L’ “APOCALISSE” NEI MANIFESTI PUBBLICITARI: LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI NEL BATTISTERO ROMANICO DI LENNO (LAGO DI COMO, 3-5 LUGLIO 2015)


Guest Writer: STEFANO ALBERTI

“Colori di un’Apocalisse 2015”: è la mostra di Roberto Alborghetti, incentrata sulle sue particolarissime  “laceR/Azioni”, in programma il 3, 4 e 5 Luglio 2015 presso l’antico Battistero romanico di San Giovanni Battista a Lenno, ora Comune della Tremezzina, sul Lago di Como.  C’è viva attesa per l’iniziativa. Basta del resto navigare sul  Blog Roberto Alborghetti (oltre 200.000 visite) dove le pagine dedicate all’evento sono cliccatissime in tutto il mondo. E titolo non poteva essere più appropriato per questa esposizione nella quale  Alborghetti presenterà 25 opere che rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sull’osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” (comunicative, e non solo) dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” (crepe naturali, graffi e screpolature) sui muri e lungo le strade di metropoli ed ambienti urbani. La mostra è accompagnata da un catalogo – che sarà consultabile su web dal 3 al 5 luglio – e da un suggestivo cortometraggio di circa 13 minuti.

Roberto Alborghetti, con l’esposizione al Battistero di San Giovanni Battista in Lenno, entra con il suo sguardo nella grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). Lo storico e affascinante tempietto romanico, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti, accompagnate e guidate da una serie di “passi” tratti dall’Apocalisse di San Giovanni, che il giornalista-artista rilegge nella tumultuosità delle narrazioni cromatiche.   

SEGNALATO DA OKAY!

SEGNALATO DA OKAY!

Infatti, dai ventidue capitoli del Libro scritto dall’apostolo ed evangelista mentre era sull’isola greca di Patmos, Alborghetti ha tratto frasi e descrizioni che offrono delle suggestioni visive sugli scenari narrati nell’Apocalisse. E così la realtà del mondo che ci circonda – i “quadri” di Alborghetti non sono dipinti, ma realistiche riproduzioni fotografiche su tela pittorica – è proposta e offerta in immagini astratte, che i vigorosi e apocalittici passi di Giovanni rafforzano nel loro valore espressivo. Immagini che, trasferite nel cortometraggio, hanno anche una interpretazione sonora che rende questo progetto particolarmente innovativo, anche sul piano tecnologico.

Oltre alle tele, Roberto Alborghetti presenta un “collage” –  creato con centinaia di pezzi di carta decomposta dei manifesti pubblicitari lacerati – e tre  singolari sciarpe di pura seta realizzate in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer di Como, Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.

Aperture mostra: venerdi 5 Luglio 2015, ore 16-21. Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio: 10-12, 14,30 – 21,00. Il Battistero di San Giovanni si trova sulla piazza della chiesa parrocchiale di Lenno, a pochi metri dal lungolago.

IMMAGINI DI CIO’ CHE CI CIRCONDA (SENZA SAPERLO)

 “LaceR/Azioni” è un progetto di Roberto Alborghetti, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, fotografo. Da anni ha l’hobby di “catturare”, in giro per il mondo, particolari e dettagli dell’apparente caos della carta lacerata delle affissioni. Ha finora raccolto oltre 70.000 immagini che giocano a contaminarsi con stili, forme ed espressioni diversi. Impressionati dall’obiettivo digitale, poi trasferite su tela o su tessuti, riprodotte su litografia o scansionate in un videoclip, i particolari della decomposizione dei manifesti pubblicitari, dei materiali urbani e industriali, degli ambienti e degli arredi metropolitani, sembrano riprendere nuova vita e ragione di essere, in una sovrapposizione di messaggi e di colori.

Così afferma l’autore Roberto Alborghetti : “Ci riesce difficile pensare che dietro poster, crepe e graffi sbiaditi, decomposti e degradati, ci possa essere ancora “qualcosa” da vedere o scoprire. Eppure, queste immagini continuano ad essere uno specchio della città che comunica, della città che parla. Sono le tracce ed i reperti post-comunicanti di un prodotto, di un evento, di uno spettacolo, di una idea, di una realtà temporale in cui è riconoscibile il volto dell’altra città, quella strappata e lacerata, la città “scartata”, che si auto-modifica nei passaggi del tempo (anche meteorologico), che si auto-rigenera e si auto-riproduce in elementi visivi nuovi, spesso contrastanti, dissonanti, disarmonici, ma sempre sorprendentemente vitali”.

COLORI DI UN'APOCALISSE - COLORS OF AN APOCALYPSE SHOW, 2015

LE “LACER/AZIONI” DI ROBERTO ALBORGHETTI NELLA NUOVA “PERMANENTE” DI ARTE MODERNA INAUGURATA NELLE MARCHE


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Guest writer: Stefano Alberti

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“C’è del caos, ma con punto focale” – titolo di una immagine realistica “catturata” a Milano nel 2010 da Roberto Alborghetti per il suo progetto “Lacer/azioni” – fa bella mostra di sé presso le suggestive sale della nuova Raccolta Permanente di Arte Contemporanea inaugurata nel seicentesco Palazzo Gasparini nel borgo rinascimentale di Mercatello sul Metauro, nelle Marche, in provincia di Pesaro Urbino. L’immagine (su tela, 43 x 63) – secondo Pasquale Martini, scultore e curatore della “Permanente”, che allinea 158 opere di cui 32 sculture e 126 dipinti realizzati da artisti italiani ed internazionali – ben interpreta e rappresenta il senso della ricerca di Roberto Alborghetti tra i colori e le forme della carta lacerata lasciata a decomporsi sui tabelloni della pubblicità esterna.

Ormai da anni, durante viaggi e trasferimenti in vari Paesi, Roberto Alborghetti raccoglie e documenta questi singolari reperti della comunicazione pubblicitaria, dei quali indaga, scopre ed esalta i cromatismi e le forme, raggiungendo espressioni ed elementi visivi di grande effetto, che spesso rimandano all’impressionismo astratto o alle più provocatorie correnti dell’arte contemporanea. Un linguaggio, quello di Alborghetti, di grade fascino e provocazione, che prende in contropiede gli stessi “esperti” che solitamente cadono nella trappola di considerare “dipinto” – cioè frutto di una creazione derivata dalla fantasia e dalla immaginazione – quello che invece è semplicemente una realtà individuabile nell’ambiente, soprattutto urbano, che ci circonda e nel quale viviamo ogni giorno, magari senza percepirne i linguaggi e le espressioni.

Questa la singolare sfida di Roberto Alborghetti. Una sfida avvincente e che ci coinvolge, come confermato anche dal successo delle mostre già tenute in Italia ed all’estero e da singolari esperienze ed attività mediatiche. E come dimostra anche la “provocatoria” immagine – assolutamente realistica, non manipolata o modificata con l’uso di strumenti elettronici – ora esposta permanentemente nei nuovi spazi espositivi marchigiani. Davvero una meta d’arte.      

  • Raccolta d’ Arte Contemporanea Permanente, Palazzo Gasparini, Piazza Garibaldi, Mercatello sul Metauro (Pesaro Urbino). 

“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI


“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI

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GUARDA IN ANTEPRIMA IL VIDEOCLIP SU YOUTUBE

http://youtu.be/BQRz5-rs6Wc

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Colori di un’Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari: una Provocazione per gli Occhi e la Mente”: è questo il tema, o il filo conduttore, dell’attesa mostra di Roberto Alborghetti incentrata sulle sue incredibili “Lacer/azioni”, in programma dal 27 settembre al 4 novembre 2012 presso la suggestiva Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, nell’incantevole territorio del Monte Amiata, in provincia di Siena. C’è già viva attesa per l’iniziativa, basta del resto navigare sul sito www.robertoalborghetti.wordpress.com/ dove vi è già una pagina sull’evento, cliccatissima in tutto il mondo.

E titolo non poteva  essere più azzecato per questa esposizione eccezionalmente promossa dal Comune di Piancastagnaio e da Osa Onlus. Alborghetti presenterà infatti una quarantina di opere che emblematicamente rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sulla osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” sui muri e lungo le strade di paesi, città e metropoli.

“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI
– IL POSTER UFFICIALE DELL’EVENTO

COLORI, TRA CONTRASTI E SUGGESTIONI

Roberto Alborghetti entra con il suo sguardo in questa grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e  degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). La storica Rocca di Piancastagnaio, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti.

La grande mostra delle “Lacer/azioni” alla Rocca di Piancastagnaio sarà accompagnata da forum e workshops rivolti soprattutto al pubblico degli studenti, ai quali saranno proposti anche i videoshows costruiti attorno ai videoclips che Roberto Alborghetti ha realizzato con le sue composizioni. In mostra anche tre singolari sciarpe di seta – crepe de Chine – che Alborghetti ha prodotto in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.              

LA ROCCA ALDOBRANDESCA

La storia di Piancastagnaio è la storia della sua Rocca: alla sua ombra il Paese nacque e dentro le sue mura, si raccolsero le popolazioni che dalla valle del Paglia erano salite verso il monte per trovare più sicurezza dalle continue incursioni dei predoni. La Rocca ha avuto una funzione di difesa e guardia della valle del Paglia e che sia sorta a questo scopo appare chiaro a chiunque salga dalla Cassia e percorra la strada sinuosa che sale fino alle falde del Monte Amiata. Il piccolo villaggio, costruito sopra un’altura di scogli che costituivano già una difesa naturale, fu trasformato in grossofortilizio di forma quadrangolare con una torre più elevata che serviva da vedetta e da punta estrema di difesa. Il castello fu concesso in feudo agli aldobrandeschi nel 1208 e da allora vide l’avvicendarsi di vari padroni.

Nel 1333 passò sotto il dominio di Orvieto che vi pose del materiale di difesa controllato da soldati e da un castellano, ma nel 1345 le truppe senesi abbatterono le fortificazioni e occuparono il Castello. L’occupazione si protrasse per oltre cinquanta anni fino a quando, nel 1416, un podestà inviato dalla Repubblica Senese in collaborazione con i più prudenti uomini di Piancastagnaio redasse i primi statuti. Nello stesso anno quattro tecnici militari senesi iniziarono un’opera di consolidamento della Rocca, seguito da qualche decennio dopo da un ulteriore restauro.Tuttavia, la ricostruzione più importante, quella che dette alla Rocca le sembianze attuali, avvenne tra il 1471 e il 1478.

La struttura fu potenziata con una sorta di copertura che risentiva la zona inferiore dell’originario edificio medioevale. I vecchi muri furono rinforzati da un contrafforte; sulla prima costruzione fu sovrapposto il maschio cinto alla sommità da una corona di mensole e di archetti pensili dove Siena fece apporre il leone rampante simbolo della Repubblica e la balzana bianca e nera della città. Per tutto il periodo del dominio senese la Rocca fu sede di una guarnigione militare.

Quando, nel 1959, Siena passò sotto la Signoria dei Medici, Piancastagnaio ne seguì le sorti e i nuovi signori apposero sopra la porta della Rocca il stemma con le palle. Nel 1601, infine, il territorio di Piancastagnaio fu dato in feudo al Marchese Bourbon del Monte, che trasformò la Rocca in prigione. Nel settecento, sotto il Granduca Leopoldo di Lorena, la Rocca perse la sua funzione rivestendo ruoli sempre più marginali. La storia recente della Rocca è caratterizzata da due grandi restauri: il primo ad opera del Commendator Gino Pietro Bigazzi, presidente della Sezione Ligure dell’Istituto Italiani dei Castelli nel periodo che va dal 1962 e al 1970;Il secondo ad opera dell’Amministrazione Comunale di Piancastagnaio, proprietaria della Rocca dal 1990. Un sapiente e certosino restauro e l’individuazione di spazi espositivi hanno fatto sì che la Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio sia oggi meta obbligata per il turista e sempre più richiesta da artisti ed artigiani di valore internazionale per l’esposizione delle proprie opere.