PESCOLANCIANO (IS), 27 AGOSTO: PRESENTAZIONE DEL LIBRO “SANT’ALESSANDRO”. STORIE E VICENDE NEL NOME DEL MARTIRE CHE AFFASCINÒ I TEMPLARI DELLA FAMIGLIA D’ALESSANDRO    


  

Immagini per gentile concessione di Ettore d’Alessandro e Centro Studi d’Alessandro

C’è un “filo rosso” che lega Bergamo a Pescolanciano, in provincia di Isernia. E’ un legame che parte dal culto di S.Alessandro, patrono di Bergamo, festeggiato il 26 agosto, e arriva alla nobile famiglia dei d’Alessandro e al loro storico castello che da secoli, da uno sperone, domina la località molisana. Un “collegamento” per certi aspetti straordinario, portato alla luce da Roberto Alborghetti nel suo libro-ricerca (alla seconda edizione) pubblicato per Editrice Velar e dedicato alla biografia del vessillifero della Legione Tebea, giustiziato a Bergamo tra il 287 e il 305.    

Nel ricostruire la mappa della devozione, anche sul territorio nazionale, attribuita al patrono di Bergamo, Alborghetti si è imbattuto nella singolare tradizione dell’antico e celebre casato dei d’Alessandro, i cui avi appartennero all’Ordine dei Templari, i quali, da secoli attribuiscono una particolare venerazione al martire bergamasco. Nel bellissimo maniero, uno dei meglio conservati del Molise, una cappella è dedicata proprio a S.Alessandro di Bergamo, il quale è raffigurato anche in alcuni dipinti e in una statua lignea che è al centro di una vivace devozione locale, che si rinnova proprio nella festa liturgica del patrono di Bergamo.

Quest’anno, Pescolanciano e la famiglia d’Alessandro, rappresentata da Ettore, hanno promosso per S.Alessandro una serie di iniziative, per sottolineare la conclusione di alcuni interventi di restauro nella fortezza e, soprattutto, per promuovere il rinato culto per il protomartire bergamasco nel territorio molisano. Migliore occasione, per stabilire un legame tra Bergamo e Pescolanciano, non poteva che essere la presentazione del libro di Roberto Alborghetti, in cui appunto si narra del sorprendente vincolo tra i d’Alessandro e il cavaliere primipilo martirizzato all’epoca di Massimiano.

Tra l’altro, Alborghetti presenterà in anteprima il nuovo testo dedicato a Santa Grata, compatrona di Bergamo, legata a doppio filo alle vicende di Sant’Alessandro: è colei che, secondo le “passiones”, compone il cadavere del martire e lo porta alla sepoltura. La pubblicazione è  uscita in questi giorni con una bella e articolata prefazione del vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi. 

L’incontro si terrà sabato 27 agosto, alle ore 16, presso il salone del castello. L’iniziativa è promossa nel contesto di una serie di eventi religiosi che avranno luogo all’interno del maniero, che sarà eccezionalmente aperto al pubblico.             

Questo il programma completo delle celebrazioni alessandrine a Pescolanciano:

 

Venerdì 26 agosto, Ore 18: Santa Messa presso il castello d’Alessandro e processione della Statua lignea di S.Alessandro fino alla chiesa parrocchiale di S.Salvatore. Apertura del castello al pubblico.

 

Sabato 27 agosto, Ore 16 : Presentazione del libro “Sant’Alessandro, Martire e Patrono della terra di Bergamo”, di Roberto Alborghetti, Editrice Velar, che sarà presente con Paolo Sandini; possibilità di visita al castello. Ore 18: S,Messa presso la chiesa parrocchiale di S.Salvatore e benedizione della statua di S.Alessandro. Ore 19: Processione con la statua del santo martire dalla chiesa parrocchiale di S.Salvatore alla Cappella S,Alessandro nel castello, che sarà aperto per visite. Come da tradizione, la partecipazione dei fedeli alla processione avverrà in abiti di colore bianco; una modalità suggerita dal significato spirituale e simbolico del bianco, che è anche il colore del  vessillo e del giglio con cui S.Alessandro è presentato nell’iconografia più diffusa.

 

Domenica, 28 agosto: Apertura del castello e della cappella dove si venerano le reliquie di S. Alessandro, portate a Pescolanciano “dal primo duca Fabio Junior d’Alessandro a seguito di un indulto firmato da Papa Innocenzo X”, come è testimoniato nel libro di Alborghetti da Ettore d’ Alessandro, discendente di un casato appartenente ai Templari, e i cui avi diedero un proprio contributo di partecipazione alle Crociate, eleggendo S.Alessandro – di cui portano il nome – a proprio patrono. Storie e vicende che il testo di Roberto Alborghetti contribuisce a far conoscere, stabilendo così quel “filo rosso” che unisce Bergamo a Pescolanciano.

 

*

IL LIBRO “SANT’ALESSANDRO”:

DEVOZIONE E STORIA DEL PATRONO DI BERGAMO

 

Scritto da Roberto Alborghetti per la popolare “collana blu” dell’Editrice Velar. Scrive il Vescovo Beschi nella prefazione: “L’agilità “completa” di questo lavoro ha saputo raccogliere, sintetizzare, far trasparire il molto materiale che nei secoli si è raccolto e quasi stratificato intorno alla vicenda del nostro Patrono”.

 

E’ una vera e propria indagine su Sant’Alessandro la  pubblicazione che Editrice Velar ha dedicato al martire patrono di Bergamo. Pubblicato nella cosiddetta “collana blu”, il testo – già alla seconda edizione – è stato curato da Roberto Alborghetti rispettando lo stile immediato ed il carattere divulgativo della popolarissima serie che presenta biografie di santi e beati di tutte le epoche. Alborghetti ha ricostruito il contesto storico in cui si colloca la vicenda di Alessandro, verificando fonti e documenti, districandosi tra ciò che è racconto leggendario e oggettiva realtà storica.

Evidenziando come la storia del patrono di Bergamo continui  ad affascinare e a suscitare domande, l’autore si è posto una serie di interrogativi di partenza: perché la devozione del protomartire bergamasco ha superato i secoli? Perché è passata indenne tra mutamenti e rivoluzioni che hanno interessato anche la stessa realtà ecclesiale? Perché è rimasta sempre “dentro” il cuore di una terra? Perché è perfino entrata nella considerazione di popoli e civiltà europee, dai Longobardi ai Carolingi? Perché ha motivato e coinvolto tanti autori, ricercatori ed artisti? Perché si è estesa anche fuori i confini di Bergamo, lambendo il Meridione d’Italia: a Pescolanciano (Molise) è punto di riferimento per un casato dalle ascendenze templari; a Melfi (Basilicata), suggestiva città normanna, anch’essa cinta di mura, Sant’Alessandro è venerato come patrono.

L’importanza e la particolarità della pubblicazione – stampata in una speciale edizione dalla Velar – sono state sottolineate nella prefazione del Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi che, tra l’altro, così scrive: “L’agilità “completa” di questo lavoro ha saputo raccogliere, sintetizzare, far trasparire il molto materiale che nei secoli si è raccolto e quasi stratificato intorno alla vicenda del nostro Patrono. Chi non voglia sbrigativamente sbarazzarsi con l’aggettivo “leggendario” del “personaggio Alessandro”, così fortemente attestato nei documenti notarili, negli scritti, nell’ iconografia, nella devozione della gente di Bergamo, trova nel lavoro di Roberto Alborghetti una suasiva e coinvolgente pista per ulteriori indagini.”

“La seconda qualità dell’agile lavoro di Alborghetti – così continua il Vescovo Beschi – la trovo proprio in quel suo saperci proporre il “filo d’oro” della continuità storica: quante ipotesi su Alessandro e la sua vicenda lungo la storia! Alborghetti riesce con l’onestà e la chiarezza della sua esposizione a offrircene ancora i buoni frutti, rispettando il dovere della ricerca, la varietà delle ipotesi, i sinceri tentativi di analizzare ogni tessera del mosaico. La terza qualità del lavoro agile di Alberto Alborghetti sta, a mio avviso, nel restituire al lettore che giunge rapidamente alla conclusione dello scritto la sensazione di aver incontrato il martire Alessandro. Non si giunge alla fine del racconto carichi di informazioni erudite su qualcuno che sia ormai ridotto ad un’idea, ad uno sbiadito affresco sempre più slavato dal tempo. Alessandro si imprime invece nella mente come un giovane coraggioso e maturo, intelligente e concreto, con un progetto di vita fatto di fedeltà, di fortezza, di coraggio, di dedizione alla propria terra, di amicizia verso quanti condividono il suo ideale di giovane soldato”.

La pubblicazione, curata graficamente da Punto e Linea di Gorle –  presenta un ampio apparato di immagini – oltre 120 – che illustrano il tributo che artisti di varie epoche hanno offerto alla costruzione della singolare e sorprendente iconografia del santo martire patrono di Bergamo.

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