IL GIORNALE CHE “PREDISSE” UN MESE PRIMA LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO


Esattamente trent’anni fa, nel novembre 1989, l’evento memorabile, che cambiò la Storia. Ma a L’Eco di Bergamo accadde che…     

C’è un giornale che trent’anni fa, nel 1989, scrisse della caduta del Muro di Berlino esattamente un mese prima che lo storico evento si verificasse. Come fu possibile? Fu una previsione formulata in base a ipotesi o teorie geopolitiche? In redazione c’era forse un giornalista dotato di preveggenza, un po’ come accade in “Avvenne domani” (It Happened Tomorrow), film del 1944 diretto da René Clair? No, niente di tutto questo. Ma fu per certi aspetti “imprevedibile” ciò che accadde al quotidiano L’Eco di Bergamo, nelle concitate fasi della chiusura notturna del giornale in uscita l’11 novembre 1989, quello su cui in prima pagina c’era un titolo a nove colonne: “Berlino in festa sul Muro a pezzi”. Era la notizia del giorno, tale da entrare nella storia e nelle cronache del secolo XX, come fecero del resto tutti gli altri quotidiani italiani, dell’Europa e del mondo, sulle testate di quell’11 novembre 1989.

Eppure, quella data, venne invece anticipata di un mese – ossia all’11 ottobre 1989 – da un solo giornale: proprio da L’Eco di Bergamo, allora ancora diretto da un grande giornalista, Andrea Spada, che guidò il quotidiano bergamasco per ben 51 anni, entrando nel Guinness dei Primati. Fu il mio maestro. Mi diceva sempre che le notizie vanno cercate, sul marciapiede, in mezzo alla gente. E guardando sempre avanti. Appunto. Solo che la “previsione” , con un mese di anticipo, della caduta del Muro berlinese, non era frutto del proverbiale acume e del senso giornalistico del direttore Spada, ma più semplicemente fu un accidentale ed esecrabile errore in fase di preparazione tipografica del giornale.

Per uno scherzo del destino – causato evidentemente da tensione,  nervosismo, forse da disattenzione e stanchezza: situazioni e stati d’animo che gli impaginatori ben conoscono nelle fasi di ultimazione del giornale – qualcuno prese un clamoroso abbaglio. Invece di comporre, come logica richiedeva, la data dell’indomani, ossia quella dell’11 novembre 1989, venne battuta sui tasti del pc la data dell’11 ottobre 1989. Tale data non solo venne riportata in prima pagina, accanto alla testata del giornale, nel box in alto a destra, ma venne ripetuta anche su tutte le pagine interne, in alto, sopra la linea che delimita e chiude gli spazi grafici dell’impaginazione. Sì, avvenne il prossimo mese, tanto per parafrasare il titolo del film di René Clair.

Sicchè, in quella storica e memorabile giornata dell’11 novembre 1989, quella in cui tutti i giornali del mondo parlavano degli straordinari eventi accaduti il giorno prima a Berlino, L’Eco di Bergamo uscì con la data relativa al mese precedente. Errore voluto? Fatto involontario? Conseguenza di un’omissione nel controllo del prodotto finale? Difficile dirlo. La cosa venne messa a tacere, anche perché pochissimi si accorsero dell’errore: il che la dice lunga su come si “leggono” i giornali, soprattutto nei dettagli che si danno per scontati, come appunto l’indicazione della data di pubblicazione.

L’episodio – per il quale non vennero avviati accertamenti o verifiche sul responsabile della madornale “svista” – finì presto nel dimenticatoio. Io che scrivo questa nota, e che allora lavoravo nella redazione de L’Eco di Bergamo, conservo gelosamente una copia del giornale datato 11 ottobre 1989 invece di 11 novembre 1989. Sì, è un oggetto di culto. Oggi, a trent’anni dalla caduta del Muro, mentre i media rievocano gli eventi berlinesi che sarebbero rimasti nella storia – così era anche il senso dell’editoriale firmato in prima pagina dallo stesso Andrea Spada su L’Eco di Bergamo dell’ ‘11 ottobre 1989’ – rimane documentazione, nero su bianco, che un giornale predisse e previde la Storia esattamente un mese prima. Tutto molto sensazionale. E tutto a causa di un errore, reso ancora più clamoroso da un avvenimento che fece epoca.

© Roberto Alborghetti

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