FIRENZE, IL “RINASCIMENTO” DEI GIARDINI DI BOBOLI: NOVITA’ E OPERE IN CANTIERE


Un piano di restauri e riassetto del verde, installazione di nuove panchine, l’apertura quotidiana, per la prima volta da sempre, dell’esotico giardino della Botanica superiore, e perfino il progetto di apertura di una gelateria ‘medicea’: è il Rinascimento di Boboli, vasto programma di interventi per rendere ancora più suggestivo e godibile il giardino storico che nell’Oltrarno fiorentino cinge e abbraccia Palazzo Pitti, l’ex reggia dei Granduchi.

Prima, e centrale tappa nel progetto di rilancio del parco è stata la restituzione al pubblico del Giardino della Botanica Superiore, detto anche degli Ananassi, finora mai stato accessibile in via ordinaria ai visitatori: ora lo è, dal lunedì al venerdì, in orario 9-13. Lo spazio, assai suggestivo, accoglie nel suo ettaro di estensione centinaia di specie diverse di piante acquatiche, tropicali e subtropicali. Unico esempio di giardino in stile romantico all’interno di Boboli, il suo restauro è durato molti anni ed ha riguardato sia l’aspetto architettonico che botanico. Ora tutti potranno ammirare ogni giorno le forme sinuose delle aiuole e i coloratissimi tesori naturalistici ivi racchiusi.

Nel parco, intanto proseguono lavori di miglioramento di tutte le aree. Lungo i sentieri sono state posizionate 46 nuove panchine in pietra serena, proveniente dalle cave Santa Brigida sui colli fiorentini, e l’obiettivo è arrivare in breve tempo a 60. E’ partita una serie di restauri sulle statue del giardino: nelle scorse settimane sono stati completati i lavori di recupero delle prime due, Hera e Pudicizia. Presto partiranno inoltre gli interventi sulle quattro colonne dell’isola centrale e sui basamenti, ed è imminente anche l’avvio di ristrutturazione dei bagni storici, quello della Meridiana e quelli di Annalena, oltre al ripristino della Fontana delle Scimmie.

Non solo. A Boboli è in fase di avvio un ulteriore grande progetto di restauro (finanziato in parte con fondi della Regione Toscana), quello del Giardino “segreto” delle Camelie, anch’esso come la Botanica Superiore mai aperto in via ordinaria al pubblico. Con una superficie complessiva di oltre 300 metri quadrati, il giardino si erge su un lembo di terra stretto e lungo, situato sul lato di ponente di Palazzo Pitti. Oggi versa in stato di abbandono ed i suoi bastioni sono afflitti da problemi di tenuta strutturale: per questo è già stata effettuata un’accurata campagna di rilievi in loco, operazione propedeutica alla elaborazione del piano di restauro. Al momento in corso la redazione del progetto. I lavori sono previsti nel biennio 2020 -2021.

Continuano inoltre gli interventi previsti dal progetto “Primavera di Boboli”, con la donazione da parte di Gucci di 2 milioni di euro destinati ad una serie di interventi nel Giardino che è sotto tutela Unesco dal 2013. Oltre a quanto già completato (consolidamento del cipresso monumentale dell’Anfiteatro, interventi sul sistema di drenaggio del Giardino, acquisto di nuova vaseria e conche in cotto imprunetino per la collezione medicea di agrumi) sono in corso altre azioni: i lavori di consolidamento e restauro della serra calda delle orchidee al Giardino della Botanica Superiore, successivamente sempre alla Botanica Superiore si avvieranno i lavori per il restauro della vasca delle piante acquatiche e del passaggio “segreto” retrostante, ora in avvio di gara. E sono nella stessa fase (con partenza prevista il prossimo autunno) i lavori di restauro botanico del Viottolone dei Cipressi e del Viale dei Platani, per cui è stato completato il progetto esecutivo. Verranno in tal modo ricostituite le composizioni storiche dei filari alberati che negli anni hanno subito forti perdite, con la nuova piantagione di 53 cipressi e 25 platani.

Grande cura è ovviamente dedicata al patrimonio arboreo di Boboli, che conta centinaia di alberi plurisecolari: è in corso un accurato programma di monitoraggio e valutazione di stabilità delle piante di alto fusto, con la sostituzione di eventuali esemplari che non rispondono ai requisiti di sicurezza o arrivati a fine ciclo. Infine, c’è un’ultima novità: in aggiunta al restauro del Giardino delle Camelie e quello, da tempo annunciato, della Kaffehaus (il padiglione risalente al 1776, realizzato su disegno di Zanobi del Rosso, l’architetto del Granduca Pietro Leopoldo, che a lavori finiti tornerà ad essere un punto di sosta e ristoro), è stato messo in cantiere il progetto di apertura nel giardino della ‘Gelateria Buontalenti’ (dal nome del celebre architetto che proprio a Boboli creò la ‘Grotta Grande’, e che nel ‘500 inventò il ‘dolce ghiacciato’, precursore del gelato moderno): sorgerà nel prato dei Castagni, collocato nella parte alta del parco, in un edificio di fine ‘800. E magari, tra i gusti che sarà possibile scegliere, ci sarà anche quello alle arance amare coltivate direttamente all’interno di Boboli.

Palazzo Pitti visto da Boboli

“Diamo il via ad una grande campagna di interventi che renderanno lo scrigno naturalistico di Boboli ancora più bello – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidte con la riapertura dello splendido giardino degli Ananassi, con i suoi tesori esotici, restituiamo a tutti i visitatori un altro frammento meraviglioso di Firenze che diventa quotidianamente visibile e disponibile a tutti. Nel complesso, un intervento di rilancio così ampio del Giardino non veniva programmato da oltre 80 anni”.

Il Giardino richiede una cura costante ed un lavoro grande, continuo e spesso silenzioso – spiega poi la coordinatrice del parco Bianca Maria Landicon l’apertura del Giardino della Botanica Superiore vogliamo però dare voce ad un’altra delle identità di Boboli, perché crediamo fortemente nel valore dell’educazione alla bellezza e perché il Giardino sia sempre di più un luogo dove aver voglia di sostare e trattenersi, per poterne comprendere gli equilibri avvicinandosi con la giusta attenzione e rispetto”.

“Siamo molto felici – precisa Marco Bizzarri Ceo di Gucci – di come il progetto Primavera di Boboli stia progredendo. Poter contribuire al recupero e al mantenimento della parte botanica del Giardino dei Medici è per me, e per tutta la Gucci, un onore e un privilegio. Il rapporto di reciprocità con Firenze, città che ci ha dato i natali nel 1921, e i suoi monumenti più celebri è fondamentale nel posizionamento internazionale del nostro marchio”.

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FIRENZE: LE INIZIATIVE DEGLI “UFFIZI” NEL RICORDO DI NAPOLEONE BONAPARTE


 

Riordino ingresso Galleria d’Arte Moderna in omaggio a Napoleone con il busto ritratto dell’Imperatore, opera di Canova; è stato anche acquistato un progetto del 1809 di due ponti sull’Arno a Firenze. 

Doppia iniziativa degli Uffizi per il 250/o compleanno di Napoleone Bonaparte. In vista del 15 agosto, data della ricorrenza, l’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti è stato riallestito e ha come protagonista un colossale busto marmoreo di Canova, proveniente dalle collezioni granducali, raffigurante proprio Napoleone.

Inoltre, in occasione dell’evento, le Gallerie degli Uffizi hanno acquistato un’altra opera ‘napoleonica’, l’enorme disegno (84 x 207,5 cm) eseguito nel 1809 dall’architetto Hyacinthe Boucher de Morlaincourt (1756-1731). Si tratta del progetto di due ponti (dedicati uno allo stesso Imperatore, l’altro alla sorella Elisa Baciocchi, allora governatrice della Toscana) da realizzare sull’Arno all’altezza del parco delle Cascine.

Il progetto dei ponti avviene nel clima di riforme infrastrutturali per l’ammodernamento di Firenze, che da una parte intendevano adeguare la città a un’immagine moderna e rappresentativa dell’Impero francese, dall’altra glorificavano la figura di Napoleone e della sorella, nominata governatrice di Toscana con il titolo onorifico di Granduchessa. Per questo, una nuova funzione doveva essere assegnata anche a spazi fino ad allora non sufficientemente valorizzati, come il lungofiume. L’apertura delle Cascine granducali in forma di parco pubblico, voluta da Elisa Baciocchi, costituiva inoltre un ulteriore stimolo a mettere in atto le trasformazioni urbanistiche testimoniate dal disegno e mai realizzate. Obiettivo del piano – di cui l’opera del Morlaincourt recentemente acquistata è un esempio – era dunque la nuova necessità di collegare al centro storico monumentale lo spazio verde di una zona fino ad allora percepita come periferica, anche ideando una serie di passeggi alberati. Il progetto però, pur completato e presentato alle autorità, non arrivò mai a concretizzarsi.

“Con queste due iniziative ricordiamo l’importanza di Napoleone nello sviluppo dell’Europa moderna – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt – La sua attività di legislatore e riformatore delle strutture amministrative e militari fu infatti improntata a principi illuminati di razionalizzazione. Se non esitò a razziare le opere d’arte della Penisola per portarle a Parigi, tuttavia durante la campagna in Egitto si fece accompagnare da ricercatori, filologi ed archeologi cui venne affidato il compito di studiare e catalogare i resti dell’antica civilizzazione sorta lungo il Nilo. A Roma Napoleone stabilì l’emancipazione degli ebrei, e anche in Toscana, patria dei suoi avi, lasciò la sua impronta. In campo urbanistico, non tutte le idee di Napoleone furono realizzate, e pertanto il disegno che abbiamo appena acquistato fornisce una preziosa testimonianza”.

 

 

GALLERIE DEGLI UFFIZI: BOOM DI PRESENZE ALL’APERTURA SERALE DEL MARTEDI  


Uffizi aperti martedi sera

Quasi 10 mila persone negli 8 appuntamenti di giugno e luglio: +22% rispetto all’edizione 2018

Gli Uffizi di sera piacciono sempre di più: a confermarlo è il boom di presenze registrato quest’anno nei primi due mesi della 4/a edizione della speciale apertura dalle 19 alle 22 al via dal 4 di giugno ed in corso fino al 24 settembre. Sono stati quasi 10mila – 9690, per l’esattezza – i visitatori ‘notturni’ della Galleria delle Statue e delle pitture negli otto appuntamenti di giugno e luglio: un aumento del 22% rispetto allo scorso anno, quando erano stati 7.937. La serata con il picco di affluenza è stata il 9 di luglio, con 1.567 persone: 479 in più del 2018 (+44%), quando al martedi corrispondente furono 1.088. Un altro dato: il 23 di luglio è stato registrato il record di presenze quotidiane in assoluto agli Uffizi durante tutta la giornata (ordinaria apertura mattina e pomeriggio, più quella serale), con un totale di 11.036 presenze.

“L’iniziativa della Galleria visitabile la sera è in continua crescita – spiega il direttore Eike Schmidt – e questo è comprensibile, perchè consente di vivere un’esperienza diversa, un viaggio differente e più rilassato da quello consueto. Le sale sono meno affollate, anche la luce cambia; in più, è possibile, volendo, concedersi un romantico aperitivo o un rinfrescante gelato al crepuscolo sulla terrazza affacciata sopra piazza Signoria.  E’ come stare al museo in un momento di bassa affluenza, ma con l’incanto della bellezza di Firenze baciata dal tramonto estivo che entra dalle finestre. Dunque un’esperienza davvero particolare, che invito a provare a tutti gli amanti degli Uffizi e anche a tutti coloro che vogliono scoprire per la prima volta questa magica galleria” .

UFFIZI: CARAVAGGIO E LA COPIA DI UNA SUA OPERA RITROVATA IN LORENA (FRANCIA)


Galleria degli Uffizi, Caravaggesco, Cattura di Gesù

La copia contemporanea del capolavoro Cattura di Cristo esposta in Palazzo Pitti. Un volume racconta la storia e i segreti della tela

Un dipinto, ora esposto a Palazzo Pitti, ed un libro. Al centro della doppia iniziativa, vi è la tela ‘La cattura di Cristo’, copia del capolavoro che il Merisi aveva eseguito nel 1602 per il nobile romano Ciriaco Mattei: un’opera a lungo considerata perduta ma, in anni recenti, riconosciuta da molti nel dipinto oggi esposto alla National Gallery of Ireland di Dublino. Quanto alla copia, realizzata con tecnica sopraffina da un ignoto contemporaneo del maestro, è stata per molto tempo ignorata e ‘snobbata’ dagli studiosi, per essere addirittura allontanata all’inizio del Novecento dalle raccolte di Palazzo Pitti e consegnata in deposito esterno, prima alla Prefettura di Pistoia, poi a Firenze alla Caserma Baldissera dell’Arma dei Carabinieri, per arredarne le sedi istituzionali.

Ora, restaurata e sottoposta a studi di esperti e storici dell’arte, la replica della Cattura riemerge dall’oblio: non solo è da oggi esposta nella sala di Berenice di Palazzo Pitti (la stessa dove risplende da qualche giorno, dopo dieci anni di oblio, la Madonna della Gatta di Federico Barocci), ma è diventata anche protagonista di un libro ad essa dedicato (‘La Cattura di Cristo da Caravaggio. Un recupero per le Gallerie degli Uffizi’), curato da Gianni Papi e Maria Sframeli ed edito da Sillabe, che ne ricostruisce la storia e racconta i dettagli del suo recupero.

Grazie alle accurate ricerche che costituiscono il cuore del volume, è stato possibile accertare la provenienza della tela dal castello lorenese di Commercy: dallo stesso luogo, ha svelato la lettura degli inventari, arrivarono molti altri quadri ad arricchire le collezioni granducali fiorentine, primo fra tutti uno dei capolavori di Rubens, I quattro filosofi (esposto nella Galleria Palatina) la cui origine era rimasta finora nell’ombra.

“Una nuova prova della grande generosità e del grande amore per Firenze degli Asburgo-Lorena – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – i quali, sia con il trasferimento a Firenze di loro opere di assoluto rilievo dalle loro residenze e anche dalla capitale, Vienna, sia attraverso successive campagne di acquisti d’arte, talvolta di intere raccolte nobiliari, incrementarono il valore degli Uffizi e di Palazzo Pitti in maniera rilevante”.

PALAZZO PITTI: CAPOLAVORO DEL ‘500 RIEMERGE DAI DEPOSITI E DALL’OSCURITÀ


La Madonna della Gatta di FEDERICO BAROCCI è ora protagonista della Galleria Palatina

La Madonna della Gatta, capolavoro dell’artista urbinate del ‘500 Federico Barocci (2,33m x 1,79m, 1598 circa) torna finalmente esposta dopo aver trascorso oltre un decennio in deposito. Il grande olio su tela del maestro della pittura della Controriforma, tanti anni fa accolto agli Uffizi, diventa adesso una delle star di Palazzo Pitti: la Madonna da oggi è la protagonista della sala di Berenice, nella Galleria Palatina, insieme ad altre opere di Barocci riallestite in questo spazio per l’occasione (il Ritratto di fanciullo; e la copia coeva dall’Annunciazione).  

“Quella che il pittore ha immaginato per questo dipinto, eseguito intorno al 1598, è una delle più delicate e teatrali interpretazioni della maternità – spiega Anna Bisceglia, curatrice della pittura del Cinquecento delle Gallerie degli UffiziGiuseppe solleva la tenda e introduce subito lo spettatore tra le mura domestiche, dove la Vergine sta cullando il suo bambino. La particolarità da cui il dipinto prende la sua denominazione è proprio la gatta che allatta i suoi cuccioli, sistemata dal pittore giusto al centro della scena, morbidamente accoccolata tra le vesti di Maria. Un dettaglio che ha la capacità di proiettare in un sol colpo l’immagine sacra in una dimensione quotidiana, vera, di affetti semplici  e moti dell’anima che lo spettatore sente vicini a sé e che lo inducono a sentirsi parte di quel dialogo gentile di sguardi e di gesti. Ed è proprio in questa straordinaria capacità di far convivere una sentimentalità accessibile, espressa con una rappresentazione chiara e immediata, con l’eleganza di una materia pittorica raffinatissima che Barocci si rivela lo straordinario protagonista di una stagione di passaggio, che raccoglie l’eredità della grande pittura manierista e la lancia decisamente nell’universo Barocco”.
La tela giunse a Firenze nel 1631, insieme ai beni dell’eredità di Vittoria della Rovere, per effetto del matrimonio con Ferdinando II de’ Medici, e fu originariamente collocata nel suo appartamento d’inverno, al primo piano di Palazzo Pitti, dove oggi viene nuovamente esposta. E’ stata oggetto di numerose copie, tra le quali spicca il sontuoso arazzo eseguito nel 1663-1664 da Pietro Fevère su commissione della stessa granduchessa, e conservato negli Appartamenti Reali di Palazzo Pitti.

Altre due importanti opere di Barocci sono da poco tornate in esposizione dopo un lungo periodo nei depositi, in questo caso agli Uffizi: si tratta della monumentale pala La Madonna del Popolo e del Noli me tangere, entrambe ora accolte nella Sala del Pilastro, uno degli spazi principali tra quelli recentemente inaugurati e dedicati alla pittura del ‘500.
“Il grande ritorno della Madonna della Gatta fa parte della strategia di valorizzare di più Palazzo Pitti, facendoci tornare dei capolavori che in passato vi erano esposto, ma successivamente furono trasportati in altri musei e talvolta finirono nei depositi – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – il nuovo allestimento nella sala di Berenice rende evidente l’importanza dello stile di Federico Barocci per la pittura seicentesca, elemento che si nota particolarmente grazie alla esposizione accanto alla Adorazione dei Magi di Luca Giordano ed anche alla presenza di dipinti seicenteschi della scuola fiorentina. Una composizione di opere che esalta le scelte cromatiche di Barocci, l’articolazione astratta dei suoi panneggi, il senso delle sfumature atmosferiche, fondamentali per la pittura del secolo successivo”. 

SCHELETRO RINASCIMENTALE RIEMERGE DALLE “VISCERE” DEGLI UFFIZI


Foto scheletro

I resti perfettamente conservati di una donna trovati nell’area di scavo adiacente all’aula di San Pier Scheraggio

Dalle viscere degli Uffizi riemerge uno scheletro rinascimentale: si tratta dei resti, perfettamente conservati, di una donna, risalenti presumibilmente alla fine del ‘400. Le spoglie si trovano nell’area degli scavi adiacente all’aula di San Pier Scheraggio, che un tempo era una chiesa: prima ancora che gli Uffizi fossero edificati e ne ‘inglobassero’ gli spazi, era un luogo di culto molto frequentato, tra l’altro anche da Dante Alighieri. Gli scavi archeologici, effettuati in questo punto all’interno delle gallerie (dalla cooperativa Archeologia, sotto la guida della Soprintendenza) da circa 20 anni, hanno riportato alla luce una porzione dei sotterranei dell’antico edificio religioso, che, come era uso secoli addietro, venivano anche usati per le sepolture. Lo scheletro, indicato con il codice identificativo 101, verrà ora portato ai laboratori di archeoantropologia della Soprintendenza per essere sottoposto ad esami ed analisi.

 

CAPOLAVORI DA CONOSCERE:GLI AVORI DEL MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO (FIRENZE)


Pochi giorni fa, al Museo Nazionale del Bargello, Firenze, è stato presentato il Catalogo dedicato alla raccolta degli avori del Museo Nazionale del Bargello. La collezione degli avori del Bargello è tra le più prestigiose oggi esistenti, con oltre 250 esemplari di incomparabile rilievo storico e artistico. Raccoglie raffinati manufatti, realizzati lungo un arco temporale di oltre 15 secoli, che stupiscono per la perizia tecnica delle lavorazioni (con intagli microscopici e perfetti) e che testimoniano un’ampia circolazione di stili e tecniche tra le diverse civiltà.

Vi sono compresi capolavori come il Dittico Denon (fine IV – inizi V secolo), il Pastorale di Yves de Chartres (fine XI) o il Flabellum (fine IX) il grande ventaglio liturgico carolingio di cui esistono solo 3 esemplari al mondo. E poi decine di esemplari a soggetto sacro e profano medievale, pedine e pezzi per gli scacchi, valve di specchio, cofanetti gotici e rinascimentali, manufatti islamici, selle da parata e molto altro ancora.

Al Bargello questi capolavori dell’arte eburnea giunsero sia dalle collezioni mediceo-granducali, al momento della fondazione del museo (1865), sia dalla ricca raccolta privata che il collezionista francese Louis Carrand, defunto nel 1888, donò al museo col suo lascito testamentario. Da allora la collezione degli avori del Bargello ha stupito i visitatori e raccolto l’interesse di studiosi e specialisti del settore. Mancava ancora, tuttavia, un catalogo che raccogliesse in modo unitario, esaustivo e aggiornato la descrizione sistematica della preziosa collezione.

Il Catalogo degli avori del Museo Nazionale del Bargello, curato da Ilaria Ciseri ed edito da Officina Libraria, colma oggi questa lacuna e raccoglie, dopo un meticoloso lavoro di ricerca e schedatura durato quattro anni, i frutti dell’impegno di prestigiosi specialisti della materia. Il volume è suddiviso in 12 capitoli e comprende 226 schede scientifiche ma, grazie alla ricchezza di immagini, risulta fruibile anche da un pubblico di non addetti ai lavori.

All’evento, presenziato da Paola D’Agostino (Direttore dei Musei del Bargello), Ilaria Ciseri (curatrice del volume) e Francesco Steidl (vice Presidente della Fondazione Il Bargello Onlus), interverranno Martina Bagnoli, Fulvio Cervini e Fabrizio Crivello.

GLI UFFIZI (FI): DA 250 ANNI APERTI AL PUBBLICO. UN FRANCOBOLLO CELEBRA IL TRAGUARDO


fRANCOBOLLO UFFIZI 2019

Oggi 24 giugno, Festa di San Giovanni, gli Uffizi ricordano i 250 anni della loro apertura al pubblico. Per volere del Granduca Pietro Leopoldo mutavano, appunto nel 1769, le regole per l’accesso alla celebre Galleria. Il francobollo racchiude il loggiato Vasariano e lo anima di figure, quasi ad immaginare i cittadini della Firenze di allora che, proprio nel giorno del loro Patrono, venivano gratuitamente ammessi alla visione dei capolavori di quella Galleria che, con grande lungimiranza, l’ultima dei Medici aveva legato alla sua città. Era persuaso, il sovrano riformatore, del valore profondo di questa frase: “Nell’educazione dei giovani dovrebbe entrare un’ostensione di statue, delle pitture e delle altre rarità che sono depositate alla R. Galleria e l’occhio si avvezzerebbe a trovare il bello ed i ricchi s’invoglierebbero di un lusso nobile che varrebbe più della magnificenza nelle livree, nei cavalli e in tante altre frivolezze”. Giuseppe Pelli Bencivenni (Direttore dell’Imperiale e Reale Galleria delle Statue e delle Pitture dal 1775 al 1793).

Sono molto lieto – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – di poter ricordare il riformismo leopoldino e di condividere ancora oggi quella moderna idea di Museo. Un luogo d’eccellenza, di studio, di educazione, di accoglienza dei cittadini di ogni parte del mondo che sicuramente si arricchiscono alla vista di tanti capolavori”.

Il francobollo ordinario appartiene alla serie tematica “Le eccellenze del sapere”, è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva in quattrocentomila esemplari. Bozzettista e incisore: Maria Carmela Perrini. Completano il francobollo: la leggenda “250° anniversario apertura al pubblico Gallerie degli Uffizi – Firenze” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

La storia

Nel 1737 l’ultima erede della casata medicea, l’accorta e lungimirante Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina, prima che il Granducato passi ai Lorena, lega alla città di Firenze le collezioni di famiglia, decretandone l’inalienabilità. “Per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”: queste le finalità dichiarate dall’ultima Medici che in tal modo attribuiva ai beni storici ed artistici lasciati in eredità un valore non più solo patrimoniale ma anche identitario.

Nel 1769 Pietro Leopoldo di Lorena apre la Galleria al pubblico, dopo il Giardino Boboli aperto nel 1766. Il direttore Giuseppe Pelli Bencivenni e l’abate Luigi Lanzi riordinano le collezioni incrementate per volere del sovrano asburgico e la Galleria si propone come una sorta di “università museale”, Da allora artisti, dilettanti, appassionati, italiani e forestieri affollano la Galleria per ammirare quanto di più magnifico gli artisti hanno saputo creare, i Medici collezionare e Pietro Leopoldo di Lorena offrire alla collettività.

FIRENZE: IL “GLADIATORE” RUSSELL CROWE TRA LE ANTICHITA’ ROMANE DEGLI UFFIZI


Il ‘Gladiatore’ Russell Crowe in visita agli Uffizi. L’attore neozelandese, premio Oscar nel 2001 come attore protagonista del celeberrimo film di Ridley Scott, oggi ha deciso di trascorrere in compagnia di alcuni amici una mattinata in Galleria. L’interprete di Massimo Decimo Meridio, accompagnato dal direttore del museo Eike Schmidt, ha così potuto ammirare gli antichi tesori romani della speciale esposizione archeologica ‘Tutti gli uomini dell’imperatore’: in particolare, ha apprezzato la scultura dell’Arianna dormiente, l’urna cineraria del liberto Elio Proculo (recentemente acquistata dagli Uffizi) e il marmo Niobide in fuga, sotto il quale si è scattato un selfie insieme a Schmidt.

Quindi la visita è proseguita nelle nuove sale del Cinquecento, dove Crowe si è lasciato incantare dalla Venere di Urbino di Tiziano, dall’Eleonora di Toledo di Bronzino, dalla Caduta degli Angeli ribelli di Andrea Commodi e da molti altri dipinti, scattando foto alle opere e postandone alcune sui propri social. L’attore non si è negato ai molti visitatori che, riconoscendolo, gli hanno chiesto foto e autografi, ed alla fine del tour, durato circa tre ore, si è concesso anche un caffè sulla terrazza del museo affacciata su Piazza Signoria.

 

 

IN VISITA ALLE GALLERIE DEGLI UFFIZI: CHE COSA C’E’ DI PIU’…ROCK?


Video messaggio del direttore della Galleria sui social

in vista del Firenze Rocks con Tool, Ed Sheeran, Eddie Vedder, The Cure

 

“Cari Tool, caro Ed Sheeran, caro Eddie Vedder, cari The Cure: sono Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi. Voglio salutare tutti voi ragazzi, eroi del Firenze Rocks che sta per iniziare. Il rock è una grande arte, e l’arte è da sempre grande amica del rock: per questo voglio invitarvi, insieme ai vostri fan, in uno dei posti più rock di Firenze, la Galleria degli Uffizi. Voglio dire, conoscete qualcuno di veramente più rock del nostro Caravaggio? Vi faccio un in bocca al lupo per i vostri fantastici concerti e vi aspetto tutti, qua in Galleria, per presentarvi i nostri capolavori! Uffizi Rocks!”

Questo il testo del breve videomessaggio lanciato sul sito (https://www.uffizi.it/magazine/%23UffiziRocks-2019)e sui profili social (https://www.instagram.com/p/Byh7npnnE7c/ ; https://twitter.com/UffiziGalleries/status/1138065003943251968) delle Gallerie degli Uffizi dal direttore Eike Schmidt, in vista della terza edizione del festival Firenze Rocks, accolto al parco delle Cascine dal 13 al 16 di giugno. L’omaggio della celebre galleria ai protagonisti ed ai fan della manifestazione vuole testimoniare il forte legame tra il museo e questo genere musicale: proprio pochi giorni fa sono venuti agli Uffizi i re del pop rock americano, gli Imagine Dragons, ed alcune settimane fa era stata la volta di Elton John: pur infortunato e in carrozzina, in vacanza a Firenze, ‘Rocket Man’ aveva voluto in tutti i modi concedersi una visita in Galleria. “Uno dei musei più belli del mondo”, aveva scritto su Instagram.

Lo scorso anno, tra le sale ricolme di capolavori rinascimentali, aveva passeggiato anche Robert Trujillo, il bassista dei Metallica. Ma il rock è componente integrante degli Uffizi anche a partire dalle collezioni: la poetessa del punk in persona, Patti Smith, alcuni anni fa ha donato i suoi autoritratti fotografici alla Galleria, e l’immagine di Andy Warhol, il fondatore della Factory newyorchese e ispiratore dei Velvet Underground, compare in primissimo piano in un altro celeberrimo autoritratto di proprietà degli Uffizi, quello del leggendario fotografo Aurelio Amendola.

In occasione del lancio del video su Twitter, infine, gli Uffizi propongono anche il loro hashtag tematico, invitando tutti i fan del rock e dell’arte ad utilizzarlo per i loro post e immagini: #uffiziRocks