UFFIZI, PROSSIME MOSTRE: DA PIETRO L’ARETINO AI “CIELI IN UNA STANZA”


Segnaliamo le prossime mostre in programma a Firenze, alle Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, a partire da quella dedicata a Pietro Aretino.

Pietro Aretino e l’arte nel Rinascimento, a cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli, Gli Uffizi, Aula Magliabechiana, 27 novembre 2019 – 1 marzo 2020

Un centinaio tra dipinti, sculture, oggetti di arte applicata, arazzi, miniature e libri a stampa, ricostruiscono il mondo di un grande intellettuale del Cinquecento, Pietro Aretino (1492-1556). Il suo ritratto alla Galleria Palatina è uno dei capolavori di Tiziano, noto per le effigi di Papi e Imperatori, nientemeno. Pietro Aretino visse, e alimentò con i suoi scritti, un momento fondamentale per la storia e per l’arte italiana: quello che vide l’affermazione di Michelangelo e Raffaello a Roma e la diffusione in tutta Europa della cultura maturata nei primi tre decenni del Cinquecento nello sfarzo della corte di Giulio II, Leone X e Clemente VII. Aretino visse, in una parola, nel pieno della “Maniera Moderna”, secondo la definizione di Giorgio Vasari nelle sue Vite degli artisti, pubblicate nel 1550 e nel 1568. La mostra è scandita in cinque sezioni che illustrano i principali momenti della vicenda di Pietro, e l’avvicendarsi di scenari che vanno dagli esordi tra Arezzo e Perugia, all’approdo alla corte pontificia Roma, fino al trasferimento nel nord Italia, a Mantova prima e infine a Venezia.

I Cieli in una stanza. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento, a cura di Claudia Conforti, Maria Grazia D’Amelio, Francesca Funis, Lorenzo Grieco, Gli Uffizi, Sala Detti e Sala del Camino, 10 dicembre 2019 – 8 marzo 2020

La mostra illustra i soffitti lignei a cassettoni, chiamati “cieli” nel Rinascimento. Elementi costruttivi e ornamentali dello spazio interno, i soffitti sono un compendio di tecnica, di arte e di rappresentazione simbolica, che attualizza la cultura antica, nella rifondazione che tra Quattro e Cinquecento interessa chiese e palazzi a Firenze e a Roma. Saranno esposti disegni in gran parte provenienti dalla raccolta degli Uffizi, che illustrano prototipi antichi, dalla Domus Aurea al tempio di Bacco a Roma; progetti dei Sangallo, di Vasari e bottega, di Michelangelo, di Zucchi, di Maderno e altri; le monumentali capriate portanti. Arricchiranno la mostra dipinti, incisioni, modelli e autentici lacunari rinascimentali. Dispositivi interattivi mostreranno soffitti lignei di Roma e Firenze, scelti tra i più belli e importanti.

Ai piedi degli dei. Le calzature antiche e la loro fortuna nella cultura del Novecento, a cura di Lorenza Camin, Caterina Chiarelli, Fabrizio Paolucci, Palazzo Pitti, Museo della Moda e del Costume, 17 dicembre 2019 – 19 aprile 2020

La storia, il ruolo sociale e la valenza simbolica della calzatura a partire dal mondo classico sino al contemporaneo sono l’argomento della mostra. Nel mondo greco, per esempio, lo status e il ceto di appartenenza di una persona si distingueva anche in base all’altezza delle suole, ai colori e alle decorazioni delle calzature che indossava. In mostra sono esposti i principali tipi di scarpe utilizzate nel periodo compreso fra il V secolo a.C. e il IV a.C, rinvenute in contesti archeologici dell’Europa del nord. Raffigurazioni su rilievi, vasi figurati e statue integreranno il nucleo archeologico, cui si affiancherà una sezione dedicata alla fortuna della calzatura antica nella cultura del Novecento, attraverso due punti di vista fra loro complementari: la moda e il cinema. Scarpe dei maggiori stilisti italiani del secolo scorso saranno esposte insieme ai modelli della più celebre manifattura italiana di calzature per il cinema, la Pompei Shoes, per alcuni dei film peplum divenuti veri e propri cult, da Cleopatra a Quo Vadis, Da Ben Hur al Gladiatore.

RECORD PER “GRAND TOURISMO”: AGLI “UFFIZI” OLTRE 2 MILIONI E MEZZO DI VISITATORI


L’esposizione da record chiusa il 15 settembre è la più visitata della storia degli Uffizi. Il direttore Schmidt: «Risposta importante del pubblico…I  beni culturali come leva per una riflessione approfondita sul turismo nell’era digitale».

Oltre due milioni e mezzo di visitatori (2.624.343) hanno osservato la mostra Grand Tourismo agli Uffizi. Il progetto di Giacomo Zaganelli, ideato in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, ha accolto turisti e fiorentini per oltre un anno nella sala 56 collegamento e passaggio obbligato tra il secondo e il primo piano della Galleria.

Un progetto che è stato premiato dai visitatori rendendo la mostra, numeri alla mano, tra le più visitate al mondo negli ultimi anni. La mostra Grand Tourismo ha ottenuto circa 200mila visitatori in meno della cascata miraggio del danese Olafur Eliasson a Versailles la mostra più visitata del mondo nel 2016 (2.857.601 visitatori).

Grand Tourismo, però, supera nettamente Christo (The floating Piers) con le sue passerelle che in tre mesi sul Lago d’Iseo, sempre nel 2016, sono state calcate da 1.200.000 di persone. La mostra degli Uffizi ha anche superato le esposizioni Heavenly Bodies (1.659.647 visitatori per la più visitata del Met) al Metropolitan Museum di New York e Do Ho Suh: Almost Home (1.123.000) dello Smithsonian di Washington, tra le più visitate al mondo lo scorso anno. Superato anche il traguardo dell’esposizione dedicata a Tutankhamon (Toutânkhamon, le Trésor du Pharaon) allestita presso la Grande Halle de La Villette che ha registrato 1,3 milioni d’ingressi, battendo il record del 1967, quando protagonista della fortunata rassegna era ancora Tutankhamon. Quest’ultima, presso il Petit Palais, aveva raggiunto infatti 1,24 milioni di visitatori.

Ben oltre 7mila visitatori al giorno (7.413), dal 31 luglio dello scorso anno al 15 settembre, che le permettono di gareggiare per il primato delle mostre più visitate al mondo anche sulla base dei visitatori giornalieri.

Grand Tourismo ha offerto una sosta al visitatore permettendogli d meditare sull’esperienza vissuta all’interno della Galleria. Attraverso tre video Illusion, Everywhere but nowhere e Uffizi Oggi, Zaganelli, fiorentino con all’attivo esperienze di carattere internazionale, ha sollecitato una riflessione sull’identità del turismo attuale e in particolare sulla consuetudine a filtrare l’osservazione dell’opera d’arte (e non solo) attraverso l’obiettivo di smartphone, telecamere, macchine fotografiche. Se in Illusion le strade del centro di Firenze assumono il ruolo di testimoni di un’acquisizione di immagini divenuta meccanica e ridondante e se in Everywhere but nowhere Palazzo Strozzi si fa testimone di un utilizzo parossistico dei devices elettronici, è tuttavia soprattutto il video Uffizi Oggi, realizzato in esclusiva per le Gallerie degli Uffizi, a definire l’identità del progetto Grand Tourismo.

«Indubbiamente – commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, che insieme a Chiara Toti ha curato la mostra – la tecnologia ha modificato e sta ancora cambiando la fruizione dei nostri Musei. La mole di riproduzioni delle opere che conserviamo cresce in maniera esponenziale modificandone la percezione, e anche il comportamento stesso del viaggiatore. Abbiamo voluto portare sulle pareti degli Uffizi una riflessione interna al Museo offrendo ai visitatori la possibilità di riconoscersi nei video come davanti ad uno specchio che racconta come le esperienze sensoriali dirette e reali siano sempre più filtrate da altri strumenti che ci connettono con il virtuale. L’interpretazione di Giacomo Zaganelli incentrata sulla sala dei capolavori di Botticelli implica un ripensamento delle funzioni del museo stesso. Siamo felici che i visitatori abbiano apprezzato questo progetto che prende la massificazione dei beni culturali come leva per una riflessione approfondita sul turismo nell’era digitale».

Si è detto estremamente soddisfatto l’artista sia per come è nato il progetto che per i primati raggiunti. «L’aspetto più sorprendente – precisa Giacomo Zaganelliè stato quello di aver avuto la possibilità di far riflettere il pubblico del museo più visitato d’Italia, in merito alla propria esperienza di turista e di osservatore. Durante questi tredici mesi e mezzo ho avuto l’occasione di far visitare la mostra a numerosi conoscenti e colleghi e devo riconoscere che la cosa che mi ha colpito, maggiormente e fin da subito, è stata la sua efficacia nei confronti di un pubblico senza confini e senza età. Il messaggio era chiaro e il fatto che fosse trasmesso proprio in quel luogo ne rafforzava esponenzialmente il suo contenuto».

FIRENZE: TRE CAPOLAVORI DELLA PITTURA MEDIEVALE DAGLI “UFFIZI” ALLA GALLERIA DELL’ACCADEMIA


Scambio di opere, a Firenze, tra la Galleria degli Uffizi e quella dell’Accademia. Gli Uffizi rinunciano a tre capolavori trecenteschi, due trittici di Pacino di Bonaguida (circa 1280 – circa 1339) ed uno di Jacopo del Casentino (circa 1297 – circa 1349), fino a ieri esposti nella prestigiosa Sala delle Maestà al secondo piano del complesso vasariano insieme ai massimi capolavori di Giotto, Cimabue e Duccio di Buoninsegna: da oggi queste opere arricchiscono l’importante collezione di pittura medievale dell’Accademia, mentre dal museo di via Ricasoli arriva alla Galleria delle Statue e delle Pitture il Cristo Crocifisso del Maestro del Crocifisso Corsi, originariamente dipinto per l’antica chiesa di San Pier Scheraggio divenuta, nel Cinquecento, parte integrante degli Uffizi.

Il trasferimento ‘incrociato’ di opere è stato effettuato questa mattina. I trittici sacri arrivati dagli Uffizi sono dunque da questo pomeriggio esposti, in perfetta continuità filologica, nella Sala del Duecento e del primo Trecento nella Galleria dell’Accademia, proprio accanto ad altri capolavori di Pacino di Bonaguida, tra i quali anche il celebre Albero della Vita. Allo stesso tempo, la Croce dipinta del Maestro del Crocefisso Corsi è ora allestita nella sala 2 al secondo piano degli Uffizi insieme alle tre Maestà di Giotto, Cimabue e Duccio di Buoninsegna.

“Troppo spesso la Galleria dell’Accademia viene percepita solo come il museo dove c’è il David di Michelangelo – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidtma è anche un repertorio ricchissimo e un autentico manuale della pittura fiorentina del Medio Evo. Grazie al trasferimento dei tre trittici portatili dagli Uffizi all’Accademia questa collezione viene valorizzata ancora di più, perché la narrazione storico-artistica sui cosiddetti ‘Masters of the Miniaturist Tendency’ (come li chiamò per primo Richard Offner) si amplia e approfondisce in modo notevole. Portiamo quindi avanti la stessa strategia di decentramento intelligente che abbiamo adoperato con successo per Palazzo Pitti, e che intendiamo estendere anche al museo di San Marco, uno dei più importanti luoghi di cultura al mondo”.

Aggiunge Angelo Tartuferi, coordinatore della Galleria dell’Accademia e curatore della pittura del Due e Trecento delle Gallerie degli Uffizi: “La presenza della Croce dipinta del Maestro del Crocifisso Corsi è l’unica del Trecento agli Uffizi e idealmente continua i due spettacolari esemplari del ‘Maestro della Croce n. 432’ e del ‘Maestro del Crocifisso n. 434’ nella sala 1: colma infatti una lacuna che agli Uffizi persiste dal 1959, quando la grande croce di Cimabue che era il fulcro dell’allestimento postbellico della sala delle Maestà di Michelucci, Scarpa e Gardella, tornò nel museo della Basilica di Santa Croce. In base allo stesso principio di tutela adesso anche l’opera del Maestro del Crocefisso Corsi fa ritorno all’edificio per cui fu creato; il ‘Cristo crocifisso’ infatti fu dipinto per la chiesa di San Pier Scheraggio, poi inglobata negli Uffizi dal Vasari. Dal 1825 al 1919 la croce dipinta era esposta nel primo corridoio degli Uffizi: è quindi totalmente estranea al corpus collezionistico della Galleria dell’Accademia, ma fa parte del folto gruppo di opere con numeri d’inventario degli Uffizi che dall’unità italiana fino a pochi anni fa furono liberamente scambiati tra Uffizi, Palazzo Pitti e Accademia, come già nel 1958 Luisa Marcucci ricordò nella premessa al suo ancora prezioso catalogo ‘I dipinti toscani del secolo XIII’. Auguriamoci che alla fine dei lavori dei Nuovi Uffizi, quando saranno create le condizione climatiche e la piena accessibilità dell’ex chiesa di San Pier Scheraggio al pubblico, l’opera possa tornare nello stesso spazio sacro al piano terra degli Uffizi, per il quale settecento anni fa fu originariamente dipinto”.

LE OPERE

Fig. 1: Pacino di Buonaguida e bottegaCrocifissione con Santa Maria Maddalena (scomparto centrale); San Francesco (scomparto sinistro); San Ludovico di Tolosa (scomparto destro), 1320-1330

Fig. 2: Pacino di Buonaguida e bottegaMadonna in trono con Bambino, due Sante martiri, San Pietro e San Paolo; un Santo diacono, San Giovanni Battista e San Cristoforo (laterale sinistro); Crocifissione con la Madonna e San Giovanni evangelista (laterale destro), 1320-1330

Fig. 3: Jacopo del CasentinoMadonna con Bambino in trono fra San Bernardo e San Giovanni Battista; Stimmate di San Francesco e Santa Margherita e Santa Lucia; Crocifissione,  1320-25

Fig. 4: Maestro del Crocifisso CorsiCrocifisso dipinto e dolenti, 1315 circa

FIRENZE, GALLERIE DEGLI UFFIZI: LE MOSTRE DEI PROSSIMI 12 MESI


Dodici mesi ad arte con la grande scultura classica, la prima mostra monografica dedicata al pittore ottocentesco Giuseppe Bezzuoli, la contemporaneità romantica di Neo Rauch, una esposizione con antichi manoscritti rubati poi recuperati dai Carabinieri ed anche una speciale rassegna sulla storia e l’evoluzione della calzatura nel corso dei secoli. Il calendario espositivo delle Gallerie degli Uffizi per il prossimo periodo che va dall’autunno 2019 all’estate 2020 sarà come sempre attento ai gusti e alle curiosità dei visitatori più diversi. Vediamo gli appuntamenti principali. L’archeologia la fa da padrona con ben tre appuntamenti, di tenore diversissimo: Si inizia subito prima di Natale con Ai piedi degli dei. Le calzature dal mondo classico al contemporaneo (Palazzo Pitti, Museo della Moda e del Costume 16 dicembre 2019 – 19 aprile 2020). Per una volta, l’antichità non si presenta troppo paludata ma presta il fianco a un tema di storia della moda, spazzando tuttavia il campo da ogni frivolezza: diventa indagine sociale, di stile, e giunge fino ai nostri giorni con il design e con la filologia dei costumi nei film “peplum”.

Una delle sale più amate degli Uffizi, quella della Niobe, trova nuova vita e diventa argomento di confronti stilistici tra sculture nella mostra Il mito ritrovato. I Niobidi dagli Horti Lamiani e dalla villa di Valerio Messalla Corvino a confronto, con i recenti ritrovamenti di altre statue dello stesso soggetto, vicino a Ciampino (Uffizi, Sala della Niobe, 18 dicembre 2019 – 15 marzo 2020). In estate, l’appuntamento ormai fisso nella Limonaia del Giardino di Boboli è con la ricostruzione, virtuale e reale, di una città gioiello dell’Asia Minore: Hierapolis, Signora delle Ninfe. Miti e realtà di una città d’Asia (dal 26 maggio al 18 ottobre 2020) sarà come un viaggio nella Turchia dai tempi dell’Impero Romano a quello Bizantino.

La grande mostra Plasmato dal fuoco. La scultura in bronzo nella Firenze degli ultimi Medici (Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi, 18 settembre 2019 – 12 gennaio 2020) si apre in concomitanza della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Palazzo Corsini. L’argomento viene affrontato in modo nuovo, con molte scoperte frutto di ricerche nelle collezioni internazionali e negli archivi, e di acquisti sensazionali sul mercato dell’arte da parte delle Gallerie degli Uffizi. Una delle sezioni è dedicata alle relazioni tra i disegni preparatori e la loro traduzione in bronzo: a questo stesso filone – traduzione del bi- in tri-dimensionale – è in gran parte votata l’importantissima mostra I Cieli in una stanza. Soffitti lignei a Firenze e a Roma nel Rinascimento (Uffizi, Sala Detti e Sala del Camino, 10 dicembre 2019 – 8 marzo 2020), che nasce come reazione alla sventura del crollo del soffitto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma. Sarà una mostra che servirà a sensibilizzarci ad avere più cura del nostro patrimonio, ma anche un’occasione di godimento estetico, con disegni, modelli e pezzi di soffitti belli e cesellati come oreficerie. E per giunta una scoperta: chi ha mai l’idea, entrando in un salone o in una chiesa, di guardare travicelli e lacunari?

Sempre sul tema della tutela, vista come recupero, come risarcimento di attività criminali, ma anche come celebrazione di una gloria tutta italiana (i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale), è la mostra Storie di pagine dipinte. Manoscritti e miniature recuperati dal Nucleo Tutela del Patrimonio di Firenze (Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie, 21 marzo – 23 giugno 2020). Crimini recenti e storia antica si intrecciano: al paziente – e spesso rischioso – lavoro degli investigatori si somma quello degli specialisti che riconducono frammenti e pagine strappate ai volumi originali di appartenenza, che ritrovano l’esatta collocazione di un codice rubato, che ne ricostruiscono il contesto d’esecuzione e lo scriptorium.

 Il secondo, atteso appuntamento dell’autunno è con un personaggio grandioso e controverso: Pietro Aretino e l’arte del Rinascimento (Uffizi, Aula Magliabechiana, 26 novembre 2019- 3 marzo 2020). Ovvero, come un intellettuale e letterato può influire sul gusto di un’epoca e come può rifletterlo. Saranno esposte opere celeberrime, da Sebastiano del Piombo a Tiziano, oltre a manoscritti e oggetti prestati da musei di tutto il mondo, che segnano l’affermazione della cosiddetta “Maniera moderna” nell’arte.

Ad aprire le celebrazioni per la giornata della donna sarà ‘La grandezza del universo’ nell’arte di Giovanna Garzoni (Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, 6 marzo – 7 giugno 2020). Si passa all’Ottocento con Giuseppe Bezzuoli (1789-1855). Un grande protagonista della pittura romantica (Uffizi, Aula Magliabechiana e Sala Detti, 2 aprile – 31 luglio 2020). Per la prima volta si rende giustizia a questo importantissimo artista con una mostra monografica. Anche gli spazi ottocenteschi dell’Andito degli Angiolin diventano uno scenario e un’opera d’arte a sé, intesa ad integrare la mostra dell’artista tedesco contemporaneo Neo Rauch, che si aprirà in autunno (Neo Rauch. Opere dal 2006 al 2019. Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini, 16 ottobre 2019 – 12 gennaio 2020).

 Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: “Con questa scelta di mostre abbiamo tenuto in considerazione tutte le categorie di visitatori. Abbiamo pensato di incuriosirli, di coinvolgerli nella discussione su problemi scottanti come il furto di opere d’arte (i codici miniati) e la tutela (i soffitti del Rinascimento); abbiamo voluto trasportarli dall’Asia Minore dell’antichità al mondo degli intellettuali del Rinascimento; farli spaziare dal mito dei Niobidi all’angoscioso campionario umano di Neo Rauch, uno dei protagonisti dell’arte contemporanea in Europa”.

 

 

FIRENZE, IL “RINASCIMENTO” DEI GIARDINI DI BOBOLI: NOVITA’ E OPERE IN CANTIERE


Un piano di restauri e riassetto del verde, installazione di nuove panchine, l’apertura quotidiana, per la prima volta da sempre, dell’esotico giardino della Botanica superiore, e perfino il progetto di apertura di una gelateria ‘medicea’: è il Rinascimento di Boboli, vasto programma di interventi per rendere ancora più suggestivo e godibile il giardino storico che nell’Oltrarno fiorentino cinge e abbraccia Palazzo Pitti, l’ex reggia dei Granduchi.

Prima, e centrale tappa nel progetto di rilancio del parco è stata la restituzione al pubblico del Giardino della Botanica Superiore, detto anche degli Ananassi, finora mai stato accessibile in via ordinaria ai visitatori: ora lo è, dal lunedì al venerdì, in orario 9-13. Lo spazio, assai suggestivo, accoglie nel suo ettaro di estensione centinaia di specie diverse di piante acquatiche, tropicali e subtropicali. Unico esempio di giardino in stile romantico all’interno di Boboli, il suo restauro è durato molti anni ed ha riguardato sia l’aspetto architettonico che botanico. Ora tutti potranno ammirare ogni giorno le forme sinuose delle aiuole e i coloratissimi tesori naturalistici ivi racchiusi.

Nel parco, intanto proseguono lavori di miglioramento di tutte le aree. Lungo i sentieri sono state posizionate 46 nuove panchine in pietra serena, proveniente dalle cave Santa Brigida sui colli fiorentini, e l’obiettivo è arrivare in breve tempo a 60. E’ partita una serie di restauri sulle statue del giardino: nelle scorse settimane sono stati completati i lavori di recupero delle prime due, Hera e Pudicizia. Presto partiranno inoltre gli interventi sulle quattro colonne dell’isola centrale e sui basamenti, ed è imminente anche l’avvio di ristrutturazione dei bagni storici, quello della Meridiana e quelli di Annalena, oltre al ripristino della Fontana delle Scimmie.

Non solo. A Boboli è in fase di avvio un ulteriore grande progetto di restauro (finanziato in parte con fondi della Regione Toscana), quello del Giardino “segreto” delle Camelie, anch’esso come la Botanica Superiore mai aperto in via ordinaria al pubblico. Con una superficie complessiva di oltre 300 metri quadrati, il giardino si erge su un lembo di terra stretto e lungo, situato sul lato di ponente di Palazzo Pitti. Oggi versa in stato di abbandono ed i suoi bastioni sono afflitti da problemi di tenuta strutturale: per questo è già stata effettuata un’accurata campagna di rilievi in loco, operazione propedeutica alla elaborazione del piano di restauro. Al momento in corso la redazione del progetto. I lavori sono previsti nel biennio 2020 -2021.

Continuano inoltre gli interventi previsti dal progetto “Primavera di Boboli”, con la donazione da parte di Gucci di 2 milioni di euro destinati ad una serie di interventi nel Giardino che è sotto tutela Unesco dal 2013. Oltre a quanto già completato (consolidamento del cipresso monumentale dell’Anfiteatro, interventi sul sistema di drenaggio del Giardino, acquisto di nuova vaseria e conche in cotto imprunetino per la collezione medicea di agrumi) sono in corso altre azioni: i lavori di consolidamento e restauro della serra calda delle orchidee al Giardino della Botanica Superiore, successivamente sempre alla Botanica Superiore si avvieranno i lavori per il restauro della vasca delle piante acquatiche e del passaggio “segreto” retrostante, ora in avvio di gara. E sono nella stessa fase (con partenza prevista il prossimo autunno) i lavori di restauro botanico del Viottolone dei Cipressi e del Viale dei Platani, per cui è stato completato il progetto esecutivo. Verranno in tal modo ricostituite le composizioni storiche dei filari alberati che negli anni hanno subito forti perdite, con la nuova piantagione di 53 cipressi e 25 platani.

Grande cura è ovviamente dedicata al patrimonio arboreo di Boboli, che conta centinaia di alberi plurisecolari: è in corso un accurato programma di monitoraggio e valutazione di stabilità delle piante di alto fusto, con la sostituzione di eventuali esemplari che non rispondono ai requisiti di sicurezza o arrivati a fine ciclo. Infine, c’è un’ultima novità: in aggiunta al restauro del Giardino delle Camelie e quello, da tempo annunciato, della Kaffehaus (il padiglione risalente al 1776, realizzato su disegno di Zanobi del Rosso, l’architetto del Granduca Pietro Leopoldo, che a lavori finiti tornerà ad essere un punto di sosta e ristoro), è stato messo in cantiere il progetto di apertura nel giardino della ‘Gelateria Buontalenti’ (dal nome del celebre architetto che proprio a Boboli creò la ‘Grotta Grande’, e che nel ‘500 inventò il ‘dolce ghiacciato’, precursore del gelato moderno): sorgerà nel prato dei Castagni, collocato nella parte alta del parco, in un edificio di fine ‘800. E magari, tra i gusti che sarà possibile scegliere, ci sarà anche quello alle arance amare coltivate direttamente all’interno di Boboli.

Palazzo Pitti visto da Boboli

“Diamo il via ad una grande campagna di interventi che renderanno lo scrigno naturalistico di Boboli ancora più bello – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidte con la riapertura dello splendido giardino degli Ananassi, con i suoi tesori esotici, restituiamo a tutti i visitatori un altro frammento meraviglioso di Firenze che diventa quotidianamente visibile e disponibile a tutti. Nel complesso, un intervento di rilancio così ampio del Giardino non veniva programmato da oltre 80 anni”.

Il Giardino richiede una cura costante ed un lavoro grande, continuo e spesso silenzioso – spiega poi la coordinatrice del parco Bianca Maria Landicon l’apertura del Giardino della Botanica Superiore vogliamo però dare voce ad un’altra delle identità di Boboli, perché crediamo fortemente nel valore dell’educazione alla bellezza e perché il Giardino sia sempre di più un luogo dove aver voglia di sostare e trattenersi, per poterne comprendere gli equilibri avvicinandosi con la giusta attenzione e rispetto”.

“Siamo molto felici – precisa Marco Bizzarri Ceo di Gucci – di come il progetto Primavera di Boboli stia progredendo. Poter contribuire al recupero e al mantenimento della parte botanica del Giardino dei Medici è per me, e per tutta la Gucci, un onore e un privilegio. Il rapporto di reciprocità con Firenze, città che ci ha dato i natali nel 1921, e i suoi monumenti più celebri è fondamentale nel posizionamento internazionale del nostro marchio”.

FIRENZE: LE INIZIATIVE DEGLI “UFFIZI” NEL RICORDO DI NAPOLEONE BONAPARTE


 

Riordino ingresso Galleria d’Arte Moderna in omaggio a Napoleone con il busto ritratto dell’Imperatore, opera di Canova; è stato anche acquistato un progetto del 1809 di due ponti sull’Arno a Firenze. 

Doppia iniziativa degli Uffizi per il 250/o compleanno di Napoleone Bonaparte. In vista del 15 agosto, data della ricorrenza, l’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti è stato riallestito e ha come protagonista un colossale busto marmoreo di Canova, proveniente dalle collezioni granducali, raffigurante proprio Napoleone.

Inoltre, in occasione dell’evento, le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato un’altra opera ‘napoleonica’, l’enorme disegno (84 x 207,5 cm) eseguito nel 1809 dall’architetto Hyacinthe Boucher de Morlaincourt (1756-1731). Si tratta del progetto di due ponti (dedicati uno allo stesso Imperatore, l’altro alla sorella Elisa Baciocchi, allora governatrice della Toscana) da realizzare sull’Arno all’altezza del parco delle Cascine.

Il progetto dei ponti avviene nel clima di riforme infrastrutturali per l’ammodernamento di Firenze, che da una parte intendevano adeguare la città a un’immagine moderna e rappresentativa dell’Impero francese, dall’altra glorificavano la figura di Napoleone e della sorella, nominata governatrice di Toscana con il titolo onorifico di Granduchessa. Per questo, una nuova funzione doveva essere assegnata anche a spazi fino ad allora non sufficientemente valorizzati, come il lungofiume. L’apertura delle Cascine granducali in forma di parco pubblico, voluta da Elisa Baciocchi, costituiva inoltre un ulteriore stimolo a mettere in atto le trasformazioni urbanistiche testimoniate dal disegno e mai realizzate. Obiettivo del piano – di cui l’opera del Morlaincourt recentemente acquistata è un esempio – era dunque la nuova necessità di collegare al centro storico monumentale lo spazio verde di una zona fino ad allora percepita come periferica, anche ideando una serie di passeggi alberati. Il progetto però, pur completato e presentato alle autorità, non arrivò mai a concretizzarsi.

“Con queste due iniziative ricordiamo l’importanza di Napoleone nello sviluppo dell’Europa moderna – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – La sua attività di legislatore e riformatore delle strutture amministrative e militari fu infatti improntata a principi illuminati di razionalizzazione. Se non esitò a razziare le opere d’arte della Penisola per portarle a Parigi, tuttavia durante la campagna in Egitto si fece accompagnare da ricercatori, filologi ed archeologi cui venne affidato il compito di studiare e catalogare i resti dell’antica civilizzazione sorta lungo il Nilo. A Roma Napoleone stabilì l’emancipazione degli ebrei, e anche in Toscana, patria dei suoi avi, lasciò la sua impronta. In campo urbanistico, non tutte le idee di Napoleone furono realizzate, e pertanto il disegno che abbiamo appena acquistato fornisce una preziosa testimonianza”.

 

 

GALLERIE DEGLI UFFIZI: BOOM DI PRESENZE ALL’APERTURA SERALE DEL MARTEDI  


Uffizi aperti martedi sera

Quasi 10 mila persone negli 8 appuntamenti di giugno e luglio: +22% rispetto all’edizione 2018

Gli Uffizi di sera piacciono sempre di più: a confermarlo è il boom di presenze registrato quest’anno nei primi due mesi della 4/a edizione della speciale apertura dalle 19 alle 22 al via dal 4 di giugno ed in corso fino al 24 settembre. Sono stati quasi 10mila – 9690, per l’esattezza – i visitatori ‘notturni’ della Galleria delle Statue e delle pitture negli otto appuntamenti di giugno e luglio: un aumento del 22% rispetto allo scorso anno, quando erano stati 7.937. La serata con il picco di affluenza è stata il 9 di luglio, con 1.567 persone: 479 in più del 2018 (+44%), quando al martedi corrispondente furono 1.088. Un altro dato: il 23 di luglio è stato registrato il record di presenze quotidiane in assoluto agli Uffizi durante tutta la giornata (ordinaria apertura mattina e pomeriggio, più quella serale), con un totale di 11.036 presenze.

“L’iniziativa della Galleria visitabile la sera è in continua crescita – spiega il direttore Eike Schmidt – e questo è comprensibile, perchè consente di vivere un’esperienza diversa, un viaggio differente e più rilassato da quello consueto. Le sale sono meno affollate, anche la luce cambia; in più, è possibile, volendo, concedersi un romantico aperitivo o un rinfrescante gelato al crepuscolo sulla terrazza affacciata sopra piazza Signoria.  E’ come stare al museo in un momento di bassa affluenza, ma con l’incanto della bellezza di Firenze baciata dal tramonto estivo che entra dalle finestre. Dunque un’esperienza davvero particolare, che invito a provare a tutti gli amanti degli Uffizi e anche a tutti coloro che vogliono scoprire per la prima volta questa magica galleria” .

UFFIZI: CARAVAGGIO E LA COPIA DI UNA SUA OPERA RITROVATA IN LORENA (FRANCIA)


Galleria degli Uffizi, Caravaggesco, Cattura di Gesù

La copia contemporanea del capolavoro Cattura di Cristo esposta in Palazzo Pitti. Un volume racconta la storia e i segreti della tela

Un dipinto, ora esposto a Palazzo Pitti, ed un libro. Al centro della doppia iniziativa, vi è la tela ‘La cattura di Cristo’, copia del capolavoro che il Merisi aveva eseguito nel 1602 per il nobile romano Ciriaco Mattei: un’opera a lungo considerata perduta ma, in anni recenti, riconosciuta da molti nel dipinto oggi esposto alla National Gallery of Ireland di Dublino. Quanto alla copia, realizzata con tecnica sopraffina da un ignoto contemporaneo del maestro, è stata per molto tempo ignorata e ‘snobbata’ dagli studiosi, per essere addirittura allontanata all’inizio del Novecento dalle raccolte di Palazzo Pitti e consegnata in deposito esterno, prima alla Prefettura di Pistoia, poi a Firenze alla Caserma Baldissera dell’Arma dei Carabinieri, per arredarne le sedi istituzionali.

Ora, restaurata e sottoposta a studi di esperti e storici dell’arte, la replica della Cattura riemerge dall’oblio: non solo è da oggi esposta nella sala di Berenice di Palazzo Pitti (la stessa dove risplende da qualche giorno, dopo dieci anni di oblio, la Madonna della Gatta di Federico Barocci), ma è diventata anche protagonista di un libro ad essa dedicato (‘La Cattura di Cristo da Caravaggio. Un recupero per le Gallerie degli Uffizi’), curato da Gianni Papi e Maria Sframeli ed edito da Sillabe, che ne ricostruisce la storia e racconta i dettagli del suo recupero.

Grazie alle accurate ricerche che costituiscono il cuore del volume, è stato possibile accertare la provenienza della tela dal castello lorenese di Commercy: dallo stesso luogo, ha svelato la lettura degli inventari, arrivarono molti altri quadri ad arricchire le collezioni granducali fiorentine, primo fra tutti uno dei capolavori di Rubens, I quattro filosofi (esposto nella Galleria Palatina) la cui origine era rimasta finora nell’ombra.

“Una nuova prova della grande generosità e del grande amore per Firenze degli Asburgo-Lorena – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – i quali, sia con il trasferimento a Firenze di loro opere di assoluto rilievo dalle loro residenze e anche dalla capitale, Vienna, sia attraverso successive campagne di acquisti d’arte, talvolta di intere raccolte nobiliari, incrementarono il valore degli Uffizi e di Palazzo Pitti in maniera rilevante”.

PALAZZO PITTI: CAPOLAVORO DEL ‘500 RIEMERGE DAI DEPOSITI E DALL’OSCURITÀ


La Madonna della Gatta di FEDERICO BAROCCI è ora protagonista della Galleria Palatina

La Madonna della Gatta, capolavoro dell’artista urbinate del ‘500 Federico Barocci (2,33m x 1,79m, 1598 circa) torna finalmente esposta dopo aver trascorso oltre un decennio in deposito. Il grande olio su tela del maestro della pittura della Controriforma, tanti anni fa accolto agli Uffizi, diventa adesso una delle star di Palazzo Pitti: la Madonna da oggi è la protagonista della sala di Berenice, nella Galleria Palatina, insieme ad altre opere di Barocci riallestite in questo spazio per l’occasione (il Ritratto di fanciullo; e la copia coeva dall’Annunciazione).  

“Quella che il pittore ha immaginato per questo dipinto, eseguito intorno al 1598, è una delle più delicate e teatrali interpretazioni della maternità – spiega Anna Bisceglia, curatrice della pittura del Cinquecento delle Gallerie degli UffiziGiuseppe solleva la tenda e introduce subito lo spettatore tra le mura domestiche, dove la Vergine sta cullando il suo bambino. La particolarità da cui il dipinto prende la sua denominazione è proprio la gatta che allatta i suoi cuccioli, sistemata dal pittore giusto al centro della scena, morbidamente accoccolata tra le vesti di Maria. Un dettaglio che ha la capacità di proiettare in un sol colpo l’immagine sacra in una dimensione quotidiana, vera, di affetti semplici  e moti dell’anima che lo spettatore sente vicini a sé e che lo inducono a sentirsi parte di quel dialogo gentile di sguardi e di gesti. Ed è proprio in questa straordinaria capacità di far convivere una sentimentalità accessibile, espressa con una rappresentazione chiara e immediata, con l’eleganza di una materia pittorica raffinatissima che Barocci si rivela lo straordinario protagonista di una stagione di passaggio, che raccoglie l’eredità della grande pittura manierista e la lancia decisamente nell’universo Barocco”.
La tela giunse a Firenze nel 1631, insieme ai beni dell’eredità di Vittoria della Rovere, per effetto del matrimonio con Ferdinando II de’ Medici, e fu originariamente collocata nel suo appartamento d’inverno, al primo piano di Palazzo Pitti, dove oggi viene nuovamente esposta. E’ stata oggetto di numerose copie, tra le quali spicca il sontuoso arazzo eseguito nel 1663-1664 da Pietro Fevère su commissione della stessa granduchessa, e conservato negli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti.

Altre due importanti opere di Barocci sono da poco tornate in esposizione dopo un lungo periodo nei depositi, in questo caso agli Uffizi: si tratta della monumentale pala La Madonna del Popolo e del Noli me tangere, entrambe ora accolte nella Sala del Pilastro, uno degli spazi principali tra quelli recentemente inaugurati e dedicati alla pittura del ‘500.
“Il grande ritorno della Madonna della Gatta fa parte della strategia di valorizzare di più Palazzo Pitti, facendoci tornare dei capolavori che in passato vi erano esposto, ma successivamente furono trasportati in altri musei e talvolta finirono nei depositi – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – il nuovo allestimento nella sala di Berenice rende evidente l’importanza dello stile di Federico Barocci per la pittura seicentesca, elemento che si nota particolarmente grazie alla esposizione accanto alla Adorazione dei Magi di Luca Giordano ed anche alla presenza di dipinti seicenteschi della scuola fiorentina. Una composizione di opere che esalta le scelte cromatiche di Barocci, l’articolazione astratta dei suoi panneggi, il senso delle sfumature atmosferiche, fondamentali per la pittura del secolo successivo”. 

SCHELETRO RINASCIMENTALE RIEMERGE DALLE “VISCERE” DEGLI UFFIZI


Foto scheletro

I resti perfettamente conservati di una donna trovati nell’area di scavo adiacente all’aula di San Pier Scheraggio

Dalle viscere degli Uffizi riemerge uno scheletro rinascimentale: si tratta dei resti, perfettamente conservati, di una donna, risalenti presumibilmente alla fine del ‘400. Le spoglie si trovano nell’area degli scavi adiacente all’aula di San Pier Scheraggio, che un tempo era una chiesa: prima ancora che gli Uffizi fossero edificati e ne ‘inglobassero’ gli spazi, era un luogo di culto molto frequentato, tra l’altro anche da Dante Alighieri. Gli scavi archeologici, effettuati in questo punto all’interno delle gallerie (dalla cooperativa Archeologia, sotto la guida della Soprintendenza) da circa 20 anni, hanno riportato alla luce una porzione dei sotterranei dell’antico edificio religioso, che, come era uso secoli addietro, venivano anche usati per le sepolture. Lo scheletro, indicato con il codice identificativo 101, verrà ora portato ai laboratori di archeoantropologia della Soprintendenza per essere sottoposto ad esami ed analisi.