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L’ABITO “VULCANO” CONTINUA A FAR PARLARE (E SCRIVERE): ECCO L’ARTICOLO PUBBLICATO DAL QUOTIDIANO L’ECO DI BERGAMO


L'ECO DI BERGAMO 9 11 2015 (640x217)

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L’ “APOCALISSE” NEI MANIFESTI PUBBLICITARI: LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI NEL BATTISTERO ROMANICO DI LENNO (LAGO DI COMO, 3-5 LUGLIO 2015)


Guest Writer: STEFANO ALBERTI

“Colori di un’Apocalisse 2015”: è la mostra di Roberto Alborghetti, incentrata sulle sue particolarissime  “laceR/Azioni”, in programma il 3, 4 e 5 Luglio 2015 presso l’antico Battistero romanico di San Giovanni Battista a Lenno, ora Comune della Tremezzina, sul Lago di Como.  C’è viva attesa per l’iniziativa. Basta del resto navigare sul  Blog Roberto Alborghetti (oltre 200.000 visite) dove le pagine dedicate all’evento sono cliccatissime in tutto il mondo. E titolo non poteva essere più appropriato per questa esposizione nella quale  Alborghetti presenterà 25 opere che rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sull’osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” (comunicative, e non solo) dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” (crepe naturali, graffi e screpolature) sui muri e lungo le strade di metropoli ed ambienti urbani. La mostra è accompagnata da un catalogo – che sarà consultabile su web dal 3 al 5 luglio – e da un suggestivo cortometraggio di circa 13 minuti.

Roberto Alborghetti, con l’esposizione al Battistero di San Giovanni Battista in Lenno, entra con il suo sguardo nella grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). Lo storico e affascinante tempietto romanico, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti, accompagnate e guidate da una serie di “passi” tratti dall’Apocalisse di San Giovanni, che il giornalista-artista rilegge nella tumultuosità delle narrazioni cromatiche.   

SEGNALATO DA OKAY!

SEGNALATO DA OKAY!

Infatti, dai ventidue capitoli del Libro scritto dall’apostolo ed evangelista mentre era sull’isola greca di Patmos, Alborghetti ha tratto frasi e descrizioni che offrono delle suggestioni visive sugli scenari narrati nell’Apocalisse. E così la realtà del mondo che ci circonda – i “quadri” di Alborghetti non sono dipinti, ma realistiche riproduzioni fotografiche su tela pittorica – è proposta e offerta in immagini astratte, che i vigorosi e apocalittici passi di Giovanni rafforzano nel loro valore espressivo. Immagini che, trasferite nel cortometraggio, hanno anche una interpretazione sonora che rende questo progetto particolarmente innovativo, anche sul piano tecnologico.

Oltre alle tele, Roberto Alborghetti presenta un “collage” –  creato con centinaia di pezzi di carta decomposta dei manifesti pubblicitari lacerati – e tre  singolari sciarpe di pura seta realizzate in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer di Como, Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.

Aperture mostra: venerdi 5 Luglio 2015, ore 16-21. Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio: 10-12, 14,30 – 21,00. Il Battistero di San Giovanni si trova sulla piazza della chiesa parrocchiale di Lenno, a pochi metri dal lungolago.

IMMAGINI DI CIO’ CHE CI CIRCONDA (SENZA SAPERLO)

 “LaceR/Azioni” è un progetto di Roberto Alborghetti, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, fotografo. Da anni ha l’hobby di “catturare”, in giro per il mondo, particolari e dettagli dell’apparente caos della carta lacerata delle affissioni. Ha finora raccolto oltre 70.000 immagini che giocano a contaminarsi con stili, forme ed espressioni diversi. Impressionati dall’obiettivo digitale, poi trasferite su tela o su tessuti, riprodotte su litografia o scansionate in un videoclip, i particolari della decomposizione dei manifesti pubblicitari, dei materiali urbani e industriali, degli ambienti e degli arredi metropolitani, sembrano riprendere nuova vita e ragione di essere, in una sovrapposizione di messaggi e di colori.

Così afferma l’autore Roberto Alborghetti : “Ci riesce difficile pensare che dietro poster, crepe e graffi sbiaditi, decomposti e degradati, ci possa essere ancora “qualcosa” da vedere o scoprire. Eppure, queste immagini continuano ad essere uno specchio della città che comunica, della città che parla. Sono le tracce ed i reperti post-comunicanti di un prodotto, di un evento, di uno spettacolo, di una idea, di una realtà temporale in cui è riconoscibile il volto dell’altra città, quella strappata e lacerata, la città “scartata”, che si auto-modifica nei passaggi del tempo (anche meteorologico), che si auto-rigenera e si auto-riproduce in elementi visivi nuovi, spesso contrastanti, dissonanti, disarmonici, ma sempre sorprendentemente vitali”.

COLORI DI UN'APOCALISSE - COLORS OF AN APOCALYPSE SHOW, 2015

MERAVIGLIE D’ITALIA / APRE A SAN GIMIGNANO (SIENA) UNA MOSTRA DEDICATA AL PINTORICCHIO


 

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Il prossimo 6 settembre apre al pubblico nella Pinacoteca civica di San Gimignano una mostra dedicata al pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio, promossa dal Comune, dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena, Colle di val d’Elsa e Montalcino, la Fondazione Musei senesi e Siena Capitale Europea della Cultura 2019 – città candidata.

Il comitato scientifico, che ha curato l’esposizione dal titolo Pintoricchio. La Pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi, è costituito da Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, Mario Scalini, Soprintendente i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto e Claudia La Malfa, docente dell’Università telematica internazionale Uninettuno.

SEGNALATO DA OKAY!

SEGNALATO DA OKAY!

La mostra è organizzata da Opera, società del Gruppo Civita, che dal 1° gennaio 2014 gestisce per l’Amministrazione Comunale i servizi di accoglienza e valorizzazione dei Musei civici di San Gimignano.  Con questa iniziativa prende avvio un più ampio progetto che, con cadenza annuale, intende proporre un approfondimento critico e storico intorno ai capolavori e ai maestri presenti nelle collezioni civiche. Come questa che ora si apre su Pintoricchio e quella che è in preparazione per il 2015 su Filippino Lippi e i suoi meravigliosi tondi, ogni mostra sarà costruita con prestiti importanti, anche se numericamente limitati per le esigenze dello spazio espositivo, scelti per raccontare una vicenda artistica che ha lasciato una testimonianza di grande rilievo nel patrimonio storico e artistico di San Gimignano.

La mostra su Pintoricchio inaugura quindi una serie di esposizioni, fortemente volute dal sindaco Giacomo Bassi e dall’assessore alla cultura Carolina Taddei, il cui coordinamento è affidato a Valerio Bartoloni, dirigente del settore servizi alla cultura del Comune. Tutta l’Amministrazione intende in tal modo valorizzare e promuovere i Musei civici della città che ambisce ad affermarsi sempre più come polo di riferimento culturale, non solo nel panorama locale, ma anche internazionale, in vista della candidatura di Siena a Capitale Europea della Cultura 2019.

Come rileva Cristina Acidini nel catalogo della mostra, edito da Giunti Arte Mostre e Musei, «se fra le altre insigni opere d’arte rinascimentale il Museo Civico di San Gimignano può esporre l’ultima grande pala di Bernardino Betti detto il Pintoricchio, con la Madonna in gloria tra i santi Gregorio Magno e Benedetto (1510-1512), ciò dipende strettamente dalla convergenza per certi aspetti eccezionale dei percorsi di storie diverse – nella storia civile e nello sviluppo economico, così come nella religione e nella cultura secolare –, una convergenza che fece fiorire la stagione artistica rinascimentale in Firenze e in Siena, includendo in essa San Gimignano, che dalle due città era ed è geograficamente equidistante».

Don Andrea Bechi, responsabile dei Beni culturali per l’Arcidiocesi di Siena, Colle di val d’Elsa e Montalcino, ci offre una lettura del significato più profondo della pala dell’Assunta: «L’immagine dipinta da Pintoricchio trasmette un convinto invito al carisma monastico, quale possibilità di anticipare la condizione celeste già durante l’esistenza terrena. In effetti la Madonna, vera e propria Regina degli angeli, irrompe nel paesaggio e si staglia maestosa all’interno di una mandorla, assisa sulle nubi del cielo e circondata da creature angeliche, due delle quali addirittura si abbassano al ruolo di sgabello per i piedi della Vergine. La città, invece, con i suoi traffici, rimane lontana, sparisce sullo sfondo, oscurata dalla grande sagoma della Vergine in mandorla, e perde di qualsiasi interesse al cospetto della sua imponente e dolce persona».

La pala che raffigura ai lati della Madonna in gloria i santi Gregorio Magno e Benedetto, fu dipinta tra l’ottobre 1510 e il febbraio 1512 per il monastero olivetano di Santa Maria Assunta a Barbiano, a pochi chilometri da San Gimignano e rappresenta l’ultima opera documentata dell’artista che morì l’11 dicembre 1513 in Siena, ove è sepolto, nella chiesa di San Vincenzo in Camollia. L’ultima stagione di attività del pittore è documentata in mostra anche da altre opere provenienti dalla Pinacoteca Nazionale di Siena quali la Madonna col Bambino e san Giovannino, la Sacra Famiglia e san Giovannino e la Natività, quest’ultima attribuita alla sua bottega. Sarà inoltre in mostra la Madonna col Bambino e san Giovannino proveniente dal Museo Diocesano di Città di Castello, a rappresentare l’ambiente umbro nel quale Pintoricchio si era formato prima di recarsi a Roma e dove aveva continuato a operare prima di essere chiamato a Siena .

 

Pintoricchio

La Pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi

San Gimignano, Palazzo Comunale, Pinacoteca

6 settembre 2014 – 6 gennaio 2015

 

ALLA MOSTRA DI NORCIA SORPRENDE LA “STELLA CADENTE” CREATA CON LA CARTA STRACCIA DEI POSTER PUBBLICITARI DECOMPOSTI


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 Guest Writer: Stefano Alberti

 Sorprende, incuriosisce e…diverte. E’ la “Stella cadente” esposta a Norcia (Perugia, Umbria) nella 40a edizione di “Una mostra, Un restauro” che si propone il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico della celebre cittadina umbra. Tra le opere partecipanti a questa benemerita iniziativa, c’è infatti anche il singolare pezzo di Roberto Alborghetti creato nell’ambito del suo progetto “Lacer/azioni”.

http://www.artslant.com/global/artists/show/134694-roberto-alborghetti

Si tratta di un collage realizzato con circa 300 piccoli pezzi di carta straccia proveniente da manifesti pubblicitari lacerati e decomposti, che come si sa – insieme a crepe, graffi e segni naturali – costituiscono l’oggetto ed il soggetto della ricerca visuale dell’artista e giornalista/scrittore. L’opera esposta a Norcia si intitola “Stella cadente” e  misura 53×35. Anch’essa è riportata nel catalogo ufficiale che è stato edito per l’evento, destinato a richiamare nella patria di San Benedetto, patrono d’Europa, vivo interesse, numerosi appassionati d’arte e turisti.

 

SEGNALATO DA OKAY!

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Quest’anno l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 416 artisti italiani i quali, con le loro opere, hanno inteso sostenere i lavori di tutela della pala d’altare della “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo (1541), che necessita di un sipario fonoassorbente. La mostra-vendita delle opere si tiene nel suggestivo complesso monumentale di San Francesco fino al 7 settembre 2014. L’evento è promosso dal Comitato “Una mostra, Un restauro”, con il suo presidente prof. Giuseppe Urso, ed è patrocinato dal Comune di Norcia.

“Una mostra un restauro” è nata grazie allo spirito d’iniziativa del presidente del comitato, Giuseppe Urso, insieme a una decina di famiglie (poi arrivate a 30) e al sostegno di oltre 100 artisti di arte contemporanea, tutti validi e affermati, sia italiani che stranieri. Tra questi Manfredi, Castellani, Maccari, Caruso, Greco, Dorazio, Guttuso. Ognuno di loro ogni anno ha donato delle opere grafiche o acquerelli per la realizzazione di una mostra il cui ricavato veniva devoluto al restauro di un’opera d’arte del territorio nursino”.

“Con gli anni – ricorda il prof. Giuseppe Urso – si è creata un’amicizia tra tutti noi e gli artisti, grazie ai quali fino ad oggi sono state restaurate oltre 30 opere; ultime delle quali le sculture lignee cinquecentesche di san Claudio e san Rocco provenienti da Serravalle di Norcia”. Per il loro restauro, tra luglio e settembre 2010, nel complesso di San Francesco di Norcia era stata allestita la 21a Mostra nazionale di grafica. “Un vero successo – ricorda Urso – con oltre 5.000 visitatori da tutta Italia e anche dall’estero”. Davvero encomiabile l’impegno del comitato. Il primo restauro fu quello del tempietto di Norcia (di Vanni della Tuccia, 1354) negli anni 1974-75. Ora è la volta della “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo.

3 Norcia, Una Mostra Un Restauro, Roberto Alborghetti, Stella cadente, 2012, collage 53x35

 

 

 

APRE OGGI A NORCIA (UMBRIA) “UNA MOSTRA, UN RESTAURO”: 416 OPERE ESPOSTE TRA CUI LA ”STELLA CADENTE” CREATA DA ROBERTO ALBORGHETTI


Norcia Una Mostra Un Restauro - Chiesa S.Francesco Norcia Una Mostra Un Restauro 2014 S. Benedetto Norcia, Una Mostra Un Restauro, Roberto Alborghetti, Stella cadente, 2012, collage 53x35

Guest Writer: Stefano Alberti

E’ inaugurata a Norcia (Perugia, Umbria) quest’oggi, sabato 12 luglio, la 40a edizione di “Una mostra, Un restauro” che si propone il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico della celebre cittadina umbra.

Quest’anno l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 416 artisti italiani i quali, con le loro opere, hanno inteso sostenere i lavori di tutela della pala d’altare della “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo (1541), che necessita di un sipario fonoassorbente. La mostra-vendita delle opere si tiene nel suggestivo complesso monumentale di San Francesco fino al 7 settembre 2014. L’evento è promosso dal Comitato “Una mostra, Un restauro”, con il suo presidente prof. Giuseppe Urso, ed è patrocinato dal Comune di Norcia.

Tra le opere partecipanti a questa benemerita iniziativa, c’è anche il singolare pezzo di Roberto Alborghetti creato nell’ambito del suo progetto “Lacer/azioni”. Si tratta di un collage realizzato con circa 300 piccoli pezzi di carta straccia proveniente da manifesti pubblicitari lacerati e decomposti, che come si sa – insieme a crepe, graffi e segni naturali – costituiscono l’oggetto ed il soggetto della ricerca visuale dell’artista e giornalista/scrittore. L’opera esposta a Norcia si intitola “Stella cadente” e  misura 53×35. Anch’essa è riportata nel catalogo ufficiale che è stato edito per l’evento, destinato a richiamare nella patria di San Benedetto, patrono d’Europa, vivo interesse, numerosi appassionati d’arte e turisti.

Davvero straordinaria la storia e l’esperienza di quarant’anni di attività  di “Una mostra un restauro”. Tutto è nato grazie allo spirito d’iniziativa del presidente del comitato, Giuseppe Urso, insieme a una decina di famiglie (poi arrivate a 30) e al sostegno di oltre 100 artisti di arte contemporanea, tutti validi e affermati, sia italiani che stranieri. Tra questi Manfredi, Castellani, Maccari, Caruso, Greco, Dorazio, Guttuso. Ognuno di loro ogni anno ha donato delle opere grafiche o acquerelli per la realizzazione di una mostra il cui ricavato veniva devoluto al restauro di un’opera d’arte del territorio nursino”.

“Con gli anni – ricorda il prof. Giuseppe Urso – si è creata un’amicizia tra tutti noi e gli artisti, grazie ai quali fino ad oggi sono state restaurate oltre 30 opere; ultime delle quali le sculture lignee cinquecentesche di san Claudio e san Rocco provenienti da Serravalle di Norcia”. Per il loro restauro, tra luglio e settembre 2010, nel complesso di San Francesco di Norcia era stata allestita la 21a Mostra nazionale di grafica. “Un vero successo – ricorda Urso – con oltre 5.000 visitatori da tutta Italia e anche dall’estero, testimoniato dai tantissimi commenti positivi lasciati nel libro d’ingresso alla mostra”. Davvero encomiabile, sul piano culturale ed artistico, l’impegno del comitato. Il primo restauro fu quello del tempietto di Norcia (di Vanni della Tuccia, 1354) negli anni 1974-75. Adesso, come detto, l’attenzione è sulla “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo.

UNA “STELLA CADENTE” PARTECIPA A NORCIA (UMBRIA) A “UNA MOSTRA, UN RESTAURO” PER IL RECUPERO DELLE OPERE D’ARTE


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Questo è un collage realizzato con circa 300 piccoli pezzi di carta straccia proveniente da manifesti pubblicitari lacerati e decomposti. Si intitola “Stella cadente” ed è stata creata da Roberto Alborghetti per il suo progetto “Lacer/azioni”. Il pezzo, che misura 53×35, è stato selezionato e donato alla 40a edizione di “Una mostra, Un restauro” che a Norcia (Perugia) si propone il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico.

Quest’anno l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 416 artisti italiani i quali, con le loro opere, intendono sostenere i lavori di tutela della pala d’altare di Jacopo Siculo (1541) con un sipario fonoassorbente. La mostra vendita delle opere si aprirà a Norcia, nel complesso monumentale di San Francesco, dal 12 luglio al 7 settembre 2014. L’evento è promosso dal Comitato “Una mostra, Un restauro”, con il suo presidente prof. Giuseppe Urso, ed è patrocinato dal Comune di Norcia.

“NOMACHI, LE VIE DEL SACRO”: A ROMA UNA GRANDE MOSTRA PER RACCONTARE POPOLI E CULTURE


VIE DEL SACRO 2

Aperta il 14 dicembre scorso e visitabile fino al 4 maggio 2014, “Nomachi /Le vie del sacro” è la più grande mostra antologica di Kazuyoshi Nomachi e la sua prima assoluta in Occidente. Con circa 200 scatti il percorso espositivo articolato in 7 sezioni ricostruisce il viaggio di una vita attraverso la sacralità dell’esistenza quotidiana, un’esperienza vissuta dall’artista in terre tra loro lontanissime,ma accumunate da quella spiritualità che dà un ritmo e un senso alle condizioni di vita più dure.

Kazuyoshi Nomachi è sempre stato un fotografo documentarista, sin dal suo primo viaggio nel Sahara quando aveva venticinque anni. In Africa è rimasto affascinato dai grandi spazi e dalla forza della gente che vive in ambienti così difficili. Per oltre 40 anni, intorno al tema “della preghiera della ricerca del sacro”, ha rivolto la sua attenzione alle più diverse culture tradizionali che sono l’espressione di popoli che abitano nelle terre più aspre, ai quattro angoli del mondo. Nomachi ha saputo cogliere la spiritualità che percorre quei paesaggi di unica e straordinaria bellezza, dove i ritratti e le figure umane assumono una dignità assoluta e si fondono con il contesto in composizioni quasi pittoriche, dominate da una luce abbagliante, reale e trascendentale al tempo stesso.

Nomachi nasce in Giappone nel 1946 a Mihara, un villaggio nel Distretto di Hata, Prefettura di Kochi. Studia alla Kochi Technical High School e inizia a scattare fotografie fin dall’adolescenza. Nel 1969 studia fotografia con Takashi Kijima. Nel 1971 inizia la sua carriera come fotografo pubblicitario free-lance e l’anno successivo compie il suo primo viaggio nel Sahara, dove rimane colpito dalle dure condizioni di vita degli abitanti di un ambiente così ostile. Decide a quel punto di dedicarsi al foto-giornalismo. Quasi a fare da contrappunto alla sua lunga esperienza nel riarso deserto matura in lui l’ispirazione del Nilo come tema, “Il Nilo, perenne flusso d’acqua che mai si prosciuga scorrendo nell’arido Sahara”. È questo concetto che dal 1980 guida la sua ricerca lungo il Nilo Bianco, dal delta fino alla fonte in un ghiacciaio dell’Uganda, poi lungo il Nilo Blu fino alla sorgente negli altopiani dell’Etiopia. Strada facendo, egli cattura nei suoi scatti la forza dell’ambiente e della gente di questa vasta regione dell’Africa. Dal 1988 rivolge la sua attenzione all’Asia. Mentre esplora le aree occidentali della Cina, viene attratto dalle popolazioni che vivono nelle estreme altitudini del Tibet e dal Buddismo. Questo incontro lo porta, fra il 2004 e il 2008, a visitare quasi l’intera area di cultura tibetana, spingendosi poi alla scoperta delle origini nelle terre del sacro Gange, dove nacque l’Induismo. Dal 1995 al 2000 Nomachi accede alle più sacre città dell’Islam e viaggia per cinque anni in Arabia Saudita, avendo l’opportunità di fotografare il grande pellegrinaggio annuale alla Mecca e a Medina.

È stato così il primo a documentare in modo così ampio e approfondito il prodigioso pellegrinaggio di oltre 2 milioni di musulmani verso la loro città santa, la Mecca. Dal 2002 visita anche gli altopiani delle Ande, il Perù e la Bolivia, per indagare l’intreccio fra cattolicesimo e civiltà Inca, ricerca che prosegue a tutt’oggi.

Raccolte in 12 grandi edizioni antologiche, le sue fotografie sono pubblicate in tutto il mondo e appaiono nelle principali riviste di fotografia, come The National  Geographic, Stern e GEO. I lavori realizzati nel Sahara, lungo il Nilo, in Etiopia, in Tibet e in Arabia, hanno suscitato negli anni una grande ammirazione, anche nei paesi occidentali e hanno vinto numerosi premi, tra cui l’Annual Award of the Photographic Society del Giappone nel 1990 e nel 1997 e, nel 2009, la Medal of Honor with Purple Ribbon (riconoscimento del governo giapponese per meriti accademici o artistici).

Nel 2005 i suoi 30 anni di attività vengono presentati  in una grande mostra dal titolo Il pellegrinaggio del fotografo, un viaggio attraverso le “preghiere” che l’obiettivo di Nomachi ha raccolto in ogni parte del mondo.

La mostra è resa possibile dall’accordo sottoscritto da Civita con l’artista per l’organizzazione di eventi espositivi in Italia e in Europa. Nella prima sede a Roma, un sorprendente allestimento, progettato da Peter Bottazzi per gli spazi espositivi della Pelanda, propone ai visitatori un percorso affascinante e coinvolgente. Titta Buongiorno con Volume ha progettato le luci. Canon ha curato tutte le stampe, garantendo una straordinaria qualità delle riproduzioni. Il catalogo è pubblicato da National Geographic Italia.

La mostra è promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica di Roma Capitale, dal MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma e da Civita, con il sostegno di Canon e con la collaborazione di Crevis e della Fondazione Italia Giappone.

Scheda informativa

Nomachi. Le vie del sacro

La Pelanda – Centro di Produzione Culturale

Roma, Piazza Orazio Giustiniani, 4

14 dicembre 2013 – 4 maggio 2014

Orari

da martedì a venerdì h 16,00 – 22,00

sabato e domenica h 11,00 – 22,00

l’ingresso è consentito fino alle ore 21.00

chiuso il lunedì, 24, 25, 31 dicembre 2013 e 1 gennaio, 1° maggio 2014

Biglietti

intero € 10,00

ridotto € 8,00 per minori di 18 e maggiori di 65 anni, gruppi di oltre 15 persone, universitari con tesserino e titolari di apposite convenzioni

ridotto speciale € 4,00 per gruppi di studenti delle scuole elementari, medie e superiori

gratuito per minori di 6 anni, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tesserino, disabili con un accompagnatore.

Info

www.mostranomachi.it ; 060608

IL CAPPELLO FRA ARTE E STRAVAGANZA: UNA MOSTRA A PALAZZO PITTI (FIRENZE) CON SERVIZIO DIDATTICO PER LE SCUOLE


Cappello fra arte e stravaganza 6

 

La Galleria del Costume apre le porte ad un accessorio destinato a non passare inosservato. Si tratta della prima mostra monografica dedicata al cappello, le cui collezioni, patrimonio del museo – ascrivibili alla generosità di molti donatori – ammontano a oltre mille unità custodite solitamente nei depositi, di cui soltanto una parte sarà destinata alla mostra (3 dicembre 2013-18 maggio 2014).

Pur prevalendo esemplari di note firme di casa di moda fra cui Christian Dior, Givenchy, Chanel, Yves Saint Laurent, John Rocha, Prada, Gianfranco Ferré e celebri modisti internazionali del presente e del passato come Philip Treacy, Stephen Jones, Caroline Reboux,Claude Saint-Cyr, Paulette, è anche la prima volta che sono presenti in esposizione manufatti di modisterie italianee fiorentine, di alcune delle quali si conosceva appena l’esistenza. Ed ecco che il cappello diviene ‘opera’ d’arte, con una sua armonia estetica cui contribuiscono la conformazione ‘scultorea’, la componente cromatica e la raffinatezza ornamentale.

Scrive il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini: «E’ il cappello mutevole e soggettivo, il cappello “opera d’arte”, il cappello “oggetto di design” del Novecento e del terzo millennio, quello cui si rivolge l’attenzione di questa mostra». Un cappello che, come la Direttrice della Galleria del Costume di Palazzo Pitti Caterina Chiarelli sottolinea, può essere studiato da un punto di vista storico – artistico ma può anche essere interpretato sotto un profilo puramente estetico, prendendosi così la libertà di formulare giudizi o esprimersi mediante aggettivi omnicomprensivi quali bello, fantasioso, fantastico e divertente. Sulla finalità didattica prevale in mostra quella ludica e questo è il messaggio che desideriamo lanciare e di cui scrive Katia Sanchioni

La mostra annovera importanti prestiti di Cecilia Matteucci Lavarini, collezionista privata di haute couture nonché illustre donatrice della Galleria del Costume, che si caratterizzano nel percorso per valore, gusto e stile. Questa è anche l’occasione per esporre gli straordinari bozzetti realizzati appositamente dal Maestro Alberto Lattuada e per riproporre all’attenzione gli esemplari creati da Clemente Cartoni, celebre modista romano degli anni Cinquanta-Sessanta. 

Alla realizzazione della mostra, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti con Firenze Musei, ha contribuito Il Consorzio Il Cappello di Firenze (Angiolo Frasconi, bettina®-Raffaello Bettini, Luca della Lama prodotto e distribuito da Facopel Produzione, Grevi, Corti by Cleò , Marzi Cappelli Firenze, Nanà Firenze by MazzantiPiume, Luigi & Guido Tesi ,  SoprattuttoCappelli, Trendintex, Memar, Fratelli Reali & C spa, Santelli Francesca, Inverni Firenze 1892, Michelagnoli Giuseppe & Figli, Ambuchi e Bandinelli) di cui sono esposti alcuni fra gli esemplari più caratteristici delle principali aziende toscane della manifattura del cappello, eredi dell’antica lavorazione artigianale del Cappello di Paglia di Firenze.

Il catalogo, edito da Sillabe, è corredato dalle schede storico-scientifiche di Simona Fulceri e da testi di Katia Sanchioni, Aurora Fiorentini, Dora Liscia Bemporad, Nicola Squicciarino.

Servizi mostra

 

 

Sede Espositiva

Galleria del Costume, Piazza Pitti 1,  Firenze

Periodo dell’esposizione

3 dicembre 2013 – 18 maggio 2014

Conferenza stampa

Lunedì 2 dicembre  2013 ore 12.00

Galleria del Costume, Piazza Pitti 1,  Firenze

 

Inaugurazione

Lunedì 2 dicembre  2013 ore 17.00

Galleria del Costume, Piazza Pitti 1,  Firenze

 

Orario e prezzi della mostra

lunedì – domenica

8.15 – 16.30 dicembre, gennaio, febbraio

8.15 – 17.30 marzo, con l’introduzione dell’ora legale ore 18.30

8.15 – 18.30 aprile, maggio

Chiuso primo e ultimo lunedì del mese, 25 dicembre, 1 gennaio e 1 maggio.

Biglietto intero € 10.00; ridotto € 5.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni;

gratuito per i minori di 18 anni e per i cittadini dell’U.E. sopra i 65 anni

 

Servizio didattico per le scuole

Visita guidate per le scolaresche solo su prenotazioneal costo di € 3.00 ad alunno

Info e prenotazioni Firenze Musei 055.294883

 

Servizio visite guidate 

Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383

e-mail firenzemusei@operalaboratori.com

 

Sito web

www.cappelloinmostra.it

 

 

ARTE E AUTISMO / UN’ONDATA DI COLORI SULL’AMIATA: IN MOSTRA LE “CRE/AZIONI” ISPIRATE DALLE “LACER/AZIONI”


Guest Writer: Stefano Alberti

Una ventata di colori e di emozioni sul Monte Amiata. Lo ha portata la mostra “Lacer/azioni e Cre/azioni” allestita presso la sala del Comune di Piancastagnaio (Siena) nell’ambito della XV edizione di “Penne e Video Sconosciute”. La docente coordinatrice, Patrizia Sapri, che opera  presso la Scuola primaria “Marconi” dell’Istituto Comprensivo “Gramsci” di Aprilia (Latina) ha curato l’allestimento dei lavori realizzati nel corso di esperienze di laboratorio per gli alunni diversamente abili del territorio, alcuni dei quali portatori di sindrome dello spettro autistico. 

Come si ricorderà, grazie all’impegno ed all’entusiasmo dell’insegnante Patrizia Sapri – coadiuvata dai familiari, colleghi e amici della Onlus “Il senso della vita” – i ragazzi avevano prodotto delle singolarissime opere ispirandosi alle “Lacer/azioni” di Roberto Alborghetti, le provocatorie immagini sui manifesti pubblicitari decomposti e lacerati e sui “segni” dei muri metropolitani. La mostra di Piancastagnaio ha suscitato molto interesse, anche perchè ha messo a confronto da una parte una copia fotografica delle opere di Alborghetti e dall’altra il lavoro eseguito dagli alunni con tempere e materiali vari.  Nel corso dell’esposizione Patrizia ha avuto modo di raccontare ai visitatori la sua singolare esperienza e come i ragazzi abbiano trovato nei colori e nelle forme astratte di Roberto Alborghetti un modo per esprimere le proprie emozioni e la propria creatività.

Ha detto Patrizia Sapri : “Quando siamo in laboratorio a volte solchiamo l’ interno dell’ immagine ed ecco allora che la comunicazione anche non verbale è dentro ed intorno a chi dipinge, a noi. Ne rimane un foglio che non ha solo colori esterni e croste, ma racchiude un mondo interiore da esplorare e conoscere… I miei piccoli allievi sono Erik, Massimo, Flavia, Gaia e Nicole… Erik – che chiama Roberto (Alborghetti) Berttto… – ha elaborato una “lacer/azione” al cavalletto. E dice: Bertto molto bello! fatto io… fatto il pittore… porto a mamma!un successo, pitturo da su a giù.” Massimo con i suoi cromatismi crea da “Lacer/azioni” solo con supervisione verbale. Comunica con il suo corpo e la sua arte tutte le sue emozioni…” Un’esperienza davvero interessante, destinata a continuare e a sollevare ulteriore attenzione, confermando come nell’espressione artistica tutti si possono ritrovare, al di là di ogni diversità.   

VETRINA-SHOW DA PITROSE/BEAUTY CONCEPT STORE: IN MOSTRA LE TRE ARTISTICHE SCIARPE DI SETA DI “LACER/AZIONI”


Di Nicola Rossi

I titolari di Pitrose / Beauty Concept Store hanno avuto una bella idea. Hanno creato una vetrina-installazione che in un suggestivo colpo d’occhio la serie di tre sciarpe di seta, in edizione limitata, realizzate da Roberto Alborghetti per il progetto “Lacer/azioni”. Pitrose ha infatti dedicato alle tre sciarpe un bellissimo spazio, che può essere visto dal pubblico che transita ad Urgnano (Bergamo) nel centro storico. Flussi di seta si mescolano così i colori autunnali in un singolare scenario che abbina paesaggio e ricerca artistica ed ambientale.

Pietro e Rosy di Pitrose sono felici di accogliere clienti e  visitatori con il dono di un fascicolo – Lacer/ azioni – Immagini della (pubbli)Città Strappata – e di dare informazioni sugli artistici pezzi di seta esposti in vetrina. Nei primi giorni della singolarissima esposizione, la gente si è mostrata interessata ed incuriosita. Come forse molti sanno, queste sciarpe di seta sono davvero uniche e speciali. Hanno un design inconfondibile: riproduce dettagli di immagini di manifesti pubblicitari strappati e “segni” che Roberto Alborghetti ha catturato in giro per il mondo per il progetto “Lacer/azioni”. Così, dopo avere trasformato “le immagini della carta-spazzatura” in oggetti d’arte (le scene astratte sono state trasferite su tela, tessuti, litografie, alluminio…) sono state prodotte tre sciarpe di seta con l’aiuto e la collaborazione del noto designer tessile Bruno Boggia, che lavora per i più famosi stilisti di moda internazionali.

Su queste sciarpe, molto apprezzate a livello internazionale, la blogger americana Marina Chetner ha scritto che sono “la prossima grande tendenza della moda”. Un’altra artista e blogger americana, Meredith Deerheart, ha pubblicato un lungo articolo sulle tre sciarpe, decantandone i colori traslucidi, “pezzi originali di moda, un regalo perfetto”. Un’altra blogger di moda, Debra Kolkka, australiana ha definito l’arte di Roberto Alborghetti “sorprendente e unica”.  

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Sciarpa di seta. # 1: “Stati d’animo condivisi”

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Sciarpa di seta # 2: “Nine Eleven, New York 2001”

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Sciarpa di seta # 3: “Vento di maggio, scompigliami i capelli”

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Sciarpe in pura seta / Limited Edition/ Crepe de Chine 

Creato da Roberto Alborghetti per il Progetto “Lacer/azioni” in collaborazione con Bruno Boggia (Como, Italia)