagine di storia e di cultura davvero uniche. E’l’abbazia di Santa Maria di Corazzo, fondata dai monaci benedettini nel XI secolo, vicino al fiume Corace. Oggi appare nella particolarità dei suoi ruderi, che conferiscono un fascino all’ambiente circostante. Quasi un destino il fatto che fosse distrutta più volta. I primi a ricostruirla furono i monaci cistercensi, nel XII secolo. Venne poi danneggiata dal terremoto nel marzo 1638, e ancora dopo dal disastroso sisma del del 1783. Il monastero venne poi lentamente  abbandonato e spogliato delle opere artistiche. Oggi, come detto, rimangono le sue rovine, che si trovano in località Castagna, una frazione di Carlopoli, raggiungibile a pochissimi chilometri da Bianchi, provincia di Cosenza.

Noi l’abbiamo scoperta poche settimane fa e ne siamo rimasti incantati. Tra l’altro, vi abbiamo incontrato la guida Antonio Mangiafave – vestito da monaco medioevale – e Maria Antonietta Sacco, assessore del Comune di Carlopoli, che ci hanno condotto in visita tra i ruderi, che sembrano evocare una sorta di Stonhenge in terra di Calabria. Perché è importante l’abbazia di Corazzo? Non solo per il fatto di essere un’antica opera benedettina, ma anche perché la sua storia si incrocia con quella di un grande personaggio,  Gioacchino da Fiorecitato anche da Dante nella “Divina Commedia” – che qui vestì l’abito monacale, divenendone subito dopo abate. Gioacchino da Corazzo si trasferì prima a Pietralata, per poi stabilirsi in Sila nella primavera del 1189, fondando a San Giovanni in Fiore un nuovo ordine religioso, la Congregazione Florense, approvata da Papa Celestino III nel 1196.

Santa Maria di Corazzo è stata oggi “adottata” dai volontari del “Progetto Gedeone” per la creazione di una “Impresa sociale” animata da diverse finalità: offrire opportunità di inserimento lavorativo a persone che vivono in situazioni di disagio economico-sociale e/o psichico, sperimentando nuovi percorsi lavorativi, in agricoltura forestazione, turismo sociale e valorizzazione beni ambientali ma soprattutto, di luogo di integrazione e di riferimento per la collettività dove i soggetti disagiati svolgano un ruolo da protagonisti, abbattendo così i pregiudizi inerenti al disagio. “Progetto Gedeone” intende anche favorire attività rivolte a mediare ed attenuare le problematiche relazionali ed emozionali che i soggetti riscontrano quotidianamente nella loro sfera familiare prima ancora che sociale ed a favorire l’incontro e lo scambio di conoscenze reciproche tra gli ospiti e la realtà sociale.

Il progetto è nato grazie al connubio tra il Comune di Carlopoli e le Associazioni San Pietro e Paolo e New Day, per realizzare un percorso di agricoltura terapeutica, turismo sociale e di valorizzazione dei beni ambientali. In questo iter si cerca di favorire l’inclusione di persone con disabilità psichiche o che vivono situazioni di disagio economico e sociale di vario genere. Si tratta di uno dei pochi casi in cui esiste una forte sinergia e dialogo tra le istituzioni locali e il mondo associazionistico e del terzo settore. Tra i risultati concreti del “Progetto Gedeone”, le visite guidate a Santa Maria di Corazzo, incontri con enti ed istituzioni, con il “Centro Internazionale di Studi Gioachimiti” di San Giovanni in Fiore ed iniziative solidali “solidali” all’interno del GAS “Vitti ‘na vozza” di Lamezia Terme. Tra le rovine dell’abbazia si è tenuto  anche lo “Yoga della Risata”, a cura dell’associazione di promozione sociale “Promethes” di Carlopoli. Altri traguardi raggiunti: inclusione dell’abbazia nell’associazione internazionale “cister.eu” e “Charte européenne des Abbayes et sites cisterciens”, sito delle abbazie cistercensi d’Europa; un concerto organizzato in collaborazione coi i ragazzi del “Centro culturale Castagna”; l’annuale messa della Madonna di Corazzo del 10 settembre; un impianto d’irrigazione lungo 650 metri, 200 balle di fieno raccolte,messi a dimora 30 alberi, 5000 piantine di origano, 800 bulbi di zafferano e 100 di tulipano.

Tra i prossimi obiettivi: raddoppiare le produzioni agricole e di avviarne delle nuove, soprattutto in direzione del recupero delle erbe officinali; trasformare l’ex centro sportivo polivalente in una piccola foresteria per regalare ai turisti un soggiorno con panorama abbaziale; effettuare la ripulitura lungo il corso del fiume Corace, ove le sterpaglie nascondono mulini direttamente collegati alla storia della Badia, da riscoprire con passeggiate guidate; collocare passerelle in legno all’interno dei Ruderi per consentire l’accesso alle persone con disabilità motoria; installare pannelli descrittivi, anche in linguaggio braille; avviare il turismo sociale in abbazia e la pet therapy, in particolare l’onoterapia; arricchire le visite guidate attraverso la creazione di nuovi personaggi ; moltiplicare souvenir, cartoline, libri e prodotti locali da offrire ai visitatori; proseguire la collaborazione con le scuole locali, come quella già avviata con il Liceo Scientifico di Soveria Mannelli; inaugurare un parco letterario dedicato a Gioacchino da Fiore, abate a Corazzo dal 1077 al 1088; organizzare un’area giochi per la stagione primaverile ed estiva con tiro con l’arco, scacchi, skike pattinaggio outdoor, Ygolf , paintball e softair.

Se questa estate siete in vacanza in Calabria, fate tappa all’abbazia di Corazzo. Ne vale la pena. 

 

 

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