UFFIZI: LEONARDO AI RAGGI X. LE INCREDIBILI SCOPERTE SULL’OPERA DEL GRANDE GENIO


“[…] ed in quegli, a parte a parte, di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio; e chi non ha pratica non l’intende, perché non si leggono se non con lo specchio”. (Giorgio Vasari, Vita di Leonardo)

Leonardo da Vinci era ambidestro e scriveva e dipingeva con entrambe le mani: sia la sinistra, per lui la principale, sia la destra. La conferma, definitiva, di questa peculiare caratteristica arriva dalle analisi dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sul Paesaggio noto come 8P (il suo numero d’inventario), considerato da molti il primo disegno noto dal grande artista e scienziato toscano e certamente il suo primo lavoro datato (5 agosto 1473). È da poco terminata la grande campagna diagnostica sull’opera, di proprietà delle Gallerie degli Uffizi: le indagini sono state effettuate in vista della trasferta che dal 15 aprile porterà, dopo oltre mezzo millennio, il Paesaggio nella terra natia di Leonardo, Vinci, dove sarà protagonista di “Alle origini del Genio”, mostra organizzata nell’ambito del Cinquecentenario della sua morte. Lo studio, durato numerose settimane, è stato condotto da un team di specialisti, anche attraverso l’utilizzo di tecniche e macchinari sperimentali, sotto la supervisione della storica dell’arte e funzionaria dell’Opificio, Cecilia Frosinini.

LA PROVA DELL’AMBIDESTRIA

Il documento contiene due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre stesura al contrario di Leonardo, da destra verso sinistra, “Dì di s[an]ta Maria della neve / addj 5 daghossto 1473” ed un’altra sul retro, vergata invece nel verso ordinario, da sinistra verso destra, “Io, Morando d’Antoni, sono chontento”, riconducibile ad un appunto, con l’abbozzo di una formula contrattuale. È dal confronto tra queste due frasi che si delinea la conferma all’ambidestria di Leonardo: innanzitutto entrambe risultano autografe, effettuate dall’artista di suo pugno (così come gli schizzi di una testa e di una figura umana tracciati sul retro), in quanto scritte con lo stesso inchiostro (utilizzato anche per realizzare la parte prevalente del Paesaggio). Una scrupolosa indagine calligrafica, svolta attraverso il paragone delle due scritte con svariati altri testi autografi di Leonardo ha fornito ulteriori prove in questo senso; complessivamente, lo studio combinato dei materiali, dei tratti tipici della sua scrittura ed il raffronto con altri documenti hanno dimostrato che l’artista vergò la scritta ‘a specchio’ sul fronte presumibilmente con la sinistra, mentre per quella sul retro, con verso ordinario, usò la destra. Entrambe le calligrafie, pur contenenti alcuni elementi grafici differenti, legati all’uso di mani diverse, sono però caratterizzate da numerosi tratti chiave in comune, inequivocabilmente riconducibili allo stile unico di Leonardo.

Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino”, spiega la storica dell’arte Cecilia Frosinini. “Dall’osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro è colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, è probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale”. 

UN SECONDO PAESAGGIO A NEROFUMO E DISEGNI ‘NASCOSTI’

La conferma dell’ambidestria del Genio di Vinci non è però l’unico aspetto svelato dalla complessa campagna diagnostica condotta dall’Opificio sul primo disegno di Leonardo. La possibilità di sottoporre ad analisi diretta il prezioso documento ha consentito di portare alla luce numerosi altri misteri dell’opera, impossibili da scoprire attraverso mere osservazioni fotografiche del Paesaggio. Tra questi, il pieno emergere, alla radiazione infrarossa, di due differenti stesure del paesaggio sul fronte; e di un simile processo anche sul retro, dove ci sono due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte. Raffigurano una scena fluviale, con al centro un corso d’acqua e due rive collegate da un ponte, e sulla sinistra una formazione di rocce aguzze e frastagliate. Leonardo aveva impostato questo scenario a nerofumo; successivamente ne sottolineò con l’inchiostro alcune forme, aggiungendo anche dei picchi montuosi.

L’utilizzo del nerofumo (verosimilmente in forma di pastello) per il foglio 8P testimonia che Leonardo usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino ad oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero, se effettivamente riferibili al 1473, le numerose tracce di schizzi realizzate a sanguigna nella parte alta del foglio, sempre sul retro. I primi disegni a sanguigna di Leonardo infatti erano finora datati al 1492.

Dall’esame del retro affiorano, sotto il paesaggio fluviale in basso a sinistra e più in alto, alcuni disegni a punta di piombo, un fiore stilizzato (una rosetta) e alcuni motivi geometrici, che risultano particolarmente visibili all’infrarosso.

Il disegno ha poi rivelato alcune misteriose tracce solo incise, con uno stilo cosiddetto “cieco” o “acromo” (cioè che non lasciava tracce colorate, sia pure lievi, come quelle della punta di piombo): alcune sono identificabili, per esempio un cavallo sul retro del foglio. Altre ancora delineano una seconda catena montuosa, sul fronte; e infine ve ne sono alcune di incerto significato, sempre sul fronte, e potrebbero far pensare a impronte lasciate dalla sovrapposizione di un’altra carta e quindi, di nuovo, indirizzare verso una destinazione non nobile, ma di uso comune, del foglio.

Per svelare i segreti del Paesaggio 8P sono stati necessari molti esami (tutti ovviamente non invasivi) e l’impiego di svariate tecnologie e prototipi scientifici. Il disegno è stato sottoposto ai raggi infrarossi con un modello molto avanzato, in grado di acquisire 32 bande cromatiche diverse, ideato dal Cnr-Ino (Istituto nazionale di ottica). E’ stato usato anche un sistema innovativo di raggi X a fluorescenza, con illuminazione ad area anziché a punti localizzati come avveniva finora (in questo caso il prototipo è stato costruito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università di Firenze); ed un rilevatore portatile di materiali organici (messo a punto dal Cnr Ifac, Istituto di fisica applicata); oltre alle ‘classiche’ osservazioni al microscopio e all’utilizzo di fotodiagnostica ad elevatissima risoluzione, supportata dall’impiego di elaborazioni informatiche.

LA GENESI DELL’ OPERA

Questa articolata campagna di indagine ha permesso di ricostruire con precisione la genesi creativa (e di messa in opera) del leggendario Paesaggio. Per realizzarlo, Leonardo usò diversi strumenti e materiali: uno stilo di piombo che lasciava una traccia grigia sul foglio, sorta di lapis ante litteram, che è stato quello con cui Leonardo ha tracciato la ‘base’, la bozza dell’intero disegno.

Quindi, su questa bozza a punta metallica lavorò con l’inchiostro (contenente elementi di rame e nero fumo), probabilmente sovrapponendo al foglio anche uno strato di carta lucida, sulla quale aveva già composto parte del disegno, allo scopo di disegnare con precisione la ‘skyline’ del paesaggio stesso. Di questo passaggio in particolare, come metodo di lavoro, Leonardo parla anche nel suo Trattato di Pittura. Dipinse invece completamente a mano libera la vegetazione, la parte restante del terreno, delle montagne e delle acque. Dal punto di vista cronologico, il disegno sul fronte è stato fatto in due fasi: nella prima, Leonardo ha usato lo stilo, la carta lucida e un primo inchiostro. Il secondo intervento, individuabile perché realizzato con un secondo inchiostro, diverso per composizione chimica, in un momento successivo.

E “sarebbe possibile anche tentare una datazione realistica dei due diversi interventi, mettendo a confronto questi dati con quelli che potrebbero venire dall’analisi di inchiostri usati dall’artista per vergare documenti contenenti una data”, spiega ancora Cecilia Frosinini.

“Gli elementi emersi durante questa campagna di indagini – conclude il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidtaprono nuove prospettive sull’interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l’artista ha ‘costruito’ il Paesaggio, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilità nella scrittura, scoprendolo ambidestro: una vera e propria rivoluzione nell’ambito degli studi leonardeschi. In questi ultimi anni, la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, un istituto di restauro e di indagini tecnologiche sulle opere d’arte che non ha eguali al mondo, ha permesso di condurre ricerche che hanno sempre portato nuovi risultati, a volte inaspettati specie quando si trattava di opere celeberrime e ormai apparentemente senza misteri. Ricordo il recente caso della Santa Caterina di Artemisia Gentileschi, sotto la quale si sono trovati altri due abbozzi di stesure. Ora è la volta del disegno di Leonardo, ma contiamo su molte altre importanti sorprese e scoperte nel corso dei prossimi anni.”

IL TEAM DELLA RICERCA

Le indagini svolte sul foglio sono state coordinate da Cecilia Frosinini e Letizia Montalbano (Opificio delle Pietre Dure); ed hanno visto l’impiego di fotografia nodale ad alta risoluzione in luce diffusa e in luce radente; fotografia nodale ad alta risoluzione in fluorescenza UV; fotografia nodale in luce trasmessa; riflettografia con Scanner Multispettrale VIS-NIR; rilievo 3D mediante microprofilometria laser a scansione; analisi tomografica (OCT, Optical Coherence Tomography) nel dominio spettrale (SD-OCT; spettrofotometria RAMAN; Fluorescenza X (XRF) a scansione; osservazione allo stereomicroscopio ottico.

La diverse campagne diagnostiche sono state eseguite da Roberto Bellucci (già Opificio delle Pietre Dure; associato CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica); Raffaella Fontana, Marco Barucci, Alice Del Fovo, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli, Jana Striova; (CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica); Chiara Ruberto, Pier Andrea Mandò e Francesco Taccetti Istituto Nazionale di Fisica Nucleare & Dipartimento di Fisica, Università di Firenze); Francesco Grazzi (CNR-IFAC, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”); Isetta Tosini (Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure). L’Opificio delle Pietre Dure è diretto dal soprintendente Marco Ciatti.

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FIRENZE: UFFIZI, PALAZZO PITTI E GIARDINI DI BOBOLI GRATIS DOMENICA 24 MARZO


Uffizi, Palazzo Pitti e giardino di Boboli gratuiti per tutti domenica 24 marzo, vigilia del Capodanno fiorentino e della ricorrenza della nascita, nel 1541, di Francesco I de’ Medici, il ‘fondatore’ degli Uffizi come spazio museale e di ricerca. La giornata di accesso libero costituisce la prima delle date di speciale apertura gratis per il 2019 riguardanti il complesso museale programmate dal Mibac e decise nel dettaglio dalla direzione degli Uffizi.

Negli spazi della Galleria delle stature e delle Pitture, oltre alla collezione permanente, sono al momento visibili anche le sculture dell’esposizione temporanea ‘Essere’, con opere dell’artista inglese Antony Gormley. A Palazzo Pitti, che accoglie al suo interno cinque musei (la Galleria Palatina, quella di Arte moderna, il Museo della Moda e del Costume, quello delle Porcellane, il Tesoro dei Granduchi, contenente opere di oreficeria, argenteria, cristallo, avorio e pietre dure), le mostre temporanee attualmente in corso sono quattro: ‘Animalia Fashion’, dedicata al particolare rapporto tra la moda e le forme del mondo animale, la monografica dell’artista contemporanea americana Kiki Smith, l’esposizione collettiva ‘Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento 1861-1926’ e ‘Il Carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi’.

I MUSEI DEL BARGELLO A FIRENZE: OCCHIO AGLI INGRESSI GRATUITI PER IL 2019!


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I Musei del Bargello partecipano alla Settimana dei Musei promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che garantisce, a partire da martedì 5 marzo, l’accesso gratuito a tutti i musei statali per un’intera settimana. L’iniziativa, accompagnata dallo slogan Io vado al Museo, rappresenta un incentivo per promuovere la cultura per tutti, abbattere le barriere economiche e favorire l’inclusione sociale. Sarà quindi un’ulteriore occasione per conoscere, scoprire o riscoprire i musei fiorentini che fanno parte del gruppo dei Musei del Bargello.

Tra questi il più noto è sicuramente il Museo Nazionale del Bargello (via del Proconsolo, 4) che ospita, all’interno del suggestivo Palazzo del Podestà, la più importante collezione di scultura rinascimentale al mondo: da Brunelleschi a Donatello, da Luca della Robbia a Verrocchio, da Michelangelo a Giambologna. Durante la settimana di gratuità il Bargello avrà un motivo in più per essere visitato: la presenza, in veste di guide e di “Ambasciatori dell’arte”, di un gruppo di studenti provenienti da vari Istituti Scolastici di Istruzione Superiore di Firenze e provincia che, dopo un apposito percorso di formazione, accoglieranno i visitatori del museo e li accompagneranno alla scoperta dei suoi principali tesori. Un modo nuovo e stimolante per avvicinarsi all’arte attraverso gli occhi entusiasti dei giovani.

Giovedì 7 marzo un concerto musicale sarà invece un’occasione per scoprire il più giovane, e meno noto, tra i musei del Gruppo: il Museo di Casa Martelli (via Ferdinando Zanetti, 8). Alle ore 17.00, nel Salone da Ballo della casa-museo che racconta la stratificazione secolare della vita di una delle più antiche famiglie fiorentine, andrà in scena il secondo appuntamento del ciclo di concerti Il Cherubini a Casa Martelli, organizzato in collaborazione con il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. Protagonisti dell’evento saranno i pianisti Ruggero Fiorella, Andrea Redigona e Fernandez Santiago con un programma dedicato ai Dioscuri del Romanticismo: Chopin e Liszt.

Sabato 9 marzo, infine e sempre al Museo Nazionale del Bargello, chiusura della Settimana dei musei con l’apertura al pubblico della mostra Verrocchio il maestro di Leonardo: la prima grande retrospettiva dedicata ad Andrea del Verrocchio che riunirà straordinari capolavori del Maestro a confronto serrato con opere capitali di precursori, contemporanei e discepoli. Una grande mostra allestita a Palazzo Strozzi, con una speciale sezione al Museo Nazionale del Bargello, che ospiterà oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni provenienti dai più importanti musei e collezioni del mondo e che offrirà uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.

Se una settimana è troppo breve per visitare tutti i musei non c’è da disperare: il nuovo piano per le gratuità predisposto in accordo col Ministero per i beni e le attività culturali, offre molte altre occasioni da cogliere al volo avendo solo cura di annotare il calendario che ciascun museo ha appositamente programmato.

In particolare l’ingresso gratuito ai Musei del Bargello sarà possibile già il prossimo mercoledì 27 marzo. Una giornata in cui gli amanti del cinema seguiranno la cerimonia di premiazione dei David di Donatello e al tempo stesso un’occasione per far scoprire, a quanti non l’hanno mai visto, il Museo del Bargello dove viene conservato l’originale del capolavoro emblema dell’arte scultorea rinascimentale che ha ispirato nome e simbolo del noto premio cinematografico.

La giornata del 27 marzo sarà poi l’occasione per entrare gratuitamente anche nel Museo di Palazzo Davanzati (via di Porta Rossa, 13) e ammirarne il nuovo allestimento degli ambienti del piano terra. Dopo una chiusura di un mese necessaria per migliorare e rendere più ampi gli ambienti di accesso, il Museo, che ha sede in un antico e suggestivo Palazzo trecentesco, riaprirà al pubblico il prossimo 19 marzo.

Durante la primavera sono previste altre 3 date per entrare gratuitamente ai Musei del Bargello: il 25 Aprile (festa della Liberazione); il 9 Maggio (festa dell’Europa) e il 2 Giugno (festa della Repubblica). Mentre durante il periodo estivo la data prescelta per incentivare le visite gratuite è quella del 24 Giugno (festa di San Giovanni, patrono di Firenze).

Il rapporto tra i Musei del Bargello e Firenze è strettissimo, visto che ognuno dei cinque musei raccoglie e racconta una parte importante della storia di questa città. Ne è un esempio il Museo delle Cappelle Medicee (Piazza di Madonna degli Aldobrandini, 6) ove sono raccolte le spoglie della famiglia Medici. Tra gli ambienti da visitare nel Museo spicca la Sagrestia Nuova, realizzata da Michelangelo e nella quale è stato recentemente inaugurato un innovativo impianto di illuminazione all’avanguardia capace di esaltare la scultura e l’architettura del maestro del Rinascimento.

Con l’arrivo dell’autunno riprenderanno le prime domeniche del mese gratuite (da ottobre a marzo) e ci saranno ulteriori giornate per accedere gratis ai Musei del Bargello: il 29 settembre (in occasione della manifestazione “Corri la vita”); il 13 ottobre (giornata nazionale delle famiglie) e il 30 novembre (festa della Toscana).

Infine, se per gli affamati d’arte tutte queste date non fossero sufficienti, ricordiamo che in alcuni Musei del Bargello la gratuità non è l’eccezione ma la regola. Come nel caso del Museo di Casa Martelli (sempre gratuito nei giorni di apertura del lunedì, giovedì e domenica) e della Chiesa e Museo di Orsanmichele (via dell’Arte della Lana). Orsanmichele è un monumento unico e straordinario capace nel tempo di suggellare funzioni religiose e civili e oggi luogo in cui ammirare, gratuitamente ogni lunedì e sabato, il più importante ciclo di statue monumentali del Rinascimento.

Per un quadro completo dei giorni di apertura e degli orari di tutti i cinque musei del Bargello vi invitiamo a consultare le pagine dedicate a ciascun museo all’interno del sito web ufficiale dei Musei del Bargello: www.bargellomusei.beniculturali.it

FIRENZE:TUTTI I…MOSTRI DEI SOFFITTI DELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI


Decine di migliaia di mostri, tra creature leggendarie, esseri mitologici, animali fantastici, maschere da incubo, abitano i soffitti degli Uffizi: sono i protagonisti delle grottesche che ornano le volte del corridoio al primo piano della celebre galleria, decine di campate per centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi.

Le decorazioni del museo “a grottesca”, effettuate nella seconda metà del ‘500 ( Il primo corridoio degli Uffizi, quello sul lato Est del primo piano, fu dipinto fra il 1579 e il 1581 da Antonio Tempesta, inizialmente, poi da Alessandro Allori e dalla sua bottega) recuperavano tratti e stilemi dall’antichità romana: i soggetti degli affreschi sono apparentemente sfuggenti, ma ricchi di simbologie complesse e di episodi curiosi, protagonisti dei quali sono figure appunto buffe, bizzarre, mostruose, appunto grottesche.

Il tutto, però, raffigurato con un grande rigore ed equilibrio compositivo e geometrico. Per la prima volta la storia, la genesi e la tecnica di queste suggestive e misteriose pitture, molto in voga nel Rinascimento,  viene raccontata in un libro, ‘Le Grottesche degli Uffizi’ (Giunti , 416 pagine): curato dalla studiosa Valentina Conticelli con un contributo di Francesca De Luca, il volume, ricco di dettagli e di immagini inedite a grande formato, ripercorre la storia della decorazione del complesso architettonico e rivela i segreti significati di ogni campata, conducendo il lettore in un mondo immaginario, sospeso tra realtà e mitologia. ‘Le Grottesche degli Uffizi’ verrà presentato sabato pomeriggio alle ore 16 nell’auditorium Vasari della Galleria: oltre all’autrice interverranno all’incontro il direttore del complesso Eike Schmidt, l’ex ministro dei Beni culturali ed ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la storica dell’arte Sonia Maffei.

FIRENZE: MA CHI C’E’ SUL BORDO DELLA BALAUSTRA DELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI?


Un uomo in piedi, sul bordo della balaustra della terrazza degli Uffizi sopra la loggia dei Lanzi, affacciata a circa 30 metri sopra Piazza Signoria a Firenze: è Event Horizon, scultura in fibra di vetro di Antony Gormley, a Firenze nell’ambito della mostra ‘Essere’, con opere dell’artista inglese accolte nella Galleria delle Statue e delle Pitture dal 26 febbraio al 26 maggio.

Come Settlement, collocata per l’occasione nella sala 43 al secondo piano del museo insieme al famoso Ermafrodito dormiente, e Another time, altra figura umana in questo caso affacciata alla finestra, Event Horizon costituisce un anticipo dell’esposizione, che verrà presentata, con la partecipazione dello stesso Gormley e del direttore degli Uffizi Eike Schmidt, lunedì prossimo (sarà visitabile a partire dal giorno successivo). Event Horizon, collocata in completa sicurezza alla balaustra della terrazza con un sistema che la aggancia grazie ad una robusta intelaiatura metallica alla struttura della Loggia, è tra i lavori più celebri dello scultore londinese ed è stata, negli anni, ‘ospite’ delle cime di alcuni degli edifici più alti del mondo, come l’Empire State Building a New York, grattacieli di Londra, Rio, San Paolo, Hong Kong.

Intanto, proprio in questi giorni è terminato il restauro di circa 100 metri quadrati del pavimento della terrazza degli Uffizi: le pietre (pietra serena), la cui collocazione risale all’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo, presentavano un aspetto deteriorato, ed in alcuni casi erano sollevate o incavate; sono state dunque sostituite con esemplari di analogo disegno, a conformazione di tegoloni di tetto. “A quasi mezzo secolo di distanza dall’ultima sistemazione – ha spiegato il curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi e del Corridoio Vasariano Antonio Godoliè stato necessario intervenire, ripristinando l’armonia di uno dei luoghi più suggestivi dell’intero complesso museale”.

La terrazza fu realizzata sopra la Loggia dei Lanzi verso la fine del ‘500: era il luogo dove i Medici nelle sere estive prendevano il fresco e ascoltavano musica. Lo spazio era al tempo arredato con piante officinali che venivano anche usate dalla Fonderia (l’antica farmacia degli Uffizi).

FIRENZE, GALLERIE UFFIZI: ECCO LE GIORNATE 2019 CON INGRESSO GRATUITO


Dodici aperture nel segno della storia e delle tradizioni di Firenze e della Toscana, ciascuna con eventi speciali e spettacoli

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Saranno numerose quest’anno le giornate di ingressi gratuiti, legate alla storia ed alle tradizioni di Firenze, nel complesso museale degli Uffizi, istituite sulla base delle nuove norme del Mibac, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale. Le  12 date di accesso libero si dividono in tre tipologie: quelle che riguarderanno tutti gli spazi delle Gallerie – Uffizi, Pitti e il Giardino di Boboli – quelle che varranno solo per gli Uffizi e quelle che invece saranno attive solo a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli.

GIORNATE GRATUITE IN TUTTO IL COMPLESSO. La prima sarà il 24 marzo, la domenica di vigilia del Capodanno fiorentino, e della nascita di Francesco I de’ Medici (nel 1541), il ‘fondatore’ degli Uffizi come spazio museale e di ricerca. La seconda sarà il 23 giugno, vigilia di San Giovanni, patrono di Firenze; ad ottobre ve ne saranno due, dedicate a due grandi donne. L’11 ottobre sarà in omaggio a Vittoria Della Rovere, ultima discendente della nobile casata dei duchi di Urbino, quinta granduchessa di Toscana e moglie di Ferdinando II dei Medici, nella ricorrenza del suo arrivo a Firenze, da Pesaro, insieme alla madre Claudia, quando aveva appena un anno. Il 31 ottobre invece ricorderà il Patto di Famiglia stretto dall’ultima discendente medicea, l’Elettrice Palatina Anna Maria Luisa con Francesco Stefano di Lorena nel 1737, grazie al quale le collezioni ed il patrimonio culturale dei Granduchi venivano permanentemente vincolati a restare a Firenze ed in Toscana.

GIORNATE GRATUITE NELLA GALLERIA DELLE STATUE E DELLE PITTURE. Si parte il 26 maggio, per la commemorazione della Strage dei Georgofili, nel segno della memoria del tragico evento avvenuto il 27 maggio del 1993 e in omaggio al valore della Legalità. Secondo appuntamento il 2 giugno, Festa della Repubblica, e terzo l’ 11 agosto, alla vigilia della ricorrenza del tragico incendio che il 12 agosto 1762 devastò parte della Galleria distruggendo anche molte delle opere custodite. Il 6 novembre, infine, accesso gratuito per festeggiare il compleanno di Leopoldo de’ Medici (nato nel 1617), cardinale, uomo di scienza e cultura e appassionato collezionista, che contribuì nel corso della sua esistenza ad ampliare grandemente il patrimonio artistico della Galleria.

GIORNATE GRATUITE A PALAZZO PITTI E NEL GIARDINO DI BOBOLI. Ingresso gratis il 17 marzo, nel 1861 data dell’ Unità d’Italia: la giornata gratuita in questo caso rende omaggio, oltre che all’unificazione, anche al ruolo di Palazzo Pitti, dal 1865 reggia sabauda, dove Vittorio Emanuele II risiedette nei sei anni in cui Firenze fu Capitale d’Italia, fino al 1871 Il 4 agosto nuova possibilità di accedere gratis a Palazzo e Giardino: la ricorrenza è la drammatica notte dei Ponti, del 4 agosto 1944, quando l’esercito nazista che occupava Firenze fece saltare con gli esplosivi svariati ponti sull’Arno, incluso  quello di Santa Trinita, ideato da Michelangelo e realizzato per ordine di Cosimo I da Bartolomeo Ammannati, ed anche molti palazzi storici affacciati su entrambe le rive dell’Arno. Sempre ad agosto, ci sarà un nuovo giorno di visite libere il 27, data, nel 1569 dell’incoronazione a granduca di Cosimo I, evento che segnò la nascita del Granducato in Toscana. Fu proprio Cosimo, peraltro, a commissionare la costruzione dell’edificio che avrebbe dovuto accogliere le Magistrature, cioè le funzioni della macchina statale fiorentina, in seguito noto come Uffizi, a portare al completamento i lavori per il giardino di Boboli e ad ampliare la Reggia stessa di Pitti.

Quindi, il 30 novembre, per la festa della Festa della Toscana, celebrata in occasione della ricorrenza dell’ abolizione della pena di morte nel granducato decisa nel 1786 nell’ambito della riforma penale da Pietro Leopoldo di Lorena.

“Le giornate scelte per questa iniziativa sono ricorrenze altamente simboliche ed evocative non solo per la storia di Firenze ma anche per quella della Toscana e dell’Italia – commenta il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidtil programma di ingressi gratuiti nei nostri musei potrà dunque anche avere un valore formativo, ed essere utile affinchè tutti i cittadini possano ricordare e celebrare nel segno dell’arte e della cultura alcuni dei momenti e personaggi più importanti del passato di noi tutti”.

“FESTA DEI DONI” AGLI UFFIZI DI FIRENZE: IL 31 GENNAIO INGRESSO A META’ PREZZO PER LE COPPIE


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Eike Schmidt; alle spalle: Il Tondo Doni, capolavoro di Michelangelo.

Nasce una giornata speciale dedicata all’amore nella Galleria degli Uffizi: il 31 gennaio, in occasione dell’anniversario delle fastose nozze di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi a Firenze (che commissionarono a Michelangelo Buonarroti il Tondo Doni, oggi tra i più celebri capolavori custoditi nel museo), le coppie che visiteranno gli Uffizi pagheranno un solo biglietto, avendo così a disposizione un ingresso gratuito.

Vogliamo offrire a tutti gli innamorati un piccolo ‘anticipo’ di San Valentino – spiega il direttore del complesso museale Eike Schmidt – e celebrare simbolicamente la grandezza dell’amore nella ricorrenza di un’unione, quella tra Agnolo e Maddalena, che ha segnato per sempre la storia dell’arte. A questa coppia infatti, nientemeno che Raffaello fece il ritratto, e per loro il divino Michelangelo realizzò il celebre Tondo con la Sacra Famiglia. Dunque per gli Uffizi il 31 gennaio non può che essere la Festa dei Doni, cioè la giornata in cui trionfa l’Amore”.

In occasione dell’evento, gli Uffizi lanceranno anche una campagna su Instagram: tutte le coppie che saranno in galleria il 31 gennaio sono invitate a postare selfie davanti alle loro opere preferite sul social, utilizzando i tag #Uffizi e #Festadeidoni. Il profilo Instagram delle Gallerie ne riposterà una selezione durante la giornata.

l tondo di Michelangelo, ed i due ritratti di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi sono visibili, da alcuni mesi, nella nuova sala al secondo piano della Galleria dedicata ai capolavori dei due maestri. Per la prima, nella storia degli Uffizi, le tre opere vengono esposte insieme. La famiglia Doni, ricchissimi collezionisti e mecenati fiorentini, erano tra i protagonisti indiscussi del mercato dell’arte a cavallo tra ‘400 e ‘500: solo loro, oltre al Papa, ebbero la possibilità di commissionare opere sia di Raffaello che di Michelangelo. Nell’ambito della Festa dei Doni, ci saranno nella sala, per tutta la giornata, esperti che racconteranno ai visitatori la storia del matrimonio tra Agnolo e Maddalena, oltre a quelle dei tre capolavori di Michelangelo e Raffaello. Nel pomeriggio inoltre ci sarà una lezione sul Tondo all’auditorium Vasari della Galleria.

500° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI LEONARDO: SERVIZIO SPECIALE SULLA RIVISTA AMERICANA “ACS”


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Sulla rivista internazionale ACS Magazine diretta e fondata a Chicago (USA) da Renee LaVerne Rose, nel nuovo numero di Gennaio-Febbraio 2019 è pubblicato un servizio speciale, in lingua inglese, firmato da Roberto Alborghetti, sul tema del 500° Anniversario della morte di Leonardo Da Vinci e sulla recente mostra agli Uffizi di Firenze dedicata al Codice Leicester, documento di straordinaria bellezza ed importanza scientifica. Per consultre la versione online della rivista, basta cliccare sul link qui sotto (acs-mag) e andare alla pagina 101:

ACS Magazine January/February 2019 issue at acs-mag.com. — con Roberto Alborghetti

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GIORNO DELLA MEMORIA / GLI UFFIZI DI FIRENZE: “LE OPERE TRAFUGATE DAI NAZISTI VANNO RESTITUITE!”


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Durante gli anni della seconda guerra mondiale sono state “tantissime le opere d’arte trafugate dai nazisti, non solo a musei, ma anche a famiglie e sinagoghe: stiamo parlando di centinaia di migliaia di pezzi, spesso depredati mentre si destinavano i legittimi proprietari a morire nei campi di concentramento. È un tema importante e doloroso,  taciuto troppo a lungo: oggi vogliamo togliere il velo anche a questo grande dramma della Shoah“.

Lo ha ricordato il direttore degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt, aprendo l’evento ‘Giorno della memoria 2019 – I sommersi e salvati nelle collezioni delle Gallerie’,  tenuto oggi all’Auditorium Vasari. “I governi – ha lanciato un appello il direttore –  dovrebbero istituire commissioni che si impegnino attivamente, come tra l’altro in Italia avviene già, grazie al Nucleo di Tutela dei Carabinieri: è questo il modello che speriamo altri Paesi scelgano di seguire“. All’evento hanno preso parte, oltre a studenti degli istituti toscani, storici dell’arte degli Uffizi come Claudio Di Benedetto e Simonella Condemi e la ricercatrice dell’istituto toscano della Resistenza Valeria Gallimi, la presidente delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni e quello dell’Aned Alessio Ducci.

Di Segni ha sottolineato che l’avere depredato le famiglie ebree dei loro tesori artistici “faceva parte di un disegno di sterminio ben preciso, che si esplicitava anche sulla dimensione del possesso, per il valore che potevano avere le collezioni, ed anche in quanto parte di una sistematica distruzione di identità, nella misura in cui l’arte è componente di una ricchezza interiore delle persone che la custodivano o la realizzavano“. La presidente dell’Ucei ha poi voluto ringraziare gli Uffizi per aver dato vita alla battaglia per far tornare il ‘Vaso di Fiori’ di Jan Van Huysum, rubato dai nazisti nel 1944, a Palazzo Pitti: “è una vicenda che abbiamo seguito e continuiamo a seguire con grande attenzione“, ha detto.

Ducci, dell’Aned, ha infine portato la sua testimonianza di figlio di un deportato: “Mio padre era in uno di quei campi  – ha raccontato ai giovani presenti –  Sopravvisse: fu pesato, al momento della liberazione era appena 27 chili. Aveva 18 anni. Addosso gli erano rimasti solo ossa, pelle, nient’altro. Ma ce la fece: partendo da questo elemento di forza, l’emersione contro ogni possibilità dall’immane tragedia dell’olocausto, voglio invitare i giovani a trarre un messaggio di speranza“. Durante l’evento, nell’Auditorium sono stati esposti alcuni autoritratti – appartenenti alla collezione degli Uffizi – di artisti deportati dai nazisti durante la guerra: tra questi, quelli di Italo Josz, Max Liebermann, Mariette Lydis, Heinrich Rauchinger, LLewellyn Lloyd e Adriana Pincherle. “Questo tipo di opere avrà simbolicamente uno spazio espositivo ad hoc“, ha annunciato il direttore Schmidt, “quando verranno aperte, al primo piano della Galleria le nuove sale dedicate agli autoritratti“.

© roberto alborghetti - florence, 2015 (9)

Firenze, Gallerie degli Uffizi (Foto di R.Alborghetti)

FIRENZE: ECCO I NUOVI CAPOLAVORI DELLA GALLERIA DELL’ACCADEMIA


Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, è lieta d’inaugurare il ricco programma di eventi organizzati dal Museo nel 2019 con l’esposizione Nuove Acquisizioni 2016-2018. La mostra, visibile dal 22 gennaio al 5 maggio 2019, presenta alcuni capolavori che sono confluiti nelle collezioni permanenti del Museo grazie all’impegno di diversi Enti, sapientemente coordinati dal Direttore, che ha ideato e curato anche il progetto espositivo.

L’obiettivo della mostra è di far comprendere al grande pubblico come la Galleria dell’Accademia di Firenze, universalmente nota per la sua imponente collezione, è incessantemente impegnata, non solo nell’attività di conservazione, ma anche a incrementare il proprio patrimonio artistico. Con l’esposizione Nuove Acquisizioni, è possibile riscontrare come questo intenso lavoro si è svolto su più fronti e direzioni seguendo percorsi diversi: quattro frammenti di una pala d’altare sono stati acquistati dalla Galleria sul mercato antiquario; una scultura di Lorenzo Bartolini è giunta grazie a una generosa donazione; due tavole sono state affidate alla Galleria dopo la confisca per opera del Nucleo Patrimonio dei Carabinieri; quattro dipinti, infine, assegnati alla Galleria, provengono dai depositi della Certosa di Firenze.

Una piccola grande mostra – afferma il direttore Cecilie Hollberg – che mi riempie d’orgoglio poiché mi permette di presentare opere acquistate, restaurate, salvate da sicura dispersione e restituite al patrimonio Statale. I frammenti di alcune opere sono entrati nelle collezioni museali snaturate dal loro contesto, grazie alla loro musealizzazione, comunque, riusciamo a garantirne la conservazione, anche se, purtroppo, non sempre siamo in grado di ritrovare tutte le parti presenti in origine. L’esposizione mette in luce, soprattutto, il capillare lavoro che è stato necessario per far confluire in Galleria questi capolavori. Ho deciso inoltre di non pubblicare un Catalogo della Mostra ma di ritardare l’uscita del Terzo Volume del Catalogo Scientifico delle Collezioni del Museo (il Tardo Gotico) per includere anche le opere acquisite negli ultimi tre anni. Mi fa piacere comunicare che abbiamo seguito con successo la politica della Direzione Generale Musei del Mibac che  invoglia  ad  ampliare le collezioni.

 Le opere in mostra.

Durante la Trentesima Biennale Nazionale di Firenze del 2017 sono stati identificati due frammenti di un laterale di una pala d’altare di Mariotto di Nardo (Firenze, 1365 circa-1424 circa) che era stata smembrata e dispersa nell’Ottocento. In modo fortuito e subito dopo l’acquisto delle due tavole sono state rintracciate, presso un antiquario fiorentino, due semilunette che sono state riconosciute come le parti cuspidali dei pannelli appena comprati.  La Galleria dell’Accademia ha deciso, quindi, di acquistare anche i due pezzi, aggiudicandosi – con un’incredibile tempestività – tutti e quattro i frammenti al costo complessivo di quattrocentosettantamila euro.

Un investimento importante che si è potuto realizzare grazie ai fondi ordinari della Galleria dell’Accademia e che ha permesso di recuperare, per il patrimonio dello Stato, parti di un’opera molto importante del Tardo Gotico italiano. Nei due sportelli sono raffigurati rispettivamente Giovanni Battista con Nicola di Bari e Antonio abate con Giuliano mentre nelle due semilunette l’Angelo annunziante e la Vergine annunziata.

Quattro opere, assegnate nel 2016 al Museo, provengono da un deposito situato presso la Certosa di Firenze. Si tratta di un’Incoronazione della Vergine e angeli di Mariotto di Nardo; di una SS. Trinità del Maestro del 1419; di una Madonna col Bambino in trono fra angeli del Maestro del 1416 e di una Madonna col Bambino e santi di Bicci di Lorenzo. A causa di una cattiva condizione di conservazione, l’Incoronazione di Mariotto di Nardo e la SS. Trinità del Maestro del 1419, sono stati anche recuperati nei loro valori pittorici dopo un accurato lavoro di restauro.

Le strepitose opere a fondo oro come I due santi di Niccolò di Pietro Gerini e la Madonna dell’Umiltà del Maestro della Cappella Bracciolini, sono state affidate alla Galleria dopo la brillante confisca da parte del Reparto Operativo del Comando Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Le due tavole risultavano ancora a Firenze nel 2003 quando furono esportate illecitamente in Svizzera. Le indagini, avviate nel 2006 dal Reparto Operativo TPC del Comando Carabinieri sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, hanno consentito di individuare un gruppo di professionisti italiani e un antiquario londinese specializzati nell’esportazione illecita di beni culturali. Grazie alla collaborazione con l’Autorità Giudiziaria Svizzera è stato possibile sequestrare le opere e rimpatriarle in Italia nel 2009. Con la conclusione del procedimento di annessione al Patrimonio dello Stato nel 2018, le opere sono state affidate alla Galleria dell’Accademia di Firenze in virtù del fatto che la sua collezione di fondi oro è una delle più rinomate e importanti a livello internazionale in particolare per i settori del tardo Trecento e del Tardogotico.

La prima delle due opere raffigura i santi Girolamo e Giuliano ed è riconducibile a Niccolò di Pietro Gerini, pittore attivo a Firenze tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento. La seconda opera è una tavola devozionale privata e rappresenta la Madonna dell’Umiltà celeste (1400 circa). L’opera è sicuramente attribuibile al Maestro della Cappella Bracciolini, ignoto pittore attivo dal 1385-90 al 1420 circa a Pistoia e provincia noto alla critica per il ciclo di affreschi con Storie della Vergine eseguiti nell’omonima cappella della chiesa di San Francesco a Pistoia.

Conclude la preziosa esposizione il bellissimo busto del drammaturgo Giovan Battista Niccolini (1782-1861) di Lorenzo Bartolini. La scultura era esposta durante l’ultima edizione della Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze ed è stata generosamente acquistata e donata al Museo dall’Associazione Amici della Galleria dell’Accademia di Firenze subito dopo la sua fondazione. La storia dell’opera è avvolta da mistero, essa, infatti, non era presente nello studio dello scultore durante la redazione dell’inventario redatto al momento della sua morte ma compare, pochi anni dopo a Firenze, in occasione dell’Esposizione Italiana agraria, industriale e artistica del 1861. Dato per perduto, il busto è riapparso sul mercato antiquario dopo oltre un secolo e mezzo e, grazie alla generosa donazione, potrà essere esposto definitivamente insieme al suo modello in gesso, già custodito nel Museo. Il modello in gesso e l’esecuzione in marmo differiscono solo per dimensione, rappresentano il Niccolini con un’espressione intensa e con i capelli finemente modellati che ricadono sulla fronte. Molto probabilmente l’opera è stata eseguita nel 1827, l’anno in cui il letterato pisano portava in scena, presso il teatro del Cocomero di Firenze (oggi Teatro Niccolini), l’opera Antonio Foscarini.

Una novità voluta dal Direttore Cecilie Hollberg dall’inizio del 2019 è, infine, l’abolizione dell’aumento del prezzo del biglietto durante le Mostre. Il visitatore potrà pertanto visitare sia la Collezione Permanente sia l’Esposizione Temporanea senza variazione del regolare costo d’ingresso al Museo.