SIENA: UN “CANTIERE DI RICERCA” PER CONOSCERE COME “RINASCE” UN ANTICO AFFRESCO


8. Montesiepi Prospetto CEN

 

L’allestimento al Santa Maria della Scala (Siena) del cantiere di restauro di alcune opere di Ambrogio Lorenzetti rappresenta un’occasione unica di conoscenza della pittura dell’artista da parte del pubblico, ma è anche un ideale “cantiere di ricerca” per gli studiosi del settore. Accanto ai restauratori, è stato infatti istituito un gruppo di lavoro formato da giovani studiosi di storia dell’arte medievale dell’Università di Siena, coordinati dai curatori scientifici del progetto su Ambrogio Lorenzetti.

Il gruppo di lavoro ha il compito di studiare le opere di Ambrogio Lorenzetti da molteplici punti di vista (linguaggio figurativo, iconografia, committenza, ricostruzione di contesti perduti, conservazione delle opere, loro fortuna storiografica, periodizzazione dell’attività dell’artista, ecc.) e, al termine del lavoro di ricerca, redigerà i testi del catalogo scientifico che accompagnerà la mostra programmata per il 2017.

Tutti i sabati, alle ore 10.30, dal 12 marzo al 25 giugno 2016 il Santa Maria della Scala intende offrire ai visitatori l’opportunità di incontrare i restauratori degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti che illustreranno al pubblico i risultati del lavoro in corso e lo accompagneranno nella visita al cantiere alla scoperta delle opere.

“L’incontro tenutosi il 5 marzo ha dato esiti tali da incoraggiare a rendere fisso l’appuntamento con il Piacere della scoperta. Le reazioni del pubblico – commenta il direttore del Santa Maria della Scala Daniele Pitteri – confermano che progetti come quello legato ad Ambrogio Lorenzetti sono in totale sintonia con la nostra ferma volontà di lavorare per il rilancio del Santa Maria della Scala”. Gli eventi sono promossi dal Santa Maria della Scala con l’organizzazione di Opera – Civita Group.

Per informazioni e prenotazioni 0577/286300 oppure ambrogiolorenzettisms@operalaboratori.com dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00.

 

SCHEDA TECNICA

Il Piacere della scoperta. Dentro il cantiere con gli studiosi e i restauratori di Lorenzetti

Tutti i sabati dal 5 marzo al 25 giugno 2016; lunedì 28 marzo e lunedì 25 aprile

Ore 10,30                                                                                                                                                               Santa Maria della Scala  – Siena

Ingresso                                             € 10,00

Residenti a Siena e

bambini fino a 11 anni di età      €    5,00

 

LIBRO-NOVITA’ DI ROBERTO ALBORGHETTI: INDAGINE SU S.ALESSANDRO, MARTIRE E SOLDATO CHE ISPIRO’ ARTISTI, SCRITTORI E I CAVALIERI TEMPLARI


 

  

GUEST WRITER: STEFANO ALBERTI

E’ una vera e propria indagine su Sant’Alessandro la nuova pubblicazione che Editrice Velar ha dedicato al martire patrono di Bergamo. Pubblicato come 413° titolo della cosiddetta “collana blu”, il testo è stato curato da Roberto Alborghetti rispettando lo stile ed il carattere divulgativo della popolarissima serie che presenta biografie di santi e beati di tutte le epoche. Come in una sorta di inchiesta giornalistica, Alborghetti ha ricostruito il contesto storico in cui si colloca la vicenda di Alessandro, verificando fonti e documenti, districandosi tra ciò che è racconto leggendario e oggettiva realtà storica.

Evidenziando come la storia del patrono di Bergamo continui  ad affascinare e a suscitare domande, l’autore si è posto una serie di interrogativi di partenza: perché la devozione del protomartire bergamasco ha superato i secoli? Perché è passata indenne tra mutamenti e rivoluzioni che hanno interessato anche la stessa realtà ecclesiale? Perché è rimasta sempre “dentro” il cuore di una terra? Perché è perfino entrata nella considerazione di popoli e civiltà europee, dai Longobardi ai Carolingi? Perché ha motivato e coinvolto tanti autori, ricercatori ed artisti? Perché si è estesa anche fuori i confini di Bergamo, lambendo il Meridione d’Italia: a Pescolanciano (Molise) è punto di riferimento per un casato dalle ascendenze templari; a Melfi (Basilicata), suggestiva città normanna, anch’essa cinta di mura, Sant’Alessandro è venerato come patrono.

L’importanza e la particolarità della pubblicazione – stampata in una speciale edizione dalla Velar – sono state sottolineate nella prefazione del Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi che, tra l’altro, così scrive: “L’agilità “completa” di questo lavoro ha saputo raccogliere, sintetizzare, far trasparire il molto materiale che nei secoli si è raccolto e quasi stratificato intorno alla vicenda del nostro Patrono. Chi non voglia sbrigativamente sbarazzarsi con l’aggettivo “leggendario” del “personaggio Alessandro”, così fortemente attestato nei documenti notarili, negli scritti, nell’ iconografia, nella devozione della gente di Bergamo, trova nel lavoro di Roberto Alborghetti una suasiva e coinvolgente pista per ulteriori indagini.”

“La seconda qualità dell’agile lavoro di Alborghetti – così continua il Vescovo Beschi – la trovo proprio in quel suo saperci proporre il “filo d’oro” della continuità storica: quante ipotesi su Alessandro e la sua vicenda lungo la storia! Alborghetti riesce con l’onestà e la chiarezza della sua esposizione a offrircene ancora i buoni frutti, rispettando il dovere della ricerca, la varietà delle ipotesi, i sinceri tentativi di analizzare ogni tessera del mosaico. La terza qualità del lavoro agile di Roberto Alborghetti sta, a mio avviso, nel restituire al lettore che giunge rapidamente alla conclusione dello scritto la sensazione di aver incontrato il martire Alessandro. Non si giunge alla fine del racconto carichi di informazioni erudite su qualcuno che sia ormai ridotto ad un’idea, ad uno sbiadito affresco sempre più slavato dal tempo. Alessandro si imprime invece nella mente come un giovane coraggioso e maturo, intelligente e concreto, con un progetto di vita fatto di fedeltà, di fortezza, di coraggio, di dedizione alla propria terra, di amicizia verso quanti condividono il suo ideale di giovane soldato”.

La pubblicazione, curata graficamente da Punto e Linea di Gorle –  presenta un ampio apparato di immagini – oltre 120 – che illustrano il tributo che artisti di varie epoche hanno offerto alla costruzione della singolare e sorprendente iconografia del santo martire patrono di Bergamo.

 

Roberto Alborghetti, Sant’Alessandro, Martire e Patrono della terra di Bergamo, Prefazione di Francesco Beschi vescovo di Bergamo, Editrice Velar, 2014, pagine 72, Euro 5. http://www.velar.it

 

 

COLORI AL CASTELLO: ECCO LE “SCENE” CREATE DAGLI STUDENTI DELL’ICS VIALE LIGURIA DI ROZZANO (MILANO)…


ECCO UNA PRIMA ONDATA DEI DISEGNI DEGLI STUDENTI DELLA SECONDARIA DELL’ICS DI VIALE LIGURIA, ROZZANO, MILANO; DOCENTE DANIELA SACCAGGI , DIRIGENTE DANILA PINARDI.

SONO STATI CREATI PER L’INIZIATIVA “OH CHE BEL CASTELLO!” PROMOSSA DAL CASTELLO DI MALPAGA (BG). PROSSIMAMENTE ALTRE FOTO-GALLERIE DEDICATE AI BELLISSIMI LAVORI PERVENUTI A QUESTA GARA. 

Leggi la pagina speciale sull’iniziativa:

https://okayscuola.wordpress.com/oh-che-bel-castello-il-bando/

SORPRESE D’ITALIA: A BITONTO (BARI) UN SOGGIORNO “DA NOBILI” NEL PALAZZO DOVE PASSAVA L’ANTICA VIA APPIA


 

Volete vivere un soggiorno da…nobili, in un’antica dimora che sorge sulla “Regina Viarum”, la cosiddetta “regina delle vie”, come era ed è chiamata la Via Appia Antica? Ebbene, allora, se siete a Bitonto (Bari) non va persa l’opportunità di visitare un luogo incantevole e suggestivo, che definire “bed & breakfast” è riduttivo. Si tratta, appunto, del Palazzo Antica Via Appia. Sorge nel cuore del centro storico di Bitonto. E le sue fondamenta sono allocate proprio su un tratto dell’antica Via che collegava strategicamente Roma a Brindisi: parte della pavimentazione è peraltro visibile e praticabile e costituisce una vera e propria attrattiva archeologica del palazzo bitontino.

La via Appia, da cui prende il nome la dimora, attraversava Bitonto da ovest ad est passando per la Porta Robustina. Il Palazzo fu costruito su questa strada nel 1843 su antiche mura medievali. Palazzo Antica Via Appia, nel trovarsi appunto nel centro antico della città di Bitonto, è a pochi passi dalla imponente cattedrale del XII secolo, e di fronte ad un altro dei tanti complessi architettonici di pregio,  il Convento delle Vergini.

SEGNALATO DA OKAY!

SEGNALATO DA OKAY!

La posizione è strategica e consente di raggiungere facilmente tutti i centri di maggiore attrazione turistica e culturale della città: Galleria Nazionale della Puglia “G. e R. De Vanna”, Galleria di Arte Contemporanea allestita nel Torrione Angioino, Teatro “T. Traetta”, Museo Archeologico “De Palo-Ungaro” e tante chiese e monumenti storici.

Trasformato in lussuoso ed incantevole B&B (Bed & Breakfast), arredato con mobili antichi e tessuti pregiati, l’antico palazzo è un vero museo a disposizione del visitatore, che può ammirare dipinti, libri antichi, oggetti, reperti e documenti storici. Insomma, un’accogliente,  raffinata ed importante casa in stile ottocentesco, in cui sono l’ospitalità, la cortesia, l’atmosfera familiare si integrano e fondono con la professionali del padrone di casa.

Il Palazzo Antica via Appia dispone di tre eleganti camere e tre junior suite. Al piano terra della dimora si trovano le sale Vincenzo Bellezza, Pasquale La Rotella, Tommaso Traetta, Antonio Planelli, Nicola Logroscino e la Sala dell’Armonia.In queste sale, troviamo tanti libri antichi, riviste, collezioni di oggetti d’arte, strumenti musicali, spartiti e dischi in vinile. Caratteristiche le volte a botte e a crociera e le solide mura in pietra. Nei sotterranei della struttura, un tempo adibiti a cantine, come detto, si possono vedere le tracce dell’antica Via Appia Traiana. Gli ambienti oggi ospitano una suggestiva mostra permanente di abiti femminili e maschili di fine ’800 inizi ’900.

Il Primo Piano ha camere da letto ampie ed elegantemente arredate. Tappezzerie e volte affrescate ricordano il vissuto del luogo. L’ambiente è signorile, i dettagli preziosi, i colori intensi e brillanti nei toni del blu, verde e giallo, qui si trovano le Junior suite Conte Sylos e Conte Gentile e la Mansarda Conte Regna che si affaccia sul campanile del vicino convento delle Vergini, unica camera con volta in legno e travi al vivo.

La Sala colazione, la cucina e le Sale conversazione Conte Rogadeo e Marchese Acquaviva completano questo piano. Il Secondo Piano del Palazzo è avvolto nella particolare luce dei colori avorio, pesca, oro e rosso. Lo stile elegante e vagamente provenzale rende le stanze briose e molto romantiche. In questo piano la Junior suite Francesco Speranza e le due camere standard Francesco Spinelli e Saverio Raimondi uguali nell’arredamento e nelle tappezzerie, l’accogliente Sala conversazione Carlo Rosa, cucina e sala colazione. Da qui si accede al Roof Garden con la sua splendida veduta panoramica sulla città.

L’ospitalità di Palazzo Antica via Appia non è solo legata al B&B, la dimora offre molteplici opportunità a chi abbia l’esigenza di dover disporre di un luogo elegante e prestigioso per la programmazione e realizzazione di eventi: conferenze, seminari, incontri con autori, mostre, reading, workshop, set foto-cinematografico, sfilate di moda.

È possibile riservare le sale del Palazzo per riunioni con servizio brunch, prenotare tour culturali e visite guidate della città, nonché ricevere tutte le informazioni sugli eventi in programma durante il soggiorno. Insomma, un luogo da vedere e visitare. E le quote per vivere “un soggiorno da nobile” sono davvero contenute, se considerato il contesto generale.

C’è un sito dedicato: www.palazzoanticaviappia.it  ; email: info@palazzoanticaviappia.it

Telefono e fax: 080 3717327.

IL “MUSEO DEL FUTURO” E’ A S.GIMIGNANO (SIENA): ARRIVA “ARTGLASS”, L’ARTE CON GLI…OCCHIALI


Il museo come un film in 3D? No, è molto di più. Si chiamano ARtGlass e sono occhiali speciali che permettono di scoprire in maniera assolutamente inedita l’opera d’arte, grazie alla fusione di reale e virtuale.Parte da San Gimignano (Siena) un progetto sperimentale, in anteprima assoluta, che consente di attivare un’esperienza di “realtà aumentata” tramite tecnologia “indossabile” all’interno del percorso “Palazzo Comunale, Pinacoteca, Torre Grossa”.

Grazie a un peculiare mix di video-storytelling e animazioni tridimensionali, applicate a tre cicli di affreschi conservati nel Museo Civico di San Gimignano, sarà possibile compiere un viaggio virtuale nel Medioevo, navigando nei racconti dipinti da Lippo Memmi nella Sua Maestà, Azzo di Masetto, nel celebre ciclo cavalleresco e Memmo di Filippuccio, nelle scene dedicate agli inganni dell’amore della Camera del Podestà.

Indossando gli ARtGlass, come un normale paio di occhiali, gli affreschi acquisiranno tridimensionalità e mostreranno particolari inediti, grazie al racconto di due guide speciali.

Sono, infatti, Marco Valenti, professore associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università degli Studi di Siena e Dario Ceppatelli, archeologo, collaboratore del Laboratorio di Informatica Applicata all’Archeologia Medievale dell’Università di Siena, a interpretare in costumi d’epoca e a far rivivere il pittore Lippo Memmi e l’armigero di palazzo. Grazie alla loro “presenza”, visibile da chi indosserà gli ARtGlass, il visitatore entrerà in una macchina del tempo in cui divertimento e rispetto per i contenuti scientifici permetteranno un’esperienza davvero inedita.

Il progetto ARtGlass a San Gimignano è stato realizzato da Comune di San Gimignano, Fondazione Musei Senesi, Opera – Gruppo Civita in collaborazione con ARtGlass, Capitale Cultura ed è a cura di Luigi Di Corato, Direttore Generale di Fondazione Musei Senesi, che dichiara: “La sperimentazione avviata oggi a San Gimignano è un vero e proprio cantiere che ci aiuta ad immaginare il museo del futuro, grazie anche un vero e proprio sistema di soluzioni digitali integrate, che valorizzano contenuti divulgativi e tecnologie complementari tra loro. Siamo particolarmente orgogliosi del metodo di lavoro che ci ha portati a questa prima installazione, che ci ha visto operare fianco a fianco, nella creazione dei contenuti, con operatori privati come Opera – Gruppo Civita, concessionario dei servizi aggiuntivi del Museo e ARt Glass, start up innovativa italiana, totalmente focalizzata sulla realtà aumentata per i Beni Culturali”.

Al Museo Civico di San Gimignano la tecnologia rende ancora più efficace il rapporto tra visitatore e l’opera d’arte – afferma Albino Ruberti, Presidente di Opera – Gruppo Civita a tal punto che lo spettatore diventa interlocutore in un dialogo visibile. Il progetto è ambizioso e siamo consapevoli di poter offrire al grande pubblico questa esperienza di valorizzazione che si è resa possibile attraverso il lavoro di chi, come noi, fa dei beni culturali un impegno non solo professionale”

Le tecnologie oggi disponibili a livello commerciale, cioè acquistabili dal pubblico, sono poche, hanno ancora enormi spazi di miglioramento e si evolvono in maniera rapidissima – aggiunge Antonio Scuderi, Amministratore Delegato di ARt Glass – Proprio per questa ragione abbiamo deciso di lanciare la prima sperimentazione italiana in un museo di altissimo livello come quello di San Gimignano e con contenuti molto sfidanti. Siamo convinti che solo il contatto diretto col pubblico possa consentire a questa tecnologia di arrivare a livelli ottimali”.

E per arricchire la visita ai Musei Civici di San Gimignano, dopo la app Museo SanGi già disponibile su App Store ora completamente aggiornata, è nata anche una audio-video guida articolata in due parti: una prima sezione dedicata al Palazzo Comunale ed una seconda dedicata agli ambienti del Museo Archeologico, della Spezieria di Santa Fina e della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada.

Attraverso una navigazione crossmediale, consente di ascoltare tracce audio recitate da attori professionisti, di apprezzare video ad altissima risoluzione, scorrere gallerie di immagini, e, non ultimo, leggere testi approfonditi, che guidano il visitatore all’interno del patrimonio artistico custodito a San Gimignano, rivelando anche curiosità e aneddoti della sua storia. Tutti i contenuti sono disponibili in cinque lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco) e visualizzabili sui tablet SAMSUNG Galaxy Tab 3, da 7″ distribuiti presso il bookshop del museo.

L’audio-video guida è realizzata da Comune di San Gimignano, Fondazione Musei Senesi, Opera – Gruppo Civita. Il software è sviluppato da C&T Crossmedia srl.

Informazioni:
www.sangimignanomusei.it

prenotazioni@sangimignanomusei.it

call center info e booking 0577/286300

FRANCESCO, LA PRIMA GRANDE BIOGRAFIA ILLUSTRATA SU PAPA BERGOGLIO – IL VIDEOCLIP


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Trailer dedicato alla pubblicazione di FRANCESCO,

la prima grande biografia illustrata

(e storicamente documentata) su Papa J.M.Bergoglio.

Autore della pubblicazione: Roberto Alborghetti;

Prefazione: Card. Giovanni Battista Re.

Disponibile in una doppia edizione:

2 volumi+cofanetto, volume unico.

Grande formato, 264 pagine, 340 immagini.

Edizioni Velar-Elledici.

Novembre 2013.

Un grande evento editoriale.

FRANCESCO di Roberto Alborghetti, Ed. Velar-Elledici - Copia (2)

MASSACRO DI CEFALONIA: DOPO 70 ANNI UN PO’ DI GIUSTIZIA E’ FATTA: ERGASTOLO PER IL NAZISTA STORK… INDAGINE SU UNA TRAGEDIA SENZA FINE


Venerdi 18 ottobre 2013 il Tribunale militare di Roma ha condannato all’ergastolo in contumacia l’ex soldato nazista Alfred Stork, che faceva parte del plotone di esecuzione che nel 1943 uccise gli ufficiali italiani che erano a capo della Divisione Acqui. C’è da dire che la confessione dell’ex nazista – che all’epoca aveva 20 anni e ora ne ha 90 – è stata considerata inutilizzabile (perchè raccolta senza il difensore), ma nei suoi confronti sono state considerate valide e determinanti le testimonianze dei familiari delle vittime, che hanno inchiodato Stork alla sua responsabilità. Dopo 70 anni dal massacro di migliaia di soldati italiani – rei solo di essersi rifiutati di cedere le armi ai nazisti a seguito dell’armistizio di Badoglio – un militare è stato ritenuto responsabile. Tutti i maggiori responsabili di quell’orrendo massacro (sono stati ammazzati, trucidati e passati per le armi tra i 7 e i 9 mila cittadini italiani) non hanno subito la benchè minima conseguenza penale. Uno scandalo immenso, che fa violenza alla memoria di tanti italiani barbaramente massacrati. Ora, dopo 70 anni, un po’ di giustizia è fatta. Finalmente.     

Una foto storica: Battista Alborghetti (il primo nella foto a sinistra)insieme a cinque commilitoni a  Cefalonia, nel 1943 prima della strage.

Una foto storica: Battista Alborghetti (il primo nella foto a sinistra)insieme a cinque commilitoni a Cefalonia, nel 1943 prima della strage.

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roberto alborghetti

mio padre

nell’inferno di

cefalonia

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la memoria di un superstite

un massacro impunito

i silenzi e le omertà di stato

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Battista Alborghetti, classe 1923, nativo di Ambivere (Bergamo), a diciannove anni è mandato a combattere con la Divisione “Acqui” sull’isola greca di Cefalonia. Qui, settant’anni fa, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi pretendono la resa dalle truppe italiane. I nostri soldati rifiutano di cedere le armi e compiono – sono le parole del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi – “il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo”.

I comandi militari tedeschi – dietro un ordine impartito da Hitler – si macchiano di “una delle azioni più arbitrarie e disonorevoli nella lunga storia del combattimento armato”, come è stato affermato nel Processo di Norimberga per i crimini nazisti. A Cefalonia e Corfù avviene un eccidio di dimensioni spaventose: circa 10 mila i soldati italiani fucilati, massacrati, affondati in mare, bruciati dai militari della Wehrmacht. Se ne salveranno poco più di mille, tra i quali Battista Alborghetti.

Il figlio Roberto, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, mette il proprio lavoro di cronista al servizio della memoria di suo padre e ne racconta, nell’inchiesta qui sotto riportata, la vicenda di sopravvissuto. E’ un viaggio nelle pieghe dei ricordi, negli abissi di un massacro impunito e in quelle scelte nefaste che per decenni – complici i silenzi e le omertà di Stato –  hanno nascosto negli “armadi della vergogna” della Procura militare di Roma l’olocausto di migliaia di giovani italiani. 

Pubblichiamo il primo capitolo di questo libro-testimonianza, già adottato come testo in diverse scuole. 

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 1

Cefalonia.

E’ una parola che mi ha inseguito fin da bambino. Me ne parlava spesso mio padre, come se ne può parlare ad un piccolo. Racconti un po’ vaghi, forse con qualche sfumatura avventurosa, tanto per carpire l’attenzione di un pargolo, che comunque desiderava sapere e conoscere, cosa avesse mai fatto suo padre, a Cefalonia.

Capivo però che quella parola era scomoda, collegata ad un luogo dell’infelicità umana. Qualcosa che sfuggiva alla mente di un bimbo, perché parlare di guerra, battaglie e scontri armati era come riferirsi ad una dimensione lontana, staccata dalla realtà quotidiana, come lo erano le immagini diffuse dalla televisione o viste sullo schermo di un cinematografo.

Man mano crescevo negli anni, i contorni ed i significati di quel termine – Cefalonia – si andarono via via precisando, parallelamente al progressivo passaggio nell’età nella quale le cose si fanno (o dovrebbero farsi) chiare.

Mio padre me ne parlava, un po’ vagamente, ad essere sincero, in coincidenza delle  ricorrenze patriottiche nazionali. Innanzitutto quando cadeva il 25 aprile, giornata della Liberazione. Era un modo per dire: “Io c’ero”. Ma anche il 4 novembre, la “Giornata della Vittoria”, la fine della Grande Guerra, che aveva visto suo padre Giovanni, nonché mio nonno, combattere al fronte, meritandosi l’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto. E me ne parlava anche quando si recava a partecipare ai periodici raduni dell’Associazione Nazionale Divisione “Acqui”.

Fu al ritorno da uno di questi appuntamenti che mio padre sfilò dalla tasca un opuscolo bianco, su cui spiccava una sorta di freccia: la riproduzione di una mostrina militare, di colore  giallo con  una banda centrale nera che terminava in una stelletta. Era una pubblicazione dedicata all’inaugurazione a Verona, il 23 ottobre 1966, del Monumento ai Caduti della “Acqui”. Mi incuriosì e volli sfogliarlo subito. Non trovai, tra quelle pagine, il resoconto di quanto avvenne a Cefalonia dopo l’8 settembre del ’43. Era, più che altro, una fotocronaca della cerimonia veronese, alla quale aveva partecipato l’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro. Vi erano riportati saluti ed interventi, per la verità un po’ ostici da capire per un ragazzo che a scuola pur riusciva bene nella lingua italiana…

Io volevo avere notizie, fatti, resoconti. Invece, vi trovavo discorsi molto alti, celebrativi, pure roboanti, che andavano sicuramente bene nella circostanza per cui erano stati pensati, ma non per chi, giovanissimo lettore come me, voleva la narrazione di vicende, che tutti definivano “eroiche”, “gesti supremi”, “offerta di generosità”, “sacrificio indomito”, “mirabile olocausto”. Però, nella seconda parte di quell’opuscoletto – che conservo tuttora – era riportato il discorso ufficiale di padre Luigi Ghilardini, cappellano militare a Cefalonia tra i soldati della “Acqui”. E tra le righe cominciai ad intravedere e percepire la trama tragica e complessa di quelle giornate, il clima drammatico dopo l’armistizio dell’8 settembre, la scelta – difficile, sofferta, combattuta – di non cedere le armi ai tedeschi, gli alleati che un dispaccio dal governo di Roma aveva trasformato in nemici. E poi, quella decisione – di resistere militarmente e di difendere la propria libertà – presa dal generale Antonio Gandin dopo una consultazione dei reparti militari: una procedura inusuale, al di là degli usi e delle convenzioni delle forze armate, che non ha precedenti nella storia militare contemporanea. E infine gli “abissi dell’aberrazione umana”: il massacro, il martirio, lo strazio ed il sangue di migliaia di soldati italiani.  

Più tardi, mi venne tra le mani un’altra pubblicazione di padre Ghilardini, “Sull’arma si cade, ma non si cede”: uno squarcio impressionante su quello che è considerato come l’episodio “più terrificante e più glorioso” della seconda guerra mondiale combattuta dagli italiani. Un libro scritto “in presa diretta” da chi  fu tra i testimoni di due anni di odio e di sangue. Un diario crudo della resistenza della Divisione Fanteria da montagna “Acqui” e della Marina e della reazione dei Comandi tedeschi, cui venne dato il seguente ordine: “a Cefalonia non venga fatto alcun prigioniero italiano a causa dell’insolente e proditorio contegno da essi tenuto… Tutti gli italiani che oppongono resistenza siano fucilati durante il combattimento”.      

Cefalonia prese corpo e forma, nella mia mente. Come fosse un fantasma. Uno spettro. Un incubo. Una realtà dell’orrore e della follia degli uomini. Mio padre “visse” Cefalonia. Fu in quell’inferno. Dal novembre 1942 al novembre del 1944. Portava le mostrine della Divisione Acqui, come gli altri 11 mila soldati italiani mandati a presidiare l’isola ionica. Scaraventati contro un tragico destino. Abbandonati e dimenticati, prima, durante e dopo l’8 settembre. Massacrati, feriti, imprigionati e deportati. Una tragedia italiana, accaduta esattamente settant’anni fa. Ma anche una vicenda europea. Una storia di piccoli grandi eroi, che preferirono cadere piuttosto che cedere. Difendendo l’onore, l’appartenenza al popolo italiano, le proprie radici, la propria casa, le proprie famiglie. Difendendo un’idea di Stato e di Patria.

Mio padre Battista, classe di ferro 1923 (è nato il 27 marzo di quell’anno) ha vissuto, ed è sopravvissuto, a Cefalonia. Un superstite quasi per miracolo, visto che più di una volta vide passare davanti a sè la morte. Venne anche ferito. Fu fatto prigioniero e finì pure in isolamento. E da provetto artificiere collaborò nel “sabotare” il progetto dei nazisti di far saltare in aria, letteralmente, Argostoli e dintorni dopo che la Wehrmacht aveva deciso di lasciare l’isola. E’ la prima volta che ne scrivo. E l’unico imbarazzo che provo, nel farlo, è che ciò mi costringe ad occuparmi di un fatto personale e familiare. Non ho mai raccontato la Cefalonia di mio padre. Ma avrei rischiato di pentirmene se, prima a poi,  non avessi affidato a dei fogli di carta, le vicende di una storia che mi appartiene. E che ci appartiene, come italiani, come europei.

Anche la storia di mio padre, come quella dei suoi compagni di armi, può servire ad illuminare una vicenda sulla quale, per decenni, piombò una cappa di silenzio. Quei morti, quei massacri, davano fastidio. Come l’eroismo di quegli umili. Come la loro capacità di scegliere. Come la loro libertà di lottare. Al di là ed oltre il fenomeno della Resistenza, che essi di fatto anticiparono in quella sperduta isola greca, come una scelta di libertà e di giustizia, contro tutte le sopraffazioni. Laggiù c’erano 11.600 italiani; altri 4.970 erano di stanza nelle vicine isole di Corfù, Zante ed Itaca. Dopo l’8 settembre 1943, ne vennero trucidati 10.500. Un crimine. Un martirio. Una storia senza fine.

Ho lasciato che mio padre si raccontasse in libertà, senza una scaletta prestabilita. La sua è una narrazione lineare, trasparente, di un soldato il quale, in quei drammatici momenti, non tentava di captare le strategie di una politica militare o governativa, o le coordinate internazionali di un conflitto bellico, o di interpretare chissà quale dinamica nel “confronto con il nemico”, ma si metteva in gioco, con la propria vita, per una scelta e per un sogno di libertà, perché così “doveva essere”. Ho voluto che la sua testimonianza, registrata su nastro, avvenisse alla presenza di mia figlia, Alizée. Un racconto tra nonno e nipote: la trasmissione di un seme di memoria, per non dimenticare. 

                       

 © Copyright Roberto Alborghetti

 Mio padre nell'inferno di Cefalonia

“CONTEMPLAZIONI E LACER/AZIONI”: SCRITTI DI IERI E “SEGNI” DI OGGI…DA VEDERE, LEGGERE E ASCOLTARE


 

Ventisette immagini (Lacer/azioni) di Roberto Alborghetti accompagnano altrettanti pensieri, invocazioni ed aforismi scritti da Tommaso da Olera (1563-1631). “Contemplazioni e Lacer/azioni” – questo il titolo del progetto multimediale, lanciato nella circostanza della Beatificazione del “Fratello del Tirolo”, come era chiamato Tommaso Acerbis – comprende una galleria virtuale (slideshow), un album da sfogliare ed un video, condivisi sui più importanti social networks (WordPress, Facebook, YouTube, Twitter, LinkedIn, Pinterest, Google+) con migliaia di visualizzazioni: solo sulla piattaforma di WordPress gli utenti hanno superato in questi giorni quota  centomila. 

E’ la vasta platea del web, alla quale sono proposti colori e suggestioni visuali che attualizzano, con il linguaggio del “realismo astratto” di Roberto Alborghetti, gli scritti del cuore di un fratello cappuccino mistico e visionario, contemplativo sulle strade d’Europa, grande comunicatore, vissuto oltre 450 anni fa nel segno della rivoluzione di Francesco d’Assisi…

Le composizioni visuali create da Roberto Alborghetti non riproducono dipinti, e nemmeno elaborazioni grafiche realizzate al computer, ma immagini assolutamente realistiche, catturate dalla realtà, come le altre 40.000 che egli ha raccolto in tutti questi anni lungo le strade nel corso della sua ricerca-indagine sui manifesti pubblicitari strappati e decomposti e sui “segni” e sulle “crepe” (cracks) degli ambienti urbani…

Il videoclip, con la recitazione dello speaker Marco Minelli, (Station manager di Radio Kiss Kiss) dalla voce inconfondibile, dà corpo e forza ai pensieri di Tommaso da Olera, proponendosi come un singolare spazio di riflessione e di meditazione diffuso attraverso la multimedialità ed i social networks. 

Scritti di ieri, Immagini di Oggi, un’Esperienza visuale proiettata nel Futuro. Questo è “Contemplazioni e Lacer/azioni”, che porta alla luce il messaggio di solidarietà lasciato lungo le strade d’Europa da un semplice pastore di pecore diventato ambasciatore di bene e di pace. Il Centro Studi “Tommaso Acerbis”, Doriano Bendotti,Marco Daminelli e Marco Marcassoli  hanno collaborato nella realizzazione del progetto.

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DA PASTORE DI PECORE A MESSAGGERO DI PACE: L’INCREDIBILE VITA DI TOMMASO DA OLERA NEL NUOVO LIBRO DI ROBERTO ALBORGHETTI


Tommaso da Olera (1563-1631) nel ritratto eseguito dal pittore Martin Polak o Martino Polacco.

Tommaso da Olera (1563-1631) nel ritratto eseguito dal pittore Martin Polak o Martino Polacco.

di Nicola Rossi

Il 21 settembre 2013 Bergamo accoglierà l’attesa Beatificazione del fratello laico cappuccino Tommaso da Olera.  In vista ed in preparazione di questo evento straordinario, Velar ed Elledici pubblicano – nell’ormai popolarissima “collana blu” – una biografia dedicata all’umile francescano bergamasco, introdotta eccezionalmente dalla presentazione del Cardinale Seán O’Malley, Arcivescovo di Boston, dell’Ordine dei Frati Cappuccini.

Scritta da Roberto Alborghetti e corredata da una ricca documentazione fotografica, con immagini inedite, la biografia ripercorre con linguaggio fresco e moderno,  rigorosamente basato su fonti autentiche, la vita di uno dei personaggi più popolari del Tirolo. La pubblicazione ha visto la collaborazione del Centro Studi “Fra Tommaso Acerbis” (che ha sede ad Olera) e di padre Rodolfo Saltarin (Vice-postulatore nella causa di canonizzazione).       

Nato ad Olera (Alzano Lombardo) nel 1563 e morto ad Innsbruck (Austria) nel 1631, fra Tommaso ha offerto una intensa testimonianza di fede in un’epoca difficile e complessa. Da pastore di pecore a semplice frate questuante, ha conquistato la gente promuovendo il messaggio evangelico di salvezza, di pace e carità. Predicatore, taumaturgo e mistico del Sacro Cuore, seppur illetterato, ha lasciato scritti e meditazioni spirituali di grande modernità e suggestione raccolti nell’opera “Fuoco d’amore”.

Questa biografia, che ha come sottotitolo “Un fuoco d’amore sulle strade d’Europa”, ci aiuta a conoscere un figlio illustre della terra di Bergamo che lo stesso Papa Giovanni XXIII considerava “un santo autentico” ed “un maestro di spirito”. Un testo che – scrive lo stesso Cardinale O’Malley – “ci ispira e ci incoraggia a dedicare tempo a Dio, a trovare Dio nell’ordinarietà delle nostre giornate, a ringraziarlo per il suo amore e la sua misericordia”.

Lavorando sugli scritti di Tommaso da Olera, Roberto Alborghetti ha inoltre dato vita ad un singolare progetto che ha coinvolto la sua attività creativa di “artista visuale”. Una trentina di pensieri e aforismi, scritti tra Cinque e Seicento, hanno suggerito la creazione di altrettante “lacer/azioni”, le singolari immagini che Alborghetti ricava dalla realtà, soprattutto dai manifesti pubblicitari strappati e decomposti e dalle “crepe” (cracks) visibili nell’ambiente urbano e metropolitano.

Ne è nato un suggestivo progetto, “Contemplazioni e Lacer/azioni”, di cui sentiremo ancora parlare…

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Edizioni Velar

Via T.Tasso 10, Gorle (Bg), Tel. 035 6592811

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IL DUOMO DI SIENA SVELA L’INCREDIBILE “PAVIMENTO FIGURATO”: ORA LE VISITE ANCHE FINO A MEZZANOTTE…


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La magnifica Cattedrale di Siena, dopo il successo dell’anno passato che ha visto la partecipazione di oltre trecentocinquantamila visitatori, a partire dal prossimo 18 agosto, corso il Palio dell’Assunta,  fino al 27 ottobre,  “scopre” il suo straordinario pavimento a commesso marmoreo.

Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto  dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli che ogni giorno accedono al sacro tempio per la preghiera  e quindi non totalmente visibile. Si tratta del pavimento “più bello…, grande e magnifico”, che mai fosse stato fatto, secondo la nota definizione del Vasari.

Il pavimento del Duomo è il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. La tecnica utilizzata è quella del graffito e del commesso con  marmi di provenienza locale.  I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi,  oltre che da pittori “forestieri” come  l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

Nelle tre navate l’itinerario si snoda attraverso temi  dell’antichità classica e pagana: la Lupa che allatta Romolo e Remo, l’egiziano Ermete Trismegisto,  le dieci Sibille, i filosofi  Socrate,  Cratete, Aristotele e Seneca. Nel transetto e nel coro si narra invece la storia del popolo ebraico, le vicende della salvezza compiuta e realizzata dalla figura del Cristo, costantemente evocato e mai rappresentato nel pavimento, ma presente sull’altare, verso cui converge l’itinerario artistico e religioso.

Nel periodo della scopertura  si svelerà, allo sguardo dello spettatore, anche la parte disegnata da Domenico Beccafumi che qui  perfezionò la tecnica del commesso marmoreo tanto da ottenere risultati di luci e ombre, assimilabili al chiaro-scuro del disegno. Nell’esagono sotto la cupola sono rappresentate le Storie di Elia e Acab;  nei riquadri vicini all’altare sono raffigurati invece  gli episodi  di Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia e le  Storie di Mosè sul Sinai,  oltre al Sacrificio di Isacco. Si potranno inoltre ammirare da vicino gli affreschi dell’abside e gli angeli in bronzo addossati ai pilastri vicino all’altare di Domenico Beccafumi , uno degli esponenti più rappresentativi  del Manierismo.

Ma il Duomo non finisce di sorprenderci: i visitatori potranno inoltre “deambulare” intorno al coro e all’abside ove si conservano le tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona, eseguite con una tecnica simile a quella del commesso, con legni di diversi colori, raffiguranti vedute urbane, paesaggi e nature morte, costituite da vari oggetti disposti sugli scaffali degli armadi: suppellettili liturgiche, strumenti musicali, poliedri sfaccettati, teschi e clessidre simboli della vanità delle glorie terrene.

Contemporaneamente continua l’apertura straordinaria de “La Porta del Cielo”, i sottotetti della Cattedrale,  in cui per secoli nessuno è potuto accedere, ad eccezione delle maestranze addetti ai lavori. Il percorso verso il ‘cielo’ della Cattedrale comincia da una scala a chiocciola inserita dentro una delle torri terminanti con guglie che fiancheggiano la magnifica facciata del Duomo.

Una volta giunti sopra le volte stellate della navata destra  inizia un itinerario riservato a piccoli gruppi che, accompagnati da un’esperta guida, potranno camminare ‘sopra’ il sacro tempio e ammirare gli interni del Duomo e gli esterni  della città. Attraverso le vetrate dal tamburo della Cupola, si potrà inoltre osservare il pavimento nel suo insieme da una prospettiva diversa rispetto a quella abituale. Dal ballatoio della controfacciata si potrà inoltre godere della vista generale sulle tre navate con le  tarsie raffiguranti i personaggi del mondo antico.

Nel periodo della scopertura, le visite guidate al Pavimento e quelle alla Porta del cielo saranno effettuate non solo in orario consueto, ma anche in notturna. I due percorsi saranno aperti infatti tutti i sabati dal 24 agosto al 26 ottobre 2013, dalle 20 alle 24.

Il visitatore, dopo questa esperienza al Duomo, comprenderà meglio le parole scritte da Cosima, moglie del musicista tedesco Richard Wagner, nel suo diario, alla data 21 agosto 1880: “Arrivo a Siena intorno alle 10.00… visita al Duomo! Richard è commosso fino alle lacrime, dice che è l’impressione più forte che abbia mai ricevuto da un edificio. Vorrei ascoltare il preludio di Parsifal sotto questa cupola! In mezzo a tante preoccupazioni un momento di felicità: aver condiviso con Richard questo rapimento, sentimento di gratitudine verso il mio destino”.

Il nuovo “catalogo” relativo alla scopertura del Pavimento della Cattedrale e alla Porta del cielo, dal titolo Virginis Templum (Siena, Cattedrale, Cripta, Battistero), pubblicato in cinque lingue, guiderà il visitatore all’interno del Complesso monumentale del Duomo. Il libro di Marilena Caciorgna contiene al suo interno un agile “percorso pavimento” graficamente segnato dai motivi ornamentali marmorei bianchi e verde scuro, una “guida” nella “guida”.

Tra i servizi offerti saranno disponibili inoltre visite guidate in cui professionisti del settore, in varie lingue, condurranno i visitatori alla scoperta di questo straordinario capolavoro.

L’iniziativa, fortemente voluta dall’Opera della Metropolitana di Siena, è organizzata da Opera – Civita Group.

INFORMAZIONI

Cattedrale di Siena

18 agosto – 27 ottobre 2013

Orari di apertura

Feriali    10:30 – 19:30

Festivi     9:30 – 18:00

Biglietti

Opa Si Pass all inclusive ticket €12,00

Cattedrale, Pavimento e Libreria Piccolomini  

Intero € 7,00

Riduzione scuole  € 3,00

Riduzione gruppi più di 15 pax  € 5,00

Porta del Cielo più Pavimento e Libreria Piccolomini  € 25,00

Visite guidate: tutti i giorni alle ore 11:00 – 12:00 – 15:30 – 16:30

Aperture notturne: tutti i sabati, su prenotazione, dal 24 agosto al 26 ottobre 2013,

dalle 20 alle 24 sarà possibile effettuare la visita guidata al Pavimento ed alla Porta del Cielo in orario notturno

Multimediaguide su tablet: per una visita guidata individuale

Catalogo del percorso: “Virginis templum”, Livorno, Sillabe 2013, € 18,00