IL CODICE LEICESTER DI LEONARDO TORNA A FIRENZE AGLI “UFFIZI”(PRESTATO DA BILL GATES)


Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci a Firenze come anteprima di assoluta grandezza delle celebrazioni leonardiane che si svolgeranno in tutto il mondo nel 2019 in occasione dei 500 anni dalla morte di una delle figure-icona della storia dell’umanità. Fino al 20 gennaio 2019 si terrà infatti la mostra, L’acqua microscopio della natura. Il Codice Leicester di Leonardo da Vinci, a cura di Paolo Galluzzi, è frutto di oltre due anni di preparazione, e presenta eccezionali apparati tecnologici per poter consultare il codice così come numerosi altri preziosi fogli vinciani, e non solo. E’ un progetto delle Gallerie degli Uffizi e del Museo Galileo realizzato col determinante contributo di Fondazione CR Firenze. La mostra si avvale inoltre del patrocinio e del contributo del Comitato Nazionale per la celebrazione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Il tema centrale dell’esposizione è l’acqua, elemento che affascina Leonardo. L’artista svolge indagini straordinariamente penetranti per comprenderne la natura, sfruttarne l’energia e controllarne i potenziali effetti rovinosi. Il Codice Leicester – temporaneamente prestato alla città di Firenze dal suo proprietario, Bill Gates – contiene riflessioni innovative anche su altri temi: soprattutto sulla costituzione materiale della Luna e sulla natura della sua luminosità, e sulla storia del pianeta Terra, nelle sue continue e radicali trasformazioni.

Il Codice Leicester è un’opera fitta di annotazioni geniali e di disegni che Leonardo vergò in gran parte tra il 1504 e il 1508: una stagione davvero magica della storia di Firenze, con la presenza contemporanea in città di grandissimi personaggi delle lettere, delle arti e delle scienze, che Benvenuto Cellini la battezzò, genialmente, “La Scuola del Mondo”. Per Leonardo, furono anni di intensa attività artistica e scientifica. In quel periodo effettuava infatti studi di anatomia nell’Ospedale di Santa Maria Nuova, cercava di mettere l’uomo in condizione di volare, era impegnato nell’impresa, poi non condotta a termine, della pittura murale raffigurante la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, e studiava soluzioni avveniristiche per rendere l’Arno navigabile da Firenze al mare.

Per il Codice Leicester si tratta del secondo ‘viaggio’ a Firenze, in quanto fu esposto nel 1982 (quando era ancora denominato Codice Hammer) nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, ottenendo uno straordinario successo di pubblico (oltre 400.000 visitatori in poco più di tre mesi). I 72 fogli del Codice saranno esposti nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi. Grazie a un innovativo sussidio multimediale, il Codescope, il visitatore potrà sfogliare i singoli fogli su schermi digitali, accedere alla trascrizione dei testi e a molteplici informazioni sui temi trattati. Avrà inoltre a disposizione un vasto corredo di filmati digitali realizzati dal Museo Galileo, i quali, oltre che in mostra, saranno consultabili sui siti web degli Uffizi e del Museo Galileo.

Oltre al Codice Leicester, l’esposizione offrirà alcuni spettacolari disegni originali di Leonardo e fogli da codici di straordinaria importanza, realizzati in quegli stessi anni: il Del moto et misura dell’acqua dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, (la silloge seicentesca di disegni sulla natura e sui moti dell’acqua tratti dai manoscritti vinciani) che integra le note e gli schizzi vergati sugli stessi temi nel Codice Leicester; il celeberrimo “Codice sul volo degli uccelli”, eccezionalmente concesso in prestito dalla Biblioteca Reale di Torino, compilato negli stessi mesi nei quali Leonardo realizzava il Codice Leicester; quattro spettacolari fogli del Codice Atlantico, prestati dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, che illustrano gli studi vinciani sulla Luna, molto attinenti ai temi trattati nel Codice Leicester, e dove è illustrata l’invenzione della gru con cui Leonardo intendeva velocizzare le operazioni di scavo del canale navigabile che doveva collegare Firenze al mare. Infine, due preziosi bifogli del Codice Arundel della British Library, con rilievi del corso dell’Arno nel tratto fiorentino, dove sono indicate puntualmente posizione e misure dei ponti allora esistenti e sottolineate le analogie tra moti dell’acqua e moti dei venti, sulle quali Leonardo insiste nel Codice Leicester.

A questa eccezionale esposizione di fogli originali di Leonardo, si aggiunge la presenza in mostra di numerosi manoscritti di grande bellezza e importanza e di rarissimi incunaboli che contengono testi utilizzati da Leonardo per la compilazione del Codice Leicester. Tra questi merita sottolineare almeno lo splendido codice della Biblioteca Medicea Laurenziana contenente il Trattato di architettura di Francesco di Giorgio Martini, sulle cui carte Leonardo vergò dodici annotazioni che vedono al centro, ancora una volta, i moti dell’elemento acqua.

 

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FIRENZE: PRONTO IL SISTEMA PER ELIMINARE LE CODE AGLI UFFIZI


 

Pronto agli Uffizi di Firenze un nuovo sistema di gestione degli ingressi che consente di azzerare le code, storico e cronico problema del celebre museo.

Il metodo, allo studio da due anni ed elaborato dalle Gallerie degli Uffizi insieme al Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione e Matematica dell’Università degli studi dell’Aquila è stato sperimentato nel suo funzionamento completo per la prima volta ieri, in occasione dell’ultima domenica di accesso gratuito al museo in alta stagione, tradizionalmente una giornata di afflusso critico di persone in galleria: nonostante ben 7.561 visitatori si siano presentati alla porta della galleria (+10.35% rispetto ai 6.852 della prima domenica di settembre), tutti sono entrati senza rimanere in coda. Il sistema è basato su un tagliando, emesso da chioschi interattivi posizionati sotto il loggiato degli Uffizi, che, al momento dell’arrivo del visitatore, gli assegna l’orario ‘giusto’ di visita durante la giornata, quello cioè in cui, ripresentandosi all’ingresso, non dovrà aspettare nemmeno un minuto per riuscire ad entrare.

Tale orario viene calcolato in base ad un modello statistico dei dati realizzato e raffinato in un biennio di raccolta dati, modellazioni e sperimentazioni: considerando il tempo di visita medio dei turisti, le variabili della giornata in base a svariate tipologie di informazioni tra le quali anche quelle meteorologiche, il numero di accessi, ed altri parametri monitorati e comparati con i dati storici in real time, si è sviluppato l’algoritmo che permette di massimizzare la capienza del museo nel rispetto dei suoi vincoli strutturali, e individuare con esattezza il momento in cui ‘dare appuntamento’ ai visitatori.

Così è possibile dare inizio al tour negli Uffizi all’orario programmato senza problemi, spendendo agevolmente il tempo d’attesa in altri musei o passeggiando per la città: proprio a questo meccanismo, tra l’altro, è legato anche l’aumento del 62% delle visite registrato ieri a Palazzo Pitti, con un record storico di 10.805 ingressi nella giornata di ieri, rispetto ai 6.683 visitatori la prima domenica di settembre. L’aumento dei visitatori è notevole anche rispetto alla stessa prima domenica di ottobre dell’anno precedente:

OTTOBRE 2017 – OTTOBRE 2018
MUSEI 2017 2018 DIFF. ASS. DIFF. %
UFFIZI 6.715 7.561 +846 +12,60%
PALAZZO PITTI 8.851 10.805 +1.954 +22,08%
GIARDINO BOBOLI 10.077 12.456 +2.379 +23,61%

A vigilare sul buon esito della sperimentazione del nuovo sistema, agli Uffizi ieri c’era anche il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt che commentare: “Sono contento che i turisti e gli amanti dell’arte per la prima volta dopo tanto tempo siano potuti entrare in Galleria senza essere esausti, dopo ore di coda. Finalmente niente ‘serpentoni’ di turisti frustrati, niente spintoni, niente traffico di biglietti abusivi e bagarinaggio, nessun borseggiatore. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare, che è quello della sicurezza. Le code sono un bersaglio facile, e in questo periodo di allerta antiterrorismo eliminarle è un vantaggio per tutti”.

 

EVENTI / FIRENZE: L’ESTATE CONTINUA AI MUSEI DEL BARGELLO CON MOSTRE E CONCERTI


Continuano le aperture straordinarie e le iniziative, tra le quali concerti e mostre, predisposte dai Musei del Bargello per rispondere al meglio alle esigenze degli amanti dell’arte, della storia e del Rinascimento fiorentino.

Il 10 settembre sempre di lunedì, sarà il Museo Nazionale del Bargello a rimanere aperto fino alle 20.00 di sera. Con l’inizio di settembre, poi, riprenderanno anche i Concerti al Bargello, una serie di concerti da camera organizzata dal Museo Nazionale del Bargello in collaborazione con Fondazione Teatro del Maggio Fiorentino.

Quattro le date previste per il prossimo mese: giovedì, 6 settembre – ore 15.30; domenica, 16 settembre – ore 11.00; domenica, 23 settembre – ore 11.00; giovedì, 27 settembre – ore  15.30; Tutti i concerti si svolgeranno nel Cortile del Museo Nazionale del Bargello (via del Proconsolo, 4 – Firenze): la partecipazione è libera e inclusa nel prezzo del biglietto d’ingresso del museo stesso (€ 9,00 con le riduzioni o gratuità previste per legge).

In particolare l’appuntamento del 6 settembre vedrà protagonista il quintetto d’archi composto da Luigi Cozzolino (Violino), Anna Noferini ( Violino e viola da braccio), Simone Ferrari (Violino) Michele Tazzari ( Violoncello), Nicola Domeniconi ( Contrabbasso) con un programma di musiche barocche di autori quali Frescobaldi, Marini, Biber, Purcell e Johann Sebastian Bach.

Fino al 23 settembre, al Museo del Bargello, sarà anche possibile visitare la mostra Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento, una grande esposizione, organizzata insieme alle Gallerie degli Uffizi, che consente di scoprire i mille fili che legano Firenze all’Oriente attraverso una splendida carrellata di oggetti unici e preziosi.

Al Museo di Palazzo Davanzati (via di Porta Rossa 13 di Firenze) sarà visitabile la mostra Omaggio a Elia Volpi pittore, la cui chiusura, prevista per l’inizio di agosto, è stata invece prorogata fino al 30 ottobre 2018. L’esposizione, allestita nella loggia d’ingresso del Palazzo, è un’originale narrazione visiva della poliedrica figura di Elia Volpi, considerato il padre del Museo di Palazzo Davanzati, qui presentato nella sua veste più intima e meno conosciuta di pittore

L’estate dei Musei del Bargello si concluderà infine a settembre con il week-end delle Giornate Europee del Patrimonio, quando il Museo Nazionale del Bargello offrirà una vera e propria “maratona” museale con apertura non-stop dalle 8.00 alle 24.00.

Info:

http://www.bargellomusei.beniculturali.it

Ufficio Comunicazione e Promozione
Musei del Bargello, tel 055-2388610
mn-bar.comunicazione@beniculturali.it

 

FIRENZE: AGLI “UFFIZI” LA NUOVA (SPLENDIDA) SALA DEDICATA A LEONARDO DA VINCI


Sala 35 -Nuova sal di leonardo 4 (800x601)Sala 35 - Nuova sala di Leonardo 1immagine durante l'allestimento1 (800x601)Fig. 1

Dopo il riallestimento delle opere di Caravaggio e del ‘600, a febbraio, e della sala di Michelangelo e Raffaello, dello scorso mese, ieri è stata inaugurata agli Uffizi quella dedicata a Leonardo da Vinci. Era il 1504 e a Firenze giunge Raffaello Sanzio, giovanissimo, ma già eccelso, secondo il racconto vasariano richiamato dalla fama dei cartoni di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, quelli preparati in vista della decorazione della Sala Grande di Palazzo Vecchio con la Battaglia di Anghiari e la Battaglia di Cascina. Si era dunque, in quel momento, davanti ad una concentrazione di geni assoluti, quale mai più si verificherà nella storia della città.

Leonardo era tornato nel 1503, dopo un’assenza ventennale in cui era stato al servizio di Ludovico il Moro a Milano. Ma a Firenze aveva cominciato i suoi studi, presso la bottega del Verrocchio e proprio le opere della sua giovinezza, dai primi passi autonomi nel mondo dell’arte al momento della partenza, sono custodite agli Uffizi.

Sarà ora possibile ammirarle nella nuova collocazione, nella sala 35 dell’ala di ponente degli Uffizi, in omaggio ad un ritrovato rispetto per il principio narrativo cronologico della Galleria. Infatti adesso la Sala di Leonardo precede quella dedicata, appunto, a Michelangelo e Raffaello. I tre dipinti in essa ospitati furono eseguiti per edifici di culto e per questo motivo, nel nuovo allestimento, è stato scelto di dipingere i muri di questa stanza a spatola, ripetendo la tecnica antica, in un colore grigio pallido che rievoca le pareti delle chiese dell’epoca. Le opere sono state inserite, come è stato fatto negli ultimi allestimenti delle sale di Caravaggio e del ‘600 e di Michelangelo e Raffaello, in teche che garantiscono una situazione microclimatica ottimale, riducendo al minimo l’impatto del calore e dell’umidità prodotti dall’ingente flusso turistico. Inoltre le teche sono chiuse da speciali vetri che annullano gli effetti di rifrazione della luce, a tutto vantaggio dei visitatori che potranno ammirare le opere senza l’interposizione di barriere apparenti.

Entrando a sinistra è il Battesimo di Cristo, eseguito per la chiesa di San Salvi nel 1475-78, anni in cui l’artista ancora collaborava con il Verrocchio: l’opera testimonia sia le divisioni dei compiti all’interno delle botteghe, sia il salto stilistico e tecnico tra il maestro e l’allievo. Leonardo, infatti, per le parti da lui eseguite si avvalse della pittura a olio, molto più adatta ad ottenere gli effetti di sfumato per cui diventerà poi celebre. Al solo Leonardo si deve l’elegantissimo angelo di profilo che regge la veste di Cristo, tanto sublime da far nascere la leggenda (riportata da Vasari) secondo cui Verrocchio, sopraffatto dalla superiorità di Leonardo, da lì in poi abbandonò per sempre la pittura.

Sulla parete di fronte è esposta l’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Monteoliveto, con un angelo così reale e materiale da proiettare la propria ombra sul prato fiorito, mentre atterra, chiudendo le ali, chiaramente studiate dal vero su quelle degli uccelli. Sullo sfondo, un paesaggio di mare e montagne in cui la simbologia mariana si traduce in una prova tra le più alte dell’artista sulla resa atmosferica dei “lontani”.

Al centro della sala si ammira l’Adorazione dei Magi, commissionata dai canonici regolari agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, e lasciata incompiuta al momento in cui Leonardo partì per Milano, nel 1482. Restaurata recentemente dall’Opificio delle Pietre Dure, grazie al finanziamento degli Amici degli Uffizi, con un lavoro di oltre cinque anni che rimarrà alla storia anche per le innovazioni metodologiche adottate e per gli straordinari risultati ottenuti, la pala è come una grandissima pagina di appunti, con alcuni brani più avanzati, altri appena accennati, tanto che guardandola pare quasi di partecipare al processo creativo di Leonardo stesso. Questo miracolo di immedesimazione sarà ora possibile per tutti i visitatori, che possono fermarsi a inseguire con gli occhi, sulla superficie, la ricchezza di idee, dettagli, episodi.

“Il nuovo allestimento – sottolinea Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – non solo è studiato per permettere un tipo di visita lenta, meditata, in cui il visitatore può confrontare le opere e capire l’evoluzione stilistica di Leonardo giovane, ma rende anche giustizia alla storia dell’arte, collocando le opere dell’artista immediatamente dopo le sale dedicate al ‘400 fiorentino. Essa fa parte di una serie di cambiamenti messi in atto per adeguare gli Uffizi alle necessità di comprensione del pubblico e ai primari principi educativi cui il museo è improntato”.

Maria Vittoria Rimbotti Colonna, presidente delle associazioni Amici degli Uffizi e Friends of the Uffizi afferma con legittimo orgoglio: “Questa nuova sala segna il culmine nella storia della nostra associazione. Per gli Amici degli Uffizi aver potuto collaborare al restauro del capolavoro di Leonardo da Vinci e al riallestimento della sala, insieme ai Friends, è stata un’esperienza ricca di grandi emozioni e di scoperte. Non sempre dei donatori privati possono avere il privilegio di accedere ad imprese così stimolanti, accanto ad opere d’arte di tale rilievo e importanza. Siamo quindi fieri di aver condiviso un traguardo così prestigioso con la nostra Galleria e di aver realizzato quello che è il massimo desiderio di ogni mecenate”.

 

FIRENZE: L’ARTE DI ANDARE A CAVALLO IN MOSTRA AL GIARDINO DI BOBOLI


Il cavallo figura fra gli ultimi animali ad essere addomesticati. Solo sul finire del IV millennio a.C., nelle steppe dell’Asia centrale, per la prima volta il cavallo cessò di essere semplicemente una preda da carne per intrecciare sempre più strettamente il suo destino con quello dell’uomo.

La mostra, a cura di Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci e ospitata nella settecentesca Limonaia del Giardino di Boboli a Firenze dal 26 giugno al 14 ottobre, vuole raccontare proprio questo antico rapporto con una selezione di oggetti che, spesso trascurati nell’esposizioni museali a vantaggio di opere più appariscenti, sono invece in grado di narrare le mille sfaccettature di una relazione che coinvolgeva ogni aspetto della vita quotidiana.

“Quale sia stato il luogo in cui sia nata e sviluppata la domesticazione del cavallo è ancor oggi uno degli argomenti di più acceso dibattito nella letteratura scientifica. Sembrerebbe, però, del tutto illogico immaginare che il cavallo abbia iniziato la sua millenaria storia di convivenza con l’uomo in un luogo diverso da quello dell’Europa orientale e delle steppe euroasiatiche” scrivono Camin e Paolucci sul catalogo edito da Sillabe.

Strumenti necessari al controllo dell’animale (morsi, filetti, speroni, staffe etc.) sono esposti in mostra accanto a una serie di opere scelte per illustrare, nel modo più diretto e realistico, il ruolo primario che il cavallo ebbe nel mondo antico.  I reperti presenti, quasi un centinaio, provengono da decine di musei italiani e stranieri e illustrano un arco di tempo di oltre duemila anni, dalla prima Età del Ferro sino al Tardo Medioevo. Il percorso, incentrato soprattutto sul mondo italico, è articolato in cinque sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un particolare momento storico: la Preistoria, il mondo greco e magno greco, il mondo etrusco e venetico, l’epoca romana e il Medioevo.

Fra i numerosi reperti che, per la prima volta, saranno restituiti alla curiosità del pubblico figura il carro di Populonia. Questo rarissimo esempio di calesse etrusco, rinvenuto alla metà del XX secolo nella cosiddetta Fossa della Biga, è stato ricomposto a seguito del recente intervento di restauro, eseguito proprio in occasione di questa mostra. L’opera, realizzata in legno, ferro e bronzo e databile agli inizi di V secolo a.C., costituiva un veicolo ad andatura lenta destinato al trasporto di personaggi di alto rango.

Di particolare suggestione sono anche due crani equini rinvenuti durante gli scavi della necropoli occidentale di Himera e oggi conservati presso il Museo Pirro Marconi del Parco Archeologico di Himera. Nel 480 a.C., a Himera, i Siracusani sconfissero i Cartaginesi in un violento scontro che portò alla morte di centinaia di soldati e cavalieri. In prossimità del luogo della battaglia sono state rinvenute fosse comuni e tombe destinate ai corpi dei caduti, affiancate da sepolture equine. Il loro rinvenimento risulta straordinario: infatti, nel V secolo a.C. sono assai rare le attestazioni di sepolture equine nel mondo greco e magno greco, ma la risonanza dell’evento fece sì che i soldati e i loro cavalli fossero oggetto di particolari onorificenze.

Vera e propria sintesi del rapporto fra uomo e cavallo può essere considerata la kylix attica a figure rosse con Atena e il cavallo di Troia, oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. L’esemplare, dipinto dal Pittore di Sabouroff, attivo tra il 470-460 e il 440-430 a.C., presenta sul tondo interno la raffigurazione della dea Atena seduta su trono, intenta ad accarezzare un cavallo di grandiose dimensioni.

A questi reperti se ne aggiungono molti altri che affrontano i più diversi aspetti del rapporto fra uomo e cavallo. Nel lavoro quotidiano (esemplificato in mostra da un rarissimo giogo ligneo dai relitti delle navi di Pisa) come nel gioco, nella guerra come nelle celebrazioni religiose i destrieri furono sempre una presenza costante al fianco dell’uomo. Ultimo fra gli animali addomesticati, il cavallo seppe infatti strappare un ruolo di primo piano nell’arte, nella società e nella letteratura del mondo antico grazie alla sua innata bellezza e nobiltà che, inevitabilmente, finivano con l’irradiarsi anche al suo cavaliere.

Come sintetizza efficacemente Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, “l’intero concetto di questa mostra sembra contenuto in una delle opere che vi sono esposte, una splendida coppia di frontali in bronzo e avorio, del IV secolo a. C., destinati a proteggere il muso del cavallo… Cavallo e cavaliere diventano una cosa sola. Dal Paleolitico a tutto il Cinquecento, la rassegna di fatto indaga questo rapporto, di un’attualità spesso insospettata, e che attraversa tutta la nostra storia”.

La multivisione “A cavallo del tempo”, ideata e diretta da Gianmarco D’Agostino, completa il percorso espositivo con proiezioni di circa 300 metri quadri. La corrispondenza visiva tra opere in mostra e immagini dal vero, insieme a una colonna sonora immersiva, arricchisce il viaggio alla scoperta dell’amicizia attraverso i secoli tra uomo e cavallo. Il catalogo della mostra è edito da Sillabe.

E…STATE A FIRENZE: TORNA “UFFIZI LIVE” E L’ARTE DIALOGA CON LO SPETTACOLO


Inizia il 12 giugno la terza edizione di “Uffizi Live”, la rassegna di spettacoli dal vivo che, in collaborazione con Firenze Musei, animerà gli spazi degli Uffizi da giugno a settembre mettendo in scena un ricchissimo e vario programma di una qualità davvero pregevole. Fin dalla sua prima edizione, il singolare spirito dell’iniziativa non è mai stato quello di offrire ad artisti e performer un mero palcoscenico su cui esibirsi, ma piuttosto quello di stimolarli alla creazione di specifiche performance concepite in dialogo con le opere d’arte contenute nel museo, alla ricerca di segni e nuove visioni in grado di arricchire davvero e in maniera originale la fruizione dei tesori degli Uffizi.

Attori, danzatori, performer di ogni tipo, età, provenienza culturale hanno infatti risposto con sorprendente entusiasmo al bando pubblicato dalle Gallerie degli Uffizi per l’edizione 2018: le domande sono più che raddoppiate rispetto all’anno passato! Sono arrivati più di 550 progetti di cui lo stesso Direttore Eike Schmidt si dichiara lusingato: “È sinceramente emozionante constatare quanta creatività e quante energie siano state spese e messe a servizio dell’arte, della valorizzazione del patrimonio storico-artistico degli Uffizi che è e deve rimanere pubblico, patrimonio di tutti e portato alla conoscenza in ogni forma, ancora meglio se spettacolarizzata. Del resto è nostro compito, come museo afferente al MIBACT, tutelare l’arte in tutte le sue espressioni, rappresentando e promuovendo le nove Muse, fra cui anche quelle della musica, della poesia, del teatro e della danza. Le arti sono sorelle fin dall’antichità”.

Tra le centinaia di proposte il Direttore ha scelto, coadiuvato dal Dipartimento Informatica, Strategie Digitali e Promozione Culturale delle Gallerie degli Uffizi e la consulenza di alcuni esperti esterni, 15 progetti, che riuniscono grandi talenti, giovani e meno giovani, nomi già affermati accanto ad artisti emergenti, provenienti dalle più diverse culture e latitudini. Eterogeneo anche il panorama nazionale con artisti da ogni parte d’Italia: Piemonte, Sicilia, Liguria, Puglia, Toscana e Veneto le regioni rappresentate.

Tra i progetti selezionati le opere che maggiormente hanno attirato l’attenzione degli artisti sono state indubbiamente quelle di quattro grandi maestri (Botticelli, Piero di Cosimo, Michelangelo e Caravaggio), con un discreto e profondo interesse rivolto, in maniera affatto scontata, anche all’arte medievale e alla statuaria antica e alle opere di archeologia. Quanto ai generi ce ne sarà davvero per tutti i gusti: dalla musica tradizionale africana al repertorio classico italiano fra Cinquecento e Settecento al jazz; dal live electronics e gli esperimenti musicali con le innovative tecnologie digitali fino alle sperimentazioni più suggestive sulla ricerca del suono e della voce come strumento; dal kabuki alla danza contemporanea, drammatica o violenta, minimale o semiacrobatica,  in dialogo con i digital media o con i più tradizionali “pupazzi” fino a vere e proprie performance site specific; dal teatro fisico e di illusione, che catturerà anche i bambini, alla poesia del teatro d’ombre. Quest’anno la visita agli Uffizi di sera sarà costellata di tante sorprese, idee, visioni insolite e inaspettate per una valorizzazione a tutto tondo dell’arte e della cultura.

PROGRAMMA

12.06 | Gabin DabiréNote More: una metamorfosi musicale

Musica tradizionale africana per il “moro liberato” in lotta contro il drago dell’intolleranza ispirata alla Liberazione di Andromeda di Piero di Cosimo

19.06 | Trio d’archi “Solisti del Teatro Carlo Felice di Genova” – Visioni in Arte e Musica

Percorso musicale itinerante tra Giotto e Botticelli per viola, violoncello e contrabbasso

26.06 | Xiao HuangAmorphous Moments

La Bellezza nell’arte occidentale e orientale: una danza kabuki, tra filosofia zen e coincidentia oppositorum, per un dialogo intorno alla Venere di Botticelli

3.07 | Amalia Franco – “A flower is not a flower”, ovvero del corpo solido

Opera per corpi danzanti e corpi inanimati dedicata alla Medusa di Caravaggio

10.07 | Koinè | Humana SocietàD’Mes

Performance di danza contemporanea che mette in scena il costante scontro (o incontro?) tra istinto e ragione in Pallade e il Centauro di Botticelli

17.07 | Stellario Di BlasiA tutto tondo

Una danza nata dallo studio delle sculture di Michelangelo per il Tondo Doni 

24.07 | Centro di Ricerca Teatrale di VeneziaGratia cantantes

Studio coreografico sulle tre Grazie di Botticelli con installazione di costumi

31.07 | Miosotys Dans AcademyCarnage

Performance per 18 danzatori sul gruppo scultoreo dei Niobidi

7.08 | Compagnia SilendaRocks

Esperimento di danza contemporanea per il lutto di Niobe con tecnologia digitale e proiezioni vide,  attivate da un bracciale elettronico che rileva l’impulso elettrico dei muscoli in movimento trasformandoli in comandi a distanza per computer

21.08 | Zlatko KaučičMystical Nature

Set di percussioni originali per musica creativa con oggetti, elementi naturali e strumenti in dialogo con la Primavera di Botticelli

28.08 | KukuPainting’s Soul Voices: Music with a Movie Camera

Esperimento di musica acustica ed elettronica con utilizzo di telecamera e flussi sonori derivati dalla gamma dei colori accostati nei dipinti

4.09 | Monsieur David“Ho smesso di usare la testa!” Storia breve di piedi consapevoli

Performance di teatro fisico e metafisica illusione per adulti e bambini

11.09 | Dimitri Grechi EspinosaOreb

Sax solo con riverbero per preghiere|meditazioni sul tema della Maestà divina nelle pale d’altare medievali

18.09 | Secret Theater EnsembleDrammaturgie umane

Composizioni musicali per voce femminile ed elettronica dal vivo create per tre dipinti di Caravaggio

25.09| SilviOmbre & Giovannangelo De GennaroLa forza di Arianna

Performance di teatro d’ombre e musica dal vivo per l’Arianna dormiente

FIRENZE,UFFIZI: APERTA LA NUOVA SALA DEDICATA A RAFFAELLO E MICHELANGELO


Da ieri le opere di Michelangelo e Raffaello sono esposte insieme nella stessa sala agli Uffizi. Nella grande sala numero 41 del corridoio di ponente, che fino all’ottobre 2016 ha ospitato i dipinti di Sandro Botticelli riallestiti in nuovi spazi, è nato ora un nuovo allestimento volto a far sentire la diversità delle voci artistiche e gli scambi tra Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze.

Insieme all’adiacente Sala di Leonardo, che aprirà tra poche settimane, la nuova sala che riunisce i capolavori di Raffaello e Michelangelo celebra il periodo davvero unico nella storia dell’umanità, quando in città, nel giro di un pugno di anni, i più grandi artisti del mondo crearono le opere iconiche che oggi fanno parte dell’idea universale del Rinascimento in Italia. La fioritura delle arti durante la prima Repubblica Fiorentina del gonfaloniere Piero Soderini (1498-1512) fu infatti polifonica, dominata dalla concorrenza tra numerosi protagonisti di un mecenatismo illuminato, e pertanto la nuova installazione riporta alla luce il ruolo di committenti privati, come i Doni – oltre al Papa, gli unici committenti che riuscirono a strappare capolavori sia a Michelangelo, sia a Raffaello – e i Nasi, per i quali l’Urbinate dipinse la Madonna del Cardellino. Questo capolavoro, insieme alle altre opere del maestro, viene dunque riabilitato dalla postazione nell’angusto corridoio del primo piano dove è stato esposto per sei anni, dal giugno 2012, e salendo di nuovo al piano alto della galleria, si riunisce al Tondo Doni di Michelangelo, dipinto all’incirca nello stesso periodo. Al Tondo si affiancano i due ritratti di Maddalena e Agnolo Doni di Raffaello, giunti da Palazzo Pitti: in questo modo si ricostituisce il nesso storico tra opere volute da uno stesso committente e originariamente ospitate nello stesso palazzo, e si documenta inoltre la reazione dell’Urbinate a Leonardo da Vinci, le cui opere saranno esposte a breve nella vicina sala 35.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, sottolinea che “la nuova installazione sostituisce all’esibizione paratattica di capolavori isolati e feticizzati il principio del dialogo tra le opere, gli artisti e i loro committenti, e invita gli spettatori a scoprire e ripercorrere gli scambi artistici tra i grandi del passato. Per questo motivo entra in scena una terza personalità che grazie al confronto con Raffaello riguadagna la propria voce da solista: Fra Bartolommeo (1473-1517), domenicano di San Marco e strettissimo amico del Sanzio, col quale dall’arrivo di quest’ultimo in città nel 1504 si instaura uno scambio intenso e ricco di conseguenze, che il visitatore infatti ora potrà ripercorre attraverso i quadri esposti”.

Allo stesso tempo, il supposto Ritratto di Perugino attribuito a Raffaello da gran parte della critica, è spostato nella sala  27 per lo stesso principio di dialogo ideale tra opere e artisti, che sono evocati anche nelle loro sembianze, per farli sentire più presenti durante la visita.

Tutto il progetto del restauro e della risistemazione della sala di Raffaello e Michelangelo è stato generosamente offerto dagli Amici degli Uffizi e dai Friends of the Uffizi Galleries, le uniche associazioni senza fini di lucro interamente dedicate al sostegno, alla tutela e alla valorizzazione delle Gallerie degli Uffizi. Emanuele Guerra, vice-presidente di entrambe, commenta: “Venticinque anni fa nasceva l’Associazione Amici degli Uffizi, a cui sarebbe seguita, nel giro di pochi anni, l’Associazione gemella negli Stati Uniti: e’ un anniversario significativo, che riporta alla memoria la ferita inferta agli Uffizi, alla Citta’ e all’intera societa’ civile, ma che, con l’apertura della sala dedicata a Raffaello e Michelangelo, rappresenta l’auspicio e il segno di una vera e propria “renovatio humanitatis”. Tra le prime opere restaurate col sostegno degli Amici degli Uffizi e’ stata L’adorazione dei pastori di Gherardo delle Notti: l’ultimo restauro sostenuto e’ quello de L’adorazione dei Magi di Leonardo: ancora oggi, l’associazione conferma il suo supporto alle Gallerie e guarda ai futuri impegni, senza soluzione di continuita’, grazie alla partecipazione di tutti coloro che la sostengono e che, anche da oltre Oceano, intendono essere protagonisti di questa esperienza. A tutti loro deve andare la nostra gratitudine e a tutti coloro che, stampa compresa, ne sapranno farsi portavoci.”

 

 

FIRENZE: 8 NUOVE SALE AGLI UFFIZI CELEBRANO IL GENIO DI CARAVAGGIO E LA PITTURA DEL ‘600


Aprono le otto sale al primo piano dell’ala di Levante degli Uffizi con un nuovo allestimento, dedicate a Caravaggio e alla pittura seicentesca. Otto sale dai nomi suggestivi: Tra realtà e magia, Caravaggio e Artemisia, Caravaggio: La Medusa, Caravaggio: Il Bacco, Lume di notte, Rembrandt e Rubens, Galileo e i Medici, Epica Fiorentina. La parte del leone la fa ovviamente Caravaggio, indiscusso fulcro della pittura di quel secolo caratterizzato da passionalità forti, simbolismi e novità spesso estreme. Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, con la collaborazione di Anna Bisceglia (curatrice della pittura toscana del Seicento), Francesca de Luca (pittura del Cinquecento) e Maria Matilde Simari (pittura italiana ed europea del Seicento), ha voluto creare qui un percorso museale che offra un doppio binario di “lettura” delle opere esposte tenendo quindi conto delle differenti esigenze dei visitatori e del bisogno di approfondimento di una consistente parte di loro. Si parlava di passionalità e senza dubbio il colore scelto per i pannelli delle sale lungo il corridoio (per non intervenire definitivamente sull’originale colore vasariano) e per le pareti delle sale interne (dalla 96 alla 99), non poteva che essere il rosso. Un rosso non fiammante ed esagerato, un rosso che si trova spesso nelle stoffe e nei parati rappresentati nei quadri di quegli anni, studiato su un modello tessile dell’epoca e realizzato con pigmenti naturali utilizzati già nel ‘600. Un rosso deciso eppure, verrebbe di dire, un po’ “filtrato”.

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Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt afferma: “Il nuovo allestimento si basa su un approccio tematico e artistico che ispira e stimola la curiosità del visitatore, trasportato così nell’atmosfera del tempo e nella storia delle collezioni medicee. L’intenzione è di creare un’esperienza intellettuale sia per i non specialisti, che per gli esperti della materia. Grazie all’accostamento di pittura fiorentina e del resto d’Italia, con dipinti d’oltralpe, si recupera lo spirito internazionale del gusto dell’epoca, aperto a suggestioni provenienti da ogni paese”.

“Si è cercata riaprendo la ampie finestre a lunetta una combinazione di luce artificiale e luce naturale – dichiara l’architetto Antonio Godoli che con Nicola Santini ha curato l’allestimento museografico e il progetto illuminotecnico, messo in opera grazie al generoso contributo degli Amici degli Uffizi e della consorella americana, Friends of the Uffizi – l’accento cromatico nei toni del rosso cinabro su pannelli indipendenti e staccati dalle pareti, precede e introduce alle sale propriamente espositive dove il colore è presente in maniera diffusa; invece nelle sale che si affacciano sul piazzale degli Uffizi, la zona espositiva è circoscritta e definita con pannelli dipinti, quasi uno spazio autonomo e a se stante dal percorso, attraverso le porte in successione, verso l’attuale uscita dal museo”.

“Tra realtà e magia” è la prima sala; vi si trovano i lavori di artisti ancora cinquecenteschi ma che già si discostano dai canoni manieristici. Francesca de Luca, curatrice della pittura del ‘500, chiarisce che “si tratta di esempi di pittura di ispirazione naturalistica del cinquecento maturo. E’ una campionatura, necessariamente non sistematica, dei diversi approcci al naturale con cui gli artisti dell’area padana hanno cercato di superare l’artificio eccessivo del cosiddetto Manierismo tosco-romano.” Si è potuto dar anche conto di alcuni temi non convenzionali ma giocosi come il curioso Uomo con scimmia di Annibale Carracci, o popolareschi o venati di elementi simbolici ed enigmatici che possono far capire le caratteristiche del bacino culturale in cui è avvenuta la formazione del Caravaggio: è il caso  dell’Allegoria di Ercole (che è stata ritenuta in passato anche una scena di stregoneria) dei fratelli Dossi e dell’enigmatica Maga che strangola un putto, di attribuzione incerta (Jacopo Ligozzi o Scuola Emiliana) che presenta sul colletto della donna un oscuro ricamo con scritto ZAF ARF.

Nella sala che segue (“Caravaggio e Artemisia”) un bellissimo David e Golia di Guido Reni fronteggerà in giugno, al ritorno dalle mostre di Milano e Forlì, il Sacrificio di Isacco di Caravaggio, fino ad allora sostituito dalla copia antica dell’Incredulità di San Tommaso del Merisi; nella stessa sala la Decapitazione di Oloferne di Artemisia Gentileschi. Nella Sala della Medusa il magnifico scudo da parata dipinto da Caravaggio è esposto in una nuova teca sullo sfondo di un grande pannello rosso. Alle pareti, oltre all’Armida di Cecco Bravo, donato recentemente dalla sezione americana degli Amici degli Uffizi, segnaliamo la statua romana di Minerva con la testa della figura mitologica sul petto e il quadro della testa coronata dai serpenti di Otto Marsaeus e nei secoli passati attribuito a Leonardo da Vinci e ammirato dai viaggiatori come uno dei più famosi quadri degli Uffizi.

È dedicata alla natura morta la sala successiva: intorno al Bacco di Caravaggio due Dispense dell’Empoli, un vaso di fiori di Carlo Dolci e una natura morta di Velazquez dagli evidenti richiami caravaggeschi. “A lume di notte” si intitola la sala successiva dedicata alla rappresentazione di scene illuminate da candele: al centro la Natività di Gherardo Delle Notti (Gerard van Honthorst) in cui la luce che definisce i partecipanti alla scena è in realtà emanata direttamente dal Bambino. Intorno, fra gli altri, l’Annunciazione di Matthias Stamer e la Carità romana di Bartolomeo Manfredi.

I massimi maestri della pittura europea dell’epoca si susseguono infine nella sala successiva di questo percorso. “I volti ritratti da Rembrandt, Rubens e Van Dyck in dipinti di piccolo e grande formato costituiscono una successione di opere giustamente celebri che riunite sono un insieme emozionante, denso di spunti per riflettere sulla grande pittura del Seicento che fu soprattutto  europea per la vivace circolazione delle idee e per i molti e continui contatti tra artisti e committenti che non si curavano poi molto dei confini territoriali – dice Maria Matilde Simari, curatrice della pittura italiana ed europea del Seicento – . Da queste sale ci si augura che possa affiorare non solo l’esaltazione di alcuni capolavori, ma soprattutto la possibilità di intuire, anche per il visitatore frettoloso, alcuni aspetti salienti di un secolo straordinario, un secolo di circolazione culturale, di novità artistiche, di curiosità verso la realtà quotidiana e verso un mondo che si rivelava sempre più vasto e complesso”.

Alla ritrattistica europea è accostata quella fiorentina. Giganteggiano nella sala successiva il Ritratto di Galileo Galilei e il monumentale triplice ritratto di Cosimo II, Maria Maddalena d’Austria e il figlio Ferdinando II, ambedue di Giusto Sustermans. Il triplice ritratto contiene una curiosità legata a un piccolo mistero. La granduchessa indossa un fermacapelli circolare sul quale splende un grosso diamante giallo: è il celebre “Fiorentino”, un diamante di 138 carati  che Ferdinando I aveva acquistato nel 1601 e aveva fatto tagliare a Venezia. Questa gemma venne portata  a Vienna dai Lorena, e non se ne ha più notizia dagli inizi dell’Ottocento.

Nell’ultima sala del percorso, “Epica fiorentina”, spiccano un teatrale Rinaldo e Armida di Cesare Dandini, che si ispira al poema del Tasso, e una piccola e preziosa Santa Caterina d’Alessandria di Francesco Furini. “I temi letterari tratti dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso – spiega Anna Bisceglia, curatrice della pittura toscana del Seicento –  sono in assoluto i soggetti di maggiore successo a Firenze nella prima metà del secolo, e piacevano sia per l’aspetto di moderna favola mitologica sia per la simbologia morale che si leggeva nelle storie di eroi ed eroine di entrambi quei poemi cavallereschi” .

 

IL RELIQUIARIO DI MONTALTO: DALLE ZONE TERREMOTATE DELLE MARCHE AL MUSEO BARGELLO DI FIRENZE


Il Reliquiario di Montalto Un superbo manufatto di oreficeria dalle zone terremotate delle Marche in mostra al Museo Nazionale del Bargello. Prestito prolungato fino al 30 aprile 2018

Il Museo Nazionale del Bargello annuncia che, d’intesa con il Museo Sistino Vescovile di Montalto, sarà prolungato fino al 30 aprile il prestito del Reliquiario di Montalto. Lo splendido manufatto, attribuito all’artista francese Jean Du Vivier – attivo a Parigi alla corte di Carlo V, nella seconda metà del XIV secolo -, che sarà esposto fino al 30 aprile 2018 nella Cappella della Maddalena del Museo del Bargello, su gentile concessione del Museo Sistino Vescovile di Montalto.

Il terremoto del 30 ottobre 2016 ha compromesso l’agibilità del Museo Sistino Vescovile di Montalto che conserva, come suo tesoro più prezioso, il reliquiario donato da papa Sisto V. In questa drammatica contingenza il Museo Nazionale del Bargello ha deciso di ospitare il reliquiario, rarissimo capolavoro di oreficeria medioevale, perché sia visibile anche durante i necessari lavori di restauro dell’edifico storico dove sono esposte le collezioni e perché l’attenzione del pubblico non si distolga dalla critica situazione che il sisma ha provocato nelle regioni centroitaliane.

Il reliquiario, formato da una teca centrale in oro destinata a contenere preziose reliquie, è eseguito con una tecnica preziosa e difficile, quella dello smalto ‘en ronde bosse’ che permetteva di ricoprire il metallo di colori splendenti anche nelle parti in aggetto. La lucentezza di questo materiale gareggia con quello delle gemme e delle perle.

La parte più antica in oro è attribuita al celebre orafo parigino della fine del XIV secolo, Jean Du Vivier che ha lavorato per il re di Francia Carlo V (1364-1380). Il reliquiario divenne, per la rarità del suo contenuto sacro e per l’elezione della sua forma artistica, oggetto di desiderio di sovrani, papi e cardinali passando di proprietà rapidamente dai duchi di Borgogna, a Ferdinando IV del Tirolo, a Lionello d’Este marchese di Ferrara e, tramite il gioielliere tedesco Giacomo de Goldemont, a papa Paolo II Barbo (1464-1471). Infine, papa Sisto V Peretti (1585-1590) donava il reliquiario alla cittadina marchigiana di Montalto, “sua carissima patria”.

L’esposizione mira, inoltre, a sostenere una raccolta fondi – con un crowdfunding e mettendo a disposizione nel nostro bookshop alcune pubblicazioni sul reliquiario – destinata al restauro del museo di Montalto e di altri monumenti danneggiati dal sisma, appartenenti alla rete museale dei Musei Sistini del Piceno. Durante l’esposizione presso il Museo Nazionale del Bargello si terranno visite guidate e altre iniziative di divulgazione e approfondimento dedicate all’oreficeria sacra, di cui il reliquiario di Montalto rappresenta uno dei più alti capolavori.

FIRENZE: 72 DISEGNI TEATRALI “DA SOGNO” DI ROBERTO CAPUCCI IN MOSTRA A PALAZZO PITTI


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Le Gallerie degli Uffizi in occasione del 93° Pitti Immagine Uomo presentano Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro. La mostra, per la cura di Roberto Capucci, avrà luogo a Palazzo Pitti, nelle sale dell’Andito degli Angiolini, dal 9 gennaio al 14 febbraio 2018.

 La rassegna si compone di 72 opere su carta di grande formato (cm 70 x 50) che rivelano un Roberto Capucci inedito rispetto al suo primato di couturier d’Alta Moda che lo ha reso famoso nel mondo. In quest’occasione, infatti, aprendo una nuova strada rispetto alla sua lunga attività dedicata all’universo femminile, Capucci ha voluto esporre una suite di disegni con un inaspettato e sorprendente repertorio di costumi maschili per il teatro che, sin dagli anni Novanta e nel più assoluto riserbo, gli sono stati ispirati dall’idea di una messinscena onirica, dando libero sfogo a un’inesausta fantasia d’artista affrancato dalle mode e dalle ribalte internazionali di tutti i tempi.

Un insieme di “follie” – come lo stesso Capucci afferma – e che non a caso ha scelto di presentare a Firenze, la città dove ha debuttato nel lontano 1951 con una sfilata “a sorpresa” nell’ambito della First Italian High Fashion Show organizzata dal marchese Giorgini e dove, nel solco di un’imperitura tradizione artistica e culturale, “sempre aperto è il dialogo fra passato, presente e futuro”.

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“I punti focali di ogni figura – ha scritto Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo – sono soprattutto la testa e i fianchi, dove si concentra il colore, da dove partono sbuffi e girandole, nastri e piume, elmi e carapaci imprevedibili per l’osservatore, ma certo non per l’autore”.

Umberto Tombari, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ha ritenuto “doveroso offrire il suo sostegno a questa mostra perseguendo nelle sue finalità di promuovere e sostenere le iniziative artistico-culturali, la creatività e l’innovazione delle arti e dei mestieri, della musica, del teatro, del disegno e del sistema moda. L’ esposizione è inoltre una opportunità per gli studenti italiani e stranieri che, nell’ambito delle attività di Polimoda, sostenute dalla nostra Fondazione CRF, approfondiscono la loro formazione in questo ambito così importante’’.

Il titolo della mostra, Capucci dionisiaco, è suggerito dal carattere misterioso e ambiguo che connota i costumi maschili presentati.  Il tratto figurativo di Roberto Capucci offre qui il destro anche per riconoscere alcune sue peculiarità stilistiche: la sapienza grafica e la sensibilità negli accostamenti cromatici, l’esattezza geometrica ai limiti dell’utopia. Scriveva a questo proposito Kirsten Aschengreen Piacenti nel catalogo della mostra ospitata a Palazzo Strozzi nel 1990, Roberto Capucci. L’arte della moda: volume, colore, metodo: “Roberto Capucci è la conferma del detto di William Morris: C’è un artista in ogni artigiano e un artigiano in ogni artista”.

Non è una mera concomitanza che oggi Firenze, in uno dei palazzi emblema del mecenatismo mediceo, tenga a battesimo Capucci nella sua inconsueta veste di costumista per il teatro, e che l’Accademia degli Infuocati sia l’ente organizzatore dell’iniziativa. Circostanze queste che sembrano riportare l’attenzione su quel segreto talento di Roberto Capucci prestato al cinema di Pasolini in Teorema (1968), corteggiato da registi del calibro di Luca Ronconi, e da alcuni enti lirici – dall’Arena di Verona al Teatro San Carlo di Napoli – che hanno avuto il privilegio di vestire di primedonne del canto, quali Raina Kabajvanska, in abiti Capucci. La mostra è curata dallo stesso Roberto Capucci e si avvale del catalogo edito da Polistampa, con un ricco repertorio di immagini a corredo dei testi di Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Caterina Chiarelli, curatore del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, Caterina Napoleone, Giovanni Gavazzeni, noto critico musicale e teatrale, oltre che di un’intervista a Roberto Capucci, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, con il supporto della Fondazione Eduardo De Filippo e dell’Azienda Agricola Scovaventi, e con l’organizzazione dell’Accademia  degli Infuocati.

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