NEL MISTERO DEI COLORI CON L’ARTISTA DALLA MANO RIBELLE


Tre percorsi, tre eventi – a cura della prof.ssa Amneris Ulderigi –  per mettere in luce l’arte di  Carlo Iacomucci, incisore e pittore, oltre che docente. Ecco gli appuntamenti in programma. 

PRIMO EVENTO: L’ARTE CHE SPECCHIA I COLORI DELL’ANIMA

vernissage 7 dicembre 2019ore17.30  Spazio Cultura Art Gallery – Via Roma  31/a – RECANATI .   Presentazione di Amneris Ulderigi con la partecipazione delle ”Persone libro- Ass. Cultura e DONNEdiCARTA .

La mostra rimarrà aperta sino al 6 gennaio 2020

orario apertura mostra: sabato e festivi dalle 17,30 alle 20.00

su richiesta:  cell  388.4974303  – 320.0361833

SECONDO EVENTO –  Incontro con l’artista dalla “mano ribelle”:

“ CARLO IACOMUCCI SI RACCONTA E RACCONTA LA SUA  ARTE tra incisioni e dipinti ”  14 dicembre 2019 ore 17. 30 Spazio Cultura – Via Roma, 31/a – RECANATI

Introduce Amneris Ulderigi

orario apertura mostra: sabato e festivi dalle 17,30 alle 20.00

su richiesta:  cell  388.4974303  – 320.0361833

TERZO EVENTO  “ LA SOTTILE MAGIA DELLE INCISIONI”

vernissage 18 gennaio 2020 ore 17,15  CASA VINICOLA G. GAROFOLI, Via Carlo Marx 123- Villa Musone-CASTELFIDARDO .

Presentazione Amneris Ulderigi con la partecipazione delle ”Persone libro- Ass. Cultura e DONNEdiCARTA .

La mostra rimarrà aperta sino al 29 febbraio 2020.

Orario apertura mostra: dal lun. al ven. 8,30-13,00  –  14,30-19.30

sabato 9,00-13,00  – 15,30-19,30

cell. 320.0361833

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Personaggio illustre, Carlo Iacomucci nasce e studia ad Urbino, vive e opera a Macerata. Ora si sperimenta in PERCORSI che hanno, come denominatore comune, la poetica del segno e i colori. l suoi “percorsi arcobaleno” si muovono dal reale al sognato, dagli occhi del cuore, agli sguardi esterni, ma sempre in luce, in volo verso lo spirituale. La sua Arte bella, che “  specchia i colori dell’anima”,  si esprime con suggestive e poetiche  creazioni, incisioni e dipinti, mediante un linguaggio armonioso fatto di simboli, segni, che fluttuano tra l’immaginario e  il reale, creando sensazioni di movimento. 

Iacomucci viaggia orizzonti, senza allontanarsi da sé. Ogni creazione é un universo di ricordi, di pensieri, di azioni, di sogni…eternate nel segno e nel colore! Il suo vero viaggio emozionale, comincia laddove il   cuore sfida il vento della paura, cuore leggero, che vola la libertà di Essere, con il fascino dell’orizzonte senza limiti e con desideri che cambiano sembianza, come le nuvole, al ritmo umorale del suo  tempo interiore.  Motivi ricorrenti sono le gocce, il vento, gli aquiloni…tracce giocose, bizzarre, capricciose, che rappresentano la sua inconfondibile impronta. L’immaginazione è il suo aquilone più alto e quando, con le ragioni del cuore, è bello alto, in luce arcobaleno, taglia la corda, i suoi freni inibitori e libera le sue verità invisibili, sottili, in   forme di magia che incantano, le più svariate, con la logica del visibile ! Dice Iacomucci: Il mio desiderio non é quello di rappresentare cose, ma di penetrare al massimo delle mie possibilità,  il mistero delle cose!”.  Amneris Ulderigi

La Mano Ribelle di Carlo Iacomucci

A S.MARIA DELLA SCALA (SIENA) LA MOSTRA “TEX, 70 ANNI DI UN MITO”


Aperta a Santa Maria della Scala, Siena, la mostra Tex. 70 anni di un mito (23 novembre 2019 – 26 gennaio 2020). Curata da Gianni Bono, storico e studioso del fumetto italiano, in collaborazione con la redazione di Sergio Bonelli Editore e COMICON, l’esposizione racconta la storia della fortuna editoriale del personaggio Tex che, grazie al suo profondo senso di giustizia e alla sua generosità, è riuscito, dal 1948 a oggi, a entrare nelle abitudini di lettura degli italiani e a diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Era il 30 settembre 1948, infatti, quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Tex, personaggio creato da Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, destinato a diventare il più amato eroe del fumetto italiano e uno dei più longevi del fumetto mondiale.

Settant’anni dopo, Tex Willer viene celebrato con un’esposizione, di fatto il più importante omaggio mai dedicato ad Aquila della Notte, che racconta la sua straordinaria vicenda editoriale attraverso disegni, fotografie, materiali rari e talvolta inediti, nonché installazioni create appositamente per l’evento: le indimenticabili sfide di Tex con Mefisto, suo nemico di sempre e incarnazione del male; le avventure dove, a capo dei Navajos, affronta banditi e malfattori per salvare le tribù indiane perseguitate; le galoppate sui sentieri polverosi del vecchio West e le scorribande dai caldi deserti del Messico fino alle gelide regioni del Grande Nord.

Nella mostra, i visitatori potranno ammirare, tra i tanti documenti, la prima vignetta di Tex in più lingue, il ritratto di Gianluigi Bonelli e famiglia realizzato da Ferdinando Tacconi, le fotografie di Aurelio Galleppini e la macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli: l’Universal 200 decorata dallo stesso Bonelli e conservata nella sala riunioni della Casa editrice, con la quale sono state create le prime storie di Tex.

Nel corso dei suoi settant’anni, Tex ha avuto quattro sceneggiatori principali, le cui narrazioni potranno essere ammirate al Santa Maria della Scala: Giovanni Luigi Bonelli (Milano, 22 dicembre 1908 – Alessandria, 12 gennaio 2001), creatore del mito di Tex, seguito, nel 1976, dal figlio Sergio Bonelli, che firma il fumetto con lo pseudonimo di Guido Nolitta; Claudio Nizzi, che subentra nel 1983, mescolando al western elementi tipici del genere poliziesco, e infine, dal 1994, Mauro Boselli, attuale curatore che riporta Tex alle origini.

In mostra saranno esposte le prime pagine di alcuni quotidiani che consentiranno, inoltre, di ripercorrere settant’anni di storia italiana: una sorta di parallelo tra le avventure del coraggioso Ranger e le vicende del nostro Paese.  Uno spazio sarà interamente dedicato all’esposizione dei materiali a opera di due noti fumettisti senesi: Giovanni Ticci, che nel 1968 firmò la sua prima avventura texiana, e Alessandro Bocci, disegnatore per Sergio Bonelli Editore dal 2001.

In occasione dell’esposizione è stato pubblicato, a cura di Sergio Bonelli Editore, il catalogo Tex. 70 anni di un Mito con introduzione di Davide Bonelli, testi di Gianni Bono, Graziano Frediani, Luca Boschi e Luca Barbieri, ricco di materiali rari, disegni e testi legati alla storia di Tex Willer.

‘HINTHIAL’: PER LA PRIMA VOLTA IN MOSTRA A S.GIMIGNANO


Statua etrusca 2

Esposta per la prima volta al pubblico un’eccezionale statua etrusca in bronzo assieme al suo contesto rinvenuto nel territorio di San Gimignano

Statua etrusca 1Sarà inaugurata il 30 novembre 2019, presso i Musei Civici di San Gimignano, la mostra Hinthial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani. L’esposizione presenta per la prima volta al pubblico un’eccezionale scoperta avvenuta sulle alture della Torraccia di Chiusi nel territorio di San Gimignano, a pochi passi dal corso del torrente Fosci, lungo le propaggini collinari che scendono da San Gimignano verso la Valdelsa.

La scoperta archeologica è avvenuta nel 2010 nel corso di lavori di ristrutturazione di un edificio privato. Durante le operazioni di scavo gli addetti ai lavori si sono imbattuti in un ritrovamento a dir poco sorprendente: adagiata sul fondo dello scasso era sepolta una statua in bronzo, deposta in posizione prona. Interrotti i lavori, a partire dal 2011, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo diede l’avvio a una serie di indagini, seguite da una campagna di scavi che hanno fatto emergere una straordinaria area sacra etrusca all’aperto, in uso per almeno cinquecento anni, dal III secolo a.C. fino al II secolo d.C. La statua risultava sepolta vicino ad un monolite in pietra squadrato che doveva fungere da altare e sul quale cui si compivano riti con offerte religiose alla divinità del luogo. Il blocco di pietra presentava tracce evidenti di esposizione al fuoco. Nelle vicinanze all’area sono state rivenute, anche, diverse monete, frammenti ceramici, unguentari integri e frammenti di laterizi. L’area sacra, inoltre, sorgeva in prossimità di una sorgente, potrebbe quindi essere ricondotta al culto per una divinità legata all’acqua e alla terra.

La straordinarietà della scoperta archeologica è soprattutto il ritrovamento dell’Offerente; una meravigliosa statua, del tipo dei bronzetti allungati di età ellenistica, che richiama, visivamente, la celebre Ombra della Sera di Volterra. L’opera, alta più di 64 cm è, al momento, la più elegante e raffinata nel nucleo dei bronzi allungati finora attestati. Come l’Ombra della Sera anche questa di San Gimignano appartiene ad una produzione seriale.  Si tratta di un’opera “colta” che presuppone i modelli della grande plastica del primo ellenismo con la reinterpretazione dell’ex-voto a fettuccia allungata di derivazione centro-italica, ancorato a forme della tradizione religiosa locale. Proprio nell’antica Velathri/Volterra, nella prima metà del III secolo a.C. dobbiamo immaginare l’opera e l’ambito culturale di provenienza dell’artista che creò l’Ombra di San Gimignano. Si può presumere che il luogo di culto della Torraccia di Chiusi costituisse uno dei santuari di confine del territorio Volterrano: la “chiusa” nascosta nel toponimo allude al percorso stradale pre-romano, imperiale e poi altomedievale che sarà la via Francigena e passa proprio per l’area sacra; le “fauci” celate nel nome del torrente Fosci, sono l’ingresso al territorio di Velathri/Volterra.

Per il Sindaco Andrea Marruccisi tratta di una scoperta straordinaria che ci inorgoglisce e arricchisce il nostro patrimonio culturale di un’opera dall’inestimabile valore artistico e storico. Grazie a questo ritrovamento possiamo conoscere di più il nostro passato e le nostre origini quando la nostra terra era già luogo di scambi e incontri fra popoli e culture, proprio lungo il tracciato di quella che sarà poi chiamata Via Francigena”.

La statua in bronzo, ritrovata in un ottimo stato di conservazione, rappresenta una figura maschile stante che indossa una toga che arriva fino ai polpacci e lascia scoperta la spalla, il braccio destro e gran parte del torace; i piedi indossano dei calzari con allacciatura alta. La mano destra sorregge una patera ombelicata, mentre la sinistra, aderente al corpo, fuoriesce dal manto con il palmo rivolto all’esterno, le gambe sono leggermente divaricate a suggerire un lieve movimento verso sinistra. I tratti del volto sono ben marcati con grandi occhi evidenziati con il naso prominente, la bocca carnosa e il mento con la tipica fossetta centrale. La capigliatura è disposta a ciocche mosse realizzate con profonde solcature che da una scriminatura posteriore si dispongono verso il volto a coprire parte della fronte e le orecchie.

L’Ombra di San Gimignano è posta al culmine di un percorso espositivo, il cui titolo richiama il termine etrusco, Hinthial, traducibile allo stesso tempo come “anima” e “sacro” ed è concepito come un’immersione nel paesaggio sacro di San Gimignano in età etrusca e romana. L’incontro ravvicinato con l’Ombra vuole accompagnare il visitatore presso l’area di culto in un percorso rituale che richiama la gestualità e le percezioni dell’Offerente. Così questo capolavoro toreutico risorge dalla sua sepoltura e ci racconta delle speranze, delle preghiere e delle offerte avvenute per più di cinque secoli in questo luogo sacro che sorgeva in un’area di confine dei territori dell’antica Volterra in età ellenistica.

L’esposizione, curata da Enrico Maria Giuffrè e Jacopo Tabolli è promossa dal Comune di San Gimignano e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, con la collaborazione organizzativa di Civita Group ed ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana. I restauri dei reperti sono stati eseguiti con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena mentre la rivista Archeo supporterà l’esposizione attraverso una partnership editoriale.

FENOMENI / LE “PICCOLE DONNE” IN VERSIONE CARTOON


LE 4 PICCOLE DONNE

Guest Writer: GIANNI SORU

“Piccole Donne” è un racconto del 1868 di Louisa Alcott e ha ispirato una dozzina di film.

“PICCOLE DONNE”

Serie giapponese, trasmesso nel 1982 su Canale 5, ha ottenuto un buon successo. Durante la guerra di Secessione tra bianche e neri in America vivono le quattro sorelle  March: Meg la più grande, Jo  un maschiaccio vuole diventare una scrittrice, Beth la ragazza più dolce e sensibile le piace suonare il pianoforte ed Emi la più piccola. Vivono con la madre e la loro governante Anna; il loro papà è partito per la guerra. La famiglia March conoscerà la zia, mamma del loro papà, una vecchia molto ricca che non le apprezza perché suo figlio ha sposato una persona di bassa borghesia.

La lineacollezione delle Piccole donne è stato: adesivo, cartolina, disco, pagina di quaderno, segnalibro, videocassetta. La sigla è cantata da Cristina D’Avena. “Se prendi un pesciolino nella rete lascialo andare. Se prendi un uccellino piccolino fallo volare.  Se prendi una farfalla sopra a un fiore lasciala andare. Se vedi un lumachino in mezzo al prato non lo schiacciare. Tutti abbiamo un cuore per vivere nel mondo. Tutti abbiamo un cuore d’oro oppur d’argento per cantare al vento in libertà. Ogni cuore batte per il voler di Dio. Ogni cuore batte come batte il mio per cantare al vento in libertà. Canto alla luna e al sole all’acqua ed alle viole pure son le parole per cantar la libertà. Canto alle stelle e al mare canti chi vuol cantare tante son le parole per cantar la libertà…”

“UNA PER TUTTE TUTTE PER UNA”

Produzione giapponese, trasmesso nel 1988 su Italia 1, ha ottenuto un buon successo. Siamo in Pennsylvania, in America, la famiglia March, è composta da mamma Mary, dal marito, partito per la guerra, e da quattro figlie, Meg, 16 anni è la  più grande, aiuta la madre a portare avanti la famiglia fa l’istitutrice presso la famiglia King; Jo ha 15 anni e sogna di diventare una scrittrice e con l’aiuto del suo amico Anthony riuscirà a pubblicare un suo libro; Beth ha 13 anni, è moto timida, le piace suonare il piano; ed Emy la più piccola è sempre allegra e vivace. Le quattro sorelle faranno amicizia con Laurie nipote del signore Lawrence, loro nuovi vicini di casa. La lineacollezione di Una per tutte tutte per una è stata: adesivo, album di figurine, cartolina, disco, disegni da colorare, fumetto, libro, pagina di quaderno, poster, segnalibro, videocassetta. La sigla è cantata da Cristina D’Avena.

“Quattro sorelline che sono qui con me con te quattro amiche sempre con noi. Quattro amiche quattro stili quattro animi gentili tipe in gamba si come noi. Certe volte nasce qualche bisticcio ma in un attimo è finito di già. L’allegria ritornerà niente mai ci separerà ah ah ah.  Tutte per una, una per tutte, vieni anche tu e saremo una in più. Una per tutte, tutte per una, chi arriverà ben venuto sarà. Tutte per una, una per tutte, vieni anche tu e saremo una in più. Una per tutte, tutte per una chi arriverà ben venuto sarà…”

 GIANNI SORU

ALLA SCOPERTA DELLA ROCCA DI ANGERA (LAGO MAGGIORE, VA)  


 La suggestiva Rocca di Angera è al centro della grande iniziativa rivolta al mondo scolastico, “UNA ROCCA DI COLORI”, lanciata ufficialmente nei giorni scorsi. Ma vediamo da vicino cosa ci riserva questa importante e storica realtà. 

P R I M A   P A R T E

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 LE SALE STORICHE

La spettacolare Rocca di Angera è il risultato, perfettamente armonico, di cinque diversi corpi di fabbrica, eretti a partire dal secolo successivo al Mille fino al Seicento: la Torre Castellana, l’Ala Scaligera, l’Ala Viscontea, la Torre di Giovanni Visconti, l’Ala dei Borromeo.

Impossibile non farsi sorprendere dalle dimensioni e dall’imponenza di questo edificio e dalla solennità delle sale del Buon Romano, della Mitologia, delle Cerimonie, di San Carlo, dei Fasti Borromeo dove grandi tele, ritratti e arredi riportano ad epoche antiche.

La meraviglia dei colori degli affreschi del ‘300

Vale da sola il viaggio la Sala della Giustizia, interamente affrescata poco dopo la battaglia di Desio del 1277 da un anonimo maestro che da questa impresa deriva il suo nome convenzionale di “Maestro di Angera”. Il ciclo pittorico è articolato in tre registri sovrapposti e in quello principale si sviluppa la narrazione storica delle imprese di Ottone Visconti contro Napoleone della Torre.
Nella Sala delle cerimonie è possibile ammirare una serie di strappi di affresco della prima metà del XV secolo provenienti dal Palazzo Borromeo di Milano che furono portati alla Rocca di Angera nel 1946 dopo che un bombardamento distrusse il palazzo cittadino. Realizzati dalla scuola di Michelino da Besozzo, sono uno degli esempi più importanti della pittura tardo gotica lombarda a soggetto profano.

 

IL MUSEO DELLA BAMBOLA E DEL GIOCATTOLO

Una realtà unica in Europa

Fondato nel 1988 dalla Principessa Bona Borromeo Arese, si distingue per qualità, varietà e rarità della collezione, collocandosi come il più grande in Europa nel settore. Il Museo si sviluppa lungo 12 sale collocate nell’Ala Viscontea e Borromea, a cui si affiancano due sezioni monotematiche: una dedicata alle bambole provenienti da culture extraeuropee e l’altra agli automi del XIX e XX secolo.
Oltre mille bambole realizzate dal XVIII secolo fino ad oggi, abbigliate e accompagnate da preziosi corredi. In esposizione anche giocattoli e modellini di mobili provenienti dalla collezione di Roberta della Seta Sommi Picenardi: capolavori di abili maestri che hanno eseguito questi prototipi con la stessa perizia impiegata per i mobili veri.

Luci e suoni speciali creano un’esperienza di visita sospesa in una realtà magica

La sezione degli automi, inaugurata nel 2002, raccoglie esemplari realizzati soprattutto tra il 1880 e il 1920, prodotti per lo più in Francia e in Germania, vere meraviglie animate il cui movimento era accompagnato da arie musicali spesso tratte da note opere liriche.

ALA SCALIGERA

Dove le tracce storiche dialogano con la creatività contemporanea

È il corpo più antico della Rocca e risale alla prima metà del XIII secolo, stretto tra la cinta muraria e i resti della torre più antica, lungo il lato settentrionale del Castello.
L’Ala Scaligera trae il proprio nome dai motivi araldici affrescati sulle ampie pareti ,voluti dall’allora proprietario Bernabò Visconti in onore della consorte Regina della Scala. L’impianto decorativo si ripete uguale in tutte le sale.
Dopo una fascia inferiore di circa 60 cm dipinta a finta boiserie, emergono rombi bianchi e neri che alternano motivi floreali con il biscione Visconteo e la scala simbolo dell’omonima famiglia. L’apparato decorativo si conclude nel bordo superiore con travature illusionistiche che probabilmente si accordavano con l’antico soffitto ligneo.

la passione per il bello e l’innovazione culturale è un impegno verso le generazioni future.

Tra il 2015 e il 2017 l’intera ala è stata sottoposta a un attento restauro conservativo. Oggi è uno spazio dedicato ad esposizioni di arte contemporanea: progetti di creatività artistica che prendono forma all’interno di sei sale, in uno stimolante dialogo tra passato e presente.

2018 – 1ma edizione “Continuum”, in collaborazione con Galleria Massimo Minini, curatela di Antonio Grulli.

2019 – 2a edizione “Quaestio de aqua et terra. (Another)Question of the water and the land”, in collaboraazione con Galleria Lia Rumma, curatela di Andrea Viliani.

1 – Continua

Link al bando di “Una Rocca di colori: tutti in viaggio nel Medioevo”:

https://okayscuola.wordpress.com/in-gara-con-la-rocca-di-angera-il-bando/

 

 

‘ITALIANI O IT-ALIENI?’ GRANDE SUCCESSO A FROSINONE


Grande partecipazione ieri a Frosinone alla presentazione ufficiale del libro “Italiani o It-alieni? / Come giocare (in 12 mosse) la “Carta” della cittadinanza attiva”, evento promosso con l’Istituto Comprensivo 4°. Presso l’Auditorium della Cassa Edile, in via Tiburtina 4, sono intervenuti l’autore Roberto Alborghetti e il Dirigente scolastico prof.Gianni Guglielmi. Il libro, edito da Funtasy Editrice con Illustrazioni di Eleonora Moretti, sarà ora oggetto di studio ed attività da parte degli alunni, con verifica finale insieme all’autore. Foto: Paolo Sandini. Info: funtasyeditrice@gmail.com .

GIARDINO DI BOBOLI (FIRENZE): QUELLE STRAORDINARIE COLLEZIONI DI AGRUMI


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Il Giardino di Boboli e il Museo del Palazzo del Re Jan III a Wilanów  (Polonia) insieme per valorizzare il proprio patrimonio. Parte da Firenze il progetto “Citri et Aurea” che intende valorizzare le collezioni storiche di agrumi presenti nelle collezioni botaniche delle due istituzioni museali.

Il progetto partito in questi giorni con la visita a Firenze di tre specialisti polacchi, porterà all’approfondimento della conoscenza delle relazioni italo-polacche connesse al giardinaggio ed allo scambio di conoscenze e buone pratiche inerenti la creazione di una collezione di agrumi e il suo successivo mantenimento.

Il Giardino di Boboli vanta una collezione botanica straordinaria e unica al mondo, con oltre 500 vasi di agrumi di circa 90 varietà diverse. Oltre una ventina di queste sono antiche varietà medicee. La collezione di agrumi di Boboli è una delle più importanti in Europa a livello botanico avviata dallo stesso Cosimo I nel ‘500.
Giunto con il tempo all’ampiezza di circa 30mila metri quadrati, furono i Medici per primi, dal 1500, a curare la sistemazione di Boboli, creando il modello di giardino all’italiana che divenne esemplare per molte corti europee. La vasta superficie verde suddivisa in modo regolare, costituisce un vero e proprio museo all’aperto, popolato di statue antiche e rinascimentali, ornato di grotte, prima fra tutte quella celeberrima realizzata da Bernardo Buontalenti, e di grandi fontane, come quella del Nettuno e dell’Oceano. Le successive dinastie Lorena e Savoia ne arricchirono ulteriormente l’assetto, ampliandone i confini che costeggiano le antiche mura cittadine fino a Porta Romana.

Di notevole suggestione visiva è la zona a terrazzamenti ove si trova il settecentesco padiglione del Kaffeehaus, raro esempio di architettura rococò in Toscana o la Limonaia, costruita da Zanobi del Rosso fra il 1777 e il 1778. Nella Limonaia sono custodite alcune tra le varietà più antiche, molte delle quali sviluppate dagli stessi giardinieri dei Medici. Come la celebre Bizzarria, risalente a metà del ‘600, uno ‘scherzo della natura’ (come fu definita dagli stessi botanici del tempo) con caratteristiche di limone, arancia amara, cedro e il ‘pomo d’Adamo’ (tra gli agrumi più antichi, veniva offerto come pegno d’amore dai ragazzi alle fanciulle).

Il progetto Citri et Aurea prende vita partendo proprio da un episodio storico di grande importanza per la nascita delle collezioni botaniche del museo polacco di Wilanów. A seguito della battaglia di Vienna del 1683 e dei fecondi rapporti venutisi a creare fra la Toscana e la Polonia, tra la corte medicea del Granduca Cosimo III e la corte del re Giovanni III, (Jan Sobieski, sovrano della Confederazione Polacco-Littuana dal 1674 al 1695), nel 1684 otto casse di piante partirono alla volta di Varsavia.

Nelle casse, fra le specie elencate dalle fonti storiche, sono da ricordare: il limone lumia o Pomo di Adamo (Citrus lumia ‘Pomum Adami’), l’albero di pesco (Prunus persica) ed il fico comune (Ficus carica ‘Brogiotto’), il ciliegio bianco (Prunus cerasus), l’Asparago di Pescia (Asparagus officinalis ‘di Pescia’), il fico brogiotto (Ficus carica ‘Brogiotto’). Oltre alle piante richieste dal sovrano polacco, altre furono aggiunte su espresso consiglio del giardiniere del re inoltre, per preservare le piante durante il lungo viaggio e per dare consigli sulla loro corretta coltivazione all’arrivo in Polonia, un giardiniere italiano fu inviato da Firenze a Wilanów.

Nel secolo XVI i giardini venivano associati all’età d’oro e, nello specifico, all’undicesima delle dodici fatiche di Ercole: narra il mito che Ercole si trova a affrontare la sfida di rubare le tre mele d’oro dal frutteto delle ninfe Esperidi, dall’ubicazione sconosciuta. Ercole, dopo lungo peregrinare, riesce infine a farsi consegnare i pomi dal titano Atlante, l’unico a conoscere il luogo in cui si trovavano i preziosi frutti. Nei molti giardini che adornavano i loro palazzi e ville, i Medici fecero ampia citazione, nelle fontane come nei complessi scultorei, del mito di Ercole, associando le virtù del mitico eroe e le doti di forza combinata alla sagacia alla propria dinastia. In particolare, gli agrumi diventarono un importante presenza simbolica all’interno dei giardini, perché appunto immediatamente associabili, per forma e colore, alle mele d’oro delle Esperidi.

Questo motivo, dai giardini di Firenze e della Toscana, si diffuse poi in tutta Europa, dando forma alla creazione di straordinarie collezioni di agrumi. Il re Jan III fu fregiato del titolo di ‘Ercole Polacco’ (Hercules Polonus) per tutto il suo regno, appunto per il continuo riferimento al l’eroe e alla iconografia collegata al mito delle Esperidi, come testimoniano la sua residenza estiva a Wilanów, le decorazioni del palazzo ed il circostante giardino barocco. Gli architetti ed i giardinieri di corte crearono qui un vero e proprio paradiso di agrumi che assieme al gruppo di statue serviva programmaticamente a glorificare la figura del sovrano. Nel corso dei secoli, le collezioni reali andarono purtroppo progressivamente disperdendosi.

A partire dal 2016, il museo polacco ha avviato un significativo progetto di ricomposizione delle collezioni botaniche: sono state piantati 38 esemplari di alberi d’arancio in caratteristici vasi di quercia, ricostruiti sulla base dei quadri di Bernardo Bellotto. Attualmente, la collezione di Wilanów conta oltre 100 esemplari delle seguenti specie: limoni comuni (Citrus limon), arance cinesi (Citrus × sinensis), mandarini (Citrus reticulata), pompelmi (Citrus × paradisi) ed arance amare (Citrus × aurantium).

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt: “Siamo felici di essere partner strategici di questo progetto che vede rafforzati i legami tra Firenze e la Polonia. Grazie all’impegno del Granduca prima e dei giardinieri di Boboli nei secoli possiamo vantare un patrimonio botanico eccezionale. Così come avvenne già alla corte del Granduca Cosimo III proseguono le collaborazioni fra la Toscana e la Polonia per accrescere e preservare sempre di più il Giardino di Boboli e le sue piante che ne hanno scritto la storia”.

Il regno del re Jan III – commenta il direttore del Museo del Palazzo di Wilanów, Paweł Jaskanis fu un periodo di rinascita delle relazioni artistiche e scientifiche polacco-fiorentine. Dalla ricca corrispondenza tra la corte di Sobieski e Medici, emerge un’altra area di relazioni: i giardini”. Il progetto è finanziato dal Ministero per la Cultura e il Patrimonio Nazionale della Repubblica Polacca, nell’ambito del programma “La Cultura che ispira”, con l’appoggio delle istituzioni polacche presenti in Italia (Istituto Polacco e Accademia Polacca delle Scienze di Roma); per la sua importanza, il progetto ha ricevuto il patrocinio della Rete Europea dei Giardini Storici.

26 NOVEMBRE ’19: A FROSINONE LA “PRIMA” NAZIONALE DI “ITALIANI O IT-ALIENI?” CON L’I.C.4°


 

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A Frosinone, con l’Istituto Comprensivo 4°, diretto dal prof. Giovanni Guglielmi,  DOMANI, martedì 26 novembre 2019, si svolgerà la “prima” presentazione nazionale ufficiale del libro “Italiani o It-alieni?”, il testo scritto da Roberto Alborghetti per  accompagnare gli “under 14″(e non solo) nella conoscenza della cittadinanza attiva, edito da Funtasy Editrice. Come si ricorderà, anche lo scorso anno, Frosinone ospitò, sempre con l’IC Frosinone 4°, la presentazione ufficiale di “Social o dis-social?”.

Grazie alla sensibilità del prof. Guglielmi e alla collaborazione del gruppo docenti, ecco ora l’attenzione sul nuovissimo “Italiani o It-alieni?”. Illustrato graficamente da Eleonora Moretti e stampato con il carattere ad alta leggibilità Easy Reading, la pubblicazione è di grandissima attualità, per il fatto che i temi dell’educazione civica sono stati reintrodotti obbligatoriamente, per legge, nelle materie scolastiche. Ma non solo. I contenuti di “Italiani o It-alieni?” rappresentano oggi più che mai uno stimolo ad approfondire realtà come la Costituzione, la Memoria, la testimonianza di grandi figure che hanno fatto la storia recente del nostro Paese.

La pubblicazione presenta in apertura una riflessione di Antonio Decaro, Presidente dell’ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, l’ente che a suo tempo promosse una petizione, fra tutti i Comuni d’Italia, per il ritorno dell’insegnamento dell’Educazione Civica tra le materie obbligatorie. Tematiche queste che, come tanti altri Istituti, hanno sempre visto l’I.C. Frosinone 4° in prima linea nella didattica e nel coinvolgimento degli allievi. Insieme all’autore, Roberto Alborghetti, interverrà il DS prof. Giovanni Guglielmi. Previste le presenze da parte delle istituzioni territoriali. L’incontro avrà luogo alle ore 16:30 presso l’Auditorium della Cassa Edile, in centro città, in via Tiburtina 4.

Per informazioni e contatti: funtasyeditrice@gmail.com 

 

“L’ALTrA STAGIONE”: LA MAGICA TOSCANA DEL SUD, DA SIENA A PIENZA


A San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Siena, Montepulciano, Pienza, Montalcino, Sant’Antimo e Cortona, sono in pieno svolgimento gli eventi nell’ambito del progetto L’AltRa stagione – Arte e paesaggio nella Toscana del sud.

L’altRa stagione è un periodo dell’anno in cui la forma dei luoghi e dei paesaggi si manifesta attraverso un più intimo e raccolto senso di bellezza. Lontana dai mesi estivi, dai numerosi viaggiatori, L’altRa stagione, trova una più alta espressione spirituale dell’arte e dell’ambiente naturale in un territorio da sempre immagine dell’Italia nel mondo, la Toscana ed in particolare quella del sud. 

San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Siena, San Giovanni d’Asso, Montepulciano, Pienza, Montalcino, Sant’Antimo e Cortona aprono i propri musei, le proprie chiese ed i loro luoghi più identitari alla volontà dei visitatori che amano viaggiare e osservare la bellezza attraverso un punto di vista diverso da quello offerto dalla già conosciuta stagione dei grandi flussi di primavera e d’estate. Le colline del Chianti, le collezioni artistiche e monumentali dei borghi toscani, l’unicità di Siena, le Crete senesi e la Val d’Orcia diventano l’ambiente ideale entro cui L’altRa stagione prende forza attraverso eventi, mostre, visite guidate, degustazioni che, da a novembre a marzo, prenderanno vita all’interno delle sedi museali del territorio.

La Toscana del sud, fino al 25 marzo 2020, si presenta come una delle alternative alle più comuni offerte invernali e valorizza i propri tesori con tutti quei vantaggi che l’alta stagione difficilmente può offrire: tariffe agevolate, approfondimenti culturali, partecipazione a visite tematiche, conferenze, assaggio di prodotti tipici, momenti musicali e corsi di formazione. L’AltRa stagione – Arte e paesaggio nella Toscana del sud è un progetto di sviluppo del territorio, promosso da Opera – Civita con l’intenzione di comunicare le tradizioni, le bellezze, i sapori e la cultura di un territorio e di tutte le sue più grandi realtà museali.

L’Acropoli di Siena con il Complesso Museale del Duomo ed il Santa Maria della Scala con le conferenze di Risvegli d’Arte, il Saloncino e gli SMS Live, i Musei Civici e la Collegiata di San Gimignano con mostre e laboratori didattici, Colle Alta Musei, per la Val d’Elsa, con approfondimenti storico – artistici sulle singole opere, il Museo del Tartufo di San Giovanni d’Asso con le eccellenze del territorio , il Tempio di San Biagio a Montepulciano con momenti musicali e letterari, Pienza Città di Luce con Palazzo Piccolomini, Palazzo Borgia, il Duomo e la Cripta con laboratori e degustazioni nel giardino rinascimentale nell’ambito della rassegna Umanesimo in Valdorcia, il Complesso dei Musei di Sant’Agostino a Montalcino con visite guidate che inaugurano il progetto di l’Oro di Montalcino, l’Abbazia di Sant’Antimo con l’Officina dell’Arte spirituale propone seminari di Canto Gregoriano e opifici dell’arte monastica e il Museo Diocesano di Cortona con visite tematiche tra Beato Angelico e Signorelli. In ognuno di questi luoghi sarà possibile accedere per ammirare le collezioni permanenti, ma soprattutto approfittare dei numerosi eventi che fino a marzo verranno organizzati.

Per informazioni relativamente a tutto il territorio o semplicemente ad un singolo percorso, per i musei ed i luoghi di interesse storico artistico, ufficio prenotazioni 0577/286300. Per prenotare strutture ricettive alberghiere, di ristorazione e di accoglienza info@c-way.it

“LUCIANO NANNI FOTOGRAFO”: UNA MOSTRA AL MUSEO DELLA MARINERIA DI CESENATICO


Nanni Mostra Cesenatico

Sarà inaugurata sabato 30 novembre al Museo della Marineria di Cesenatico la mostra Luciano Nanni fotografo. Sguardi oltre la bottega, preceduta alle ore 16 30 dalla presentazione del libro che accompagna l’esposizione.
Oltre al saluto del sindaco di Cesenatico, Matteo Gozzoli, sono previsti interventi dei curatori Veronica Pari e Orlando Piraccini e dello stesso fotografo cesenaticense Luciano Nanni, del quale mostra e volume propongono un’ampia selezione di immagini scattate tra gli anni ’60 e gli anni ’70, nel tempo libero rispetto all’attività professionale.
Le fotografie sono tratte dall’archivio della Bottega Nanni, fonte straordinaria di conoscenza non esclusivamente d’interesse locale. “L’auspicio – afferma a questo proposito il sindaco Matteo Gozzoli – è che ripartendo proprio da questo libro e da questa mostra sia possibile rendere pienamente fruibile un deposito di memoria come quello rappresentato dall’Archivio Nanni, quale prezioso bene culturale riguardante per intero la collettività cesenaticense”.
“Di particolare interesse è il racconto per immagini della famiglia Nanni e del suo stretto legame con l’attività del rinomato negozio avviato nel 1919 da Giuseppe, per tutti Cimbro (Cervia, 1878 – Cesenatico, 1953), poi passato al figlio Alberto (Cesena, 1911 – Cesenatico, 1999), fino all’avviamento di Luciano alla “professione fotografo”.
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cesenatico, Servizio Beni e Attività Culturali, resterà aperta al pubblico fino al 12 gennaio 2020 seguendo gli orari di apertura del Museo della Marineria (www.museomarineria.eu)