FIRENZE: FINO ALL’8 OTTOBRE LA MOSTRA “OMAGGIO AL GRANDUCA” A PALAZZO PITTI


La mostra “Omaggio al Granduca. Memorie dei piatti d’argento per la festa di san Giovanni”, aperta al pubblico a Palazzo Pitti dallo scorso 24 giugno e il cui termine di chiusura previsto era il 24 settembre 2017, viene prorogata all’8 ottobre 2017. Nel corso di questi mesi l’esposizione ha ottenuto grandi consensi di pubblico, oltre che ottimi riconoscimenti da parte della stampa e della critica di settore. E’ stato deciso quindi di prolungarne l’apertura di venti giorni, affinché, oltre alle numerose scolaresche che ne hanno fatta richiesta, possa visitarla anche il pubblico internazionale che converrà a Firenze dal 23 settembre al 1 ottobre, in occasione della prossima Biennale Internazionale dell’Antiquariato.
La mostra presenta un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno, e dalle relazioni diplomatiche di Casa Medici che estendeva la sua influenza sull’ambiente curiale romano. Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo.
A partire dal 1680 infatti, per ben cinquantotto anni Cosimo III e il suo successore, il figlio Gian Gastone, ricevettero come dono per disposizione del cardinale Lorenzo Pallavicini ai suoi eredi Rospigliosi, pregiati bacili d’argento con storie che illustravano i fasti dinastici della Casata fiorentina, su disegno di prestigiosi artisti come Carlo Maratti, tra i massimi esponenti della pittura romana della seconda metà del Seicento, (disegni conservati a Chatsworth ed esposti in mostra), Ciro Ferri, Pietro Lucatelli, Ludovico Gimignani, Lazzaro Baldi, Filippo Luzi, Giuseppe, Carlo e Tommaso Chiari. Dal 1700 furono spesso gli argentieri a progettare le tese. I disegni noti, provenienti da musei italiani ed esteri e da collezioni private, sono tutti esposti in mostra. I nomi degli argentieri d’Oltralpe e romani, che sbalzarono e cesellarono l’argento dei bacini, sono emersi dai documenti degli archivi romani.
«I ‘piatti di san Giovanni’», come sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt «rappresentavano una celebrazione di Casa Medici, riconoscendone e testimoniandone i grandi meriti nel governo della Toscana attraverso il ricorso a figurazioni che riconducono a valori eterni e a fatti contingenti. Le ricerche condotte in questa occasione hanno portato a una lettura puntuale delle singole scene, sia per le figurazioni allegoriche che rispondono ai più noti repertori di iconologia, sia per le scene storiche esemplate su una profonda conoscenza degli avvenimenti.»
A Firenze gli argenti arrivati in dono a Cosimo III erano conservati gelosamente nella Guardaroba di Palazzo Vecchio, mentre quelli donati al tempo di Gian Gastone rimasero nella residenza di Palazzo Pitti. Estinta la dinastia medicea, nonostante il Patto di Famiglia stipulato il 31 ottobre 1737 fra Anna Maria Luisa Elettrice Palatina e il nuovo granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena, i piatti di San Giovanni, come tutti gli altri argenti, furono considerati una preziosa risorsa per ripianare il bilancio precario dello Stato toscano al fine di favorire le imprese militari. Dei ‘piatti di san Giovanni’ sarebbe svanito anche il ricordo se la Manifattura Ginori di Doccia, per volontà del suo fondatore, il marchese Carlo Ginori, tra il 1746 e il 1748 non avesse fatto realizzare dall’argentiere Pietro Romolo Bini, già attivo nella Galleria dei Lavori, le forme in gesso tratte dagli originali in argento da cui sono derivati i calchi in gesso esposti in mostra.

L’intento era probabilmente di trattenere la memoria della magnificenza dei bacini, prevedendone forse una traduzione in porcellana, anche se uno solo, il primo della serie, fu realizzato dalla manifattura, attualmente conservato nel Museo Duca di Martina di Napoli, è esposto in mostra. La fortuna dei bacili nella manifattura proseguì nell’Ottocento, dove alcuni di essi furono replicati in porcellana per l’Esposizione internazionale di Parigi del 1867, ma già a quella italiana del 1861 troviamo il primo piatto della serie abbinato ad un mesciroba tardobarocco, esposto in mostra, probabilmente con l’intento di evocare le “acquereccie” con vassoio di celliniana memoria. All’Esposizione di Torino del 1884 la Ginori registra le variazioni del gusto, ma continua a proporre i bacili seppur nella sola ripresa della tesa da abbinare a piatti riproducenti dipinti, con la funzione di cornice, come visibile dagli esemplari in mostra. Oggi i calchi, donati molti anni fa dal marchese Leonardo Ginori Lisci alle Gallerie fiorentine, sono esposti nelle sale di Palazzo Pitti che accolgono il Tesoro dei Medici e sono l’unica testimonianza tangibile della magnificenza della perduta serie in argento.
Da questi nel 1999 è stata eseguita una versione con la tecnica dell’elettroformatura, utilizzata a scopo scenografico, con lo stesso fine con cui viene riproposta in mostra. Essa consente al visitatore di immaginare quale potesse essere la preziosità dell’omaggio fatto ai granduchi fiorentini, unitamente ad un video che spiega la complessità delle tecniche messe in atto dagli argentieri romani e dalla Manifattura Ginori di Doccia.
La Manifattura Ginori di Doccia è stata celebrata quest’anno a Firenze con un dittico di mostre che, oltre a questa di Palazzo Pitti, vede al Museo Nazionale del Bargello La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue aperta fino al prossimo 1 ottobre.
La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Rita Balleri e Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

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FIRENZE: TUTTO IL PROGRAMMA DELLE MOSTRE 2017 PRESSO LE GALLERIE DEGLI UFFIZI


Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi Inv. 1890 N.1594

Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi
Inv. 1890 N.1594

 

Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo. Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.

Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri. Solo un breve cenno, per ora, a un’altra mostra di grande rilievo, che verrà annunciata in separata sede nelle prossime settimane: essa avrà luogo a Palazzo Pitti in occasione dell’edizione estiva di Pitti Uomo e sarà dunque un evento spettacolare legato alla moda e al costume, organizzato in collaborazione con Pitti Immagine.

 

Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

a cura di Daniela Parenti

Uffizi, Sala del Camino

7 marzo – 30 aprile 2017

 

Plautilla Nelli . Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola

a cura di Fausta Navarro

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

9 marzo – 4 giugno 2017

 

Maria Lassnig: Woman Power

a cura di Wolfang Drechsler

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini

25 marzo – 25 giugno 2017

 

Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare

a cura di Gabriele Barucca

Uffizi, Aula Magliabechiana

28 marzo – 30 luglio 2017

 

Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

28 marzo – 24 settembre 2017

 

Giuliano da Sangallo. Disegni dagli Uffizi

a cura di Dario Donetti, Marzia Faietti, Sabine Frommel

Uffizi, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino

16 maggio – 20 agosto 2017

 

Omaggio al Granduca: i piatti d’argento per la festa di San Giovanni

a cura di Rita Balleri, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

24 giugno – 5 novembre 2017

 

Helidon Xhixha : in Ordine Sparso

a cura di Diego Giolitti, Eike Schmidt

Giardino di Boboli

27 giugno – 29 ottobre 2017

 

Gli Uffizi e il territorio: bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi per due grandi complessi monastici

a cura di Alessandra Griffo, Matilde Simari

Uffizi, Sala del Camino

5 settembre – 15 ottobre 2017

 

I nipoti del re di Spagna: il ritratto di Federico e Maria Anna di Lorena di Anton Raphael Mengs a Pitti

a cura di Matteo Ceriana

Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie

18 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Il rinascimento giapponese: la natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

In occasione del 150o anniversario dell’Amicizia tra Italia e Giappone

a cura di Rossella Menegazzo

Uffizi, Aula Magliabechiana

26 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Lucas Cranach, i ritratti di Lutero dalla collezione medicea

In occasione del cinquecentenario della riforma luterana

a cura di Francesca de Luca

Uffizi, Sala del Camino

30 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Ejzenštejn: la rivoluzione delle immagini

In occasione del centenario della Grande rivoluzione socialista in Russia

a cura di Marzia Faietti, Gianluca Farinelli, Pierluca Nardoni ed Eike Schmidt

Uffizi, Sala Edoardo Detti

7 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

In occasione del quattrocentenario della nascita di Leopoldo de’ Medici

a cura di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018

 

FIRENZE: LA GALLERIA DELL’ACCADEMIA PREPARA LA GRANDE MOSTRA DEL 2016 DEDICATA A GIOVANNI DAL PONTE (1385-1437)


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Giovanni dal Ponte (1385-1437)

Protagonista dell’Umanesimo tardogotico,  Firenze, Galleria dell’Accademia

22 novembre 2016 – 12 marzo 2017

 

La grande mostra del 2016 della Galleria dell’Accademia di Firenze, voluta dal nuovo direttore del museo, Cecilie Hollberg, è ormai da  mesi in fase di intenso studio e preparazione.

Si tratta della prima rassegna monografica dedicata al pittore fiorentino Giovanni di Marco (1385-1437), più noto con il soprannome di Giovanni dal Ponte, dovuto all’ubicazione della sua bottega in Piazza di Santo Stefano al Ponte a Firenze.

Nell’ambito degli studi sulla pittura fiorentina del cruciale momento di passaggio tra la cultura tardogotica e quella rinascimentale era attesa da tempo una mostra come questa, in grado di offrire un bilancio critico aggiornato sull’attività di questo protagonista di primo piano nel panorama artistico fiorentino del primo quarto del secolo XV.

Giovanni dal Ponte fu dotato di un linguaggio al tempo stesso assai individuale ed estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti in quel tempo nel capoluogo toscano: da Lorenzo Ghiberti, Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina, a Masolino e al Beato Angelico e Paolo Uccello,  a Masaccio.   Tutti questi artisti di altissimo livello saranno presenti in mostra per illustrare l’ambiente artistico in cui si svolse la formazione del pittore.

La produzione di Giovanni dal Ponte sarà accuratamente  documentata in ogni fase del suo percorso artistico non soltanto grazie ai prestiti ottenuti dall’Italia, ma in particolare per le numerose opere che giungeranno dall’estero.

 

Sono davvero in numero ragguardevole le prestigiose istituzioni museali di varie parti del mondo che hanno voluto assicurare la loro partecipazione all’iniziativa della Galleria dell’Accademia di Firenze, soprattutto considerando la comprensibile e ben nota difficoltà a concedere i preziosi e assai fragili dipinti di quest’epoca. Tra le altre, si possono ricordare la National Gallery di Londra, il Museo del Prado a Madrid, il Museum of Art di Filadelfia, il Fogg Art Museum di Cambridge (U.S.A.), o il Museo Jacquemart-André di Parigi. Da quest’ultimo giungerà un importante e raro cassone dipinto, ancora integro nella sua struttura originale, che sarà restaurato per l’occasione. Preme rimarcare in maniera particolare i numerosi e importanti restauri che saranno portati a termine in previsione dell’esposizione e che ne costituiranno un ulteriore punto di merito oltre a rappresentare un contributo non marginale sul versante fondamentale della tutela e della conservazione.

 

Il progetto scientifico, così come la cura della mostra e del catalogo a corredo, si devono ad Angelo Tartuferi, responsabile del settore dipinti dal Duecento al Quattrocento della Galleria dell’Accademia di Firenze e grande conoscitore dell’argomento, e Lorenzo Sbaraglio del Polo museale regionale della Toscana, che ha approfondito in anni recenti lo studio delle opere di Giovanni dal Ponte.

 

Il catalogo della mostra, edito da Giunti,  offrirà, tra l’altro, un repertorio completo dei dipinti oggi riferibili al pittore e un regesto di tutti i documenti sin qui noti che lo riguardano. Grazie agli studi e alle indagini di archivio svolte per l’occasione emergeranno numerose e importanti novità rispetto alla provenienza originale di alcune opere-chiave dell’artista, con riflessi importanti anche sulle datazioni.

“EMOTIONS! SEMPLICEMENTE ATLETI”: ALLA MIRAFIORI GALERIE DI TORINO IN MOSTRA IMMAGINI DI SPORT (E DI VITA)


rugby

EMOTIONS! Semplicemente Atleti – Mostra fotografica a cura di Mauro Ujetto, Sabina Beckert, Roberto Serratore – In esposizione dal 5 maggio a mercoledì 31 maggio 2016

 Mirafiori Galerie, Piazza Riccardo Cattaneo, Torino – INGRESSO LIBERO

 

E’ aperta alla Mirafiori Galerie EMOTIONS! Semplicemente Atleti, la mostra fotografica inaugurata lo scorso 10 marzo – in occasione dei 10 anni delle Paralimpiadi di Torino 2006 – negli spazi di ADPLOG di Alessandro Del Piero e dedicata allo sport paralimpico e agli atleti che ne sono protagonisti.

La rassegna nasce per mettere in luce il gesto atletico e racconta storie diverse attraverso immagini emozionanti e coinvolgenti, scattate da 10 fotografi internazionali selezionate dai curatori Mauro Ujetto, Sabina Beckert e Roberto Serratore.

La scelta di allestire la seconda tappa della mostra itinerante nello spazio permanente dedicato all’arte contemporanea di Mirafiori Motor Village non è certo casuale: nel flagship ha sede, infatti, Autonomy di FCA, sponsor della rassegna. Autonomy è il progetto di Fiat Chrysler Automobiles nato per sviluppare soluzioni dedicate alle singole esigenze di persone con limitazioni motorie e sensoriali con l’intento di incoraggiare, agevolare, assicurare la libertà di movimento (sia per la guida sia per il trasporto), in condizioni di massima comodità e sicurezza.

Nella tappa della Mirafiori Galerie, l’esposizione prende il via con una parte celebrativa dedicata alleCerimonie Paralimpiche: quattro foto, di cui due rappresentano alcuni momenti della Cerimonia d’apertura di Torino 2006, una racconta l’esibizione aerea della Cerimonia Paralimpica di Londra 2012 e la quarta ritrae la Medals Plaza di Sochi 2014.

A seguire due fotografie esemplificative dei giochi paralimpici: la corsa e la scherma. Si aggiunge un primo piano di Silvia De Maria, torinese, finalista paralimpica e atleta INAIL, come tributo al canottaggio paralimpico.

Il percorso continua con il racconto, attraverso le immagini, di otto storie che mettono in rilievo aspetti diversi della disabilità e del mondo dello sport paralimpico. Il salto (la raccolta “Jump” della fotografa Inge Hondebrink), lavoro dedicato al gesto atletico e alla proiezione della sua plasticità nello spazio. La nazionale francese di rugby in carrozzina e il para climber Dave Bowes del fotografo Luc Percival, che mettono in risalto l’uno uno sport forte e violento come il rugby e l’altro le disabilità nascoste come quelle intellettive. L’esposizione prosegue con il campionato di calcio per amputati di Nairobi (Kenya, 2013) e con la squadra afghana di basket in carrozzina creata e promossa da Alberto Cairo (che a Kabul gestisce il centro di riabilitazione per feriti di guerra della Croce Rossa Internazionale più grande al mondo) del fotografo Mauro Ujetto. Infine si incontra l’handbiker Ed, l’atleta Lara Baars e Alex Zanardi, che in occasione di questa mostra ha dichiarato: “A 42 anni ho abbandonato l’automobilismo. Mollare tutto sembrava contro ogni logica, ma chiedere al cervello di ragionare sulla strada tracciata dal cuore ha reso la mia vita speciale. Decidere dove andare, progettare con passione il percorso da seguire, dare razionalità a intuizioni che sanno di buono ma che sulla carta non promettono molto, regala una felicità che nessuna medaglia potrà mai dare”.

Il percorso è inoltre intervallato da quattro totem, ad altezza uomo, che rappresentano l’incontro faccia a faccia con quattro atleti della squadra di atletica olandese, presentati dalla fotografa Helene Wiesenhaan come se posassero per uno shooting di moda, espediente per farceli conoscere così come loro stessi vogliono presentarsi, nella loro essenza, con dignità e senza imbarazzo.

In mostra anche un manichino con la tuta di Gian Maria dal Maistro, atleta plurimedagliato nello sci alpino a Torino 2006, 8 tavole illustrate che raccontano ognuna due discipline paralimpiche e alcune schede delle storie esposte.

La mostra, nata nell’ambito della promozione culturale e dello sviluppo di nuovi contenuti sociali e con il supporto del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e della Direzione Regionale INAIL Piemonte nella scelta delle tematiche, mira a suscitare nel pubblico curiosità e interesse nei confronti dello sport disabile e lo rappresenta come prezioso strumento di recupero dell’indipendenza e dell’integrazione sociale.

 

I dieci fotografi e le opere esposte:

Mauro Ujetto (Italia) – Alex Zanardi e Basket a Kabul

Roberto Serratore (Italia) –Sezione Cerimonie Paralimpiadi

Laurent Bagnis (Francia) – Calcio a Nairobi

Emanuele Broli (Italia) – vari sport sezione Paralimpiadi

Lieven Coudenys (Belgio) – vari sport/cerimonie sezione Paralimpiadi (Torino 2006)

Inge Hondebrink (Olanda) – Attraversata delle Alpi (handbiker Ed) e “Jump”

Yonathan Kellerman (Canada) – vari sport sezione Paralimpiadi

Ralf Kuckuck (Germania) – vari sport sezione Paralimpiadi

Luc Percival (Francia) – Arrampicata sportiva e Rugby

Helene Wiesenhaan (Olanda) – 4 Totem Fashion e Lara Baars

 

Programma Autonomy di FCA

Nato nel 1995, sviluppa soluzioni dedicate alle esigenze delle persone con limitazioni motorie e sensoriali per incoraggiare, agevolare, assicurare la libertà di movimento (sia per la guida sia per il trasporto) in condizioni di massima comodità e sicurezza, a tutto vantaggio dell’autonomia dei singoli.

I centri di mobilità di Autonomy offrono a tutti i clienti disabili un aiuto concreto per risolvere i problemi relativi alla guida: qui è possibile testare, gratuitamente, le proprie capacità motorie residue grazie a speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli modificati e consultare medici e fisioterapisti.

www.fiatautonomy.com

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Mirafiori Galerie – Mirafiori Motor Village

Piazza Riccardo Cattaneo, Torino | fca.motorvillageitalia.it/MVTorino

Lunedì-venerdì 9-20 | sabato 9 – 19.30 | domenica 9.30-13 / 15-19.30

A TORINO LA MOSTRA “EMOTIONS!SEMPLICEMENTE ATLETI”. SPORT E ATTIVITA’ DIGITALI PER LE SCUOLE


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“Emotions! Semplicemente atleti” è una mostra fotografica sugli sport e gli atleti paralimpici che presenta gli scatti dei più importanti fotografi professionisti italiani e internazionali che seguono da anni lo sport per persone disabili.

Con 50 immagini selezionate e una parte multimediale, l’esposizione inaugurata il 10 marzo 2016 a 10 anni dalle Paralimpiadi di Torino2006, mette in risalto diversi personaggi e storie, dal punto di vista dell’atleta e del fotografo. Vengono ripercorse le emozioni paralimpiche di Torino 2006, sono raccontate visivamente 8 esperienze che vogliono avvicinare lo spettatore a questi atleti e al mondo della disabilità come testimonianza di quanto sia in crescita il mondo dei para-sport e di quanto sia importante lo sviluppo della consapevolezza sociale nei confronti della disabilità.

In questo senso la mostra vuole essere anche un laboratorio per avvicinare i ragazzi a quella che è “una parte del mondo e non un mondo a parte”: alcuni atleti paralimpici raccontano la loro esperienza e fanno da guida a scuole, gruppi sportivi e famiglie, parlando di integrazione attraverso la comunicazione dei valori positivi legati alle storie illustrate. Sono inoltre presentate ai giovani visitatori le schede di alcuni sport paralimpici, video di gare e manifestazioni, cimeli e attrezzature sportive.

In questo contesto si inserisce l’ulteriore iniziativa, gratuita, del progetto didattico multimediale Aureoo, fruibile all’interno della sede della mostra, che utilizza una piattaforma web di carattere educativo ed è rivolto alle classi di III media e delle scuole superiori come lavoro di gruppo. Il progetto si inserisce nel contesto della campagna della “Scuola Digitale” promossa dal Ministero dell’Istruzione.

La piattaforma aureoo.com prevede la raccolta di contenuti interattivi attorno a un’immagine che fa da “nodo” della struttura didattica: gli studenti sono chiamati ad associare ad un testo iniziale di commento già inserito, video, materiale giornalistico, pubblicazioni, libri e link in modo da costruire nuovi contenuti e approfondimenti interattivi. Per il workshop Aureoo l’organizzazione mette a disposizione in loco un pc e un tablet con accesso a internet e i propri collaboratori per presentare e seguire il progetto.

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FIRENZE: IN ARRIVO GLI “SCARABEI” DI JAN FABRE… GRANDE MOSTRA DA PALAZZO VECCHIO A FORTE BELVEDERE


JAN FABRE A FIRENZE

JAN FABRE A FIRENZE

Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte Belvedere di Firenze. Dopo le mostre internazionali di Giuseppe Penone e Antony Gormley, i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro.

La grande mostra Jan Fabre. Spiritual Guards, promossa dal Comune di Firenze, si svilupperà tra Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria. Si tratta di una delle più complesse e articolate mostre in spazi pubblici italiani realizzata dall’artista e regista teatrale fiammingo. Per la prima volta in assoluto un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.  Saranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance. Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione.

L’anteprima sarà un evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici. La mattina del 15 aprile, infatti, ben due sculture in bronzo di Fabre entreranno a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria. Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, dialogherà con il monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; mentre la seconda, The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalzerà sull’Arengario, o Ringhiera, di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello. In entrambe le opere si riconoscerà l’autoritratto dell’artista, nella doppia veste di cavaliere e guardiano, come tramite tra terra e cielo, tra forze naturali e dello spirito. Ad una storia dell’arte che si è messa anche a disposizione del potere politico ed economico – come quella di Piazza Signoria con i suoi giganti di marmo (David, Ercole, Nettuno) e con le sue rappresentazioni bibliche, mitologiche o del genius loci (Giuditta, Perseo, Marzocco) – Jan Fabre oppone un’arte che vuole rappresentare e incarnare il potere dell’immaginazione, la missione dell’artista come “spiritual guard”. E lo fa in una piazza che dal rinascimento in poi è stata pensata e usata come agorà e palcoscenico figurativo, che da allora è diventata luogo paradigmatico del rapporto tra arte e spazio pubblico, e dove è stata configurata in modo esemplare la funzione simbolica-spettacolare del monumento moderno.  Sempre dal 15 aprile saranno visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che andranno a dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli. Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2.50 m di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga perfettamente con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.

Il mese successivo, il 14 maggio, aprirà la mostra al Forte Belvedere, dove tra i bastioni e la palazzina saranno presentate circa sessanta opere in bronzo e cera, oltre a una serie di film incentrati su alcune storiche performance dell’artista. Le curatrici Melania Rossi e Joanna De Vos, insieme al direttore artistico del progetto Sergio Risaliti, hanno scelto il Forte Belvedere come nucleo tematico dell’esposizione Jan Fabre. Spiritual Guards, per le sue caratteristiche spaziali e storiche. Una fortificazione che nel tempo è servita per difendere Firenze dalle minacce esterne, ma anche per proteggere la famiglia dei Medici in tempi di rivolte cittadine. Un luogo di difesa dall’esterno e dall’interno quindi, che suggerisce un percorso attraverso la vita, le ambizioni e le angosce dei potenti signori medicei e che allude a opposte percezioni e sensazioni umane come quelle di controllo e abbandono, ma anche a bisogni e desideri contrapposti come quelli di protezione armata e di slancio spirituale, così profondi e radicati da condizionare le forme architettoniche e la configurazione dello spazio naturale. Soprattutto qui al Forte Belvedere dove è evidente la necessità di fortificarsi nella consapevolezza di restare pur sempre indifesi.

A comunicare queste ambivalenze che, oltre la storia, costituiscono tutta l’esperienza e la vitalità umana, saranno due schieramenti scultorei formati da sette scarabei bronzei posizionati nei punti di vedetta del Forte e da una serie di autoritratti dell’artista a figura intera – tutti di un bagliore dorato che riflette il paesaggio circostante come un alone spirituale – che andranno a popolare gli angoli dei bastioni all’esterno della palazzina, circondando la villa Medicea.

Gli scarabei sono angeli di metamorfosi, guardiani-custodi, simboleggiano nelle antiche religioni e nella tradizione pittorica italiana e fiamminga della vanitas il passaggio tra la dimensione terrena e la vita eterna con il loro continuo movimento. Allo stesso tempo possiedono una bellissima corazza che mette in luce drammaticamente la vulnerabilità di quel corpo “regale”. E così anche Jan Fabre, che si definisce, vive e si esprime come cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza, si spoglia e si veste delle sue armi dispiegando nel luogo più alto di Firenze il suo esercito vestito di armature lucenti e cangianti. Una legione che è qui chiamata a raccontare la devozione per la vita, a difendere quella fragile pura bellezza che l’arte è in grado di generare, contro un nemico invisibile che arriva da dentro e da fuori contemporaneamente, sempre pronto a colpire e offendere.

All’interno del primo piano della palazzina, in questa occasione riaperta al pubblico dopo molti anni, il percorso continuerà con sculture in cera e con proiezioni di film delle performance, in continuità e dialogo con le opere esterne e con il magnifico paesaggio fiorentino.

La spettacolare integrazione bronzea in Piazza della Signoria e le opere realizzate con gusci di scarabei in mostra a Palazzo Vecchio si misureranno con il tessuto urbano e con uno dei più visitati palazzi storici della città, costituendo perfetto completamento visivo e concettuale alla mostra.  Impresa e motto della mostra sarà giustappunto Spiritual Guards, da interpretare come incitamento a vivere una vita eroica, sia bellicosa che disarmata a difesa dell’immaginazione e della bellezza.

Dobbiamo qui ricordare che Jan Fabre nel corso della sua lunga carriera – iniziata negli anni ’70 – ha già avuto diversi contatti con Firenze, partecipando a molte collettive e presentando qui alcune sue produzioni teatrali. Nel 2012 due suoi busti in bronzo della serie Chapters, in cui si autoritrae con impressionanti corna e orecchie d’asino, sono entrati a far parte delle collezioni degli Uffizi. Nel 2015 l’artista ha ricevuto il Premio Michelangelo per la scultura in occasione della seconda edizione della Settimana Michelangiolesca.

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Jan Fabre, Spiritual Guards

Firenze, 2016
Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, 15 aprile – 2 ottobre

Forte Belvedere, 14 maggio – 2 ottobre

Direzione artistica Sergio Risaliti

Mostra a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi

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NELLA FOTO: Jan Fabre, Scarabeo stercorario sacro con albero di alloro (2012)/Holy dung beetle with laurel tree (2012), Fotografo/Photographer: Pat Verbruggen, Copyright: Angelos bvba

 

 

 

CARAVAGGIO TORNA ALLA REGGIA DI MONZA, CON INGRESSO GRATUITO


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Torna Caravaggio alla Reggia di Monza. Dal 16 marzo al 17 aprile è esposta al pubblico la Flagellazione di Cristo, uno degli esiti più importanti della produzione napoletana del Caravaggio, proveniente dal Museo di Capodimonte dove dimora dal 1972. Appartenente al patrimonio del Fondo degli Edifici di Culto, l’olio su tela, che misura 286 × 213 cm, è inscritto nel progetto inaugurato lo scorso anno con il San Francesco in meditazione, volto a mostrare gratuitamente al pubblico della Reggia un’opera di elevato pregio ogni anno nel periodo pasquale.
Il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e “il Cittadino di Monza e Brianza” offrono al pubblico, anche per il 2016, la visione di un capolavoro del patrimonio storico-artistico italiano. La Flagellazione di Cristo del Caravaggio, commissionata per la cappella della famiglia De Franchis nella Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, è oggi conservata nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli. La tela, di formato 286 x 213 cm, è tra i tesori principali delle collezioni napoletane di Stato, e parte del Patrimonio del Fondo Edifici di Culto, la cui origine risale alla soppressione delle corporazioni religiose avvenute con le leggi eversive nella seconda metà dell’Ottocento, a seguito delle quali i beni mobili ed immobili di proprietà dell’asse ecclesiastico sono stati in gran parte acquisiti dallo Stato Italiano. Le opere sono amministrate dal Ministero dell’Interno attraverso la Direzione centrale per l’amministrazione del Fondo Edifici Culto, il cui fine istituzionale è la conservazione e dalla valorizzazione dei beni di proprietà. Il dipinto sarà esposto nella splendida cornice del Salone delle Feste, all’interno della Villa Reale.
L’iniziativa si avvale della collaborazione del Museo di Capodimonte e FEC – Fondo Edifici di Culto, con il patrocinio di MiBACT, Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Comune di Milano, Comune di Monza. È realizzata con il contributo di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza, Camera di Commercio di Monza e Brianza, Fondazione Cariplo, e con il sostegno dei main sponsor FIDIM, DESA, Navarragestioni, Nuova Villa Reale, Chanteclair, Urban Vision, oltre che degli sponsor Gi Group, Reale Mutua, a2a S.p.a., Unicredit, Cultura Domani, Up and Go. Con la partecipazione tecnica di Agenzia Yes, Frigerio Viaggi, Reggiani, Montenovi, CREDA, Emmesse, Le cucine di Villa Reale, Makno.

INFORMAZIONI
http://www.reggiadimonza.it
Consorzio della Reggia di Monza
T: 039 3946 4213
il Cittadino di Monza
T: 039 2169 511

Mostra a cura di Andrea Dusio e Sylvain Bellenger
Coordinamento generale: Lorenzo Lamperti e Samuele Sanvito
Reggia di Monza
Primo Piano Nobile, Salone delle Feste
Orari:
da martedì a domenica ore 10 – 19;
venerdì ore 10 – 22;
lunedì chiuso (aperto Lunedì 28 marzo)

INGRESSO LIBERO CON BIGLIETTO OMAGGIO
DA RITIRARE IN BIGLIETTERIA
(chiusura biglietteria 1 ora prima)
Per prenotazioni gruppi scolastici: http://www.creda.it

L’APOCALISSE NEI COLORI: FINO A DOMENICA LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI NEL BATTISTERO ROMANICO DI LENNO (LAGO DI COMO)


Photo by Roberto Alborghetti - Lenno, Lake Como, 2015 (13) (480x640)

Foto: Roberto Alborghetti – Lenno, Lago di Como, 2015

Guest Writer: STEFANO ALBERTI

“Colori di un’Apocalisse 2015”: è la mostra di Roberto Alborghetti, incentrata sulle sue particolarissime  “laceR/Azioni”, in programma da domani 3 luglio, e fino al 5 Luglio 2015, presso l’antico Battistero romanico di San Giovanni Battista a Lenno, ora Comune della Tremezzina, sul Lago di Como.  C’è viva attesa per l’iniziativa. Basta del resto navigare sul  Blog Roberto Alborghetti (oltre 200.000 visite) dove le pagine dedicate all’evento sono cliccatissime in tutto il mondo. In questa esposizione   Alborghetti presenta 25 opere che rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sull’osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” (comunicative, e non solo) dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” (crepe naturali, graffi e screpolature) sui muri e lungo le strade di metropoli ed ambienti urbani. La mostra è accompagnata dada un suggestivo cortometraggio di circa 13 minuti e da un catalogo, consultabile gratis anche su ISSUU:

Roberto Alborghetti, con l’esposizione al Battistero di San Giovanni Battista in Lenno, entra con il suo sguardo nella grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). Lo storico e affascinante tempietto romanico, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti, accompagnate e guidate da una serie di “passi” tratti dall’Apocalisse di San Giovanni, che il giornalista-artista rilegge nella tumultuosità delle narrazioni cromatiche.  SEGNALATO DA OKAY! Infatti, dai ventidue capitoli del Libro scritto dall’apostolo ed evangelista mentre era sull’isola greca di Patmos, Alborghetti ha tratto frasi e descrizioni che offrono delle suggestioni visive sugli scenari narrati nell’Apocalisse. E così la realtà del mondo che ci circonda – i “quadri” di Alborghetti non sono dipinti, ma realistiche riproduzioni fotografiche su tela pittorica – è proposta e offerta in immagini astratte, che i vigorosi e apocalittici passi di Giovanni rafforzano nel loro valore espressivo. Immagini che, trasferite nel cortometraggio, hanno anche una interpretazione sonora che rende questo progetto particolarmente innovativo, anche sul piano tecnologico.

Oltre alle tele, Roberto Alborghetti presenta un “collage” –  creato con centinaia di pezzi di carta decomposta dei manifesti pubblicitari lacerati – e tre  singolari sciarpe di pura seta realizzate in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer di Como, Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.

Aperture mostra: venerdi 5 Luglio 2015, ore 16-22. Nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio: 10-12, 14,30 – 22,00. Il Battistero di San Giovanni si trova sulla piazza della chiesa parrocchiale di Lenno, a pochi metri dal lungolago.

IMMAGINI DI CIO’ CHE CI CIRCONDA… 

 “LaceR/Azioni” è un progetto di Roberto Alborghetti, giornalista professionista, autore di saggi e biografie, fotografo. Da anni ha l’hobby di “catturare”, in giro per il mondo, particolari e dettagli dell’apparente caos della carta lacerata delle affissioni. Ha finora raccolto oltre 70.000 immagini che giocano a contaminarsi con stili, forme ed espressioni diversi. Impressionati dall’obiettivo digitale, poi trasferite su tela o su tessuti, riprodotte su litografia o scansionate in un videoclip, i particolari della decomposizione dei manifesti pubblicitari, dei materiali urbani e industriali, degli ambienti e degli arredi metropolitani, sembrano riprendere nuova vita e ragione di essere, in una sovrapposizione di messaggi e di colori.

Così afferma l’autore Roberto Alborghetti : “Ci riesce difficile pensare che dietro poster, crepe e graffi sbiaditi, decomposti e degradati, ci possa essere ancora “qualcosa” da vedere o scoprire. Eppure, queste immagini continuano ad essere uno specchio della città che comunica, della città che parla. Sono le tracce ed i reperti post-comunicanti di un prodotto, di un evento, di uno spettacolo, di una idea, di una realtà temporale in cui è riconoscibile il volto dell’altra città, quella strappata e lacerata, la città “scartata”, che si auto-modifica nei passaggi del tempo (anche meteorologico), che si auto-rigenera e si auto-riproduce in elementi visivi nuovi, spesso contrastanti, dissonanti, disarmonici, ma sempre sorprendentemente vitali”.

COLORI DI UN'APOCALISSE - COLORS OF AN APOCALYPSE SHOW, 2015

APRE OGGI A NORCIA (UMBRIA) “UNA MOSTRA, UN RESTAURO”: 416 OPERE ESPOSTE TRA CUI LA ”STELLA CADENTE” CREATA DA ROBERTO ALBORGHETTI


Norcia Una Mostra Un Restauro - Chiesa S.Francesco Norcia Una Mostra Un Restauro 2014 S. Benedetto Norcia, Una Mostra Un Restauro, Roberto Alborghetti, Stella cadente, 2012, collage 53x35

Guest Writer: Stefano Alberti

E’ inaugurata a Norcia (Perugia, Umbria) quest’oggi, sabato 12 luglio, la 40a edizione di “Una mostra, Un restauro” che si propone il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico della celebre cittadina umbra.

Quest’anno l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 416 artisti italiani i quali, con le loro opere, hanno inteso sostenere i lavori di tutela della pala d’altare della “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo (1541), che necessita di un sipario fonoassorbente. La mostra-vendita delle opere si tiene nel suggestivo complesso monumentale di San Francesco fino al 7 settembre 2014. L’evento è promosso dal Comitato “Una mostra, Un restauro”, con il suo presidente prof. Giuseppe Urso, ed è patrocinato dal Comune di Norcia.

Tra le opere partecipanti a questa benemerita iniziativa, c’è anche il singolare pezzo di Roberto Alborghetti creato nell’ambito del suo progetto “Lacer/azioni”. Si tratta di un collage realizzato con circa 300 piccoli pezzi di carta straccia proveniente da manifesti pubblicitari lacerati e decomposti, che come si sa – insieme a crepe, graffi e segni naturali – costituiscono l’oggetto ed il soggetto della ricerca visuale dell’artista e giornalista/scrittore. L’opera esposta a Norcia si intitola “Stella cadente” e  misura 53×35. Anch’essa è riportata nel catalogo ufficiale che è stato edito per l’evento, destinato a richiamare nella patria di San Benedetto, patrono d’Europa, vivo interesse, numerosi appassionati d’arte e turisti.

Davvero straordinaria la storia e l’esperienza di quarant’anni di attività  di “Una mostra un restauro”. Tutto è nato grazie allo spirito d’iniziativa del presidente del comitato, Giuseppe Urso, insieme a una decina di famiglie (poi arrivate a 30) e al sostegno di oltre 100 artisti di arte contemporanea, tutti validi e affermati, sia italiani che stranieri. Tra questi Manfredi, Castellani, Maccari, Caruso, Greco, Dorazio, Guttuso. Ognuno di loro ogni anno ha donato delle opere grafiche o acquerelli per la realizzazione di una mostra il cui ricavato veniva devoluto al restauro di un’opera d’arte del territorio nursino”.

“Con gli anni – ricorda il prof. Giuseppe Urso – si è creata un’amicizia tra tutti noi e gli artisti, grazie ai quali fino ad oggi sono state restaurate oltre 30 opere; ultime delle quali le sculture lignee cinquecentesche di san Claudio e san Rocco provenienti da Serravalle di Norcia”. Per il loro restauro, tra luglio e settembre 2010, nel complesso di San Francesco di Norcia era stata allestita la 21a Mostra nazionale di grafica. “Un vero successo – ricorda Urso – con oltre 5.000 visitatori da tutta Italia e anche dall’estero, testimoniato dai tantissimi commenti positivi lasciati nel libro d’ingresso alla mostra”. Davvero encomiabile, sul piano culturale ed artistico, l’impegno del comitato. Il primo restauro fu quello del tempietto di Norcia (di Vanni della Tuccia, 1354) negli anni 1974-75. Adesso, come detto, l’attenzione è sulla “Incoronazione della Vergine” di Jacopo Siculo.

UNA “STELLA CADENTE” PARTECIPA A NORCIA (UMBRIA) A “UNA MOSTRA, UN RESTAURO” PER IL RECUPERO DELLE OPERE D’ARTE


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Questo è un collage realizzato con circa 300 piccoli pezzi di carta straccia proveniente da manifesti pubblicitari lacerati e decomposti. Si intitola “Stella cadente” ed è stata creata da Roberto Alborghetti per il suo progetto “Lacer/azioni”. Il pezzo, che misura 53×35, è stato selezionato e donato alla 40a edizione di “Una mostra, Un restauro” che a Norcia (Perugia) si propone il recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico.

Quest’anno l’iniziativa ha raccolto l’adesione di 416 artisti italiani i quali, con le loro opere, intendono sostenere i lavori di tutela della pala d’altare di Jacopo Siculo (1541) con un sipario fonoassorbente. La mostra vendita delle opere si aprirà a Norcia, nel complesso monumentale di San Francesco, dal 12 luglio al 7 settembre 2014. L’evento è promosso dal Comitato “Una mostra, Un restauro”, con il suo presidente prof. Giuseppe Urso, ed è patrocinato dal Comune di Norcia.