GLI UFFIZI (FI): DA 250 ANNI APERTI AL PUBBLICO. UN FRANCOBOLLO CELEBRA IL TRAGUARDO


fRANCOBOLLO UFFIZI 2019

Oggi 24 giugno, Festa di San Giovanni, gli Uffizi ricordano i 250 anni della loro apertura al pubblico. Per volere del Granduca Pietro Leopoldo mutavano, appunto nel 1769, le regole per l’accesso alla celebre Galleria. Il francobollo racchiude il loggiato Vasariano e lo anima di figure, quasi ad immaginare i cittadini della Firenze di allora che, proprio nel giorno del loro Patrono, venivano gratuitamente ammessi alla visione dei capolavori di quella Galleria che, con grande lungimiranza, l’ultima dei Medici aveva legato alla sua città. Era persuaso, il sovrano riformatore, del valore profondo di questa frase: “Nell’educazione dei giovani dovrebbe entrare un’ostensione di statue, delle pitture e delle altre rarità che sono depositate alla R. Galleria e l’occhio si avvezzerebbe a trovare il bello ed i ricchi s’invoglierebbero di un lusso nobile che varrebbe più della magnificenza nelle livree, nei cavalli e in tante altre frivolezze”. Giuseppe Pelli Bencivenni (Direttore dell’Imperiale e Reale Galleria delle Statue e delle Pitture dal 1775 al 1793).

Sono molto lieto – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – di poter ricordare il riformismo leopoldino e di condividere ancora oggi quella moderna idea di Museo. Un luogo d’eccellenza, di studio, di educazione, di accoglienza dei cittadini di ogni parte del mondo che sicuramente si arricchiscono alla vista di tanti capolavori”.

Il francobollo ordinario appartiene alla serie tematica “Le eccellenze del sapere”, è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in calcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva in quattrocentomila esemplari. Bozzettista e incisore: Maria Carmela Perrini. Completano il francobollo: la leggenda “250° anniversario apertura al pubblico Gallerie degli Uffizi – Firenze” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”.

La storia

Nel 1737 l’ultima erede della casata medicea, l’accorta e lungimirante Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina, prima che il Granducato passi ai Lorena, lega alla città di Firenze le collezioni di famiglia, decretandone l’inalienabilità. “Per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri”: queste le finalità dichiarate dall’ultima Medici che in tal modo attribuiva ai beni storici ed artistici lasciati in eredità un valore non più solo patrimoniale ma anche identitario.

Nel 1769 Pietro Leopoldo di Lorena apre la Galleria al pubblico, dopo il Giardino Boboli aperto nel 1766. Il direttore Giuseppe Pelli Bencivenni e l’abate Luigi Lanzi riordinano le collezioni incrementate per volere del sovrano asburgico e la Galleria si propone come una sorta di “università museale”, Da allora artisti, dilettanti, appassionati, italiani e forestieri affollano la Galleria per ammirare quanto di più magnifico gli artisti hanno saputo creare, i Medici collezionare e Pietro Leopoldo di Lorena offrire alla collettività.

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FIRENZE: IL “GLADIATORE” RUSSELL CROWE TRA LE ANTICHITA’ ROMANE DEGLI UFFIZI


Il ‘Gladiatore’ Russell Crowe in visita agli Uffizi. L’attore neozelandese, premio Oscar nel 2001 come attore protagonista del celeberrimo film di Ridley Scott, oggi ha deciso di trascorrere in compagnia di alcuni amici una mattinata in Galleria. L’interprete di Massimo Decimo Meridio, accompagnato dal direttore del museo Eike Schmidt, ha così potuto ammirare gli antichi tesori romani della speciale esposizione archeologica ‘Tutti gli uomini dell’imperatore’: in particolare, ha apprezzato la scultura dell’Arianna dormiente, l’urna cineraria del liberto Elio Proculo (recentemente acquistata dagli Uffizi) e il marmo Niobide in fuga, sotto il quale si è scattato un selfie insieme a Schmidt.

Quindi la visita è proseguita nelle nuove sale del Cinquecento, dove Crowe si è lasciato incantare dalla Venere di Urbino di Tiziano, dall’Eleonora di Toledo di Bronzino, dalla Caduta degli Angeli ribelli di Andrea Commodi e da molti altri dipinti, scattando foto alle opere e postandone alcune sui propri social. L’attore non si è negato ai molti visitatori che, riconoscendolo, gli hanno chiesto foto e autografi, ed alla fine del tour, durato circa tre ore, si è concesso anche un caffè sulla terrazza del museo affacciata su Piazza Signoria.

 

 

IN VISITA ALLE GALLERIE DEGLI UFFIZI: CHE COSA C’E’ DI PIU’…ROCK?


Video messaggio del direttore della Galleria sui social

in vista del Firenze Rocks con Tool, Ed Sheeran, Eddie Vedder, The Cure

 

“Cari Tool, caro Ed Sheeran, caro Eddie Vedder, cari The Cure: sono Eike Schmidt, il direttore delle Gallerie degli Uffizi. Voglio salutare tutti voi ragazzi, eroi del Firenze Rocks che sta per iniziare. Il rock è una grande arte, e l’arte è da sempre grande amica del rock: per questo voglio invitarvi, insieme ai vostri fan, in uno dei posti più rock di Firenze, la Galleria degli Uffizi. Voglio dire, conoscete qualcuno di veramente più rock del nostro Caravaggio? Vi faccio un in bocca al lupo per i vostri fantastici concerti e vi aspetto tutti, qua in Galleria, per presentarvi i nostri capolavori! Uffizi Rocks!”

Questo il testo del breve videomessaggio lanciato sul sito (https://www.uffizi.it/magazine/%23UffiziRocks-2019)e sui profili social (https://www.instagram.com/p/Byh7npnnE7c/ ; https://twitter.com/UffiziGalleries/status/1138065003943251968) delle Gallerie degli Uffizi dal direttore Eike Schmidt, in vista della terza edizione del festival Firenze Rocks, accolto al parco delle Cascine dal 13 al 16 di giugno. L’omaggio della celebre galleria ai protagonisti ed ai fan della manifestazione vuole testimoniare il forte legame tra il museo e questo genere musicale: proprio pochi giorni fa sono venuti agli Uffizi i re del pop rock americano, gli Imagine Dragons, ed alcune settimane fa era stata la volta di Elton John: pur infortunato e in carrozzina, in vacanza a Firenze, ‘Rocket Man’ aveva voluto in tutti i modi concedersi una visita in Galleria. “Uno dei musei più belli del mondo”, aveva scritto su Instagram.

Lo scorso anno, tra le sale ricolme di capolavori rinascimentali, aveva passeggiato anche Robert Trujillo, il bassista dei Metallica. Ma il rock è componente integrante degli Uffizi anche a partire dalle collezioni: la poetessa del punk in persona, Patti Smith, alcuni anni fa ha donato i suoi autoritratti fotografici alla Galleria, e l’immagine di Andy Warhol, il fondatore della Factory newyorchese e ispiratore dei Velvet Underground, compare in primissimo piano in un altro celeberrimo autoritratto di proprietà degli Uffizi, quello del leggendario fotografo Aurelio Amendola.

In occasione del lancio del video su Twitter, infine, gli Uffizi propongono anche il loro hashtag tematico, invitando tutti i fan del rock e dell’arte ad utilizzarlo per i loro post e immagini: #uffiziRocks

FIRENZE: UNA GRANDE MOSTRA CELEBRA IL VERROCCHIO, MAESTRO DI LEONARDO


Prima grande retrospettiva dedicata a una delle figure simbolo del Rinascimento, la mostra  riunisce capolavori di Verrocchio e dei più famosi artisti dell’epoca.

Fino al 14 luglio 2019, la mostra  Verrocchio, il maestro di Leonardo presenta per la prima volta a Palazzo Strozzi, con una sezione speciale al Museo Nazionale del Bargello, straordinari capolavori di Andrea del Verrocchio, a confronto serrato con opere capitali di precursori, artisti a lui contemporanei e discepoli, come Desiderio da Settignano, Domenico del Ghirlandaio, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Bartolomeo della Gatta, Lorenzo di Credi e Leonardo da Vinci. Nel 2019 si celebra il cinquecentesimo anniversario della morte di quest’ultimo, il suo più grande allievo, e l’esposizione di Palazzo Strozzi e del Museo Nazionale del Bargello si offre come uno dei più importanti eventi a livello internazionale nell’ambito delle celebrazioni leonardiane.
Curata da due tra i maggiori esperti del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, la mostra comprende oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni, con prestiti provenienti da oltre settanta tra i più importanti musei e collezioni private del mondo come il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington DC, il Musée du Louvre di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Victoria and Albert Museum di Londra, le Gallerie degli Uffizi di Firenze. La mostra costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio, mostrando al contempo gli esordi di Leonardo da Vinci, con sette sue opere, alcune delle quali per la prima volta esposte in Italia. Una mostra straordinaria che offre uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.
Artista emblematico del Rinascimento e prototipo del genio universale, Verrocchio sperimentò nella sua bottega tecniche e materiali diversi, dal disegno alla scultura in marmo, dalla pittura alla fusione in bronzo. Egli formò un’intera generazione di maestri, con i quali ha sviluppato e condiviso generosamente il proprio sapere. Nella storia dell’arte solo Giotto, Donatello e Raffaello hanno dato origine a una “scuola” paragonabile a quella di Verrocchio. Tramite il suo insegnamento si formarono artisti che hanno diffuso in tutta Italia, e fuori, il gusto e il linguaggio figurativo fiorentino, come testimoniano opere quali il David in prestito dal Museo Nazionale del Bargello, uno dei simboli assoluti dell’arte del Rinascimento e della città di Firenze stessa, e il Putto col delfino, in prestito dal Museo di Palazzo Vecchio, opera capitale e modello di naturalezza. Alla scultura si affiancano dipinti supremi come la Madonna col Bambino della Gemäldegalerie di Berlino o la Madonna col Bambino e angeli e l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo della National Gallery di Londra: capolavori presentati insieme per la prima volta, che attestano lo straordinario talento di Verrocchio nel campo della pittura, in cui diviene punto di riferimento per i suoi celebri allievi. Formidabile, inoltre, la selezione di disegni e dipinti su lino provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo, che permetteranno un confronto vivo e diretto tra i lavori del maestro e quelli dei suoi allievi, come nel caso della celebre Dama dal mazzolino del Bargello posta accanto allo studio di Braccia e mani femminili di Leonardo da Vinci, generosamente concesso in prestito da Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Parte fondamentale della mostra sono infatti opere del giovane Leonardo, che negli anni Settanta lavorò nella bottega di Verrocchio, contribuendo al passaggio verso la Maniera Moderna, uno dei temi più avvincenti dell’arte di tutti i tempi.
L’esposizione si propone di illustrare l’inesauribile vena creativa del maestro in un intreccio profondo e continuo tra pittura e scultura, presentando la sua opera nel dialogo costante con allievi fuori dal comune, per i quali la sua bottega fu luogo di intensa sperimentazione e condivisione.

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SCHEDA TECNICA
Titolo Verrocchio, il maestro di Leonardo
Sede Firenze, Palazzo Strozzi

Periodo 9 marzo-14 luglio 2019
Mostra curata da Francesco Caglioti e Andrea De Marchi
Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze
Musei del Bargello, Firenze
Con la collaborazione della National Gallery of Art, Washington DC
Con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana
Con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze
Main sponsor Intesa Sanpaolo
Con il supporto di Terna, Bank of America Merrill Lynch
Media coverage by Sky Arte
Con la partecipazione di Opera di Santa Maria del Fiore, Opera Medicea Laurenziana

Sponsor tecnici Ferrovie dello Stato Italiane, Ataf gestioni, Busitalia, Feltrinelli, Ufficio
Turismo Città Metropolitana di Firenze, Toscana Aeroporti, Unicoop
Firenze, Firenze Parcheggi, Rinascente, Mercato Centrale Firenze

Ufficio stampa Fondazione Palazzo Strozzi: Lavinia Rinaldi
T. +39 055 3917122 l.rinaldi@palazzostrozzi.org
Antonella Fiori: T. + 39 347 2526982 a.fiori@antonellafiori.it
Brunswick Arts: PALAZZOSTROZZI@brunswickgroup.com
Comunicazione Susanna Holm – Sigma CSC
e Promozione T. +39 055 2340742 susannaholm@cscsigma.it
Catalogo Marsilio Editori, Venezia

Prenotazioni Sigma CSC T. +39 055 2469600 F. +39 055 244145
e attività didattiche prenotazioni@palazzostrozzi.org
Informazioni T. +39 055 2645155 http://www.palazzostrozzi.org

Orari Tutti i giorni 10.00-20.00, Giovedì 10.00-23.00. Dalle ore 9.00 solo su
prenotazione. Accesso consentito fino a un’ora prima dell’orario di
chiusura
Biglietti Intero € 13,00; ridotto € 10,00; € 4,00 Scuole

Per i possessori del biglietto di ingresso al Museo Nazionale del Bargello
e UAM Pass speciale ridotto € 9,00

FIRENZE / GALLERIE UFFIZI E BOBOLI: BOOM DI VISITATORI NEI PRIMI 4 MESI DEL 2019


Boom di visitatori alle Gallerie degli Uffizi ed al Giardino di Boboli, per il primo quadrimestre del 2019, rispetto a quello dello scorso anno, e netto aumento delle presenze rispetto al 2018 anche nel periodo del ‘maxi ponte’, dal venerdì di Pasqua (19 aprile) al 1 maggio. Nei primi 4 mesi l’aumento è stato del 12,3%, con + 149.019 visitatori, pari a 1.364.430 rispetto ai 1.215.411 del 2018. La crescita riguarda in particolare Palazzo Pitti (+26,3%) e Boboli (+21,7%), con gli Uffizi in aumento al +3%. Per quanto riguarda il ‘maxi ponte’, a confronto con lo stesso momento dell’anno nel 2018 si è registrato complessivamente un + 3,6%, con + 7.881 visitatori, per un totale di 231.703 rispetto ai 223.822 dello scorso anno (sale in particolare il numero delle presenze agli Uffizi, +9%). Considerando le varie festività, sono andate particolarmente bene quella del 25 aprile, con un + 34,6%, pari a + 5191, per un totale di 20.204 presenze, a fronte dei 15.013 visitatori del 2018, ed anche il Primo maggio, con 14.828 visitatori, + 2.715 in termini numerici rispetto all’anno scorso, pari al + 22,4%.

Discorso a parte deve essere effettuato per i giorni della Pasqua: nel 2018 fu il primo aprile e coincise con la prima domenica del mese, dunque ad ingresso gratuito, e per questo motivo non può essere efficacemente raffrontata a quella dell’anno in corso, caduta in una giornata ordinaria, con ingresso a pagamento. E’ per questo motivo infatti che nel 2019 si registra un calo del 20,4% con -13.943 visitatori rispetto all’anno scorso; tuttavia, se si mette a confronto Pasqua 2019 con quella 2017 (anche in quel caso giornata di ordinario ingresso a pagamento), e prendendo come periodo di riferimento le tre giornate della festività (Vigilia, Pasqua e Pasquetta), emerge un aumento complessivo del 8,9% dei visitatori: 54.546, mentre due anni fa erano stati 50.099.

Infine, ‘vola’ la formula ticket dell’abbonamento Passepartout 3 Days, che consente di visitare Gli Uffizi, Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel giro di tre giorni (costo 38 euro). Nel solo primo quadrimestre, sono stati venduti 31.043 abbonamenti, equivalenti ad una crescita del 81,5% rispetto all’anno precedente.

“I nostri numeri crescono ancora – commenta il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt – e ad essere sempre più frequentati sono Palazzo Pitti e il giardino di Boboli: dunque la politica di decentramento dei nostri visitatori verso questi spazi per riequilibrare i flussi nel complesso degli Uffizi funziona e continua a dare risultati sempre più robusti”.

UFFIZI: LEONARDO AI RAGGI X. LE INCREDIBILI SCOPERTE SULL’OPERA DEL GRANDE GENIO


“[…] ed in quegli, a parte a parte, di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio; e chi non ha pratica non l’intende, perché non si leggono se non con lo specchio”. (Giorgio Vasari, Vita di Leonardo)

Leonardo da Vinci era ambidestro e scriveva e dipingeva con entrambe le mani: sia la sinistra, per lui la principale, sia la destra. La conferma, definitiva, di questa peculiare caratteristica arriva dalle analisi dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze sul Paesaggio noto come 8P (il suo numero d’inventario), considerato da molti il primo disegno noto dal grande artista e scienziato toscano e certamente il suo primo lavoro datato (5 agosto 1473). È da poco terminata la grande campagna diagnostica sull’opera, di proprietà delle Gallerie degli Uffizi: le indagini sono state effettuate in vista della trasferta che dal 15 aprile porterà, dopo oltre mezzo millennio, il Paesaggio nella terra natia di Leonardo, Vinci, dove sarà protagonista di “Alle origini del Genio”, mostra organizzata nell’ambito del Cinquecentenario della sua morte. Lo studio, durato numerose settimane, è stato condotto da un team di specialisti, anche attraverso l’utilizzo di tecniche e macchinari sperimentali, sotto la supervisione della storica dell’arte e funzionaria dell’Opificio, Cecilia Frosinini.

LA PROVA DELL’AMBIDESTRIA

Il documento contiene due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre stesura al contrario di Leonardo, da destra verso sinistra, “Dì di s[an]ta Maria della neve / addj 5 daghossto 1473” ed un’altra sul retro, vergata invece nel verso ordinario, da sinistra verso destra, “Io, Morando d’Antoni, sono chontento”, riconducibile ad un appunto, con l’abbozzo di una formula contrattuale. È dal confronto tra queste due frasi che si delinea la conferma all’ambidestria di Leonardo: innanzitutto entrambe risultano autografe, effettuate dall’artista di suo pugno (così come gli schizzi di una testa e di una figura umana tracciati sul retro), in quanto scritte con lo stesso inchiostro (utilizzato anche per realizzare la parte prevalente del Paesaggio). Una scrupolosa indagine calligrafica, svolta attraverso il paragone delle due scritte con svariati altri testi autografi di Leonardo ha fornito ulteriori prove in questo senso; complessivamente, lo studio combinato dei materiali, dei tratti tipici della sua scrittura ed il raffronto con altri documenti hanno dimostrato che l’artista vergò la scritta ‘a specchio’ sul fronte presumibilmente con la sinistra, mentre per quella sul retro, con verso ordinario, usò la destra. Entrambe le calligrafie, pur contenenti alcuni elementi grafici differenti, legati all’uso di mani diverse, sono però caratterizzate da numerosi tratti chiave in comune, inequivocabilmente riconducibili allo stile unico di Leonardo.

Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino”, spiega la storica dell’arte Cecilia Frosinini. “Dall’osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro è colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, è probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale”. 

UN SECONDO PAESAGGIO A NEROFUMO E DISEGNI ‘NASCOSTI’

La conferma dell’ambidestria del Genio di Vinci non è però l’unico aspetto svelato dalla complessa campagna diagnostica condotta dall’Opificio sul primo disegno di Leonardo. La possibilità di sottoporre ad analisi diretta il prezioso documento ha consentito di portare alla luce numerosi altri misteri dell’opera, impossibili da scoprire attraverso mere osservazioni fotografiche del Paesaggio. Tra questi, il pieno emergere, alla radiazione infrarossa, di due differenti stesure del paesaggio sul fronte; e di un simile processo anche sul retro, dove ci sono due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte. Raffigurano una scena fluviale, con al centro un corso d’acqua e due rive collegate da un ponte, e sulla sinistra una formazione di rocce aguzze e frastagliate. Leonardo aveva impostato questo scenario a nerofumo; successivamente ne sottolineò con l’inchiostro alcune forme, aggiungendo anche dei picchi montuosi.

L’utilizzo del nerofumo (verosimilmente in forma di pastello) per il foglio 8P testimonia che Leonardo usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino ad oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero, se effettivamente riferibili al 1473, le numerose tracce di schizzi realizzate a sanguigna nella parte alta del foglio, sempre sul retro. I primi disegni a sanguigna di Leonardo infatti erano finora datati al 1492.

Dall’esame del retro affiorano, sotto il paesaggio fluviale in basso a sinistra e più in alto, alcuni disegni a punta di piombo, un fiore stilizzato (una rosetta) e alcuni motivi geometrici, che risultano particolarmente visibili all’infrarosso.

Il disegno ha poi rivelato alcune misteriose tracce solo incise, con uno stilo cosiddetto “cieco” o “acromo” (cioè che non lasciava tracce colorate, sia pure lievi, come quelle della punta di piombo): alcune sono identificabili, per esempio un cavallo sul retro del foglio. Altre ancora delineano una seconda catena montuosa, sul fronte; e infine ve ne sono alcune di incerto significato, sempre sul fronte, e potrebbero far pensare a impronte lasciate dalla sovrapposizione di un’altra carta e quindi, di nuovo, indirizzare verso una destinazione non nobile, ma di uso comune, del foglio.

Per svelare i segreti del Paesaggio 8P sono stati necessari molti esami (tutti ovviamente non invasivi) e l’impiego di svariate tecnologie e prototipi scientifici. Il disegno è stato sottoposto ai raggi infrarossi con un modello molto avanzato, in grado di acquisire 32 bande cromatiche diverse, ideato dal Cnr-Ino (Istituto nazionale di ottica). E’ stato usato anche un sistema innovativo di raggi X a fluorescenza, con illuminazione ad area anziché a punti localizzati come avveniva finora (in questo caso il prototipo è stato costruito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università di Firenze); ed un rilevatore portatile di materiali organici (messo a punto dal Cnr Ifac, Istituto di fisica applicata); oltre alle ‘classiche’ osservazioni al microscopio e all’utilizzo di fotodiagnostica ad elevatissima risoluzione, supportata dall’impiego di elaborazioni informatiche.

LA GENESI DELL’ OPERA

Questa articolata campagna di indagine ha permesso di ricostruire con precisione la genesi creativa (e di messa in opera) del leggendario Paesaggio. Per realizzarlo, Leonardo usò diversi strumenti e materiali: uno stilo di piombo che lasciava una traccia grigia sul foglio, sorta di lapis ante litteram, che è stato quello con cui Leonardo ha tracciato la ‘base’, la bozza dell’intero disegno.

Quindi, su questa bozza a punta metallica lavorò con l’inchiostro (contenente elementi di rame e nero fumo), probabilmente sovrapponendo al foglio anche uno strato di carta lucida, sulla quale aveva già composto parte del disegno, allo scopo di disegnare con precisione la ‘skyline’ del paesaggio stesso. Di questo passaggio in particolare, come metodo di lavoro, Leonardo parla anche nel suo Trattato di Pittura. Dipinse invece completamente a mano libera la vegetazione, la parte restante del terreno, delle montagne e delle acque. Dal punto di vista cronologico, il disegno sul fronte è stato fatto in due fasi: nella prima, Leonardo ha usato lo stilo, la carta lucida e un primo inchiostro. Il secondo intervento, individuabile perché realizzato con un secondo inchiostro, diverso per composizione chimica, in un momento successivo.

E “sarebbe possibile anche tentare una datazione realistica dei due diversi interventi, mettendo a confronto questi dati con quelli che potrebbero venire dall’analisi di inchiostri usati dall’artista per vergare documenti contenenti una data”, spiega ancora Cecilia Frosinini.

“Gli elementi emersi durante questa campagna di indagini – conclude il Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidtaprono nuove prospettive sull’interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l’artista ha ‘costruito’ il Paesaggio, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilità nella scrittura, scoprendolo ambidestro: una vera e propria rivoluzione nell’ambito degli studi leonardeschi. In questi ultimi anni, la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, un istituto di restauro e di indagini tecnologiche sulle opere d’arte che non ha eguali al mondo, ha permesso di condurre ricerche che hanno sempre portato nuovi risultati, a volte inaspettati specie quando si trattava di opere celeberrime e ormai apparentemente senza misteri. Ricordo il recente caso della Santa Caterina di Artemisia Gentileschi, sotto la quale si sono trovati altri due abbozzi di stesure. Ora è la volta del disegno di Leonardo, ma contiamo su molte altre importanti sorprese e scoperte nel corso dei prossimi anni.”

IL TEAM DELLA RICERCA

Le indagini svolte sul foglio sono state coordinate da Cecilia Frosinini e Letizia Montalbano (Opificio delle Pietre Dure); ed hanno visto l’impiego di fotografia nodale ad alta risoluzione in luce diffusa e in luce radente; fotografia nodale ad alta risoluzione in fluorescenza UV; fotografia nodale in luce trasmessa; riflettografia con Scanner Multispettrale VIS-NIR; rilievo 3D mediante microprofilometria laser a scansione; analisi tomografica (OCT, Optical Coherence Tomography) nel dominio spettrale (SD-OCT; spettrofotometria RAMAN; Fluorescenza X (XRF) a scansione; osservazione allo stereomicroscopio ottico.

La diverse campagne diagnostiche sono state eseguite da Roberto Bellucci (già Opificio delle Pietre Dure; associato CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica); Raffaella Fontana, Marco Barucci, Alice Del Fovo, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli, Jana Striova; (CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica); Chiara Ruberto, Pier Andrea Mandò e Francesco Taccetti Istituto Nazionale di Fisica Nucleare & Dipartimento di Fisica, Università di Firenze); Francesco Grazzi (CNR-IFAC, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”); Isetta Tosini (Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure). L’Opificio delle Pietre Dure è diretto dal soprintendente Marco Ciatti.

FIRENZE: UFFIZI, PALAZZO PITTI E GIARDINI DI BOBOLI GRATIS DOMENICA 24 MARZO


Uffizi, Palazzo Pitti e giardino di Boboli gratuiti per tutti domenica 24 marzo, vigilia del Capodanno fiorentino e della ricorrenza della nascita, nel 1541, di Francesco I de’ Medici, il ‘fondatore’ degli Uffizi come spazio museale e di ricerca. La giornata di accesso libero costituisce la prima delle date di speciale apertura gratis per il 2019 riguardanti il complesso museale programmate dal Mibac e decise nel dettaglio dalla direzione degli Uffizi.

Negli spazi della Galleria delle stature e delle Pitture, oltre alla collezione permanente, sono al momento visibili anche le sculture dell’esposizione temporanea ‘Essere’, con opere dell’artista inglese Antony Gormley. A Palazzo Pitti, che accoglie al suo interno cinque musei (la Galleria Palatina, quella di Arte moderna, il Museo della Moda e del Costume, quello delle Porcellane, il Tesoro dei Granduchi, contenente opere di oreficeria, argenteria, cristallo, avorio e pietre dure), le mostre temporanee attualmente in corso sono quattro: ‘Animalia Fashion’, dedicata al particolare rapporto tra la moda e le forme del mondo animale, la monografica dell’artista contemporanea americana Kiki Smith, l’esposizione collettiva ‘Lessico femminile. Le donne tra impegno e talento 1861-1926’ e ‘Il Carro d’oro di Johann Paul Schor. L’effimero splendore dei carnevali barocchi’.

I MUSEI DEL BARGELLO A FIRENZE: OCCHIO AGLI INGRESSI GRATUITI PER IL 2019!


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I Musei del Bargello partecipano alla Settimana dei Musei promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che garantisce, a partire da martedì 5 marzo, l’accesso gratuito a tutti i musei statali per un’intera settimana. L’iniziativa, accompagnata dallo slogan Io vado al Museo, rappresenta un incentivo per promuovere la cultura per tutti, abbattere le barriere economiche e favorire l’inclusione sociale. Sarà quindi un’ulteriore occasione per conoscere, scoprire o riscoprire i musei fiorentini che fanno parte del gruppo dei Musei del Bargello.

Tra questi il più noto è sicuramente il Museo Nazionale del Bargello (via del Proconsolo, 4) che ospita, all’interno del suggestivo Palazzo del Podestà, la più importante collezione di scultura rinascimentale al mondo: da Brunelleschi a Donatello, da Luca della Robbia a Verrocchio, da Michelangelo a Giambologna. Durante la settimana di gratuità il Bargello avrà un motivo in più per essere visitato: la presenza, in veste di guide e di “Ambasciatori dell’arte”, di un gruppo di studenti provenienti da vari Istituti Scolastici di Istruzione Superiore di Firenze e provincia che, dopo un apposito percorso di formazione, accoglieranno i visitatori del museo e li accompagneranno alla scoperta dei suoi principali tesori. Un modo nuovo e stimolante per avvicinarsi all’arte attraverso gli occhi entusiasti dei giovani.

Giovedì 7 marzo un concerto musicale sarà invece un’occasione per scoprire il più giovane, e meno noto, tra i musei del Gruppo: il Museo di Casa Martelli (via Ferdinando Zanetti, 8). Alle ore 17.00, nel Salone da Ballo della casa-museo che racconta la stratificazione secolare della vita di una delle più antiche famiglie fiorentine, andrà in scena il secondo appuntamento del ciclo di concerti Il Cherubini a Casa Martelli, organizzato in collaborazione con il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. Protagonisti dell’evento saranno i pianisti Ruggero Fiorella, Andrea Redigona e Fernandez Santiago con un programma dedicato ai Dioscuri del Romanticismo: Chopin e Liszt.

Sabato 9 marzo, infine e sempre al Museo Nazionale del Bargello, chiusura della Settimana dei musei con l’apertura al pubblico della mostra Verrocchio il maestro di Leonardo: la prima grande retrospettiva dedicata ad Andrea del Verrocchio che riunirà straordinari capolavori del Maestro a confronto serrato con opere capitali di precursori, contemporanei e discepoli. Una grande mostra allestita a Palazzo Strozzi, con una speciale sezione al Museo Nazionale del Bargello, che ospiterà oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni provenienti dai più importanti musei e collezioni del mondo e che offrirà uno sguardo sulla produzione artistica a Firenze tra il 1460 e il 1490 circa, l’epoca di Lorenzo il Magnifico.

Se una settimana è troppo breve per visitare tutti i musei non c’è da disperare: il nuovo piano per le gratuità predisposto in accordo col Ministero per i beni e le attività culturali, offre molte altre occasioni da cogliere al volo avendo solo cura di annotare il calendario che ciascun museo ha appositamente programmato.

In particolare l’ingresso gratuito ai Musei del Bargello sarà possibile già il prossimo mercoledì 27 marzo. Una giornata in cui gli amanti del cinema seguiranno la cerimonia di premiazione dei David di Donatello e al tempo stesso un’occasione per far scoprire, a quanti non l’hanno mai visto, il Museo del Bargello dove viene conservato l’originale del capolavoro emblema dell’arte scultorea rinascimentale che ha ispirato nome e simbolo del noto premio cinematografico.

La giornata del 27 marzo sarà poi l’occasione per entrare gratuitamente anche nel Museo di Palazzo Davanzati (via di Porta Rossa, 13) e ammirarne il nuovo allestimento degli ambienti del piano terra. Dopo una chiusura di un mese necessaria per migliorare e rendere più ampi gli ambienti di accesso, il Museo, che ha sede in un antico e suggestivo Palazzo trecentesco, riaprirà al pubblico il prossimo 19 marzo.

Durante la primavera sono previste altre 3 date per entrare gratuitamente ai Musei del Bargello: il 25 Aprile (festa della Liberazione); il 9 Maggio (festa dell’Europa) e il 2 Giugno (festa della Repubblica). Mentre durante il periodo estivo la data prescelta per incentivare le visite gratuite è quella del 24 Giugno (festa di San Giovanni, patrono di Firenze).

Il rapporto tra i Musei del Bargello e Firenze è strettissimo, visto che ognuno dei cinque musei raccoglie e racconta una parte importante della storia di questa città. Ne è un esempio il Museo delle Cappelle Medicee (Piazza di Madonna degli Aldobrandini, 6) ove sono raccolte le spoglie della famiglia Medici. Tra gli ambienti da visitare nel Museo spicca la Sagrestia Nuova, realizzata da Michelangelo e nella quale è stato recentemente inaugurato un innovativo impianto di illuminazione all’avanguardia capace di esaltare la scultura e l’architettura del maestro del Rinascimento.

Con l’arrivo dell’autunno riprenderanno le prime domeniche del mese gratuite (da ottobre a marzo) e ci saranno ulteriori giornate per accedere gratis ai Musei del Bargello: il 29 settembre (in occasione della manifestazione “Corri la vita”); il 13 ottobre (giornata nazionale delle famiglie) e il 30 novembre (festa della Toscana).

Infine, se per gli affamati d’arte tutte queste date non fossero sufficienti, ricordiamo che in alcuni Musei del Bargello la gratuità non è l’eccezione ma la regola. Come nel caso del Museo di Casa Martelli (sempre gratuito nei giorni di apertura del lunedì, giovedì e domenica) e della Chiesa e Museo di Orsanmichele (via dell’Arte della Lana). Orsanmichele è un monumento unico e straordinario capace nel tempo di suggellare funzioni religiose e civili e oggi luogo in cui ammirare, gratuitamente ogni lunedì e sabato, il più importante ciclo di statue monumentali del Rinascimento.

Per un quadro completo dei giorni di apertura e degli orari di tutti i cinque musei del Bargello vi invitiamo a consultare le pagine dedicate a ciascun museo all’interno del sito web ufficiale dei Musei del Bargello: www.bargellomusei.beniculturali.it

FIRENZE:TUTTI I…MOSTRI DEI SOFFITTI DELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI


Decine di migliaia di mostri, tra creature leggendarie, esseri mitologici, animali fantastici, maschere da incubo, abitano i soffitti degli Uffizi: sono i protagonisti delle grottesche che ornano le volte del corridoio al primo piano della celebre galleria, decine di campate per centinaia e centinaia di metri quadrati di affreschi.

Le decorazioni del museo “a grottesca”, effettuate nella seconda metà del ‘500 ( Il primo corridoio degli Uffizi, quello sul lato Est del primo piano, fu dipinto fra il 1579 e il 1581 da Antonio Tempesta, inizialmente, poi da Alessandro Allori e dalla sua bottega) recuperavano tratti e stilemi dall’antichità romana: i soggetti degli affreschi sono apparentemente sfuggenti, ma ricchi di simbologie complesse e di episodi curiosi, protagonisti dei quali sono figure appunto buffe, bizzarre, mostruose, appunto grottesche.

Il tutto, però, raffigurato con un grande rigore ed equilibrio compositivo e geometrico. Per la prima volta la storia, la genesi e la tecnica di queste suggestive e misteriose pitture, molto in voga nel Rinascimento,  viene raccontata in un libro, ‘Le Grottesche degli Uffizi’ (Giunti , 416 pagine): curato dalla studiosa Valentina Conticelli con un contributo di Francesca De Luca, il volume, ricco di dettagli e di immagini inedite a grande formato, ripercorre la storia della decorazione del complesso architettonico e rivela i segreti significati di ogni campata, conducendo il lettore in un mondo immaginario, sospeso tra realtà e mitologia. ‘Le Grottesche degli Uffizi’ verrà presentato sabato pomeriggio alle ore 16 nell’auditorium Vasari della Galleria: oltre all’autrice interverranno all’incontro il direttore del complesso Eike Schmidt, l’ex ministro dei Beni culturali ed ex direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci e la storica dell’arte Sonia Maffei.

FIRENZE: MA CHI C’E’ SUL BORDO DELLA BALAUSTRA DELLE GALLERIE DEGLI UFFIZI?


Un uomo in piedi, sul bordo della balaustra della terrazza degli Uffizi sopra la loggia dei Lanzi, affacciata a circa 30 metri sopra Piazza Signoria a Firenze: è Event Horizon, scultura in fibra di vetro di Antony Gormley, a Firenze nell’ambito della mostra ‘Essere’, con opere dell’artista inglese accolte nella Galleria delle Statue e delle Pitture dal 26 febbraio al 26 maggio.

Come Settlement, collocata per l’occasione nella sala 43 al secondo piano del museo insieme al famoso Ermafrodito dormiente, e Another time, altra figura umana in questo caso affacciata alla finestra, Event Horizon costituisce un anticipo dell’esposizione, che verrà presentata, con la partecipazione dello stesso Gormley e del direttore degli Uffizi Eike Schmidt, lunedì prossimo (sarà visitabile a partire dal giorno successivo). Event Horizon, collocata in completa sicurezza alla balaustra della terrazza con un sistema che la aggancia grazie ad una robusta intelaiatura metallica alla struttura della Loggia, è tra i lavori più celebri dello scultore londinese ed è stata, negli anni, ‘ospite’ delle cime di alcuni degli edifici più alti del mondo, come l’Empire State Building a New York, grattacieli di Londra, Rio, San Paolo, Hong Kong.

Intanto, proprio in questi giorni è terminato il restauro di circa 100 metri quadrati del pavimento della terrazza degli Uffizi: le pietre (pietra serena), la cui collocazione risale all’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo, presentavano un aspetto deteriorato, ed in alcuni casi erano sollevate o incavate; sono state dunque sostituite con esemplari di analogo disegno, a conformazione di tegoloni di tetto. “A quasi mezzo secolo di distanza dall’ultima sistemazione – ha spiegato il curatore del patrimonio architettonico degli Uffizi e del Corridoio Vasariano Antonio Godoliè stato necessario intervenire, ripristinando l’armonia di uno dei luoghi più suggestivi dell’intero complesso museale”.

La terrazza fu realizzata sopra la Loggia dei Lanzi verso la fine del ‘500: era il luogo dove i Medici nelle sere estive prendevano il fresco e ascoltavano musica. Lo spazio era al tempo arredato con piante officinali che venivano anche usate dalla Fonderia (l’antica farmacia degli Uffizi).