AH, COME CI MANCA LA SCUOLA IN CLASSE! UN SONDAGGIO SULLA “SCUOLA A CASA” DICE CHE…


Wiko_View4_Scuola e didattica a distanza

Premessa: termini come smart learning o smart working non esistono nella lingua corrente inglese, che infatti impiega altre e più semplici parole per definire, appunto, il lavoro a casa o le lezioni a casa via web… E’ sempre il solito modo all’italiana di prendere espressioni anglosassoni e piegarle ai propri comodi (avete presente la parola “Mister”, che in inglese non ha affatto il significato che le viene attribuito in Italia?). Detto questo, parliamo della  scuola svolta a casa causata dalla distanza sociale imposta dalla pandemia.

Gli studenti italiani come stanno vivendo questi mesi di smart learning o scuola/didattica “a distanza” che dir si voglia? Wiko lo ha indagato tramite un sondaggio condotto sulla sua Instagram community. Il rientro alla scuola frontale sembra lontano, data l’emergenza sanitaria che sta vivendo il nostro Paese e, anche se di solito tutti se ne lamentano, all’idea di non doverci tornare fino all’anno prossimo i ragazzi sono nostalgici: il 53% di loro, infatti, dichiara che ne sente la mancanza, sia delle lezioni in aula ma, soprattutto, dei propri compagni.

Il 70% ha seguito almeno una lezione a distanza in questo periodo e il 41% è sollevato che esista questa possibilità, nonostante le difficoltà da affrontare. E dopo le lezioni, mano allo smartphone e si torna sui social network: il 67% dei rispondenti al sondaggio, infatti, li sceglie come primo strumento di intrattenimento, di ricerca di informazioni e di contatto con l’attualità, preferendoli ai telegiornali. Una cosa è certa, in pochi (40%) invidiano chi quest’anno rischia di saltare gli esami di maturità o, comunque, non potrà farli in presenza.

“Aiutiamoli a fare da soli” dice il metodo Montessori – uno dei sistemi educativi più conosciuti in Italia. E in questo periodo, ragazzi, insegnanti e genitori si sono trovati a dover mettere in pratica questo insegnamento molto più del solito. In tempi di emergenza sanitaria, la scuola si è dovuta adattare rapidamente e gli studenti di ogni ordine e grado hanno iniziato a barcamenarsi tra videolezioni, caricamento dei compiti sulle piattaforme online, chat, email e, in generale, con l’utilizzo di strumenti tecnologici – ancora estranei ai più piccoli (e anche a qualche grande) – come smartphone e pc. In breve, abbiamo scoperto la “didattica a distanza”: “termine improprio, infelice e fuorviante”, come ha avuto modo di sottolineare, più volte, Roberto Alborghetti, giornalista e autore di testi sul rapporto tra ragazzi e tecnologia (da non perdere “Social o dis-social?”, Funtasy Editrice).  

Se da un lato, per molti adattarsi al digitale non è stato – bisogna proprio dirlo – un “gioco da ragazzi”, richiedendo non solo di trovare nuovi equilibri all’interno dell’organizzazione quotidiana e della gestione del tempo ma anche di familiarizzare con sistemi di comunicazione, di studio e di relazione nuovi e inesplorati, d’altro canto, la didattica a distanza ha permesso alle scuole un’accelerazione digitale senza precedenti.

Del campione intervistato, il 70% ha seguito almeno una lezione a distanza in questo periodo e il 41% è sollevato che esista questa possibilità, nonostante le difficoltà da affrontare. E pare che il 61% si trovi sempre a doverne risolvere qualcuna – un rapporto con la tecnologia ancora un po’ travagliato insomma. La rete non prende, l’audio non funziona, la video-chiamata non parte o restituisce un’eco che neanche in montagna: c’è sempre qualcosa che va storto. Gaffe involontarie comprese!

Tra la mamma che si sente in call dal salotto, il fratellino che corre sullo sfondo in pigiama, il microfono rimasto involontariamente acceso: per il 45% degli utenti le figuracce sono all’ordine del giorno! L’attenzione per il look da video-lezione? Virtualmente inesistente. L’85% degli studenti preferisce mettere il primo indumento pescato dall’armadio, piuttosto che perdere tempo a curare la scelta della maglietta giusta. Ma solo il 41% si arrende a seguire le lezioni direttamente in pigiama: l’importante è ricordarsi di non attivare la webcam. E dopo le lezioni, mano allo smartphone e si torna sui social network: il 67% dei rispondenti al sondaggio, infatti, li sceglie come primo strumento di intrattenimento, di ricerca di informazioni e di contatto con l’attualità, preferendoli ai telegiornali.

A settembre nessuno sa come sarà la scuola, si spera di tornare in classe come sempre ma non è detto. Se tutto tornerà normale i più festeggeranno il ritorno al banco di scuola, ma per il 60% sarà dura rinunciare a svegliarsi tardi. Che sia per questioni di produttività o di pigrizia, come biasimarli?

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.