TECNOLOGIA, SOCIAL E RETE : SERATA AD AMBIVERE (BG) SABATO 13 APRILE


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Sabato 13 Aprile 2019, ad Ambivere (Bergamo), presso la Sala Civica del Centro Socio Culturale, in Via Battisti 5, ore 20,45, si terrà un incontro pubblico per i genitori e gli allievi della scuola primaria e secondaria, sul tema: “Tecnologia, rete e utilizzo dei social: vere opportunità o solo rischi? Riflessioni e proposte da condividere”. L’iniziativa è promossa dal Comune di Ambivere con il patrocinio del Comune di Mapello.

Sono previsti gli interventi di : Dott. Silvano Donadoni,Sindaco del Comune di Ambivere; Dott.ssa Alessandra Locatelli, Sindaco del Comune di Mapello; Dott.ssa Stefania Ambrosini, Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Gelpi” di Mapello; Roberto Alborghetti, autore del libro “SOCIAL o DIS-SOCIAL? / Misura il tuo modo di stare (bene) nella rete”, Funtasy editrice; Mons. Daniele Rota, Canonico della Basilica Vaticana di San Pietro e Professore emerito di Letteratura Italiana presso l’Università di Milano e di Bergamo. Nel corso della serata verranno consegnate le Borse di Studio agli studenti meritevoli per i risultati scolastici ottenuti nell’anno scolastico 2017/2018. Possibilità di acquisto del libro “Social o dis-social?” a prezzo speciale.

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UNA PIAZZA-MEMORIALE PER CHIEDERE GIUSTIZIA: L’INIZIATIVA DI UNA PICCOLA COMUNITA’. UN VIDEO DA VEDERE…


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Questo video racconta un umile gesto di pietà compiuto ad Ambivere (una piccola parrocchia della provincia di Bergamo) per onorare gli innocenti uccisi da Israele a Gaza nell’estate 2014. E’ un documentario che parla da sé e racconta come anche i piccoli gesti possono dare forza al processo di cambiamento. E’ una concreta testimonianza di pace, commovente ed efficace, che per intere settimane ha attirato gli sguardi dei passanti; in questi giorni di metà ottobre è ancora visibile: si trova davanti alla chiesa parrocchiale, in via Giovanni XXIII,13, Ambivere, Bg. Non è casuale il fatto che il memoriale – formato da semplici fogli che riportano i nomi delle persone perite nel massacro – sia stato allestito sulla stessa piazza-sagrato dove sorge anche il monumento ai Caduti di tutte le guerre… Memoria di ieri ed immagini che evocano le atrocità di oggi…   

Nel postare il video su YouTube, d.Emanuele Personeni scrive che “questo massacro non va dimenticato. Ma sia chiaro: non basta piangere le vittime quando sono morte, dobbiamo difenderle mentre sono vive e chiedono giustizia. Non basta commuoversi, bisogna muoversi. Alziamo la voce, ora, se non vogliamo perdere la nostra umanità. Un grazie speciale ai giornalisti di NENA-NEWS dal cui sito abbiamo attinto i dati anagrafici degli uccisi di Gaza”.


Per maggiori informazioni:
http://www.iabbok.com e http://www.bocchescucite.org

Un' immagine della piazza-memoriale realizzata ad Ambivere (Bg).

Un’ immagine della piazza-memoriale realizzata ad Ambivere (Bg).

MASSACRO DI CEFALONIA: DOPO 70 ANNI UN PO’ DI GIUSTIZIA E’ FATTA: ERGASTOLO PER IL NAZISTA STORK… INDAGINE SU UNA TRAGEDIA SENZA FINE


Venerdi 18 ottobre 2013 il Tribunale militare di Roma ha condannato all’ergastolo in contumacia l’ex soldato nazista Alfred Stork, che faceva parte del plotone di esecuzione che nel 1943 uccise gli ufficiali italiani che erano a capo della Divisione Acqui. C’è da dire che la confessione dell’ex nazista – che all’epoca aveva 20 anni e ora ne ha 90 – è stata considerata inutilizzabile (perchè raccolta senza il difensore), ma nei suoi confronti sono state considerate valide e determinanti le testimonianze dei familiari delle vittime, che hanno inchiodato Stork alla sua responsabilità. Dopo 70 anni dal massacro di migliaia di soldati italiani – rei solo di essersi rifiutati di cedere le armi ai nazisti a seguito dell’armistizio di Badoglio – un militare è stato ritenuto responsabile. Tutti i maggiori responsabili di quell’orrendo massacro (sono stati ammazzati, trucidati e passati per le armi tra i 7 e i 9 mila cittadini italiani) non hanno subito la benchè minima conseguenza penale. Uno scandalo immenso, che fa violenza alla memoria di tanti italiani barbaramente massacrati. Ora, dopo 70 anni, un po’ di giustizia è fatta. Finalmente.     

Una foto storica: Battista Alborghetti (il primo nella foto a sinistra)insieme a cinque commilitoni a  Cefalonia, nel 1943 prima della strage.

Una foto storica: Battista Alborghetti (il primo nella foto a sinistra)insieme a cinque commilitoni a Cefalonia, nel 1943 prima della strage.

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roberto alborghetti

mio padre

nell’inferno di

cefalonia

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la memoria di un superstite

un massacro impunito

i silenzi e le omertà di stato

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Battista Alborghetti, classe 1923, nativo di Ambivere (Bergamo), a diciannove anni è mandato a combattere con la Divisione “Acqui” sull’isola greca di Cefalonia. Qui, settant’anni fa, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi pretendono la resa dalle truppe italiane. I nostri soldati rifiutano di cedere le armi e compiono – sono le parole del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi – “il primo atto della Resistenza, di un’Italia libera dal fascismo”.

I comandi militari tedeschi – dietro un ordine impartito da Hitler – si macchiano di “una delle azioni più arbitrarie e disonorevoli nella lunga storia del combattimento armato”, come è stato affermato nel Processo di Norimberga per i crimini nazisti. A Cefalonia e Corfù avviene un eccidio di dimensioni spaventose: circa 10 mila i soldati italiani fucilati, massacrati, affondati in mare, bruciati dai militari della Wehrmacht. Se ne salveranno poco più di mille, tra i quali Battista Alborghetti.

Il figlio Roberto, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, mette il proprio lavoro di cronista al servizio della memoria di suo padre e ne racconta, nell’inchiesta qui sotto riportata, la vicenda di sopravvissuto. E’ un viaggio nelle pieghe dei ricordi, negli abissi di un massacro impunito e in quelle scelte nefaste che per decenni – complici i silenzi e le omertà di Stato –  hanno nascosto negli “armadi della vergogna” della Procura militare di Roma l’olocausto di migliaia di giovani italiani. 

Pubblichiamo il primo capitolo di questo libro-testimonianza, già adottato come testo in diverse scuole. 

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Cefalonia.

E’ una parola che mi ha inseguito fin da bambino. Me ne parlava spesso mio padre, come se ne può parlare ad un piccolo. Racconti un po’ vaghi, forse con qualche sfumatura avventurosa, tanto per carpire l’attenzione di un pargolo, che comunque desiderava sapere e conoscere, cosa avesse mai fatto suo padre, a Cefalonia.

Capivo però che quella parola era scomoda, collegata ad un luogo dell’infelicità umana. Qualcosa che sfuggiva alla mente di un bimbo, perché parlare di guerra, battaglie e scontri armati era come riferirsi ad una dimensione lontana, staccata dalla realtà quotidiana, come lo erano le immagini diffuse dalla televisione o viste sullo schermo di un cinematografo.

Man mano crescevo negli anni, i contorni ed i significati di quel termine – Cefalonia – si andarono via via precisando, parallelamente al progressivo passaggio nell’età nella quale le cose si fanno (o dovrebbero farsi) chiare.

Mio padre me ne parlava, un po’ vagamente, ad essere sincero, in coincidenza delle  ricorrenze patriottiche nazionali. Innanzitutto quando cadeva il 25 aprile, giornata della Liberazione. Era un modo per dire: “Io c’ero”. Ma anche il 4 novembre, la “Giornata della Vittoria”, la fine della Grande Guerra, che aveva visto suo padre Giovanni, nonché mio nonno, combattere al fronte, meritandosi l’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto. E me ne parlava anche quando si recava a partecipare ai periodici raduni dell’Associazione Nazionale Divisione “Acqui”.

Fu al ritorno da uno di questi appuntamenti che mio padre sfilò dalla tasca un opuscolo bianco, su cui spiccava una sorta di freccia: la riproduzione di una mostrina militare, di colore  giallo con  una banda centrale nera che terminava in una stelletta. Era una pubblicazione dedicata all’inaugurazione a Verona, il 23 ottobre 1966, del Monumento ai Caduti della “Acqui”. Mi incuriosì e volli sfogliarlo subito. Non trovai, tra quelle pagine, il resoconto di quanto avvenne a Cefalonia dopo l’8 settembre del ’43. Era, più che altro, una fotocronaca della cerimonia veronese, alla quale aveva partecipato l’allora Presidente del Consiglio Aldo Moro. Vi erano riportati saluti ed interventi, per la verità un po’ ostici da capire per un ragazzo che a scuola pur riusciva bene nella lingua italiana…

Io volevo avere notizie, fatti, resoconti. Invece, vi trovavo discorsi molto alti, celebrativi, pure roboanti, che andavano sicuramente bene nella circostanza per cui erano stati pensati, ma non per chi, giovanissimo lettore come me, voleva la narrazione di vicende, che tutti definivano “eroiche”, “gesti supremi”, “offerta di generosità”, “sacrificio indomito”, “mirabile olocausto”. Però, nella seconda parte di quell’opuscoletto – che conservo tuttora – era riportato il discorso ufficiale di padre Luigi Ghilardini, cappellano militare a Cefalonia tra i soldati della “Acqui”. E tra le righe cominciai ad intravedere e percepire la trama tragica e complessa di quelle giornate, il clima drammatico dopo l’armistizio dell’8 settembre, la scelta – difficile, sofferta, combattuta – di non cedere le armi ai tedeschi, gli alleati che un dispaccio dal governo di Roma aveva trasformato in nemici. E poi, quella decisione – di resistere militarmente e di difendere la propria libertà – presa dal generale Antonio Gandin dopo una consultazione dei reparti militari: una procedura inusuale, al di là degli usi e delle convenzioni delle forze armate, che non ha precedenti nella storia militare contemporanea. E infine gli “abissi dell’aberrazione umana”: il massacro, il martirio, lo strazio ed il sangue di migliaia di soldati italiani.  

Più tardi, mi venne tra le mani un’altra pubblicazione di padre Ghilardini, “Sull’arma si cade, ma non si cede”: uno squarcio impressionante su quello che è considerato come l’episodio “più terrificante e più glorioso” della seconda guerra mondiale combattuta dagli italiani. Un libro scritto “in presa diretta” da chi  fu tra i testimoni di due anni di odio e di sangue. Un diario crudo della resistenza della Divisione Fanteria da montagna “Acqui” e della Marina e della reazione dei Comandi tedeschi, cui venne dato il seguente ordine: “a Cefalonia non venga fatto alcun prigioniero italiano a causa dell’insolente e proditorio contegno da essi tenuto… Tutti gli italiani che oppongono resistenza siano fucilati durante il combattimento”.      

Cefalonia prese corpo e forma, nella mia mente. Come fosse un fantasma. Uno spettro. Un incubo. Una realtà dell’orrore e della follia degli uomini. Mio padre “visse” Cefalonia. Fu in quell’inferno. Dal novembre 1942 al novembre del 1944. Portava le mostrine della Divisione Acqui, come gli altri 11 mila soldati italiani mandati a presidiare l’isola ionica. Scaraventati contro un tragico destino. Abbandonati e dimenticati, prima, durante e dopo l’8 settembre. Massacrati, feriti, imprigionati e deportati. Una tragedia italiana, accaduta esattamente settant’anni fa. Ma anche una vicenda europea. Una storia di piccoli grandi eroi, che preferirono cadere piuttosto che cedere. Difendendo l’onore, l’appartenenza al popolo italiano, le proprie radici, la propria casa, le proprie famiglie. Difendendo un’idea di Stato e di Patria.

Mio padre Battista, classe di ferro 1923 (è nato il 27 marzo di quell’anno) ha vissuto, ed è sopravvissuto, a Cefalonia. Un superstite quasi per miracolo, visto che più di una volta vide passare davanti a sè la morte. Venne anche ferito. Fu fatto prigioniero e finì pure in isolamento. E da provetto artificiere collaborò nel “sabotare” il progetto dei nazisti di far saltare in aria, letteralmente, Argostoli e dintorni dopo che la Wehrmacht aveva deciso di lasciare l’isola. E’ la prima volta che ne scrivo. E l’unico imbarazzo che provo, nel farlo, è che ciò mi costringe ad occuparmi di un fatto personale e familiare. Non ho mai raccontato la Cefalonia di mio padre. Ma avrei rischiato di pentirmene se, prima a poi,  non avessi affidato a dei fogli di carta, le vicende di una storia che mi appartiene. E che ci appartiene, come italiani, come europei.

Anche la storia di mio padre, come quella dei suoi compagni di armi, può servire ad illuminare una vicenda sulla quale, per decenni, piombò una cappa di silenzio. Quei morti, quei massacri, davano fastidio. Come l’eroismo di quegli umili. Come la loro capacità di scegliere. Come la loro libertà di lottare. Al di là ed oltre il fenomeno della Resistenza, che essi di fatto anticiparono in quella sperduta isola greca, come una scelta di libertà e di giustizia, contro tutte le sopraffazioni. Laggiù c’erano 11.600 italiani; altri 4.970 erano di stanza nelle vicine isole di Corfù, Zante ed Itaca. Dopo l’8 settembre 1943, ne vennero trucidati 10.500. Un crimine. Un martirio. Una storia senza fine.

Ho lasciato che mio padre si raccontasse in libertà, senza una scaletta prestabilita. La sua è una narrazione lineare, trasparente, di un soldato il quale, in quei drammatici momenti, non tentava di captare le strategie di una politica militare o governativa, o le coordinate internazionali di un conflitto bellico, o di interpretare chissà quale dinamica nel “confronto con il nemico”, ma si metteva in gioco, con la propria vita, per una scelta e per un sogno di libertà, perché così “doveva essere”. Ho voluto che la sua testimonianza, registrata su nastro, avvenisse alla presenza di mia figlia, Alizée. Un racconto tra nonno e nipote: la trasmissione di un seme di memoria, per non dimenticare. 

                       

 © Copyright Roberto Alborghetti

 Mio padre nell'inferno di Cefalonia

“GUSTAMBIVERE”: SERATA-EVENTO CON DEGUSTAZIONI DEI LOCALI STORICI, MUSICA D’IRLANDA E LE “LACER/AZIONI”


 GUSTAMBIVERE 2013

Serata-evento, con eccellenze gastronomiche, buona musica ed anche uno speciale assaggio di “Lacer/azioni”. Accadrà ad Ambivere (Bergamo), con l’iniziativa “GustAmbivere”, domenica 14 luglio, con inizio alle ore 18,30, presso l’antica piazzetta Gasparini, nel cuore storico di Ambivere, località in provincia di Bergamo, già documentata in atti notarili risalenti all’anno 923.

In un ambiente suggestivo, tra le antiche mura, i tre Locali Storici di Ambivere, tra i più antichi della provincia, appronteranno degli speciali menù. L’iniziativa – promossa per il secondo anno consecutivo dal Comune di Ambivere in collaborazione con il Distretto del Commercio Ville e Torri dell’Isola e dall’associazione “Il Ponte di stelle” – vedrà ai fornelli gli chefs ed i barmen dei tre Locali Storici, ossia: Antica Osteria dei Camelì (fondata nel 1856), Trattoria Visconti (fondata nel 1932) e Caffè del Fiola (fondato nel 1887). Tre locali segnalati nelle varie guide di settore e riconosciuti con delibera regionale, un vanto per una piccola comunità.   

La serata vedrà anche una sorta di “assaggio” artistico con la mostra di “Lacer/azioni”, i “visuals”di Roberto Alborghetti  sui “segni” dei manifesti pubblicitari strappati e decomposti, già al centro di esposizioni a livello nazionale ed internazionale. Inoltre, musica, colori e profumi della terra d’Irlanda con la presenza del gruppo “Fuich Irish Music”. L’evento darà modo anche di apprezzare i vini del territorio di Sant’Egidio-Azienda Agricola di Fontanella di Sotto il Monte. La serata ha uno scopo di solidarietà a sostegno dei progetti di cooperazione per la missione di padre Pierino Limonta, originario di Ambivere, da decenni in servizio nel Madagascar (Africa).   

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SCARICA IL FLYER ED IL POSTER DELL’EVENTO:

GUSTAMBIVERE 2013 Flyer

GUSTAMBIVERE 2013 Poster

AMICI DI ZAMPA: FOTOGALLERY DELLE PREMIAZIONI A PARMA, GROMLONGO ED AMBIVERE


Ecco una fotogallery sulle premiazioni avvenute in questi giorni a Parma, Gromlongo ed Ambivere per la gara “Amici di zampa” promossa su Okay!da Sony.

SCUOLE VINCITRICI

SCUOLA DELL’INFANZIA GIOVANNI XXII, GROMLONGO DI PALAZZAGO, BG

SCUOLA PRIMARIA, AMBIVERE, BG

SCUOLA SECONDARIA 1° SCUOLA PER L’EUROPA, PARMA

Le tre scuole vincitrici hanno ricevuto in dono  bellissimi premi:un lettore DVD Blue Ray più 20 DVD del catalogo Sony Pictures HE.

Alle menzioni speciali verrà inviata una selezione speciale di DVD da guardare tutti insieme in classe!

MENZIONI SPECIALI

SCUOLA PRIMARIA “RODARI”, SERIATE (BG)

PLESSO SCUOLA PRIMARIA D’AOSTA, BARI-PALESE (BA)

SCUOLA DELL’INFANZIA BUONARROTI, SERIATE (BG)

SCUOLA DELL’INFANZIA “SACRO CUORE”, CASALE MONFERRATO (AL)

ECCO I VINCITORI DELLA GRANDE GARA “AMICI DI ZAMPA” PROMOSSA DA SONY


 

Si è svolta in questi giorni la riunione della Giuria che ha avuto il difficile compito di selezionare i vincitori della gara che ha visto una grande partecipazione da parte delle scuole di tutta Italia.  Il tema degli animali, la loro tutela e salvaguardia, hanno stimolato insegnanti e ragazzi che hanno inviato lavori di grande creatività, non è stato facile stabilire i vincitori e per questo si sono volute assegnare anche delle Menzioni Speciali.

SCUOLE VINCITRICI

SCUOLA DELL’INFANZIA “GIOVANNI XXIII”

PALAZZAGO (BG)

SCUOLA PRIMARIA

AMBIVERE (BG)

SCUOLA PER L’EUROPA

CICLO SECONDARIO SEZIONE ITALIANA, PARMA

MENZIONI SPECIALI

SCUOLA PRIMARIA “RODARI”, SERIATE (BG)

PLESSO SCUOLA PRIMARIA D’AOSTA

BARI-PALESE (BA)

SCUOLA DELL’INFANZIA BUONARROTI

SERIATE (BG)

SCUOLA DELL’INFANZIA “SACRO CUORE”

CASALE MONFERRATO (AL)

Le tre scuole vincitrici saranno contattate per organizzare la consegna dei bellissimi premi:un lettore DVD Blue Ray più 20 DVD del catalogo Sony Pictures HE.

Alle menzioni speciali verrà inviata una selezione speciale di DVD da guardare tutti insieme in classe!

GIORNATA DELLA MEMORIA: CEFALONIA, QUELL’OLOCAUSTO ITALIANO A LUNGO DIMENTICATO


Sabato 28 gennaio, nell’ambito delle iniziative per la Giornata della Memoria, il Comune di Ambivere (Bergamo) dedica una serata speciale (ore 20.45, Centro Sociale) ad un proprio concittadino, Battista Alborghetti, superstite del massacro di Cefalonia (1943). Battista è stato recentemente insignito, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della “Medaglia d’Onore” istituita per i cittadini italiani, civili e militari, deportati ed internati nei lager nazisti; Battista venne imprigionato e segregato nel lager di Argostoli (Cefalonia, Grecia).

https://okayscuola.wordpress.com/2013/10/20/massacro-di-cefalonia-dopo-70-anni-un-po-di-giustizia-e-fatta-rileggiamo-alcuni-ricordi-dallinferno-di-quei-giorni/