LIBRO NOVITA’ / GRATA, UN GESTO DI PIETA’ DIVENUTO “LEGENDARIO”…UNA STORIA AFFASCINANTE DI ARTE E LETTERATURA


 

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Il 500° titolo della Collana Blu di Editrice Velar e Elledici è dedicato alla “compatrona” di Bergamo. Una vita sconosciuta, di cui rimane documentazione in uno straordinario “scritto” duecentesco di Pinamonte da Brembate. Prefazione del Vescovo di Bergamo, Francesco Beschi.

 

Un antico e straordinario documento redatto a Bergamo nel Duecento da un impareggiabile “cronista” dell’epoca, è al centro di una vera e propria “inchiesta” su colei che è ritenuta la prima santa della Chiesa di Bergamo. “Santa Grata e il suo Monastero in Bergamo Alta” è il titolo n. 500 della popolarissima “collana blu”, autentico fenomeno editoriale di Velar e Elledici, incentrato su pubblicazioni che presentano biografie di santi, beati di tutte le epoche.

Scritto da Roberto Alborghetti – che aveva firmato anche la biografia  “Sant’Alessandro Martire e Patrono della terra di Bergamo”, già ristampata – il testo ricostruisce, come in una sorta di indagine giornalistica, la vicenda di Santa Grata, considerata la “compatrona” della Diocesi di Bergamo. Grata è colei che, giunta sul luogo della decapitazione del vessillifero della Legione Tebana, ne raccoglie le spoglie e le porta alla sepoltura.

Con questo semplice e devoto gesto, la nobildonna Grata entra a pieno titolo nella storia della cristianità bergamasca. La sua vicenda e la sua testimonianza sono giunte fino a noi trasmesse da antichi luoghi di culto (la chiesa di Santa Maria Vecchia, il monastero benedettino di Santa Grata in Columnellis, la chiesa parrocchiale di Santa Grata Inter Vites), da immagini (si pensi agli affreschi duecenteschi custoditi nello stesso cenobio benedettino), da documenti storici (le diverse versioni delle Passiones) e da due opere fondamentali della storiografia: il Liber Pergaminus di Mosè del Brolo e il  Legendario del Beato Pinamonte da Brembate.

La copertina. Il testo sarà presentato al pubblico il 27 agosto a Pescolanciano (Castello d'Alessandro, ore 16) e il 17 settembre a Bergamo (Monastero S. Grata, ore 18).

La copertina. Il testo sarà presentato al pubblico il 27 agosto a Pescolanciano (Castello d’Alessandro, ore 16) e il 17 settembre a Bergamo (Monastero S. Grata, ore 18).

 

GRATA: UNA PRESENZA DOCUMENTATA

NELLE ANTICHE “PASSIONES”

 

Alborghetti si mette sulle tracce delle primissime notizie su Grata registrate nelle antiche Passiones che illustrano il martirio di Sant’Alessandro (la decapitazione sarebbe avvenuta il 26 agosto del 298, anche se altre ipotesi suggeriscono l’anno 287 o nel biennio 303-305, nella fase conclusiva della dominazione di Diocleziano e Massimiano). La Passio Sancti Alexandri di Bonino Mombrizio documenta in poche, ma importanti righe la presenza di Grata sul luogo del martirio di Alessandro: “Il servo gli tagliò la testa. Poi, una certa matrona castissima di nome Grata, sopraggiunta alcuni giorni dopo, raccolse il suo corpo con animo lieto, e lo pose in un piccolo podere di sua proprietà, non lontano dalle mura della città di Bergamo”. Attorno alla figura di Grata, nel corso dei secoli, è fiorita materia sufficiente per imbastire biografie e aneddoti di singolare bellezza e contenuto spirituale.

 

Figlia del duca Lupo e di Adleida, Grata fin da fanciulla si distingue per nobiltà d’animo, umiltà, purezza di spirito, bellezza, onestà, grande attenzione ed amore per il prossimo. E’ attratta dagli ideali e dai principi diffusi da una nuova religione, il cristianesimo, che si richiama al Vangelo, alla vita ed al messaggio di Gesù.  Grata è la prima persona ad  accorrere sul luogo del martirio di colui che la terra di Bergamo venererà poi come patrono. Insieme alla fidata Esteria e ad altre persone amiche procede a dare degna sepoltura ai resti mortali di Alessandro, tumulato in gran segreto in un terreno fuori della cinta muraria cittadina, sui colli della città.

 

Ma le vicende legate a Grata non si esauriscono con la sepoltura del martire Alessandro e con la fondazione della basilica sul luogo del sepolcro. Nel suo Legendario, Pinamonte narra una singolare serie di fatti legati alla sfera miracolosa e prodigiosa ed afferma che Dio operò molti miracoli per i meriti di Grata, la quale visse con grande umiltà tutta questa abbondanza di grazie, in  un cammino scandito dalla carità evangelica, dall’ amore per i poveri e gli ultimi, ai quali lei dedicherà ogni attimo della propria vita e “cossì ogniuno amando era da tuti amata”. Una testimonianza che, dopo la morte della nobildonna –  seppellita tra le mura  di quell’ospedale che lei stessa aveva costruito – vedrà sbocciare una catena di prodigi.

 

Secondo la storiografia, i resti mortali di Grata – spirata nell’anno 307, stando a quanto riportato nella “Enciclopedia dei santi” – rimarranno sepolti fuori le mura della Bergamo antica, in Borgo Canale, fino al secolo XI, presso la chiesa edificata all’interno dell’ospedale fondato dalla nobile matrona. Il primo documento che attesta l’esistenza di una chiesa e di una devozione a Grata risale al secolo VIII, e fa riferimento al contenuto del testamento steso dal  nobile gasindio Taidone prima di partire per la guerra contro Carlo Magno.

In Borgo Canale, le reliquie della compatrona di Bergamo rimasero fino all’anno 1027 quando vennero solennemente traslate all’interno delle mura della città, nella chiesa di Santa Maria Vecchia (o Santa Maria Vetere, la cui fondazione è attribuita alla madre di Grata, Adleida) attorno alla quale poi si svilupperà il complesso architettonico dell’attuale monastero in Columnellis, considerato uno dei più antichi cenobi benedettini d’Italia, sicuramente della Lombardia.

 

LO STRAORDINARIO “LEGENDARIO”

DI PINAMONTE DA BREMBATE

 

 

Grande attenzione è rivolta, nel testo di Alborghetti, allo  straordinaria “Legendario” redatto da Pinamonte da Brembate (1200 ca – 1271 ca). Uno dei personaggi di maggior rilievo della Bergamo del XIII secolo, biblista, giurisperito, grande predicatore, proclamato Beato dalla Chiesa, Pinamonte da Brembate si era formato alla scuola dei domenicani (probabilmente a Bologna) entrando in relazione diretta con San Domenico di Guzman (1170-1221), fondatore dei Frati Predicatori, e con San Tommaso d’Aquino (1225-1274), illuminato esponente della Scolastica e Dottore della Chiesa.

Il Legendario – giunto sorprendentemente intatto ai giorni nostri – rivela e racconta anche e soprattutto un’epoca storica di grandi trasformazioni a tutti i livelli. Nel contesto di un profondo rinnovamento spirituale, il cronista e biblista domenicano ricostruisce i passaggi della vita di Santa Grata, indicandola quale modello di religiosità femminile, luminosa e rigorosa testimone della fede cristiana in terra orobica, esempio per lo stesso ruolo del laicato che, in seno alla Chiesa, stava affermando una propria autonomia rispetto al clero secolare.

Il periodo della redazione è con ogni probabilità da collocare dopo il 1254. Di sicuro il lavoro di composizione e di trascrizione dei testi dal manoscritto originale alla straordinaria copia miniata – che ammiriamo oggi come un capolavoro d’arte presso lo stesso monastero – doveva essere terminato già nel 1272. Tale data è indicata nell’affresco che – un tempo custodito nell’antica chiesa di Santa Maria Vecchia (o Vetere o Vetus) monumento poi inglobato nello stesso monastero di Santa Grata – è ora ospitato nell’ambulacro superiore del chiostro del medesimo cenobio benedettino.

La scena affrescata, essa stessa un altro singolare reperto di grande valore documentaristico, raffigura la badessa Grazia nell’atto di presentare a Santa Grata e a Santa Esteria il Legendario che l’affrescatore illustra nella versione definitiva, come prodotto unitario di singoli fascicoli.  L’opera ha trapassato le epoche ed è arrivata ai nostri tempi in un discreto stato di conservazione.

 

Articolata in ventotto capitoli, introdotta da un prologo, vergata in una pulita e precisa scrittura gotica libraria italiana, strutturata in  pagine a due colonne di venticinque righe, scritta con inchiostro nero e rosso (numeri dei capitoli, titoli e rubriche)  e “commentata” da bellissime immagini, la biografia è annoverata tra le più preziose opere della miniatura duecentesca in Lombardia.

Si segnala come un reperto di grandissimo valore artistico, culturale, storico e anche letterario, consentendo di apprezzare l’abilità descrittiva di Pinamonte da Brembate, che si rivela autore di grande cultura (biblica e non solo), in grado di padroneggiare la materia, modellando un efficace “plot” narrativo, come si direbbe oggi, che avvince e affascina, anche per l’inedita modernità delle modalità del racconto.

 

DALLA PREFAZIONE DEL VESCOVO DI BERGAMO

MONS. FRANCESCO BESCHI

 

Ho letto con molto interesse – oserei dire con avidità – la pubblicazione preparata da Roberto Alborghetti su Santa Grata. Che cosa si potrà dire – mi ero chiesto – sulla santa che conosciamo nelle “passiones” di Alessandro come garbata e schiva presenza accanto al martire, attenta alla sua sepoltura ma desiderosa poi di scomparire? Non appartiene anche Grata alla schiera infinita di chi rimane nell’ombra per poter credere e sperare dal profondo del cuore, affidando semmai solo alla carità intensa il proprio operare,ma sempre con lo stile che Gesù ci ha insegnato “Non sappia la sinistra ciòche fa la tua destra”?

 

Ho scorso pagina dopo pagina l’opera di Alborghetti. Ne ho certo ammirato quella che con termine forse desueto ma certo appropriato e significativo si chiama “erudizione”. Il nome di Mosè del Brolo e il titolo della sua opera “Liber pergaminus”, il nome del domenicano padre Pinamonte da Brembate con la sua “Legenda Sanctae Gratae” aiutano il lettore a conoscere e ad immettersi nello spessore ricco e sconosciuto ai più dei primi due secoli dopo il mille, anche per quanto riguarda la vita culturale e cristiana di Bergamo. Cultura di pochi, classica e raffinata quella di Mosè del Brolo, subito attenta anche alla radice cristiana nella storia della città; cultura teologica solida e profonda, ma subito preoccupata di risvolti pastorali per edificare chi sa leggere e attraverso di loro formare chi può solo ascoltare e vedere è la preoccupazione di padre Pinamonte. Non sfugge il binomio “santità fattiva – carità operosa” che anima l’azione del grande domenicano: mentre narra la storia di Grata e la arricchisce di testimonianza di carità verso i poveri, Pinamonte traduce l’esempio di Grata all’origine della fede in Bergamo, nella fondazione della “Misericordia” che si prende cura degli ultimi nella città duecentesca…

Roberto Alborghetti propone attraverso la sua opera una possibilità di “conoscenza erudita” che subito diventa concretezza e storia. Come cristiano, come vescovo di questa Chiesa che oggi parla con riserbo e pudore di una delle prime cristiane della sua storia, hotratto quasi con commozione dalla lettura di queste pagine una convinzione precisa. Nella figura e nell’opera di Grata c’è qualcosa della Chiesa di Bergamo, della mia chiesa, della nostra Chiesa. Nella sua bellezza, nella sua dolcezza, nella custodia dei suoi sentimenti, nella fedeltà ai suoi ideali, nel suo nascondimento, c’è un po’ della Chiesa nostra di sempre…

Dentro la bella ricerca storica di queste pagine, efficace e simpatica nell’esposizione, si comunica la vita della Chiesa, della nostra Chiesa, che è la vita di Cristo in noi.

 

500° TITOLO DELLA “COLLANA BLU”

 

La biografia di Santa Grata è il 500° titolo della “Collana blu”, dedicata ai “Messaggeri d’amore e Protagonisti della fede”. Vuole essere un omaggio speciale, da parte di Elledici ed Editrice Velar – che ha sede in terra bergamasca –  a colei che tradizionalmente è considerata la “compatrona”, con Sant’Alessandro martire, della Diocesi e della terra di Bergamo.

Il primo titolo venne pubblicato in lingua polacca nel 2002 ed era dedicato a Madre Teresa di Calcutta. Diffusi nei cinque continenti, a tutt’oggi sono stati tradotti in una ventina di lingue.

La pubblicazione su Santa Grata, intende sottolineare come il biennio 2016 -2017 sia di particolare importanza per l’antico monastero benedettino di via Arena. Cadono infatti gli anniversari dell’adozione della Regola benedettina (1026), della traslazione del corpo di Santa Grata da Borgo Canale (1027) e della riapertura del Monastero (1817) dopo la soppressione a seguito delle leggi della Repubblica Cisalpina. Infine, stando alla più diffusa tradizione, cadrebbe anche il 1710° anniversario della morte di Grata (307), la “matrona castissima” che, dopo il martirio del cristiano Alessandro, ne “raccolse il suo corpo con animo lieto, e lo pose in un piccolo podere di sua proprietà, non lontano dalle mura della città di Bergamo”.

 

*

 

DATI TECNICI

Roberto Alborghetti, Santa Grata e il suo Monastero in Bergamo Alta, Prefazione di Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo, Editrice Velar – Elledici, 2016, pagine 48, Euro 4, Collana Blu, Coordinamento editoriale di Oscar Serra, Grafica: Anna Mauri,  www.velar.it ; www.elledici.it

 

 

 

NOTE SULL’AUTORE ROBERTO ALBORGHETTI

Roberto Alborghetti, giornalista professionista ed autore di saggi e biografie, ha lavorato nel gruppo Sesaab-L’Eco di Bergamo, dove è stato uno degli ultimi cronisti a formarsi alla scuola di mons. Andrea Spada, ritenuto tra i grandi del giornalismo italiano e per ben 51 anni direttore del quotidiano bergamasco. A L’Eco di Bergamo ha ricoperto anche il ruolo di inviato e si è occupato di attività editoriali per la scuola ed i giovani, coordinando e ideando attività innovative come “Cartolandia” e “Festagiovani”.

 

Le sue più recenti opere editoriali riguardano Papa Bergoglio: “Francesco”, la prima biografia storica illustrata, Velar, Novembre 2013, Giugno 2015, disponibile in tre versioni (cofanetto con 3 volumi, monovolume, E-Book); “Quando il giorno era una freccia”, pubblicata da AGeSC (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), Giugno 2014 (alla terza ristampa); “Nessuno resti indietro / Papa Francesco, la dignità del lavoro e l’inclusione sociale” (Velar, 2016, già ristampata).

E’ autore di una quarantina tra saggi e  biografie. Ha curato i due volumi dell’epistolario di Paola Elisabetta Cerioli (“Lettere di una Madre”) ed ha coordinato l’opera “Lombardia / Introduzione ad una didattica dei territori”. Per la popolare “Collana blu” di Velar-Elledici ha pubblicato testi dedicati soprattutto a protagonisti del cattolicesimo sociale tra Ottocento e Novecento.

Blogger e autore di documentari, si occupa di editoria “educational” (è direttore di Atempopieno – periodico dell’Associazione Genitori Scuole Cattoliche – e di Okay!). Ha ricevuto diversi riconoscimenti giornalistici, tra cui l’European Award for Environmental Reporting (il cosiddetto “Pulitzer europeo” per l’informazione sull’ambiente, 1992-1993). Ha creato “LaceR/Azioni”, un innovativo progetto-ricerca basato sull’osservazione della realtà urbana percepita nei cromatismi dei “segni di  strada”, con mostre in Italia ed all’estero.

 

 

NOTE SULL’EDITRICE VELAR

Velar è una Casa Editrice Cattolica che opera nel campo dell’Editoria da oltre 40 anni e vanta un catalogo di oltre 1000 titoli, tradotti in diverse lingue. Velar offre servizi editoriali con possibilità di personalizzazioni; fa parte dell’UELCI (l’Unione Editori e Librai Cattolici Italiani) e collabora attivamente con Rebeccalibri, il primo portale online dell’editoria religiosa. Grazie alla vendita delle sue pubblicazioni, sostiene importanti progetti umanitari. www.velar.it

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