FIRENZE: 72 DISEGNI TEATRALI “DA SOGNO” DI ROBERTO CAPUCCI IN MOSTRA A PALAZZO PITTI


capucci 1

Le Gallerie degli Uffizi in occasione del 93° Pitti Immagine Uomo presentano Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro. La mostra, per la cura di Roberto Capucci, avrà luogo a Palazzo Pitti, nelle sale dell’Andito degli Angiolini, dal 9 gennaio al 14 febbraio 2018.

 La rassegna si compone di 72 opere su carta di grande formato (cm 70 x 50) che rivelano un Roberto Capucci inedito rispetto al suo primato di couturier d’Alta Moda che lo ha reso famoso nel mondo. In quest’occasione, infatti, aprendo una nuova strada rispetto alla sua lunga attività dedicata all’universo femminile, Capucci ha voluto esporre una suite di disegni con un inaspettato e sorprendente repertorio di costumi maschili per il teatro che, sin dagli anni Novanta e nel più assoluto riserbo, gli sono stati ispirati dall’idea di una messinscena onirica, dando libero sfogo a un’inesausta fantasia d’artista affrancato dalle mode e dalle ribalte internazionali di tutti i tempi.

Un insieme di “follie” – come lo stesso Capucci afferma – e che non a caso ha scelto di presentare a Firenze, la città dove ha debuttato nel lontano 1951 con una sfilata “a sorpresa” nell’ambito della First Italian High Fashion Show organizzata dal marchese Giorgini e dove, nel solco di un’imperitura tradizione artistica e culturale, “sempre aperto è il dialogo fra passato, presente e futuro”.

capucci 2

“I punti focali di ogni figura – ha scritto Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, nel suo testo in catalogo – sono soprattutto la testa e i fianchi, dove si concentra il colore, da dove partono sbuffi e girandole, nastri e piume, elmi e carapaci imprevedibili per l’osservatore, ma certo non per l’autore”.

Umberto Tombari, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, ha ritenuto “doveroso offrire il suo sostegno a questa mostra perseguendo nelle sue finalità di promuovere e sostenere le iniziative artistico-culturali, la creatività e l’innovazione delle arti e dei mestieri, della musica, del teatro, del disegno e del sistema moda. L’ esposizione è inoltre una opportunità per gli studenti italiani e stranieri che, nell’ambito delle attività di Polimoda, sostenute dalla nostra Fondazione CRF, approfondiscono la loro formazione in questo ambito così importante’’.

Il titolo della mostra, Capucci dionisiaco, è suggerito dal carattere misterioso e ambiguo che connota i costumi maschili presentati.  Il tratto figurativo di Roberto Capucci offre qui il destro anche per riconoscere alcune sue peculiarità stilistiche: la sapienza grafica e la sensibilità negli accostamenti cromatici, l’esattezza geometrica ai limiti dell’utopia. Scriveva a questo proposito Kirsten Aschengreen Piacenti nel catalogo della mostra ospitata a Palazzo Strozzi nel 1990, Roberto Capucci. L’arte della moda: volume, colore, metodo: “Roberto Capucci è la conferma del detto di William Morris: C’è un artista in ogni artigiano e un artigiano in ogni artista”.

Non è una mera concomitanza che oggi Firenze, in uno dei palazzi emblema del mecenatismo mediceo, tenga a battesimo Capucci nella sua inconsueta veste di costumista per il teatro, e che l’Accademia degli Infuocati sia l’ente organizzatore dell’iniziativa. Circostanze queste che sembrano riportare l’attenzione su quel segreto talento di Roberto Capucci prestato al cinema di Pasolini in Teorema (1968), corteggiato da registi del calibro di Luca Ronconi, e da alcuni enti lirici – dall’Arena di Verona al Teatro San Carlo di Napoli – che hanno avuto il privilegio di vestire di primedonne del canto, quali Raina Kabajvanska, in abiti Capucci. La mostra è curata dallo stesso Roberto Capucci e si avvale del catalogo edito da Polistampa, con un ricco repertorio di immagini a corredo dei testi di Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Caterina Chiarelli, curatore del Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti, Caterina Napoleone, Giovanni Gavazzeni, noto critico musicale e teatrale, oltre che di un’intervista a Roberto Capucci, di una nota biografica e dell’elenco delle principali mostre tenute dal Maestro nel corso della sua lunga attività professionale. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, con il supporto della Fondazione Eduardo De Filippo e dell’Azienda Agricola Scovaventi, e con l’organizzazione dell’Accademia  degli Infuocati.

capucci 3

 

Annunci

CAPOLAVORI: TORNATA IN ITALIA LA “LUNETTA ANTINORI”. IN MOSTRA AL BARGELLO DI FIRENZE FINO ALL’8 APRILE ’18


Dopo l’esposizione alle grandi mostre presso il Museum of Fine Arts di Boston e la National Gallery di Washington tra 2016 e 2017, è approdato a Firenze un capolavoro che ha lasciato l’Italia nel lontano 1898: la lunetta con la Resurrezione di Giovanni della Robbia. E’ presentata al pubblico, fino all’8 aprile 2018,  nella cornice del Museo Nazionale del Bargello, dove si conserva la maggiore raccolta al mondo di sculture realizzate in terracotta invetriata, dai Della Robbia. Commissionata intorno al 1520 da Niccolò di Tommaso Antinori (1454-1520), che dette inizio alla fortuna imprenditoriale di questo antichissimo casato fiorentino, la lunetta è di dimensioni monumentali (cm 174,6 x 364,5 x 33) e resta oggi uno dei più notevoli esempi della produzione di Giovanni della Robbia (Firenze 1469-1529). Figlio di Andrea e insieme a lui continuatore della bottega del nonno Luca, Giovanni si indirizzò verso una produzione contraddistinta da una maggiore esuberanza decorativa e cromatica, come appare proprio da questo straordinario esemplare, rimasto per quasi quattro secoli nella sua ubicazione originaria, la prestigiosa Villa Le Rose costruita fuori le mura di Firenze quale residenza di campagna e sede, già in antico, di produzione vinicola.

La lunetta raffigura il Cristo risorto, con il committente Antinori in ginocchio alla sua destra e i soldati attorno al sepolcro, secondo l’iconografia tradizionale: il tutto su un articolato sfondo di paesaggio e all’interno di una fastosa cornice di frutti e fiori popolata da piccoli animali. L’opera venne acquistata nel 1898 da Aaron Augustus Healy (1850-1921), personaggio chiave della Brooklyn di fine Ottocento, importante uomo d’affari, presidente del Brooklyn Institute of Arts and Sciences per venticinque anni, ma anche esperto collezionista e generoso mecenate. Healy, che portò a New York la lunetta per donarla al Brooklyn Museum, la riaccompagna idealmente oggi a Firenze, con una spettacolare presenza ‘in effigie’: altro capolavoro concesso in prestito dallo stesso museo americano è infatti il Ritratto di Aaron Augustus Healy dipinto da John Singer Sargent nel 1907. Sargent (Firenze 1856 – Londra 1925) artista cosmopolita e di eccezionale successo, fu uno dei ritrattisti più in voga presso l’alta società delle capitali europee e americane: quello di Healy è uno degli ultimi ritratti eseguiti da

Sargent, che in seguito riservò quel privilegio solo a pochi fortunati come Henry James, Vaslav Nijinsky, John D. Rockefeller o il presidente degli Stati Uniti Thomas Woodrow Wilson. Nel 2015 Marchesi Antinori Spa ha generosamente finanziato il complesso restauro della lunetta, realizzato nei laboratori del Brooklyn Museum in previsione della mostra al Museum of Fine Arts di Boston. Si è in tal modo venuta a creare una singolare convergenza storica, una suggestiva continuità di committenza e tutela esercitata dalla famiglia Antinori attraverso i secoli, che si rinnova ulteriormente in questo eccezionale e temporaneo ritorno in Italia. Marchesi Antinori Spa è infatti sponsor anche di questa iniziativa fiorentina, a seguito del bando pubblico indetto dal museo ai sensi dell’art. 19 D.Lgs. n. 50/2016.

L’evento accenderà dunque i riflettori, dopo quasi 120 anni dal suo trasferimento oltreoceano, su uno straordinario capolavoro poco conosciuto dal pubblico italiano ed europeo, cui verrà dedicata un’intera sala degli spazi museali del Bargello. In parallelo, la seconda sala ospiterà un’opera di Stefano Arienti, artista italiano tra i più apprezzati in ambito internazionale, dal titolo Scena fissa, con cui la scultura robbiana viene riletta e reinterpretata, dando vita ad un inaspettato dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea. Tale creazione, ideata per la sala mostra del museo Nazionale del Bargello, quindi con un progetto site-specific, rientra nelle iniziative di Antinori Art Project, progetto che muove dall’idea di creare una naturale prosecuzione dell’attività di collezionismo, proseguendo una tradizione della famiglia che viene oggi rivolta verso le arti e gli artisti del nostro tempo.

La mostra e il catalogo, edito da Sagep Editori,  sono a cura di  Ilaria Ciseri.

L’esposizione è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Museo Nazionale del Bargello e la Marchesi Antinori.

FIRENZE: “DIALOGHI AD ARTE” AL MUSEO DELLA MODA DI PALAZZO PITTI


Nel Museo della Moda e del Costume, a Palazzo Pitti, Firenze, a partire da domani 19 dicembre 2017, si potrà ammirare una nuova mostra/allestimento, curata da Caterina Chiarelli, Simonella Condemi e Tommaso Lagattolla con il coinvolgimento diretto della Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti, dalla quale provengono dipinti e sculture inseriti nel percorso espositivo.  Questo si sviluppa mettendo in evidenza le corrispondenze tra le creazioni di stilisti-artisti e artisti-couturiers  operosi dagli anni Trenta del Ventesimo secolo fino ai giorni nostri, sottolineando i diversi linguaggi che si sono avvicendati: un periodo denso di grandi rivolgimenti dei codici estetici e figurativi.

Il titolo scelto fa subito avvertire la novità del metodo: “Tracce. Dialoghi ad arte” evoca infatti, e riporta alla nostra attenzione voci perdute, o rese ormai silenziose da una griglia interpretativa prevedibile.

La mostra ora allestita nel Museo della Moda e del Costume, invece, rivoluziona i criteri espositivi finora seguiti per questo genere di eventi: le opere esposte – 107 tra abiti, accessori, dipinti e sculture – non si configurano più per “categorie dominanti” e silenziosi “arredi a commento”, ma dialogano attivamente. Tutti gli elementi presenti diventano protagonisti, rapportandosi gli uni con gli altri, e quindi con la loro stessa immagine riflessa negli specchi che caratterizzano l’allestimento, creando un suggestivo e coinvolgente effetto di dilatazione degli spazi, di replica delle linee e dei colori degli abiti, oltre che di amplificazione delle luci che ne esaltano le forme. La presentazione degli abiti e delle opere d’arte non è precisamente cronologica, perché vuole essere un invito ad una loro diversa lettura, che privilegi le corrispondenze formali, oltre ad evidenziare analogie di ambito culturale. Si è ricercata quindi una corrispondenza di segni e decori fra i capi stessi e tra questi e i dipinti e le sculture esposte nelle varie sezioni.

In questa stessa occasione verrà presentato alla stampa anche il nuovo deposito degli abiti e del tessile della vasta collezione del Museo della Moda e del Costume, che si trova sempre a Palazzo Pitti, nella nuova ala adiacente al primo deposito.

“L’occasione della presentazione del nuovo deposito per la custodia delle collezioni di moda – dichiara Andrea Cavicchi, Presidente del Centro di Firenze della Moda Italiana e della Fondazione Pitti Immagine Discovery – è un passaggio fondamentale nel percorso di collaborazione tra CFMI, Pitti Immagine e Fondazione Pitti Discovery, con le Gallerie degli Uffizi. In questi due anni di lavoro insieme, oltre ad aver realizzato la mostra monografica di Karl Lagerfeld e il Museo effimero della Moda, curata da Olivier Saillard, abbiamo lavorato alla creazione di una struttura permanente per la conservazione e la valorizzazione della Moda contemporanea”.

Il Direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt afferma che “i nuovi depositi, realizzati con il contributo finanziario del Centro Fiorentino per la Moda Italiana, di Pitti Immagine e della Fondazione Pitti Discovery, dal punto di vista tecnologico sono assolutamente all’altezza di quelli degli altri grandi musei della moda al mondo. E sono un’ennesima prova che la tutela e la diffusione della cultura traggono immenso beneficio dall’aprirsi dei musei ad altre realtà: la collaborazione delle Gallerie degli Uffizi con l’ambiente produttivo delle aziende toscane, e di queste in particolare, ha portato novità e idee in città, ma anche risultati pratici evidenti, tra i quali i nuovi depositi. Ciascuna entità trae spinta dall’altra, in un dialogo fattivo e utile per tutti, così come nella mostra Tracce ogni oggetto viene valorizzato dal confronto intelligente – e spesso inaspettato – con  le altre opere”.

L’esposizione, promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalle Gallerie degli Uffizi con Firenze Musei, è corredata da un percorso virtuale accessibile nella sezione IperVisioni del sito web delle Gallerie degli Uffizi all’indirizzo http://www.uffizi.it.

 

GRANDI MOSTRE / ROMA: L’ARTE SECONDO CLEMENTE XI. EVENTO PER LE MARCHE COLPITE DAL SISMA


Mostra Roma Clemente

Si svolgerà dal 7 dicembre 2017 al 25 febbraio 2018 nel Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni in Roma, la mostra CLEMENTE XI. Collezionista e mecenate illuminato a cura di Claudio Maggini in collaborazione con Stefano Papetti. La mostra è promossa dal Pio Sodalizio dei Piceni in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio delle Marche, l’ANCI Marche e la Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù.

Clemente XI, Giovanni Francesco Albani di Urbino, assieme al Cardinale Decio Azzolino e alla Regina Cristina di Svezia oltrechè a Giuseppe e Pierleone Ghezzi, ha caratterizzato il momento di maggior gloria del Pio Sodalizio dei Piceni, allora Arciconfraternita della Santa Casa di Loreto. La mostra rende omaggio a questo grande Pontefice e alla sua prestigiosa famiglia. L’evento rientra nell’iniziativa “Il Pio Sodalizio dei Piceni per le Marche colpite dal sisma” mirata a tenere sempre viva l’attenzione dell’opinione pubblica sul dramma che ha colpito la Regione Marche nel 2016.

Il cardinale Giovanni Francesco Albani, urbinate, di famiglia facoltosa e riguardevole, salito al soglio Pontificio il 23 novembre del 1700 con il nome di Clemente XI, prima e durante il suo pontificato, rivela un considerevole gusto estetico e collezionistico. Partendo proprio da cospicuo fondo Albani, la mostra racconta, in quattro sezioni per 40 opere complessive, il percorso collezionistico dell’illuminato Pontefice. Considerevoli sono le opere e i nomi degli artisti che fecero parte dell’entourage di Clemente XI, che vanno da Carlo Maratta a Procaccini, a Francesco Mancini. E’ una mostra singolare, quasi una privatissima wundekammer che, nel bel percorso espositivo e scientifico, illustra con opere pittoriche, disegni e stampe, opere di oreficeria, le arti secondo il mecenatismo di papa Albani. Siamo in pieno barocco, gli artisti dell’entourage di Clemente XI risentono del gusto estetico del periodo, ma non vi aderiscono in pieno.

La mostra è un’importante occasione di studio e un osservatorio privilegiato sull’arte del ‘700 proveniente da quell’alveo produttivo che fu Urbino, da sempre crocevia di grandi artisti, da sempre fucina delle arti. Il fondo Albani, a lungo dimenticato, se non del tutto negletto o inesplorato dagli studiosi, è il fondo documentario della famiglia Albani risalente al 1818. Tale fondo ha il pregio di registrare e catalogare tutti i beni presenti nelle case della città di Urbino e di quelle poste nell’immediato circondario. Di questo patrimonio censito dal Notaio Parenti – Inventario degli eredi del Principe C. Albani del 1818 (1) – composto da 201 pagine dalla descrizione e cura del particolare degna d’essere accostabile a una vera ‘guida’ del palazzo storico urbinate, e come si diceva mai apparso in precedenza in testi di letteratura periegetica, ne scaturisce una ricca elencazione di dipinti dove risulta la presenza di antichi pittori, verosimilmente raccolte dal nonno e dal padre di Clemente XI, ma anche e soprattutto una lunga lista di oli su tela realizzati da autori attivi nella seconda metà del Seicento, non ancora di primo piano o emergenti, le cui commissioni possono essere riconducibili al porporato Albani, e poste in essere prima dell’elezione petrina, avvenuta nel 1700.

Infatti, ai dipinti di Raffaello, Barocci e suoi allievi, di Giovanni Lanfranco, Guido Cagnacci, Guido Reni e di Simone Cantarini, solo per citarne alcuni, vi sono affiancate numerose tele realizzate da pittori protagonisti della prima ora della politica artistica di Clemente XI.

Da Carlo Maratta e artisti a lui vicini, da Giuseppe Ghezzi al figlio di lui Pier Leone, fino a giungere a quegli autori come il paesaggista Alessio De Marchis e il vedutista Gaspar Van Wittel, che fanno parte della sua più avanzata politica artistica a Roma quanto a Urbino, sua città natale. A questo secondo contesto e relativo alle sole opere certe per documenti presenti nella residenza urbinate, è dedicato l’evento espositivo romano.

Clemente XI, illuminato mecenate e collezionista, durante il suo papato persegue una considerevole politica culturale, davvero degna di nota. La passione per l’erudizione determinò la fondazione di un’importante sezione orientale della Biblioteca Vaticana con il reperimento di numerosi e preziosi manoscritti; la sua sensibilità per la salvaguardia del patrimonio artistico-archeologico di Roma favorì l’azione meritevole di Francesco Bianchini e di Marcantonio Boldetti. Il suo fu un mecenatismo costituito da innovazioni, da scavi archeologici e da restauri di chiese e monumenti, di cui furono principali protagonisti i Fontana e Carlo Maratta: famosi restano i restauri delle stanze di Raffaello, del Pantheon, della basilica di S. Clemente e la scoperta e l’erezione della colonna Antonina.

Fu particolarmente grato alla sua città, Urbino: fu generosissimo nelle opere pubbliche, nella definizione di innumerevoli privilegi all’università locale e alla cancellazione dei debiti. Inoltre, continuando l’opera di Innocenzo XII, favorì l’attività di riordino dell’università di Roma intrapresa dal cardinale Spinola che giunse ad un’effettiva razionalizzazione della didattica e del numero dei professori di cui si curò maggiormente il livello professionale. In questo rilancio della Sapienza furono favorite le discipline giuridiche, prima fra tutte il diritto canonico, in conformità all’esigenza di formare legisti preparati in grado di contrastare validamente le innumerevoli obiezioni giurisdizionaliste. Infine, nel campo delle lettere intervenne nel 1711 a favore del poeta maceratese Giovanni Mario Crescimbeni per mantenere fortemente gerarchizzata e curiale la struttura dell’Accademia dell’Arcadia.

Sponsor tecnico: Unipolsai Assicurazioni

SCHEDA TECNICA

mostra:                              CLEMENTE XI collezionista e mecenate illuminato

sede espositiva:               Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, Piazza di San Salvatore in Lauro, 15 – Roma

periodo di apertura:        7 dicembre 2017 – 25 febbraio 2018

orari di apertura:             lunedì – sabato: 9:00 – 13:00 / 16:00 – 19:00 – domenica 9:00 / 12:00 – chiuso nei festivi

ingresso gratuito

FIRENZE: FINO ALL’8 OTTOBRE LA MOSTRA “OMAGGIO AL GRANDUCA” A PALAZZO PITTI


La mostra “Omaggio al Granduca. Memorie dei piatti d’argento per la festa di san Giovanni”, aperta al pubblico a Palazzo Pitti dallo scorso 24 giugno e il cui termine di chiusura previsto era il 24 settembre 2017, viene prorogata all’8 ottobre 2017. Nel corso di questi mesi l’esposizione ha ottenuto grandi consensi di pubblico, oltre che ottimi riconoscimenti da parte della stampa e della critica di settore. E’ stato deciso quindi di prolungarne l’apertura di venti giorni, affinché, oltre alle numerose scolaresche che ne hanno fatta richiesta, possa visitarla anche il pubblico internazionale che converrà a Firenze dal 23 settembre al 1 ottobre, in occasione della prossima Biennale Internazionale dell’Antiquariato.
La mostra presenta un episodio tanto appassionante quanto poco noto dell’oreficeria italiana tra Sei e Settecento che trae la sua origine dalla ricorrenza di San Giovanni Battista, solennemente festeggiata a Firenze già in antico il 24 giugno di ogni anno, e dalle relazioni diplomatiche di Casa Medici che estendeva la sua influenza sull’ambiente curiale romano. Queste circostanze portarono nelle collezioni medicee una straordinaria raccolta di piatti istoriati d’argento eseguiti su disegno dei più significativi artisti romani del tempo.
A partire dal 1680 infatti, per ben cinquantotto anni Cosimo III e il suo successore, il figlio Gian Gastone, ricevettero come dono per disposizione del cardinale Lorenzo Pallavicini ai suoi eredi Rospigliosi, pregiati bacili d’argento con storie che illustravano i fasti dinastici della Casata fiorentina, su disegno di prestigiosi artisti come Carlo Maratti, tra i massimi esponenti della pittura romana della seconda metà del Seicento, (disegni conservati a Chatsworth ed esposti in mostra), Ciro Ferri, Pietro Lucatelli, Ludovico Gimignani, Lazzaro Baldi, Filippo Luzi, Giuseppe, Carlo e Tommaso Chiari. Dal 1700 furono spesso gli argentieri a progettare le tese. I disegni noti, provenienti da musei italiani ed esteri e da collezioni private, sono tutti esposti in mostra. I nomi degli argentieri d’Oltralpe e romani, che sbalzarono e cesellarono l’argento dei bacini, sono emersi dai documenti degli archivi romani.
«I ‘piatti di san Giovanni’», come sottolinea il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike D. Schmidt «rappresentavano una celebrazione di Casa Medici, riconoscendone e testimoniandone i grandi meriti nel governo della Toscana attraverso il ricorso a figurazioni che riconducono a valori eterni e a fatti contingenti. Le ricerche condotte in questa occasione hanno portato a una lettura puntuale delle singole scene, sia per le figurazioni allegoriche che rispondono ai più noti repertori di iconologia, sia per le scene storiche esemplate su una profonda conoscenza degli avvenimenti.»
A Firenze gli argenti arrivati in dono a Cosimo III erano conservati gelosamente nella Guardaroba di Palazzo Vecchio, mentre quelli donati al tempo di Gian Gastone rimasero nella residenza di Palazzo Pitti. Estinta la dinastia medicea, nonostante il Patto di Famiglia stipulato il 31 ottobre 1737 fra Anna Maria Luisa Elettrice Palatina e il nuovo granduca di Toscana Francesco Stefano di Lorena, i piatti di San Giovanni, come tutti gli altri argenti, furono considerati una preziosa risorsa per ripianare il bilancio precario dello Stato toscano al fine di favorire le imprese militari. Dei ‘piatti di san Giovanni’ sarebbe svanito anche il ricordo se la Manifattura Ginori di Doccia, per volontà del suo fondatore, il marchese Carlo Ginori, tra il 1746 e il 1748 non avesse fatto realizzare dall’argentiere Pietro Romolo Bini, già attivo nella Galleria dei Lavori, le forme in gesso tratte dagli originali in argento da cui sono derivati i calchi in gesso esposti in mostra.

L’intento era probabilmente di trattenere la memoria della magnificenza dei bacini, prevedendone forse una traduzione in porcellana, anche se uno solo, il primo della serie, fu realizzato dalla manifattura, attualmente conservato nel Museo Duca di Martina di Napoli, è esposto in mostra. La fortuna dei bacili nella manifattura proseguì nell’Ottocento, dove alcuni di essi furono replicati in porcellana per l’Esposizione internazionale di Parigi del 1867, ma già a quella italiana del 1861 troviamo il primo piatto della serie abbinato ad un mesciroba tardobarocco, esposto in mostra, probabilmente con l’intento di evocare le “acquereccie” con vassoio di celliniana memoria. All’Esposizione di Torino del 1884 la Ginori registra le variazioni del gusto, ma continua a proporre i bacili seppur nella sola ripresa della tesa da abbinare a piatti riproducenti dipinti, con la funzione di cornice, come visibile dagli esemplari in mostra. Oggi i calchi, donati molti anni fa dal marchese Leonardo Ginori Lisci alle Gallerie fiorentine, sono esposti nelle sale di Palazzo Pitti che accolgono il Tesoro dei Medici e sono l’unica testimonianza tangibile della magnificenza della perduta serie in argento.
Da questi nel 1999 è stata eseguita una versione con la tecnica dell’elettroformatura, utilizzata a scopo scenografico, con lo stesso fine con cui viene riproposta in mostra. Essa consente al visitatore di immaginare quale potesse essere la preziosità dell’omaggio fatto ai granduchi fiorentini, unitamente ad un video che spiega la complessità delle tecniche messe in atto dagli argentieri romani e dalla Manifattura Ginori di Doccia.
La Manifattura Ginori di Doccia è stata celebrata quest’anno a Firenze con un dittico di mostre che, oltre a questa di Palazzo Pitti, vede al Museo Nazionale del Bargello La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue aperta fino al prossimo 1 ottobre.
La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Rita Balleri e Maria Sframeli, è promossa dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei.

FIRENZE: TUTTO IL PROGRAMMA DELLE MOSTRE 2017 PRESSO LE GALLERIE DEGLI UFFIZI


Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi Inv. 1890 N.1594

Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi
Inv. 1890 N.1594

 

Le Gallerie degli Uffizi anche nel corso del 2017 offrono al pubblico un prestigioso e variegato programma espositivo. Il programma ha debuttato il 10 gennaio con la mostra Fashion in Florence through Lens in the Archivio Foto Locchi a Palazzo Pitti nell’Andito degli Angiolini, aperta fino al prossimo 5 marzo, mostra fotografica dedicata alla moda tra gli anni ’30 e ’70 con l’intento di raccontare attraverso la forza dell’immagine la nascita del fashion a Firenze. Ha proseguito poi il 24 gennaio con l’apertura dell’esposizione Giorgio Castelfranco. Curatore, mecenate, difensore d’arte, aperta nella Sala del Camino della Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi fino al prossimo 26 febbraio. La mostra, che inaugura una tipologia di eventi espositivi di formato minore focalizzati su specifici aspetti, ha inteso celebrare Giorgio Castelfranco, protagonista della salvaguardia del nostro patrimonio in epoca fascista. Funzionario dell’allora Soprintendenza (con l’incarico di direttore delle collezioni di Palazzo Pitti), vittima delle leggi razziali, clandestino operatore per la libertà del Paese e per l’integrità delle sue ricchezze artistiche, Castelfranco fu anche un fautore e mecenate dell’arte contemporanea.

Le mostre in programmazione nei prossimi mesi dell’anno spazieranno dai temi rinascimentali a momenti cruciali del collezionismo mediceo, fino alla commemorazione storica del centenario della rivoluzione di ottobre, senza escludere rassegne personali di rinomati artisti contemporanei. Varie, inoltre, le opere restaurate e le nuove acquisizioni che saranno presentate al pubblico: iniziative di valorizzazione che narreranno la storia dei dipinti, talvolta a confronto con opere coeve, e nuove scoperte rese possibili in seguito ai restauri. Solo un breve cenno, per ora, a un’altra mostra di grande rilievo, che verrà annunciata in separata sede nelle prossime settimane: essa avrà luogo a Palazzo Pitti in occasione dell’edizione estiva di Pitti Uomo e sarà dunque un evento spettacolare legato alla moda e al costume, organizzato in collaborazione con Pitti Immagine.

 

Il restauro del trittico con la Resurrezione di Lazzaro di Nicolas Froment

a cura di Daniela Parenti

Uffizi, Sala del Camino

7 marzo – 30 aprile 2017

 

Plautilla Nelli . Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola

a cura di Fausta Navarro

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

9 marzo – 4 giugno 2017

 

Maria Lassnig: Woman Power

a cura di Wolfang Drechsler

Palazzo Pitti, Andito degli Angiolini

25 marzo – 25 giugno 2017

 

Facciamo presto! Marche 2016 – 2017: tesori salvati, tesori da salvare

a cura di Gabriele Barucca

Uffizi, Aula Magliabechiana

28 marzo – 30 luglio 2017

 

Il cosmo magico di Leonardo da Vinci: l’Adorazione dei Magi restaurata

a cura di Eike Schmidt, Marco Ciatti, Cecilia Frosinini

Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

28 marzo – 24 settembre 2017

 

Giuliano da Sangallo. Disegni dagli Uffizi

a cura di Dario Donetti, Marzia Faietti, Sabine Frommel

Uffizi, Sala Edoardo Detti e Sala del Camino

16 maggio – 20 agosto 2017

 

Omaggio al Granduca: i piatti d’argento per la festa di San Giovanni

a cura di Rita Balleri, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

24 giugno – 5 novembre 2017

 

Helidon Xhixha : in Ordine Sparso

a cura di Diego Giolitti, Eike Schmidt

Giardino di Boboli

27 giugno – 29 ottobre 2017

 

Gli Uffizi e il territorio: bozzetti di Luca Giordano e Taddeo Mazzi per due grandi complessi monastici

a cura di Alessandra Griffo, Matilde Simari

Uffizi, Sala del Camino

5 settembre – 15 ottobre 2017

 

I nipoti del re di Spagna: il ritratto di Federico e Maria Anna di Lorena di Anton Raphael Mengs a Pitti

a cura di Matteo Ceriana

Palazzo Pitti, Sala delle Nicchie

18 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Il rinascimento giapponese: la natura nei dipinti su paravento dal XV al XVII secolo

In occasione del 150o anniversario dell’Amicizia tra Italia e Giappone

a cura di Rossella Menegazzo

Uffizi, Aula Magliabechiana

26 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Lucas Cranach, i ritratti di Lutero dalla collezione medicea

In occasione del cinquecentenario della riforma luterana

a cura di Francesca de Luca

Uffizi, Sala del Camino

30 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Ejzenštejn: la rivoluzione delle immagini

In occasione del centenario della Grande rivoluzione socialista in Russia

a cura di Marzia Faietti, Gianluca Farinelli, Pierluca Nardoni ed Eike Schmidt

Uffizi, Sala Edoardo Detti

7 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

 

Leopoldo de’ Medici, principe dei collezionisti

In occasione del quattrocentenario della nascita di Leopoldo de’ Medici

a cura di Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Maria Sframeli

Palazzo Pitti, Tesoro dei Granduchi

7 novembre 2017 – 28 gennaio 2018

 

FIRENZE: LA GALLERIA DELL’ACCADEMIA PREPARA LA GRANDE MOSTRA DEL 2016 DEDICATA A GIOVANNI DAL PONTE (1385-1437)


!cid_image003_jpg@01D1CC64

Giovanni dal Ponte (1385-1437)

Protagonista dell’Umanesimo tardogotico,  Firenze, Galleria dell’Accademia

22 novembre 2016 – 12 marzo 2017

 

La grande mostra del 2016 della Galleria dell’Accademia di Firenze, voluta dal nuovo direttore del museo, Cecilie Hollberg, è ormai da  mesi in fase di intenso studio e preparazione.

Si tratta della prima rassegna monografica dedicata al pittore fiorentino Giovanni di Marco (1385-1437), più noto con il soprannome di Giovanni dal Ponte, dovuto all’ubicazione della sua bottega in Piazza di Santo Stefano al Ponte a Firenze.

Nell’ambito degli studi sulla pittura fiorentina del cruciale momento di passaggio tra la cultura tardogotica e quella rinascimentale era attesa da tempo una mostra come questa, in grado di offrire un bilancio critico aggiornato sull’attività di questo protagonista di primo piano nel panorama artistico fiorentino del primo quarto del secolo XV.

Giovanni dal Ponte fu dotato di un linguaggio al tempo stesso assai individuale ed estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti in quel tempo nel capoluogo toscano: da Lorenzo Ghiberti, Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina, a Masolino e al Beato Angelico e Paolo Uccello,  a Masaccio.   Tutti questi artisti di altissimo livello saranno presenti in mostra per illustrare l’ambiente artistico in cui si svolse la formazione del pittore.

La produzione di Giovanni dal Ponte sarà accuratamente  documentata in ogni fase del suo percorso artistico non soltanto grazie ai prestiti ottenuti dall’Italia, ma in particolare per le numerose opere che giungeranno dall’estero.

 

Sono davvero in numero ragguardevole le prestigiose istituzioni museali di varie parti del mondo che hanno voluto assicurare la loro partecipazione all’iniziativa della Galleria dell’Accademia di Firenze, soprattutto considerando la comprensibile e ben nota difficoltà a concedere i preziosi e assai fragili dipinti di quest’epoca. Tra le altre, si possono ricordare la National Gallery di Londra, il Museo del Prado a Madrid, il Museum of Art di Filadelfia, il Fogg Art Museum di Cambridge (U.S.A.), o il Museo Jacquemart-André di Parigi. Da quest’ultimo giungerà un importante e raro cassone dipinto, ancora integro nella sua struttura originale, che sarà restaurato per l’occasione. Preme rimarcare in maniera particolare i numerosi e importanti restauri che saranno portati a termine in previsione dell’esposizione e che ne costituiranno un ulteriore punto di merito oltre a rappresentare un contributo non marginale sul versante fondamentale della tutela e della conservazione.

 

Il progetto scientifico, così come la cura della mostra e del catalogo a corredo, si devono ad Angelo Tartuferi, responsabile del settore dipinti dal Duecento al Quattrocento della Galleria dell’Accademia di Firenze e grande conoscitore dell’argomento, e Lorenzo Sbaraglio del Polo museale regionale della Toscana, che ha approfondito in anni recenti lo studio delle opere di Giovanni dal Ponte.

 

Il catalogo della mostra, edito da Giunti,  offrirà, tra l’altro, un repertorio completo dei dipinti oggi riferibili al pittore e un regesto di tutti i documenti sin qui noti che lo riguardano. Grazie agli studi e alle indagini di archivio svolte per l’occasione emergeranno numerose e importanti novità rispetto alla provenienza originale di alcune opere-chiave dell’artista, con riflessi importanti anche sulle datazioni.

“EMOTIONS! SEMPLICEMENTE ATLETI”: ALLA MIRAFIORI GALERIE DI TORINO IN MOSTRA IMMAGINI DI SPORT (E DI VITA)


rugby

EMOTIONS! Semplicemente Atleti – Mostra fotografica a cura di Mauro Ujetto, Sabina Beckert, Roberto Serratore – In esposizione dal 5 maggio a mercoledì 31 maggio 2016

 Mirafiori Galerie, Piazza Riccardo Cattaneo, Torino – INGRESSO LIBERO

 

E’ aperta alla Mirafiori Galerie EMOTIONS! Semplicemente Atleti, la mostra fotografica inaugurata lo scorso 10 marzo – in occasione dei 10 anni delle Paralimpiadi di Torino 2006 – negli spazi di ADPLOG di Alessandro Del Piero e dedicata allo sport paralimpico e agli atleti che ne sono protagonisti.

La rassegna nasce per mettere in luce il gesto atletico e racconta storie diverse attraverso immagini emozionanti e coinvolgenti, scattate da 10 fotografi internazionali selezionate dai curatori Mauro Ujetto, Sabina Beckert e Roberto Serratore.

La scelta di allestire la seconda tappa della mostra itinerante nello spazio permanente dedicato all’arte contemporanea di Mirafiori Motor Village non è certo casuale: nel flagship ha sede, infatti, Autonomy di FCA, sponsor della rassegna. Autonomy è il progetto di Fiat Chrysler Automobiles nato per sviluppare soluzioni dedicate alle singole esigenze di persone con limitazioni motorie e sensoriali con l’intento di incoraggiare, agevolare, assicurare la libertà di movimento (sia per la guida sia per il trasporto), in condizioni di massima comodità e sicurezza.

Nella tappa della Mirafiori Galerie, l’esposizione prende il via con una parte celebrativa dedicata alleCerimonie Paralimpiche: quattro foto, di cui due rappresentano alcuni momenti della Cerimonia d’apertura di Torino 2006, una racconta l’esibizione aerea della Cerimonia Paralimpica di Londra 2012 e la quarta ritrae la Medals Plaza di Sochi 2014.

A seguire due fotografie esemplificative dei giochi paralimpici: la corsa e la scherma. Si aggiunge un primo piano di Silvia De Maria, torinese, finalista paralimpica e atleta INAIL, come tributo al canottaggio paralimpico.

Il percorso continua con il racconto, attraverso le immagini, di otto storie che mettono in rilievo aspetti diversi della disabilità e del mondo dello sport paralimpico. Il salto (la raccolta “Jump” della fotografa Inge Hondebrink), lavoro dedicato al gesto atletico e alla proiezione della sua plasticità nello spazio. La nazionale francese di rugby in carrozzina e il para climber Dave Bowes del fotografo Luc Percival, che mettono in risalto l’uno uno sport forte e violento come il rugby e l’altro le disabilità nascoste come quelle intellettive. L’esposizione prosegue con il campionato di calcio per amputati di Nairobi (Kenya, 2013) e con la squadra afghana di basket in carrozzina creata e promossa da Alberto Cairo (che a Kabul gestisce il centro di riabilitazione per feriti di guerra della Croce Rossa Internazionale più grande al mondo) del fotografo Mauro Ujetto. Infine si incontra l’handbiker Ed, l’atleta Lara Baars e Alex Zanardi, che in occasione di questa mostra ha dichiarato: “A 42 anni ho abbandonato l’automobilismo. Mollare tutto sembrava contro ogni logica, ma chiedere al cervello di ragionare sulla strada tracciata dal cuore ha reso la mia vita speciale. Decidere dove andare, progettare con passione il percorso da seguire, dare razionalità a intuizioni che sanno di buono ma che sulla carta non promettono molto, regala una felicità che nessuna medaglia potrà mai dare”.

Il percorso è inoltre intervallato da quattro totem, ad altezza uomo, che rappresentano l’incontro faccia a faccia con quattro atleti della squadra di atletica olandese, presentati dalla fotografa Helene Wiesenhaan come se posassero per uno shooting di moda, espediente per farceli conoscere così come loro stessi vogliono presentarsi, nella loro essenza, con dignità e senza imbarazzo.

In mostra anche un manichino con la tuta di Gian Maria dal Maistro, atleta plurimedagliato nello sci alpino a Torino 2006, 8 tavole illustrate che raccontano ognuna due discipline paralimpiche e alcune schede delle storie esposte.

La mostra, nata nell’ambito della promozione culturale e dello sviluppo di nuovi contenuti sociali e con il supporto del CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e della Direzione Regionale INAIL Piemonte nella scelta delle tematiche, mira a suscitare nel pubblico curiosità e interesse nei confronti dello sport disabile e lo rappresenta come prezioso strumento di recupero dell’indipendenza e dell’integrazione sociale.

 

I dieci fotografi e le opere esposte:

Mauro Ujetto (Italia) – Alex Zanardi e Basket a Kabul

Roberto Serratore (Italia) –Sezione Cerimonie Paralimpiadi

Laurent Bagnis (Francia) – Calcio a Nairobi

Emanuele Broli (Italia) – vari sport sezione Paralimpiadi

Lieven Coudenys (Belgio) – vari sport/cerimonie sezione Paralimpiadi (Torino 2006)

Inge Hondebrink (Olanda) – Attraversata delle Alpi (handbiker Ed) e “Jump”

Yonathan Kellerman (Canada) – vari sport sezione Paralimpiadi

Ralf Kuckuck (Germania) – vari sport sezione Paralimpiadi

Luc Percival (Francia) – Arrampicata sportiva e Rugby

Helene Wiesenhaan (Olanda) – 4 Totem Fashion e Lara Baars

 

Programma Autonomy di FCA

Nato nel 1995, sviluppa soluzioni dedicate alle esigenze delle persone con limitazioni motorie e sensoriali per incoraggiare, agevolare, assicurare la libertà di movimento (sia per la guida sia per il trasporto) in condizioni di massima comodità e sicurezza, a tutto vantaggio dell’autonomia dei singoli.

I centri di mobilità di Autonomy offrono a tutti i clienti disabili un aiuto concreto per risolvere i problemi relativi alla guida: qui è possibile testare, gratuitamente, le proprie capacità motorie residue grazie a speciali simulatori, prendere confidenza con i veicoli modificati e consultare medici e fisioterapisti.

www.fiatautonomy.com

*

Mirafiori Galerie – Mirafiori Motor Village

Piazza Riccardo Cattaneo, Torino | fca.motorvillageitalia.it/MVTorino

Lunedì-venerdì 9-20 | sabato 9 – 19.30 | domenica 9.30-13 / 15-19.30

A TORINO LA MOSTRA “EMOTIONS!SEMPLICEMENTE ATLETI”. SPORT E ATTIVITA’ DIGITALI PER LE SCUOLE


banner

“Emotions! Semplicemente atleti” è una mostra fotografica sugli sport e gli atleti paralimpici che presenta gli scatti dei più importanti fotografi professionisti italiani e internazionali che seguono da anni lo sport per persone disabili.

Con 50 immagini selezionate e una parte multimediale, l’esposizione inaugurata il 10 marzo 2016 a 10 anni dalle Paralimpiadi di Torino2006, mette in risalto diversi personaggi e storie, dal punto di vista dell’atleta e del fotografo. Vengono ripercorse le emozioni paralimpiche di Torino 2006, sono raccontate visivamente 8 esperienze che vogliono avvicinare lo spettatore a questi atleti e al mondo della disabilità come testimonianza di quanto sia in crescita il mondo dei para-sport e di quanto sia importante lo sviluppo della consapevolezza sociale nei confronti della disabilità.

In questo senso la mostra vuole essere anche un laboratorio per avvicinare i ragazzi a quella che è “una parte del mondo e non un mondo a parte”: alcuni atleti paralimpici raccontano la loro esperienza e fanno da guida a scuole, gruppi sportivi e famiglie, parlando di integrazione attraverso la comunicazione dei valori positivi legati alle storie illustrate. Sono inoltre presentate ai giovani visitatori le schede di alcuni sport paralimpici, video di gare e manifestazioni, cimeli e attrezzature sportive.

In questo contesto si inserisce l’ulteriore iniziativa, gratuita, del progetto didattico multimediale Aureoo, fruibile all’interno della sede della mostra, che utilizza una piattaforma web di carattere educativo ed è rivolto alle classi di III media e delle scuole superiori come lavoro di gruppo. Il progetto si inserisce nel contesto della campagna della “Scuola Digitale” promossa dal Ministero dell’Istruzione.

La piattaforma aureoo.com prevede la raccolta di contenuti interattivi attorno a un’immagine che fa da “nodo” della struttura didattica: gli studenti sono chiamati ad associare ad un testo iniziale di commento già inserito, video, materiale giornalistico, pubblicazioni, libri e link in modo da costruire nuovi contenuti e approfondimenti interattivi. Per il workshop Aureoo l’organizzazione mette a disposizione in loco un pc e un tablet con accesso a internet e i propri collaboratori per presentare e seguire il progetto.

*

FIRENZE: IN ARRIVO GLI “SCARABEI” DI JAN FABRE… GRANDE MOSTRA DA PALAZZO VECCHIO A FORTE BELVEDERE


JAN FABRE A FIRENZE

JAN FABRE A FIRENZE

Si rinnova l’appuntamento annuale con la grande arte al Forte Belvedere di Firenze. Dopo le mostre internazionali di Giuseppe Penone e Antony Gormley, i bastioni dell’antica fortezza medicea ospiteranno le opere di Jan Fabre, uno degli artisti più innovativi e rilevanti del panorama contemporaneo. Artista totale, Fabre (Anversa, 1958) sprigiona la sua immaginazione nei diversi linguaggi della scultura, del disegno e dell’installazione, della performance e del teatro.

La grande mostra Jan Fabre. Spiritual Guards, promossa dal Comune di Firenze, si svilupperà tra Forte Belvedere, Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria. Si tratta di una delle più complesse e articolate mostre in spazi pubblici italiani realizzata dall’artista e regista teatrale fiammingo. Per la prima volta in assoluto un artista vivente si cimenterà contemporaneamente in tre luoghi di eccezionale valore storico e artistico.  Saranno esposti un centinaio di lavori realizzati da Fabre tra il 1978 e il 2016: sculture in bronzo, installazioni di gusci di scarabei, lavori in cera e film che documentano le sue performance. Fabre presenterà anche due opere inedite, pensate appositamente per questa occasione.

L’anteprima sarà un evento di straordinario impatto visivo e dai forti connotati simbolici. La mattina del 15 aprile, infatti, ben due sculture in bronzo di Fabre entreranno a far par parte – temporaneamente – di quel museo a cielo aperto che è Piazza Signoria. Una di queste, Searching for Utopia, di eccezionali dimensioni, dialogherà con il monumento equestre di Cosimo I, capolavoro rinascimentale del Giambologna; mentre la seconda, The man who measures the clouds (American version, 18 years older), si innalzerà sull’Arengario, o Ringhiera, di Palazzo Vecchio, tra le copie del David di Michelangelo e della Giuditta di Donatello. In entrambe le opere si riconoscerà l’autoritratto dell’artista, nella doppia veste di cavaliere e guardiano, come tramite tra terra e cielo, tra forze naturali e dello spirito. Ad una storia dell’arte che si è messa anche a disposizione del potere politico ed economico – come quella di Piazza Signoria con i suoi giganti di marmo (David, Ercole, Nettuno) e con le sue rappresentazioni bibliche, mitologiche o del genius loci (Giuditta, Perseo, Marzocco) – Jan Fabre oppone un’arte che vuole rappresentare e incarnare il potere dell’immaginazione, la missione dell’artista come “spiritual guard”. E lo fa in una piazza che dal rinascimento in poi è stata pensata e usata come agorà e palcoscenico figurativo, che da allora è diventata luogo paradigmatico del rapporto tra arte e spazio pubblico, e dove è stata configurata in modo esemplare la funzione simbolica-spettacolare del monumento moderno.  Sempre dal 15 aprile saranno visibili in Palazzo Vecchio una serie di sculture che andranno a dialogare con gli affreschi e i manufatti conservati in alcune sale del percorso museale del palazzo, in particolare quelle del Quartiere di Eleonora, assieme alla Sala dell’Udienza e alla Sala dei Gigli. Tra le opere esposte anche un grande mappamondo (2.50 m di diametro) rivestito interamente di scarabei dal carapace cangiante, la cui forma e dimensione dialoga perfettamente con il celebre globo conservato nella Sala delle Mappe geografiche, opera cinquecentesca di Ignazio Danti.

Il mese successivo, il 14 maggio, aprirà la mostra al Forte Belvedere, dove tra i bastioni e la palazzina saranno presentate circa sessanta opere in bronzo e cera, oltre a una serie di film incentrati su alcune storiche performance dell’artista. Le curatrici Melania Rossi e Joanna De Vos, insieme al direttore artistico del progetto Sergio Risaliti, hanno scelto il Forte Belvedere come nucleo tematico dell’esposizione Jan Fabre. Spiritual Guards, per le sue caratteristiche spaziali e storiche. Una fortificazione che nel tempo è servita per difendere Firenze dalle minacce esterne, ma anche per proteggere la famiglia dei Medici in tempi di rivolte cittadine. Un luogo di difesa dall’esterno e dall’interno quindi, che suggerisce un percorso attraverso la vita, le ambizioni e le angosce dei potenti signori medicei e che allude a opposte percezioni e sensazioni umane come quelle di controllo e abbandono, ma anche a bisogni e desideri contrapposti come quelli di protezione armata e di slancio spirituale, così profondi e radicati da condizionare le forme architettoniche e la configurazione dello spazio naturale. Soprattutto qui al Forte Belvedere dove è evidente la necessità di fortificarsi nella consapevolezza di restare pur sempre indifesi.

A comunicare queste ambivalenze che, oltre la storia, costituiscono tutta l’esperienza e la vitalità umana, saranno due schieramenti scultorei formati da sette scarabei bronzei posizionati nei punti di vedetta del Forte e da una serie di autoritratti dell’artista a figura intera – tutti di un bagliore dorato che riflette il paesaggio circostante come un alone spirituale – che andranno a popolare gli angoli dei bastioni all’esterno della palazzina, circondando la villa Medicea.

Gli scarabei sono angeli di metamorfosi, guardiani-custodi, simboleggiano nelle antiche religioni e nella tradizione pittorica italiana e fiamminga della vanitas il passaggio tra la dimensione terrena e la vita eterna con il loro continuo movimento. Allo stesso tempo possiedono una bellissima corazza che mette in luce drammaticamente la vulnerabilità di quel corpo “regale”. E così anche Jan Fabre, che si definisce, vive e si esprime come cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza, si spoglia e si veste delle sue armi dispiegando nel luogo più alto di Firenze il suo esercito vestito di armature lucenti e cangianti. Una legione che è qui chiamata a raccontare la devozione per la vita, a difendere quella fragile pura bellezza che l’arte è in grado di generare, contro un nemico invisibile che arriva da dentro e da fuori contemporaneamente, sempre pronto a colpire e offendere.

All’interno del primo piano della palazzina, in questa occasione riaperta al pubblico dopo molti anni, il percorso continuerà con sculture in cera e con proiezioni di film delle performance, in continuità e dialogo con le opere esterne e con il magnifico paesaggio fiorentino.

La spettacolare integrazione bronzea in Piazza della Signoria e le opere realizzate con gusci di scarabei in mostra a Palazzo Vecchio si misureranno con il tessuto urbano e con uno dei più visitati palazzi storici della città, costituendo perfetto completamento visivo e concettuale alla mostra.  Impresa e motto della mostra sarà giustappunto Spiritual Guards, da interpretare come incitamento a vivere una vita eroica, sia bellicosa che disarmata a difesa dell’immaginazione e della bellezza.

Dobbiamo qui ricordare che Jan Fabre nel corso della sua lunga carriera – iniziata negli anni ’70 – ha già avuto diversi contatti con Firenze, partecipando a molte collettive e presentando qui alcune sue produzioni teatrali. Nel 2012 due suoi busti in bronzo della serie Chapters, in cui si autoritrae con impressionanti corna e orecchie d’asino, sono entrati a far parte delle collezioni degli Uffizi. Nel 2015 l’artista ha ricevuto il Premio Michelangelo per la scultura in occasione della seconda edizione della Settimana Michelangiolesca.

*

Jan Fabre, Spiritual Guards

Firenze, 2016
Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, 15 aprile – 2 ottobre

Forte Belvedere, 14 maggio – 2 ottobre

Direzione artistica Sergio Risaliti

Mostra a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi

*

NELLA FOTO: Jan Fabre, Scarabeo stercorario sacro con albero di alloro (2012)/Holy dung beetle with laurel tree (2012), Fotografo/Photographer: Pat Verbruggen, Copyright: Angelos bvba