FIRENZE: ECCO I NUOVI CAPOLAVORI DELLA GALLERIA DELL’ACCADEMIA


Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, è lieta d’inaugurare il ricco programma di eventi organizzati dal Museo nel 2019 con l’esposizione Nuove Acquisizioni 2016-2018. La mostra, visibile dal 22 gennaio al 5 maggio 2019, presenta alcuni capolavori che sono confluiti nelle collezioni permanenti del Museo grazie all’impegno di diversi Enti, sapientemente coordinati dal Direttore, che ha ideato e curato anche il progetto espositivo.

L’obiettivo della mostra è di far comprendere al grande pubblico come la Galleria dell’Accademia di Firenze, universalmente nota per la sua imponente collezione, è incessantemente impegnata, non solo nell’attività di conservazione, ma anche a incrementare il proprio patrimonio artistico. Con l’esposizione Nuove Acquisizioni, è possibile riscontrare come questo intenso lavoro si è svolto su più fronti e direzioni seguendo percorsi diversi: quattro frammenti di una pala d’altare sono stati acquistati dalla Galleria sul mercato antiquario; una scultura di Lorenzo Bartolini è giunta grazie a una generosa donazione; due tavole sono state affidate alla Galleria dopo la confisca per opera del Nucleo Patrimonio dei Carabinieri; quattro dipinti, infine, assegnati alla Galleria, provengono dai depositi della Certosa di Firenze.

Una piccola grande mostra – afferma il direttore Cecilie Hollberg – che mi riempie d’orgoglio poiché mi permette di presentare opere acquistate, restaurate, salvate da sicura dispersione e restituite al patrimonio Statale. I frammenti di alcune opere sono entrati nelle collezioni museali snaturate dal loro contesto, grazie alla loro musealizzazione, comunque, riusciamo a garantirne la conservazione, anche se, purtroppo, non sempre siamo in grado di ritrovare tutte le parti presenti in origine. L’esposizione mette in luce, soprattutto, il capillare lavoro che è stato necessario per far confluire in Galleria questi capolavori. Ho deciso inoltre di non pubblicare un Catalogo della Mostra ma di ritardare l’uscita del Terzo Volume del Catalogo Scientifico delle Collezioni del Museo (il Tardo Gotico) per includere anche le opere acquisite negli ultimi tre anni. Mi fa piacere comunicare che abbiamo seguito con successo la politica della Direzione Generale Musei del Mibac che  invoglia  ad  ampliare le collezioni.

 Le opere in mostra.

Durante la Trentesima Biennale Nazionale di Firenze del 2017 sono stati identificati due frammenti di un laterale di una pala d’altare di Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa-1424 circa) che era stata smembrata e dispersa nell’Ottocento. In modo fortuito e subito dopo l’acquisto delle due tavole sono state rintracciate, presso un antiquario fiorentino, due semilunette che sono state riconosciute come le parti cuspidali dei pannelli appena comprati.  La Galleria dell’Accademia ha deciso, quindi, di acquistare anche i due pezzi, aggiudicandosi – con un’incredibile tempestività – tutti e quattro i frammenti al costo complessivo di quattrocentosettantamila euro.

Un investimento importante che si è potuto realizzare grazie ai fondi ordinari della Galleria dell’Accademia e che ha permesso di recuperare, per il patrimonio dello Stato, parti di un’opera molto importante del Tardo Gotico italiano. Nei due sportelli sono raffigurati rispettivamente Giovanni Battista con Nicola di Bari e Antonio abate con Giuliano mentre nelle due semilunette l’Angelo annunziante e la Vergine annunziata.

Quattro opere, assegnate nel 2016 al Museo, provengono da un deposito situato presso la Certosa di Firenze. Si tratta di un’Incoronazione della Vergine e angeli di Mariotto di Nardo; di una SS. Trinità del Maestro del 1419; di una Madonna col Bambino in trono fra angeli del Maestro del 1416 e di una Madonna col Bambino e santi di Bicci di Lorenzo. A causa di una cattiva condizione di conservazione, l’Incoronazione di Mariotto di Nardo e la SS. Trinità del Maestro del 1419, sono stati anche recuperati nei loro valori pittorici dopo un accurato lavoro di restauro.

Le strepitose opere a fondo oro come I due santi di Niccolò di Pietro Gerini e la Madonna dell’Umiltà del Maestro della Cappella Bracciolini, sono state affidate alla Galleria dopo la brillante confisca da parte del Reparto Operativo del Comando Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Le due tavole risultavano ancora a Firenze nel 2003 quando furono esportate illecitamente in Svizzera. Le indagini, avviate nel 2006 dal Reparto Operativo TPC del Comando Carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di individuare un gruppo di professionisti italiani e un antiquario londinese specializzati nell’esportazione illecita di beni culturali. Grazie alla collaborazione con l’Autorità Giudiziaria Svizzera è stato possibile sequestrare le opere e rimpatriarle in Italia nel 2009. Con la conclusione del procedimento di annessione al Patrimonio dello Stato nel 2018, le opere sono state affidate alla Galleria dell’Accademia di Firenze in virtù del fatto che la sua collezione di fondi oro è una delle più rinomate e importanti a livello internazionale in particolare per i settori del tardo Trecento e del Tardogotico.

La prima delle due opere raffigura i santi Girolamo e Giuliano ed è riconducibile a Niccolò di Pietro Gerini, pittore attivo a Firenze tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. La seconda opera è una tavola devozionale privata e rappresenta la Madonna dell’Umiltà celeste (1400 circa). L’opera è sicuramente attribuibile al Maestro della Cappella Bracciolini, ignoto pittore attivo dal 1385-90 al 1420 circa a Pistoia e provincia noto alla critica per il ciclo di affreschi con Storie della Vergine eseguiti nell’omonima cappella della chiesa di San Francesco a Pistoia.

Conclude la preziosa esposizione il bellissimo busto del drammaturgo Giovan Battista Niccolini (1782-1861) di Lorenzo Bartolini. La scultura era esposta durante l’ultima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze ed è stata generosamente acquistata e donata al Museo dall’Associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze subito dopo la sua fondazione. La storia dell’opera è avvolta da mistero, essa, infatti, non era presente nello studio dello scultore durante la redazione dell’inventario redatto al momento della sua morte ma compare, pochi anni dopo a Firenze, in occasione dell’Esposizione Italiana agraria, industriale e artistica del 1861. Dato per perduto, il busto è riapparso sul mercato antiquario dopo oltre un secolo e mezzo e, grazie alla generosa donazione, potrà essere esposto definitivamente insieme al suo modello in gesso, già custodito nel Museo. Il modello in gesso e l’esecuzione in marmo differiscono solo per dimensione, rappresentano il Niccolini con un’espressione intensa e con i capelli finemente modellati che ricadono sulla fronte. Molto probabilmente l’opera è stata eseguita nel 1827, l’anno in cui il letterato pisano portava in scena, presso il teatro del Cocomero di Firenze (oggi Teatro Niccolini), l’opera Antonio Foscarini.

Una novità voluta dal Direttore Cecilie Hollberg dall’inizio del 2019 è, infine, l’abolizione dell’aumento del prezzo del biglietto durante le Mostre. Il visitatore potrà pertanto visitare sia la Collezione Permanente sia l’Esposizione Temporanea senza variazione del regolare costo d’ingresso al Museo.

FIRENZE: AGLI “UFFIZI” LA NUOVA (SPLENDIDA) SALA DEDICATA A LEONARDO DA VINCI


Sala 35 -Nuova sal di leonardo 4 (800x601)Sala 35 - Nuova sala di Leonardo 1immagine durante l'allestimento1 (800x601)Fig. 1

Dopo il riallestimento delle opere di Caravaggio e del ‘600, a febbraio, e della sala di Michelangelo e Raffaello, dello scorso mese, ieri è stata inaugurata agli Uffizi quella dedicata a Leonardo da Vinci. Era il 1504 e a Firenze giunge Raffaello Sanzio, giovanissimo, ma già eccelso, secondo il racconto vasariano richiamato dalla fama dei cartoni di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, quelli preparati in vista della decorazione della Sala Grande di Palazzo Vecchio con la Battaglia di Anghiari e la Battaglia di Cascina. Si era dunque, in quel momento, davanti ad una concentrazione di geni assoluti, quale mai più si verificherà nella storia della città.

Leonardo era tornato nel 1503, dopo un’assenza ventennale in cui era stato al servizio di Ludovico il Moro a Milano. Ma a Firenze aveva cominciato i suoi studi, presso la bottega del Verrocchio e proprio le opere della sua giovinezza, dai primi passi autonomi nel mondo dell’arte al momento della partenza, sono custodite agli Uffizi.

Sarà ora possibile ammirarle nella nuova collocazione, nella sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi, in omaggio ad un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria. Infatti adesso la Sala di Leonardo precede quella dedicata, appunto, a Michelangelo e Raffaello. I tre dipinti in essa ospitati furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca. Le opere sono state inserite, come è stato fatto negli ultimi allestimenti delle sale di Caravaggio e del ‘600 e di Michelangelo e Raffaello, in teche che garantiscono una situazione microclimatica ottimale, riducendo al minimo l’impatto del calore e dell’umidità prodotti dall’ingente flusso turistico. Inoltre le teche sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce, a tutto vantaggio dei visitatori che potranno ammirare le opere senza l’interposizione di barriere apparenti.

Entrando a sinistra è il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio: l’opera testimonia sia le divisioni dei compiti all’interno delle botteghe, sia il salto stilistico e tecnico tra il maestro e l’allievo. Leonardo, infatti, per le parti da lui eseguite si avvalse della pittura a olio, molto più adatta ad ottenere gli effetti di sfumato per cui diventerà poi celebre. Al solo Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, tanto sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi abbandonò per sempre la pittura.

Sulla parete di fronte è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto, con un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli. Sullo sfondo, un paesaggio di mare e montagne in cui la simbologia mariana si traduce in una prova tra le più alte dell’artista sulla resa atmosferica dei “lontani”.

Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano, nel 1482. Restaurata recentemente dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti, la pala è come una grandissima pagina di appunti, con alcuni brani più avanzati, altri appena accennati, tanto che guardandola pare quasi di partecipare al processo creativo di Leonardo stesso. Questo miracolo di immedesimazione sarà ora possibile per tutti i visitatori, che possono fermarsi a inseguire con gli occhi, sulla superficie, la ricchezza di idee, dettagli, episodi.

“Il nuovo allestimento – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – non solo è studiato per permettere un tipo di visita lenta, meditata, in cui il visitatore può confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane, ma rende anche giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere dell’artista immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino. Essa fa parte di una serie di cambiamenti messi in atto per adeguare gli Uffizi alle necessità di comprensione del pubblico e ai primari principi educativi cui il museo è improntato”.

Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente delle associazioni Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi afferma con legittimo orgoglio: “Questa nuova sala segna il culmine nella storia della nostra associazione. Per gli Amici degli Uffizi aver potuto collaborare al restauro del capolavoro di Leonardo da Vinci e al riallestimento della sala, insieme ai Friends, è stata un’esperienza ricca di grandi emozioni e di scoperte. Non sempre dei donatori privati possono avere il privilegio di accedere ad imprese così stimolanti, accanto ad opere d’arte di tale rilievo e importanza. Siamo quindi fieri di aver condiviso un traguardo così prestigioso con la nostra Galleria e di aver realizzato quello che è il massimo desiderio di ogni mecenate”.

 

FIRENZE: TUTTO IL PROGRAMMA DELLE MOSTRE 2017 PRESSO LE GALLERIE DEGLI UFFIZI


Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi Inv. 1890 N.1594

Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi
Inv. 1890 N.1594

 

Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo. Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.

Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri. Solo un breve cenno, per ora, a un’altra mostra di grande rilievo, che verrà annunciata in separata sede nelle prossime settimane: essa avrà luogo a Palazzo Pitti in occasione dell’edizione estiva di Pitti Uomo e sarà dunque un evento spettacolare legato alla moda e al costume, organizzato in collaborazione con Pitti Immagine.

 

Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

a cura di Daniela Parenti

Uffizi, Sala del Camino

7 marzo – 30 aprile 2017

 

Plautilla Nelli . Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola

a cura di Fausta Navarro

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

9 marzo – 4 giugno 2017

 

Maria Lassnig: Woman Power

a cura di Wolfang Drechsler

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini

25 marzo – 25 giugno 2017

 

Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare

a cura di Gabriele Barucca

Uffizi, Aula Magliabechiana

28 marzo – 30 luglio 2017

 

Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

28 marzo – 24 settembre 2017

 

Giuliano da Sangallo. Disegni dagli Uffizi

a cura di Dario Donetti, Marzia Faietti, Sabine Frommel

Uffizi, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino

16 maggio – 20 agosto 2017

 

Omaggio al Granduca: i piatti d’argento per la festa di San Giovanni

a cura di Rita Balleri, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

24 giugno – 5 novembre 2017

 

Helidon Xhixha : in Ordine Sparso

a cura di Diego Giolitti, Eike Schmidt

Giardino di Boboli

27 giugno – 29 ottobre 2017

 

Gli Uffizi e il territorio: bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi per due grandi complessi monastici

a cura di Alessandra Griffo, Matilde Simari

Uffizi, Sala del Camino

5 settembre – 15 ottobre 2017

 

I nipoti del re di Spagna: il ritratto di Federico e Maria Anna di Lorena di Anton Raphael Mengs a Pitti

a cura di Matteo Ceriana

Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie

18 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Il rinascimento giapponese: la natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

In occasione del 150o anniversario dell’Amicizia tra Italia e Giappone

a cura di Rossella Menegazzo

Uffizi, Aula Magliabechiana

26 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Lucas Cranach, i ritratti di Lutero dalla collezione medicea

In occasione del cinquecentenario della riforma luterana

a cura di Francesca de Luca

Uffizi, Sala del Camino

30 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Ejzenštejn: la rivoluzione delle immagini

In occasione del centenario della Grande rivoluzione socialista in Russia

a cura di Marzia Faietti, Gianluca Farinelli, Pierluca Nardoni ed Eike Schmidt

Uffizi, Sala Edoardo Detti

7 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

In occasione del quattrocentenario della nascita di Leopoldo de’ Medici

a cura di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018

 

PRESENTATO IL NUOVO LIBRO DI R.ALBORGHETTI SU S.GRATA: UN VIAGGIO NELLA STORIA MILLENARIA NEL CUORE DI BERGAMO ALTA


 

Foto: PAOLO SANDINI

Guest writer: STEFANO ALBERTI

 

Nonostante la pioggia battente, tanta gente è convenuta, venerdi 16 settembre, nel millenario Monastero di S.Grata, per la presentazione del 500° libro della “Collana Blu” di Velar-Elledici: “Santa Grata e il suo Monastero in Bergamo Alta”, di Roberto Alborghetti… Anche la stessa presentazione è stato un viaggio affascinante lungo la storia di un luogo unico, scrigno d’arte nel cuore della Bergamo Antica. E, grazie alla collaborazione delle Monache Benedettine, una bella opportunità per ammirare un tempio d’arte che non è sempre aperto al pubblico. Ed è scoccato subito un applauso quando, prima dell’intervento dell’autore, le luci si sono accese rivelando tutto lo splendore del tempio sacro, che custodisce le reliquie di Grata e opere d’arte di grandi artisti del Cinque-Seicento.

E così, le porte della chiesa dell’antico Monastero benedettino si sono eccezionalmente aperte al pubblico nella circostanza di un evento editoriale che ha inteso sottolineare anche il singolare traguardo editoriale dei 500 titoli pubblicati da Velar ed Elledici nell’ormai popolarissima serie divulgativa incentrata sulle biografie di santi, beati e testimoni della cristianità di tutte le epoche. All’evento erano presenti Walter e Oscar Serra, titolari dell’Editrice Velar. Walter Serra ha sottolineato le peculiarità di una collana unica nel suo genere, che di anno in anno ha raccolto eccezionali livelli di diffusione.

Roberto Alborghetti ha poi condotto il pubblico attraverso un percorso affascinante, costruito sulle parole e sui numeri, coinvolgendo i presenti come raramente accade durante le (spesso) noiose presentazioni dei libri. E così, minuto dopo minuto, ecco raccontate le tappe e i momenti principali delle vicende di Santa Grata, che si legano intimamente a quelle di Alessandro, soldato e vessillifero della Legione Tebea, martirizzato a Bergamo tra il 287 e il 305. E così, storie e fatti del passato, sconosciute ai più, sono state riscoperte e narrate nel loro significato odierno. Non è mancato un momento raro, se non unico: nel corso della presentazione, Roberto Alborghetti ha invitato suor Teresa a mostrare al pubblico il gioiello d’arte del “legendario” scritto nel secolo XIII da Pinamonte da Brembate.

Introdotto dalla prefazione del vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, il testo di Roberto Alborghetti fa luce su una figura ancora per gran parte “sconosciuta”, Grata, anche se già al centro di una interessante documentazione storica firmata da autori e cronisti medioevali come Mosè del Brolo e Pinamonte da Brembate.  Infatti, è proprio l’antico e straordinario “Legendario”  redatto a Bergamo nel Duecento da padre Pinamonte  – domenicano, biblista, giurisperito, fondatore del Consorzio della Misericordia Maggiore (l’attuale Mia) – ad  essere al centro della pubblicazione, che si prefigura come una sorta di  “inchiesta giornalistica” su colei che è ritenuta la prima santa della Chiesa di Bergamo.

Così scrive tra l’altro nella prefazione il vescovo Francesco Beschi: “Ho letto con molto interesse – oserei dire con avidità – la pubblicazione preparata da Roberto Alborghetti su Santa Grata. Che cosa si potrà dire – mi ero chiesto – sulla santa che conosciamo nelle “passiones” di Alessandro come garbata e schiva presenza accanto al martire, attenta alla sua sepoltura ma desiderosa poi di scomparire?…  Ho scorso pagina dopo pagina l’opera di Alborghetti. Ne ho certo ammirato quella che con termine forse desueto ma certo appropriato e significativo si chiama “erudizione”. Il nome di Mosè del Brolo e il titolo della sua opera “Liber pergaminus”, il nome del domenicano padre Pinamonte da Brembate con la sua “Legenda Sanctae Gratae” aiutano il lettore a conoscere e ad immettersi nello spessore ricco e sconosciuto ai più dei primi due secoli dopo il mille, anche per quanto riguarda la vita culturale e cristiana di Bergamo…”.

All’incontro sono intervenuti, tra gli altri, anche don Fabio Zucchelli (parroco della Cattedrale di Bergamo) e don Gilberto Sessantini (priore della basilica di Santa Maria Maggiore).

*

R.Alborghetti, Santa Grata e il suo Monastero in Bergamo Alta, Prefazione di Francesco Beschi, Vescovo di Bergamo, Editrice Velar – Elledici, 2016, pagine 48, Euro 4, Collana Blu, Coordinamento editoriale di Oscar Serra, www.velar.it ; www.elledici.it

CARAVAGGIO TORNA ALLA REGGIA DI MONZA, CON INGRESSO GRATUITO


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Torna Caravaggio alla Reggia di Monza. Dal 16 marzo al 17 aprile è esposta al pubblico la Flagellazione di Cristo, uno degli esiti più importanti della produzione napoletana del Caravaggio, proveniente dal Museo di Capodimonte dove dimora dal 1972. Appartenente al patrimonio del Fondo degli Edifici di Culto, l’olio su tela, che misura 286 × 213 cm, è inscritto nel progetto inaugurato lo scorso anno con il San Francesco in meditazione, volto a mostrare gratuitamente al pubblico della Reggia un’opera di elevato pregio ogni anno nel periodo pasquale.
Il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e “il Cittadino di Monza e Brianza” offrono al pubblico, anche per il 2016, la visione di un capolavoro del patrimonio storico-artistico italiano. La Flagellazione di Cristo del Caravaggio, commissionata per la cappella della famiglia De Franchis nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, è oggi conservata nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. La tela, di formato 286 x 213 cm, è tra i tesori principali delle collezioni napoletane di Stato, e parte del Patrimonio del Fondo Edifici di Culto, la cui origine risale alla soppressione delle corporazioni religiose avvenute con le leggi eversive nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito delle quali i beni mobili ed immobili di proprietà dell’asse ecclesiastico sono stati in gran parte acquisiti dallo Stato Italiano. Le opere sono amministrate dal Ministero dell’Interno attraverso la Direzione centrale per l’amministrazione del Fondo Edifici Culto, il cui fine istituzionale è la conservazione e dalla valorizzazione dei beni di proprietà. Il dipinto sarà esposto nella splendida cornice del Salone delle Feste, all’interno della Villa Reale.
L’iniziativa si avvale della collaborazione del Museo di Capodimonte e FEC – Fondo Edifici di Culto, con il patrocinio di MiBACT, Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Comune di Milano, Comune di Monza. È realizzata con il contributo di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Camera di Commercio di Monza e Brianza, Fondazione Cariplo, e con il sostegno dei main sponsor FIDIM, DESA, Navarragestioni, Nuova Villa Reale, Chanteclair, Urban Vision, oltre che degli sponsor Gi Group, Reale Mutua, a2a S.p.a., Unicredit, Cultura Domani, Up and Go. Con la partecipazione tecnica di Agenzia Yes, Frigerio Viaggi, Reggiani, Montenovi, CREDA, Emmesse, Le cucine di Villa Reale, Makno.

INFORMAZIONI
http://www.reggiadimonza.it
Consorzio della Reggia di Monza
T: 039 3946 4213
il Cittadino di Monza
T: 039 2169 511

Mostra a cura di Andrea Dusio e Sylvain Bellenger
Coordinamento generale: Lorenzo Lamperti e Samuele Sanvito
Reggia di Monza
Primo Piano Nobile, Salone delle Feste
Orari:
da martedì a domenica ore 10 – 19;
venerdì ore 10 – 22;
lunedì chiuso (aperto Lunedì 28 marzo)

INGRESSO LIBERO CON BIGLIETTO OMAGGIO
DA RITIRARE IN BIGLIETTERIA
(chiusura biglietteria 1 ora prima)
Per prenotazioni gruppi scolastici: http://www.creda.it

“LA PRINCIPESSA, IL FUOCO E IL CASTELLO”: LA FAVOLA DELL’ABITO VULCANO A SOLI 0,99 EURO NELLE LIBRERIE ONLINE


 the PRINCESS COVER

“La Principessa , il Fuoco e il Castello”  è un fantastico nuovo e-book disponibile dal 1° dicembre 2015 nelle librerie online a soli 0,99 Euro. Creata da Roberto Alborghetti e Mitrani Yarden, l’iniziativa editoriale presenta una favola moderna con 40 bellissime foto, 80 pagine , uno stile grafico sorprendente che offre un grande spettacolo di arte, moda e bellezza ! Un regalo per le prossime feste natalizie e di Capodanno 2016. La storia è ambientata nella suggestiva Rocca Aldobrandesca – una fortezza del XIII secolo che si trova a Piancastagnaio, sul Monte Amiata ( Siena, Toscana) – con la partecipazione della fotomodella e attrice Ginevra Bertolani. Non perdetevi questo grande evento che sostiene il Progetto “Hopes” ( Arte per rendere il mondo un posto migliore ) . Dal 1 ° dicembre 2015, nelle librerie online, a soli 0,99 Euro. Edizioni Marna, con testo in Inglese e in Italiano. Si ringrazia per la collaborazione:  Comune di Piancastagnaio con il sindaco Luigi Vagaggini,  Osa Onlus, Nicola Cirocco, Patrizia Sapri, Natalia Scalacci and Free Style (Makeup and Hairstyle).

 

ONLINE BOOKSTORES: SOME LINKS

9 am

http://www.9am.it/sito/Catalog/Language0/Default.aspx?template=ebookDettaglio.html&ck=WRWIORYWPY&F=Codice&V=%279788866700883%27

 

Hoepli

http://www.hoepli.it/ebook/the-princess-the-fire-and-the-castle/9788866700883.html

 

Excalibooks

http://www.excalibooks.com/Ebook/I/Alborghetti_Roberto_Yarden_Mitrani/The_princess_the_fire_and_the_castle/9788866700883

 

Ultimabooks  

http://store.streetlib.com/the-princess-the-fire-and-the-castle

 

Net-ebook – Mediaworld    

http://www.net-ebook.it/ebooks/162985/The-princess-the-fire-and-the-castle.aspx

 

TIM Reading    

http://www.timreading.it/home.php/ebook-the-princess-the-fire-and-the-castle-alborghetti-roberto-mitrani-yarden-marna-9788866700883.html

 

Libreria Universitaria  

http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788866700883/autore-alborghetti-roberto/the-princess-the-fire-and-the-castle-e-book.htm

 

Sanpaolostore  

http://www.sanpaolostore.it/the-princess-the-fire-and-the-castle-roberto-alborghetti-9788866700883.aspx

 

Ebookstore Unità    

http://ebook.unita.it/catalog/product/view/id/191998/

FIRENZE, FORTE DI BELVEDERE: IN MOSTRA CENTO OPERE DELLO SCULTORE ANTONY GORMLEY


 Forte Belvedere Firenze Forte Belvedere 2

 

Firenze ospita le opere di Antony Gormley, uno dei più apprezzati scultori viventi.  La mostra dal titolo Human, segue i grandi successi delle esposizioni di Zhang Huan  che ha accompagnato la riapertura del Forte di Belvedere nel 2013 e di Giuseppe Penone nel 2014.  Curata da  Sergio Risaliti e  Arabella Natalini, Human vede riunite più di cento opere di Gormley nelle sale interne della palazzina, sui bastioni, sulle scalinate e le terrazze, occupando ogni lato della fortezza cinquecentesca con le sue straordinarie viste sulla città e le colline circostanti.

Tra le opere in mostra l’importante  installazione Critical Mass, un “anti-monumento che evoca tutte le vittime del XX secolo”.  L’opera è stata ideata originariamente nel 1995, per un vecchio deposito di tram a Vienna, ed era anche, per l’artista, un modo di “attivare l’intero edificio e farne un punto di riflessione su un momento buio della storia della Germania”. Collocata sulla terrazza inferiore del Forte di Belvedere, Critical Mass, acquisisce un nuovo significato nel confronto con la città rinascimentale, la storia dell’umanesimo e la continua e onnipresente relazione tra denaro e potere politico e militare. Gormley afferma: “Sul terrazzo più basso del Forte le 12 figure sono installate in senso lineare e progressivo dalla posizione fetale a quella assunta  per osservare le stelle richiamando l’ “ascesa dell’uomo”. All’estremo opposto del terrazzo più basso si trova un ammasso confuso degli stessi corpi. Qui oggetti industriali in ferro sembrano abbandonati, ognuno dieci volte la densità relativa di un corpo umano vivente, riflettono la zona d’ombra che inevitabilmente accompagna ogni concetto del progresso umano, mettendo lo spettatore davanti ad un’immagine evocativa del conflitto del secolo scorso.  Questa dialettica tra desiderio e abiezione  è la tensione che sottende in modo capillare tutta la mostra”.

Le figure più naturalistiche di Critical Mass, derivate da modelli presi direttamente dal corpo dell’artista, sono in dialogo con le recenti opere conosciute come Blockworks, che restituiscono l’anatomia umana attraverso volumi architettonici mentre ogni scultura è posizionata per entrare in risonanza con la struttura del Forte.

Come afferma l’artista: “Il Forte è un esemplare straordinario di trasformazione: una collina naturale trasformata in manufatto da Ferdinando de’ Medici. Per lungo tempo è stato associato all’arte contemporanea, spesso usato come contesto monumentale per opere monumentali. Piuttosto che inserire altre opere il cui intento è di misurarsi con la spazialità del luogo, ho scelto di esporre opere a misura d’uomo che permettano alla forma e alla sostanza di questa notevole costruzione di esprimersi …”.  E ancora: “[…] HUMAN fa aprire il Forte di Belvedere attraverso l’agopuntura scultorea: le opere sono dislocate in modo diffuso e capillare al fine di catalizzare le masse interiori, le costrizioni ed il panorama che si gode da questo luogo. Nel trovare i luoghi adatti a creare questi confronti e allusioni, a creare ostacoli ed occasioni per fermare i visitatori nel loro peregrinare, cerco di incoraggiarli a ripensarsi e di ripensare il modo in cui si misurano con gli spazi che hanno intorno”.

La grande esposizione che vede la ridefinizione della figura umana, trova la sua collocazione “naturale” a Firenze, città nella quale, tra Quattrocento e Cinquecento, artisti come Donatello, Michelangelo, Bandinelli e Cellini si sono dedicati allo studio della rappresentazione dell’uomo “ideale” e alla definizione del monumento in rapporto all’architettura e allo spazio pubblico. Human rinnova e conferma la determinazione della città a promuovere la cultura contemporanea, cercando una cruciale interazione tra la Firenze del Rinascimento e la città attuale in uno stretto dialogo tra scultura e  una nuova concezione dell’ambiente antropico.

BIOGRAFIA

Antony Gormley è ampiamente acclamato per le sue sculture, installazioni e opere d’arte pubblica che indagano il rapporto tra il corpo umano e lo spazio. Il suo lavoro ha sviluppato il potenziale aperto dalla scultura a partire dagli anni sessanta del secolo scorso attraverso un impegno critico sia con il proprio corpo che con quello degli altri affrontando questioni fondamentali relative alla posizione degli esseri umani in rapporto con la natura e il cosmo. Gormley cerca continuamente di identificare lo spazio dell’arte come luogo del divenire in cui possono nascere nuovi comportamenti, pensieri e sentimenti.

I lavori di Gormley sono stati ampiamente esposti in tutto il Regno Unito e a livello internazionale con mostre: Zentrum Paul Klee, Berna (2014); Centro Cultural Banco do Brasil, São Paulo, Rio de Janeiro e Brasilia (2012);  Deichtorhallen, Hamburg (2012); museo dell’eremo, St Petersburg (2011);  Kunsthaus Bregenz, Austria (2010); Hayward Gallery, Londra (2007); Malmö Konsthall, Svezia (1993) e Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca (1989). Ha inoltre partecipato a importanti mostre collettive come la Biennale di Venezia (1982 e 1986) e Documenta 8, Kassel, Germania (1987). Opere pubbliche permanenti includono l’Angel of the North (Gateshead, Inghilterra), Another Place (Crosby Beach, Inghilterra), Dentro Australia (Lake Ballard, Western Australia) e Exposure (Lelystad, Olanda).

Gormley è stato insignito del Turner Prize nel 1994, il South Bank Prize for Visual Art nel 1999, la Bernhard Heiliger Premio per la Scultura nel 2007, il Premio Obayashi nel 2012 e il Praemium Imperiale nel 2013. Nel 1997 è stato nominato Ufficiale dell’Iimpero Britannico (OBE) e Cavaliere [Sir] dalla Regina Elisabetta II nel 2014 nella tradizionale carrellata di nuovi titoli nobiliari erogati a capodanno. E’ membro onorario del Royal Institute of British Architects, nonché dottore honoris causa dell’Università di Cambridge e Fellow di Trinity College e Jesus College della stessa Università.  E’ Accademico Reale dal 2003.

Antony Gormley è nato a Londra nel 1950.

Firenze, Forte di Belvedere

26 Aprile 2015 – 27 Settembre 2015

Mostra promossa dal Comune di Firenze

Organizzata da Mus.e

con il sostegno di Galleria Continua e White Cube

Direzione Artistica di Sergio Risaliti

a cura di Arabella Natalini e Sergio Risaliti

BELLEZZA OLTRE IL TEMPO: IN MIGLIAIA A S.GIMIGNANO PER AMMIRARE I “TONDI” DI FILIPPINO LIPPI


 

 

FILIPPINO LIPPI, L’ANNUNCIAZIONE, PINACOTECA, SAN GIMIGNANO

Piazza Duomo  2, dal 13 giugno al 2 novembre 2015

www.sangimignanomusei.it

Che armonia mi circonda:  le splendide ginestre gialle  tra verdi che hanno voglia di brillare al sole,
ulivi dalle chiome  argentate, casolari che sembran uscire da sogni antichi; quella vigna ha rose al principio di ogni filare, cipressi con tante “coccole ” a vista , pini marittimi  e, come per magia, eccola pronta ad essere accolta nell’ ‘ abbraccio del cuore: San Gimignano.
Una città l’ 11 giugno popolata da turisti e animata dal mercato  con i suoi colori di abiti da mille e una notte,  colori di fantasia:  farfalle  dipinte su giallo…son appesi persino vestiti arcobaleno e  il passare tra il mercato è fonte di gioia. Otre il tempo la scoperta,
alla PINACOTECA di SAN GIMIGNANO, dei  due grandi  tondi di FILIPPINO LIPPI: l’ angelo annunziante con l’ invenzione delle sue ali leggere leggerissime eppur possenti   e la vergine Maria ora riuniti l’ uno vicino all’ altro che attraggono il visitatore  per  i colori, per i panneggi, per quella magia del tratto che
riunisce paesaggi ad interni.

SEGNALATO DA OKAY!I due  tondi, tempera su tavola, commissionati  dai PRIORI  e CAPITANI
di PARTE GUELFA per il  PALAZZO di San GIMIGNANO  e  dipinti tra il 1482 e il 1484  furono realizzati  per la SALA dell’ Udienza dei Signori . Bellezza che non ha età  giunta a noi attraverso i secoli senza perdere la sua forza espressiva per collegarci in un dialogo tra essere umani piccoli, piccolissimi eppur parte di una immensità che è amore.

In mostra, assieme ai due tondi,  documenti  relativi alla commissione dell’ ANNUNCIAZIONE
dall’ Archivio storico  Comunale di San GIMIGNANO e diversi fogli, disegnati su entrambi i lati che dovevano far parte di libri di disegni  repertorio di figure panneggiate, da utilizzare a seconda dell’ occasione e delle composizioni da impostare; disegni curati in ogni dettaglio con un tecnica raffinata con due punte metalliche una fine ed una più grossa di una lega di piombo e stagno utilizzata nel tratteggio chiaro scuro, messo in evidenza da tocchi di biacca che fanno risaltare le figure sul fondo grigio della carta preparata.
Completano l’ armonia dei tondi le cornici  realizzate in legno intagliato  dipinto dorato ed argentato  attribuibili ad Antonio da Colle, il legnaiolo  che realizzò il pulpito ed il coro ligneo.
Una piccola preziosissima mostra che ricorda il legame con Firenze e si collega ad
una serie di iniziative volute e fortemente promosse  dagli attuali rappresentanti del potere politico   allora come oggi  in un filone di lungimiranza giammai interrottosi .

Un plauso ad OPERA LABORATORI FIORENTINI – GRUPPO CIVITA . La bellezza  giammai ci abbandona e ci riabbraccia nel viaggio  di ritorno in un paesaggio palpitante scintillante  dove il Creatore ha dato pennellate di  verde di  gialli  di  rose per amarti ancora di più mio adorato fratello Cesare
per riportati  nella luce dei gialli di ginestre nei verdi della vita.
A nessuno  deve essere dato diritto di ledere la dignità della vita… che armonia ci circonda.
Prezioso e “leggero” il bel catalogo edito da GIUNTI .
CARMELINA ROTUNDO

 

 

Filippino Lippi

L’Annunciazione di San Gimignano

13 giugno – 2 novembre 2015

Pinacoteca, Piazza Duomo 2, San Gimignano

 

Didascalie Immagini

 

Le immagini sono state fornite dagli Organizzatori dell’evento, ad esclusivo utilizzo collegato alle esigenze di Ufficio Stampa dell’iniziativa medesima. La possibilità di utilizzare queste immagini è riservata unicamente al fine di corredare con le stesse servizi, articoli, segnalazioni inerenti la mostra cui si riferiscono. Qualunque diverso utilizzo è perseguibile ai sensi di Legge ad iniziativa di ogni avente diritto.

 

Fig.1

Filippino Lippi

Angelo annunziante, 1483-84. San Gimignano, Civici Musei, Pinacoteca.

Filippino Lippi

Announcing Angel, 1483-84. San Gimignano, Civici Musei, Pinacoteca.

 

Fig.2

Filippino Lippi

Annunziata, 1483-84. San Gimignano, Civici Musei, Pinacoteca.

Filippino Lippi

Virgin Annunciate, 1483-84. San Gimignano, Civici Musei, Pinacoteca

L’ “APOCALISSE” NEI MANIFESTI PUBBLICITARI: LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI NEL BATTISTERO ROMANICO DI LENNO (LAGO DI COMO, 3-5 LUGLIO 2015)


Guest Writer: STEFANO ALBERTI

“Colori di un’Apocalisse 2015”: è la mostra di Roberto Alborghetti, incentrata sulle sue particolarissime  “laceR/Azioni”, in programma il 3, 4 e 5 Luglio 2015 presso l’antico Battistero romanico di San Giovanni Battista a Lenno, ora Comune della Tremezzina, sul Lago di Como.  C’è viva attesa per l’iniziativa. Basta del resto navigare sul  Blog Roberto Alborghetti (oltre 200.000 visite) dove le pagine dedicate all’evento sono cliccatissime in tutto il mondo. E titolo non poteva essere più appropriato per questa esposizione nella quale  Alborghetti presenterà 25 opere che rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sull’osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” (comunicative, e non solo) dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” (crepe naturali, graffi e screpolature) sui muri e lungo le strade di metropoli ed ambienti urbani. La mostra è accompagnata da un catalogo – che sarà consultabile su web dal 3 al 5 luglio – e da un suggestivo cortometraggio di circa 13 minuti.

Roberto Alborghetti, con l’esposizione al Battistero di San Giovanni Battista in Lenno, entra con il suo sguardo nella grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). Lo storico e affascinante tempietto romanico, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti, accompagnate e guidate da una serie di “passi” tratti dall’Apocalisse di San Giovanni, che il giornalista-artista rilegge nella tumultuosità delle narrazioni cromatiche.   

SEGNALATO DA OKAY!

SEGNALATO DA OKAY!

Infatti, dai ventidue capitoli del Libro scritto dall’apostolo ed evangelista mentre era sull’isola greca di Patmos, Alborghetti ha tratto frasi e descrizioni che offrono delle suggestioni visive sugli scenari narrati nell’Apocalisse. E così la realtà del mondo che ci circonda – i “quadri” di Alborghetti non sono dipinti, ma realistiche riproduzioni fotografiche su tela pittorica – è proposta e offerta in immagini astratte, che i vigorosi e apocalittici passi di Giovanni rafforzano nel loro valore espressivo. Immagini che, trasferite nel cortometraggio, hanno anche una interpretazione sonora che rende questo progetto particolarmente innovativo, anche sul piano tecnologico.

Oltre alle tele, Roberto Alborghetti presenta un “collage” –  creato con centinaia di pezzi di carta decomposta dei manifesti pubblicitari lacerati – e tre  singolari sciarpe di pura seta realizzate in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer di Como, Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.

Aperture mostra: venerdi 5 Luglio 2015, ore 16-21. Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio: 10-12, 14,30 – 21,00. Il Battistero di San Giovanni si trova sulla piazza della chiesa parrocchiale di Lenno, a pochi metri dal lungolago.

IMMAGINI DI CIO’ CHE CI CIRCONDA (SENZA SAPERLO)

 “LaceR/Azioni” è un progetto di Roberto Alborghetti, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, fotografo. Da anni ha l’hobby di “catturare”, in giro per il mondo, particolari e dettagli dell’apparente caos della carta lacerata delle affissioni. Ha finora raccolto oltre 70.000 immagini che giocano a contaminarsi con stili, forme ed espressioni diversi. Impressionati dall’obiettivo digitale, poi trasferite su tela o su tessuti, riprodotte su litografia o scansionate in un videoclip, i particolari della decomposizione dei manifesti pubblicitari, dei materiali urbani e industriali, degli ambienti e degli arredi metropolitani, sembrano riprendere nuova vita e ragione di essere, in una sovrapposizione di messaggi e di colori.

Così afferma l’autore Roberto Alborghetti : “Ci riesce difficile pensare che dietro poster, crepe e graffi sbiaditi, decomposti e degradati, ci possa essere ancora “qualcosa” da vedere o scoprire. Eppure, queste immagini continuano ad essere uno specchio della città che comunica, della città che parla. Sono le tracce ed i reperti post-comunicanti di un prodotto, di un evento, di uno spettacolo, di una idea, di una realtà temporale in cui è riconoscibile il volto dell’altra città, quella strappata e lacerata, la città “scartata”, che si auto-modifica nei passaggi del tempo (anche meteorologico), che si auto-rigenera e si auto-riproduce in elementi visivi nuovi, spesso contrastanti, dissonanti, disarmonici, ma sempre sorprendentemente vitali”.

COLORI DI UN'APOCALISSE - COLORS OF AN APOCALYPSE SHOW, 2015

SIENA: PRESENTATI I RESTAURI ALLA “LIBRERIA PICCOLOMINI”, CON UN AFFRESCO DEL PINTURICCHIO


piccolomini

Sabato scorso, 11 aprile 2015, sono stati pubblicamente presentati a Siena i recenti restauri nella Libreria Piccolomini commissionati dall’Opera della Metropolitana ed eseguiti tra il settembre 2014 e il marzo 2015 dal Laboratorio di Restauro di Fabrizio Iacopini e dalla Diana vetrate d’arte – mosaici, con la direzione dei lavori da parte dell’architetto Annalisa Pisaneschi e l’alta sorveglianza della dottoressa Anna Maria Emanuele della Soprintendenza.La Libreria Piccolomini si presenta come un unicum nel panorama artistico del Rinascimento: la posizione della biblioteca all’interno della cattedrale, gli affreschi che decorano ogni parete creando effetti di tromp l’oeil, la volta dorata a grottesche ispirata alla Domus aurea di Nerone, il gruppo classico al centro che testimonia il gusto all’antica del committente Francesco Tedeschini, il pavimento con le mezzelune dorate, emblema della famiglia, i corali miniati dagli artisti provenienti dal Nord.Anche le vetrate, ora restaurate, contribuiscono a completare questa ricca decorazione. Collocate sul fondo della Libreria, partecipano all’esaltazione dello stemma Piccolomini, insieme alle lunette con gli scudi papali (Pio II e Pio III) sorretti dagli angeli, e alla fascia centrale che divide le finestre. In particolare nelle vetrate vi sono gli stemmi del committente, il cardinale Francesco Tedeschini, così come appare al culmine della volta a grottesche. Nelle finestre l’emblema, lo scudo con la croce azzurra su cui spiccano i cinque crescenti dorati, è valorizzato da una fastosa ghirlanda vegetale. Ai lati della croce si evidenzia un elegante grisaille a motivi floreali.

Dai documenti conservati nell’Archivio dell’Opera della Metropolitana (1735) risulta che già all’inizio del Settecento le vetrate avevano bisogno di interventi urgenti (AOMS 136 [71]).Dopo le vetrate e la parete che le ospita, il restauro si è esteso al primo affresco del ciclo con le storie di Pio II, dipinto da Pinturicchio, ma alla cui ideazione ha partecipato anche il suo giovane compagno di bottega Raffaello. In particolare, i restauri hanno riguardato vari frammenti di intonaco pittorico distaccati lungo una vecchia lesione che coinvolge l’affresco in senso longitudinale.La scena presenta il giovane Enea Silvio mentre muove a cavallo alla volta del Concilio di Basilea e la tempesta infuria sul mare. Al di là del protagonista, rappresentato con i lunghi capelli, suscita l’attenzione dello spettatore il ricchissimo corteo di notabili, ecclesiastici, cavalieri, paggi, e alabardieri.Per avere un quadro preciso della scena bisogna rivolgersi, in particolare, ai Commentarii, l’autobiografia di Pio II, ma anche ad altre fonti. Il primo episodio, dunque, sia nei resoconti letterari sia nella rappresentazione figurativa, è concepito come un evento effettivamente accaduto di cui si forniscono le esatte coordinate temporali e geografiche. Enea Silvio all’età di ventisette anni dà inizio alla sua avventura terrena, mettendosi al seguito di Domenico Capranica, il quale passa da Siena diretto al Concilio di Basilea, dove intendeva rivendicare i suoi diritti per la nomina a cardinale proclamata da Martino V, ma non confermata dal suo successore Eugenio IV.Il viaggio si rivela pieno di rischi sia per la perfidia umana (vedi il comportamento del signore di Piombino, Iacopo Appiani) sia per la violenza degli elementi e la furiosa tempesta.

Il passaggio di Domenico Capranica fu per il giovane eroe una vera e propria occasione offerta dalla sorte per un mutamento delle sue condizioni ed Enea Silvio la coglie prontamente.Enea dunque si incammina verso il suo destino sospinto dalla virtù e dalla fortuna.Ci auguriamo dunque che anche questi restauri condotti con virtù e sapienza offrano ai visitatori un’ulteriore occasione di ammirare la Libreria Piccolomini, che si presenta come uno dei monumenti più significativi del primo Cinquecento italiano ed europeo, una pagina di raffinata cultura che dall’epoca umanistica di Pio II si inoltra nel rinascimento più maturo di Pinturicchio e Raffaello.