LA BIOGRAFIA SU PAPA FRANCESCO CONFERITA DALL’UCID A QUATTRO “ECCELLENZE” DI FIRENZE / LA CERIMONIA NELLA SALA DEL GONFALONE DEL CONSIGLIO REGIONALE TOSCANO


Un dono prestigioso – l’opera editoriale “Francesco”, di Roberto Alborghetti, prefata dal cardinale Giovanni Battista Re, edizioni Velar-Elledici – per quattro illustri cittadini di Firenze. E’ accaduto venerdi 28 marzo, presso la Sala del Gonfalone del Consiglio Regionale della Toscana, nell’ambito di un evento promosso dall’Ucid di Firenze nel corso del quale sono intervenuti l’ambasciatore ed ex ministro degli Esteri dott. Giulio Terzi, lo stesso cardinale G.B. Re e numerosi imprenditori fiorentini. L’idea di donare a quattro personalità di Firenze quello che è definito “il primo grande libro illustrato su Papa Bergoglio” , si deve al dott. Guido Guidi, presidente dell’Ucid fiorentina. Il gesto ha peraltro anticipato una serata-evento, che si terrà sempre a Firenze il 9 maggio prossimo, quando l’opera editoriale su Papa Francesco sarà presentata (ore 21) presso la suggestiva  Antica Officina Profumo-Farmaceutica S.Maria Novella (via della Scala 16).

La consegna del volume a quattro “eccellenze fiorentine” – il dottor Stefano Grifoni, Direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale Careggi, il Maestro Galeazzo Auzzi, artista, Filippo Ricci, presidente imprenditori “The Club Firenze”, la giornalista Eva Desiderio – si è svolta nel contesto di un convegno che, alla presenza del consigliere dell’Ufficio di Presidenza della Regione Toscana, Marco Carraresi, ha visto la partecipazione dell’ex ministro degli Esteri e ambasciatore Giulio Terzi, che ha parlato sul tema “Paesi emergenti: motori per la crescita economica in Toscana”, iniziativa organizzata dall’Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti) come momento di riflessione volto a sostenere un nuovo modello di fare impresa, per immettere sul mercato la miglior combinazione di valore, creatività e innovazione.

Prima del conferimento del dono alle quattro personalità, il presidente Ucid Guido Guidi ha affidato al cardinale Re un assegno di 5.200 euro quale offerta per Papa Francesco, affinché il Santo Padre possa aiutare i più poveri attraverso le sue numerose attività caritatevoli. L’opera “Francesco” (una vera e propria biografia storica, con un grande apparato di immagini e con notizie e testimonianze inedite che l’autore Roberto Alborghetti ha raccolto nel corso di cinque mesi di ricerche) è stata donata dall’Ucid alle quattro personalità fiorentine con motivazioni particolareggiate, che qui presentiamo.

Dottor Stefano Grifoni

Direttore del Pronto Soccorso di Careggi, il principale Ospedale della Toscana e uno dei maggiori in Italia, Presidente toscano dei medici di emergenza urgenza, da sempre è impegnato nella cura e difesa del paziente. Careggi è oggi un ospedale di alta specialità per cui la differenza con gli altri ospedali è che tutti i pazienti più gravi vengono qui. La migliore motivazione la possiamo trovare nel racconto diretto lasciatoci da Edgardo, uno tra i milioni di malati transitati dal Pronto Soccorso di Careggi: “Sono andato stamane al pronto soccorso di Careggi e ho trovato che sono veramente geniali. Oltre la accoglienza gentile, ho visto con quanto interesse cercavano e riuscivano a comprendere cosa mi stesse succedendo. Mi sono sentito veramente curato in allegria, senza però trascurare niente. Ognuno dei Medici si è impegnato con serietà a risolvere il mio caso. Ho solo parole di ringraziamento per queste persone che non mi conoscevano nemmeno e per le quali io non ho pagato la loro istruzione, nè la loro formazione. Eppure loro mi hanno curato come una persona cara. Grazie infinite a tutti voi. Oggi per me è stato un giorno importante”. Al Prof. Grifoni il volume su Papa Francesco è un attestato per chi ha il compito primario si di curare il corpo, senza però dimenticare che quel corpo ha anche un’ anima con tutte le sue necessità e richieste di attenzione e cura.

Maestro Galeazzo Auzzi

Il lavoro del Maestro Galeazzo Auzzi è caratterizzato da due fronti: il primo è la sua tecnica personale a muro, in cui è lo stesso artista ad impastare i colori e le terre, l’altra è caratterizzata dal suo studio, il Cantiere dei sogni, come l’ha definito, un osservatorio privilegiato sulla città di Firenze, avendo sempre accanto a se i simboli della cristianità fiorentina, il Bel San Giovanni e la Cattedrale, a cui si è sempre ispirato nelle sue opere che oggi si trovano in tutti i 5 continenti. Di lui Tommaso Paloscia ha scritto che “sotto la patina con la quale Galeazzo Auzzi ama confondere le movimentate vicende vissute oltre il baratro dei secoli c’è l’umanità di oggi che ancora si arrovella … una continuazione della tragedia umana di cui non si ricorda l’inizio e di cui non è possibile intravvedere la fine”. “Un vero artista – disse Papa Giovanni Paolo II – sa di dover operare senza lasciarsi dominare dalla ricerca di gloria fatua o dalla smania di una facile popolarità, ed ancor meno dal calcolo di un possibile profitto personale, perché ogni forma autentica d’arte è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo”. Non a caso il Maestro Auzzi, con la sua opera omnia per eccellenza, i 10 ritratti degli ultimi 10 pontefici, realizzati per il Giubileo del 2000, e benedetti personalmente dallo stesso Papa, prossimo Santo, è riuscito a carpirne, evidenziandole sapientemente, l’umanità, la sofferenza e la bontà di questi uomini.

Il volume su Papa Francesco che oggi il Cardinale Giovanni Battista Re consegna al Maestro Auzzi è il giusto riconoscimento a chi ha trovato una dimensione nuova e uno straordinario canale d’espressione per la crescita spirituale di chi, ora, ma anche nei secoli futuri, accostandosi alle sue opere trova in esse l’affermazione di una bellezza autentica che, quasi riverbero dello Spirito di Dio, trasfigurando la materia, apre gli animi al senso dell’eterno.

Filippo Ricci, The Club Firenze

Fieri delle proprie tradizioni ed accomunati dalla volontà di innovare e di imprimere una allure sempre più internazionale quanto solidale alla città di Firenze, i giovani imprenditori, professionisti, e manager dell’Associazione The Club Firenze, rappresentati dal Presidente Filippo Ricci, dal 2006 ad oggi, in nome della condivisione di uno stile di vita cosmopolita, orientato alla positività, all’impegno e al dinamismo in ambito lavorativo, ma anche nella vita privata e di relazione, con le loro iniziative sociali hanno contribuito alla raccolta di oltre 450.000 euro, che

sono stati interamente devoluti in beneficenza a diverse associazioni del territorio, tra cui Antropozoa Onlus, Fondazione Livia Benini, Fondazione F.I.R.M.O., Angeli Per Un Giorno Onlus, Dynamo Camp, Fondazione Foemina Onlus e Associazione Toscana Tumori (A.T.T.), Fondazione FILE (Fondazione Italiana di Leniterapia) e Confraternita della Misericordia di Fiesole. Al riconoscimento di questi forti ideali e dei traguardi raggiunti l’UCID di Firenze è lieta di consegnare il volume Francesco, Papa che non manca mai di ricordarci quanto oggi più che mai sia necessario l’impegno quotidiano nel sociale e verso chi oggi soffre a causa degli altri o per malattia.

Eva Desiderio

Giornalista professionista, caporedattore moda e società del Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno non solo conosce molto bene il mondo della moda ma per oltre vent’anni è stata inviata sui maggiori fatti di attualità, costume e cultura-spettacoli in Italia e nel mondo, permettendogli oggi di essere nel ristretto Olimpo dei professionisti che conoscono non solo i segreti e le eccellenze del fashion system, ma che sanno carpirne umori, pronostici, promesse. La sua eleganza non è solo nel vestire, nel presentarsi, ma è soprattutto nel suo rapporto con i lettori, perché uno dei compiti del giornalista è di non confondere il verosimile con il vero, sono due cose diverse, e l’indagine deve essere a tutto campo, come Eva Desiderio ha sempre fatto.

Ad Eva Desiderio il volume su Papa Francesco è una riconferma, come ci ricorda il Papa, che l’abito non fa il monaco, che i bei vestiti non fanno l’uomo o la donna, ma che siamo quello che siamo solo per come e cosa sappiamo fare per gli altri, e con gli altri, e se riusciamo a farlo con eleganza e semplicità allo stesso tempo, non perdendo d’occhio l’obbiettivo finale, allora riusciremo ad essere ottimi sarti, ed Eva Desiderio in questa è un eccellente sarta, costruendo tanti abiti su misura che calzeranno a perfezione su chi ci avrà chiesto aiuto.

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IL MIO “MEZZOGIORNO CON IL PAPA” PER LA CONSEGNA DI “FRANCESCO”, LA PRIMA BIOGRAFIA STORICA ILLUSTRATA A LUI DEDICATA


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In parecchi mi hanno chiesto di raccontare qualcosa sul mio “mezzogiorno con il Papa”, quando gli è stata donata e consegnata “Francesco”, la prima biografia storica illustrata che ho scritto su Papa Bergoglio ed uscita poche settimane fa per i tipi di Velar ed Elledici. Come hanno già riferito i giornali, l’udienza privata con Papa Bergoglio – svoltasi il 14 gennaio 2014 in Casa Santa Marta, nella Città del Vaticano – è stato davvero un momento speciale. Anche perché Papa Francesco non è solito incontrare chi gli presenta libri che parlano di lui. 

Insieme a me, autore della pubblicazione, c’erano mia moglie Alba, Walter e Oscar Serra, titolari della Velar, editrice del volume, Paola e Laura moglie e figlia di Walter Serra, Silvia Ferrari, dello staff tecnico dell’editrice. Papa Francesco è entrato nella sala all’ora prestabilita, alle ore 12,45, con una puntualità sorprendente, e ci ha subito messi a nostro agio, grazie al suo sorriso, ai suoi modi di fare, a quella serenità che ci ha tranquillizzati. Noi tutti siamo stati presentati al Papa dal cardinale Giovanni Battista Re – già Prefetto della Congregazione dei Vescovi,  facente funzioni di decano nel conclave che ha eletto Jorge Mario Bergoglio – ed autore della prefazione della pubblicazione. Eravamo tutti emozionatissimi, ma anche Papa Francesco lo era.

Scorrendo le pagine del volume, ha accarezzato con gli occhi le fotografie dei genitori e dei luoghi di Buenos Aires, e l’insieme dell’opera  che ripercorre, con una ricca documentazione di notizie, testimonianze ed immagini, la vita del pontefice “preso quasi dalla fine del mondo”.

L’incontro, durato venticinque minuti, si è svolto in una sala di Casa Santa Marta nella quale Papa Francesco ha scelto di risiedere. Nel vedermi, Papa Francesco ha subito notato che avevo un occhio un po’ gonfio. Gli ho riferito che la causa era quello che, in italiano, si chiama orzaiolo. Lui, simpaticamente, mi ha detto che in spagnolo si dice “orzuelo”, consigliandomi pure un rimedio che in Argentina si tramandano i nonni, ossia prendere la fede nuziale e strofinarla per tre volte sulla palpebra.  

Al Santo Padre – che ascoltava con grande attenzione – ho riferito tra l’altro che la biografia è il risultato di sei mesi di ricerche e testimonianze, raccolte in varie direzioni, sui momenti fondamentali della sua vita, a cominciare dalle origini della famiglia Bergoglio, l’emigrazione dall’Italia in Argentina, fino alla sua testimonianza pastorale e ai primi mesi di pontificato.

Il Santo Padre ha sfogliato con commozione le pagine, ammirando i luoghi di Buenos Aires, le sue basiliche e la cattedrale sulla storica plaza de Mayo. Mi è parso di cogliere un po’ di nostalgia in lui. E mentre sfogliava, egli ripeteva “Grazie, grazie”, aggiungendo “che questo libro lo si fa soltanto per i Santi”.

Papa Francesco è stato anche informato sull’attività della Velar che aveva edito, come prima pubblicazione, una biografia su Papa Giovanni XXIII, che Papa Bergoglio  proclamerà Santo il 27 aprile 2014, insieme a Papa Giovanni Paolo II. Prima del congedo, si è anche simpaticamente e amabilmente prestato a qualche “selfies” con i nostri cellulari. Ed anche questo gesto è stata l’espressione del suo modo di essere  vicino alle persone, condividendone i sentimenti e gli stati d’animo. Gli abbiamo anche consegnato alcune lettere, in cui abbiamo cercato di esprimere alcuni pensieri che, pensavamo, l’emozione del momento avrebbe bloccato.     

Poi, prima di uscire – sempre senza seguito, così come era arrivato – ha voluto salutarci ed abbracciarci, ad uno ad uno, chiedendoci di pregare e far pregare per lui, “perché il Papa ha bisogno di preghiere”. Mi ha colpito e profondamente emozionato un altro suo gesto. Papa Francesco ha preso il volume con sè, l’ha stretto al cuore, come in un abbraccio. Una scena che non dimenticherò. Penso valga più di ogni parola. 

Roberto Alborghetti

ESCLUSIVO: DAL LIBRO “FRANCESCO” / QUANDO IL FUTURO PAPA SALVAVA VITE DURANTE LA TERRIBILE DITTATURA ARGENTINA


 Pap Francesco (613x800)

Sta incontrando interesse e grande attenzione la prima grande biografia illustrata su Papa Francesco, autore Roberto Alborghetti ed edita da Velar ed Elledici, con la prefazione del Cardinale Giovanni Battista Re. La pubblicazione – caratterizzata da un eccezionale apparato fotografico, con ben 340 immagini – porta il lettore “dentro” la vita straordinaria di Jorge Mario Bergoglio, a partire dalla storia della sua famiglia di origine italiana. Numerose le testimonianze inedite, con la ricostruzione di fatti e vicende che hanno segnato la vita del futuro Papa. Uno tra i capitoli più importanti – intitolato “Salvando vite negli anni della dittatura” – è dedicato al significativo ruolo avuto dall’allora padre Jorge Mario durante gli anni del terrore.

Per gentile concessione dell’Editrice Velar e dell’autore Roberto Alborghetti, siamo lieti di proporre in anteprima alcuni passi di questo capitolo, che per la prima volta fa luce sul ruolo avuto dal prete Bergoglio nel salvare vite umane durante gli anni terribili del regime dittatoriale di Videla. La documentazione completa è contenuta nel Capitolo 7 di “Francesco”, già in vendita on line e nelle migliori librerie.

Dal Capitolo 7 di “FRANCESCO”

di Roberto Alborghetti

Edizioni Velar-Elledici

2013

…Era un clima terrificante, da guerra civile, che imponeva cautela e prudenza, anche allo stesso padre Jorge Mario, cosciente che – in qualità di superiore provinciale – era responsabile della comunità religiosa e dei suoi singoli appartenenti. Bastavano un sospetto ed un’ombra di dubbio per essere considerati “sovversivi” e dunque subire il sequestro, la prigionia e le torture nella orrorifica Esma, la Escuela de Mecanica de la Armada, la scuola della Marina. Sono diverse le testimonianze che raccontano i gesti di coraggio compiuti dal Padre provinciale Bergoglio, per proteggere preti, seminaristi e gente qualsiasi.

Rivela padre Juan Carlos Scannone, già suo docente e poi confratello al Collegio Massimo di San Miguel: “Bergoglio fece molto per proteggere chiunque fosse minacciato dal regime. E non solo quando fu rettore a San Miguel. Per esempio, c’era un curato, un certo padre Di Paola che lavorava in un barrio malfamato di Buenos Aires, dove aveva salvato molti ragazzi dalla droga. Per questa ragione venne minacciato dai narcotrafficanti. Bergoglio lo mandò in una provincia lontana, per proteggerlo”.

Il giornalista argentino Jorge Joury, sul suo blog De Tapas, ha rilanciato la testimonianza dell’avvocato signora Alicia Oliveira, che sotto la dittatura denunciò gli arresti illeciti e venne radiata dalla sua carica di giudice. Attivista per i diritti umani, già componente del Centro Studi Sociali e Legali (un’organizzazione non governativa), l’avvocato Oliveira conobbe padre Bergoglio proprio in quegli anni, condividendo il comune sforzo di portare in salvo il maggior numero possibile di persone. Ha raccontato: “Jorge Mario ha prestato i suoi documenti personali e perfino la veste talare per permettere ad alcuni perseguitati per questioni politiche di oltrepassare la frontiera argentina. È stato un uomo che si è sempre messo in gioco per le cause più nobili e non ebbe timori nell’andare da Videla o da Massera per chiedere conto di alcuni desaparecidos. Bergoglio non esitò a mettersi in gioco con la sua stessa vita, che a quell’epoca occorreva invece tenersela ben stretta, per fare quello che egli fece”.

Un alunno di Bergoglio, fray Gonzalo Zervino, già in servizio pastorale nel sud della Bolivia tra gli aborigeni, poi ad Azul (provincia di Buenos Aires), successivamente nella Capitale federale presso la parrocchia dei Santi Sabino e Bonifacio, ora residente presso il Convento San Francesco, ad una cuadra dalla Plaza de Mayo, nel centro della Capitale, ha raccontato al sito El Norte en Movimiento, gli anni trascorsi al Colegio Máximo dove studiavano filosofia e teologia i futuri sacerdoti, tanto della Compagnia di Gesù come quelli degli altri ordini religiosi e del clero secolare. Zervino, entrato al Collegio Massimo nel marzo 1977, oltre a ricordare come il padre Provinciale Bergoglio, docente di teologia biblica, fosse sempre compartecipe delle varie esperienze formative e condividesse momenti de sana alegría y confraternidad, ha testualmente affermato: “Quelli erano anni molto duri e tragici, per l’Argentina e gli argentini. Eravamo tutti coscienti di ciò che stava accadendo. Per i corridoi e per i chiostri eravamo soliti vedere gente a noi sconosciuta. Erano persone perseguitate dal governo ed alle quali il padre Jorge, in qualità di Rettore del Collegio, aveva dato rifugio. Rischiando la sua stessa vita, aiutò anche tante altre persone a lasciare il Paese”.

Padre Bergoglio, come abbiamo già riferito, nascose nel Collegio Massimo anche due seminaristi che gli erano stati affidati personalmente dal vescovo di La Rioja, monsignor Enrique Angelelli. I particolari di quel fatto sono stati raccontati – ad un paio di siti argentini e anche a L’Osservatore Romano – dal già citato padre José Luis Vendramin, parroco a José Clemente Paz, una cittadina a quaranta chilometri da Buenos Aires, diocesi di San Miguel. Queste le dichiarazioni di padre Vendramin: “Bergoglio era allora provinciale dei Gesuiti di Argentina. Un ruolo importante. I due sacerdoti, padre Enrique Martínez e padre Miguel La Civita, erano lì, nel Colegio Máximo. E lui fece in modo di proteggerli, insomma di nasconderli. Il vescovo di La Rioja, monsignor Enrique Angelelli Carletti, inviso alla dittatura, era perseguitato per il suo impegno sociale a favore degli oppressi. Scelse di mandare i due, allora seminaristi, a studiare a Buenos Aires, immagino soprattutto per proteggerli, visto che pochi mesi dopo l’inizio della dittatura fu ammazzato. Angelelli sapeva di essere stato preso di mira dai militari. Il 4 agosto 1976, mentre si trovava alla guida di un’auto insieme a padre Arturo Pinto, di ritorno da una Messa appena celebrata, venne bloccato da un veicolo che aveva a bordo tre militari. La Fiat 125 sulla quale viaggiava venne fatta ribaltare. Le versioni ufficiali ovviamente dissero che si trattò di un incidente. Ma tutti sanno come andarono realmente le cose. Se i due seminaristi fossero restati a La Rioja, avrebbero sicuramente rischiato la vita anche loro. Furono in qualche modo protetti dalle mura gesuite del collegio Máximo, a San Miguel. Ma Bergoglio diede ospitalità anche a numerose altre persone, compresi alcuni laici. Diceva loro: venite pure qui, venite a fare un ritiro spirituale a San Miguel. E li ospitava nel collegio, che è molto grande e rappresentava, dunque, un ottimo rifugio”.

Uno di quei due preti ospitati in segreto da Bergoglio presso il Colegio Máximo, padre Miguel La Civita, verrà anche convocato dal Tribunale federale de La Rioja per testimoniare nel processo per l’assassinio dei sacerdoti Carlos Murias e Gabriel Longueville, omicidi sui quali il vescovo Enrique Angelleli aveva raccolto prove schiaccianti contro i sicari della giunta militare di Videla. Come diffuso dalla Telam, l’agenzia informativa statale, padre La Civita ha ricordato di essere stato minacciato e perseguitato in forma permanente, con telefonate minatorie e con il pedinamento continuo di un Ford Falcon verde “che era fermo fuori dalla parrocchia per tutto il giorno” e che lo seguiva in tutti gli spostamenti. Una situazione dalla quale ne uscì grazie al riparo offerto da padre Jorge Mario Bergoglio a San Miguel. Sull’esperienza vissuta al Collegio Massimo, don La Civita dichiarerà al Tribunale “di aver visto padre Bergoglio aiutare tanta gente ad uscire dal Paese in un momento in cui tanta gente era disperata. Ho visto personalmente che nel Collegio Massimo egli aveva nascosto gente alla quale egli preparava la documentazione necessaria per farla fuggire all’estero. Questo l’ho visto con i miei occhi”.

Insomma, anche padre Bergoglio rischiava grosso, come altri preti, “perché – come ammette padre Vendramin – erano tra i pochi a parlare di libertà in un momento in cui la libertà non esisteva”. E allora, massima allerta ed attenzione, soprattutto quando venivano “avvistati militari nei pressi del collegio”, su cui ovviamente gravavano dei forti sospetti da parte dei guardiani del regime. Proprio per non esporre le persone al rischio di essere arrestate ed imprigionate, Bergoglio si mosse con i piedi di piombo. “Ho conosciuto alcuni gesuiti che si erano rifiutati di mettersi in salvo sotto la dittatura, anche se Bergoglio aveva suggerito loro il contrario – ricorda ancora padre Vendramin –. Ma era un suggerimento di buon senso. Alcuni di coloro che non seguirono il suo consiglio furono presi e torturati per diversi mesi. Ora per questo c’è chi critica Bergoglio, asserendo che avesse legami con i militari. Ma anch’io allora conoscevo molti militari: a San Miguel ce n’erano tanti, era impossibile non avere qualche conoscente o amico tra di loro. Ma questo non significava nulla, anche perché noi preti dobbiamo avere rapporti con tutti”…

ROBERTO ALBORGHETTI

© VELAR

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