EMERGENZA CORONAVIRUS: E’ ALLARME PER L’AUMENTO DELLA POVERTA’ EDUCATIVA


Preoccupante rapporto di Save The Children: la stessa sfida della didattica a distanza spesso ha acuito svantaggi e divari sociali e territoriali.

Ic Pollione Formia

Uno dei tantissimi disegni giunto all’iniziativa “Il giorno in cui CATTIVIRUS finì ko” che sta coinvolgendo da casa migliaia di ragazze e ragazzi. 

Bambini e ragazzi intrappolati tra una povertà materiale crescente a causa dell’emergenza Coronavirus in Italia e la mancanza di opportunità educative, le difficoltà nella didattica a distanza e il mancato accesso alle attività educative extrascolastiche, motorie e ricreative. Per molti di loro la prospettiva è rimanere indietro, perdere non solo motivazione e competenze scolastiche, ma, in alcuni casi, essere spinti ad un isolamento che può portare all’abbandono della scuola.

Questo l’allarme di Save the Children che in occasione del lancio della campagna Riscriviamo il Futuro e di un nuovo intervento programmatico che intende raggiungere 100.000 bambine, bambini e adolescenti in 30 città in Italia, diffonde un rapporto che include l’inedita indagine realizzata per l’Organizzazione dall’istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori , che include un 39,9% del totale che è in condizioni di fragilità socio-economica anche a causa della Crisi Covid19.

Circa 1 minore su 5 incontra maggiori difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica, passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12.  Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe “le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”, opzione che comunque è gradita dal 39,1% dei genitori intervistati. D’altronde sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi.

Una fotografia della povertà educativa che si alimenta, in un circolo vizioso, con quella della crisi economica che ha impoverito ulteriormente le famiglie. Quasi 1 genitore su 7 (14,8%), tra quelli con una situazione socio-economica più fragile, ha perso il lavoro definitivamente a causa dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente, mentre più di 6 su 10 stanno facendo i conti con una riduzione temporanea dello stipendio, al punto che rispetto a prima del lockdown la percentuale di nuclei familiari in condizione di vulnerabilità socio-economica che beneficia di aiuti statali è quasi raddoppiata, passando dal 18,6% al 32,3%. Si tratta di genitori che, nel 44% dei casi, sono preoccupati di non poter tornare al lavoro o cercarne uno perché i figli non vanno a scuola e non saprebbero a chi lasciarli.

“Non possiamo permettere che l’epidemia di COVID-19 in pochi mesi tolga ai bambini e agli adolescenti in Italia opportunità di crescita e sviluppo. Dobbiamo agire subito per non privarli del loro futuro. L’educazione, formale e non, rappresenta per i nostri bambini l’ancora di salvezza per avere opportunità nel presente ma soprattutto per garantire la libertà di scegliere il proprio futuro, specie nei contesti più svantaggiati” ha affermato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children Italia.

In occasione del lancio della campagna “Riscriviamo il futuro”, Save the Children diffonde anche un Manifesto per chiedere al Governo, al Parlamento, alle Regioni e a tutte le istituzioni locali, di riscrivere il futuro dell’Italia e aiutare i bambini a uscire dalla povertà educativa. Un Manifesto a cui hanno già aderito oltre cento nomi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, della musica e del giornalismo, dell’impresa e dello sport e a cui è possibile aderire sul sito www.savethechildren.it/riscriviamoilfuturo.

La Campagna “Riscriviamo il futuro”, parte con una prima settimana dedicata alla sensibilizzazione sui canali Rai e andrà avanti per i prossimi mesi con iniziative e partnership che hanno come obiettivo quello di rendere i bambini protagonisti dei mesi che verranno.

Territori ad alto rischio educativo

Dispersione scolastica, mancanza di asili nidi e scarsità di opportunità educative, culturali e sportive per bambini e ragazzi sono fenomeni che già prima della crisi facevano registrare una situazione molto preoccupante in Italia. Livelli di povertà educativa già di per sé molto elevati, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud, ma che ora con l’emergenza Covid-19 rischiano di estendersi anche al resto d’Italia. È per tracciare tale rischio, Save the Children ha elaborato una serie di mappe del rischio educativo, con l’obiettivo di individuare quelle province italiane dove l’impatto socio-economico dell’emergenza in corso sui minori potrebbe essere ancora più grave.

Se è soprattutto al sud che si concentrano le percentuali più elevate di studenti in condizioni di maggiore svantaggio socio-economico e culturale, con le province di Taranto, Napoli, Barletta-Andria-Trani che presentano percentuali superiori al 30%, da una delle mappe elaborate dall’Organizzazione spiccano anche alcune province del centro e del nord, come Prato con il 28% e Vercelli con il 24,4%. Per quanto riguarda la copertura di asili nido e servizi per la prima infanzia, invece, se è vero che province come Caserta, Crotone e la città metropolitana di Reggio Calabria presentano percentuali inferiori al 2%, a fronte di una media nazionale del 13,5% (un dato ben lontano dal target Ue del 33% e tra i più bassi in Europa), emergono tuttavia realtà, anche al Nord, ben al di sotto della media nazionale, come Treviso, Belluno, Sondrio e Lodi (che si attestano sotto il 10%) o la città metropolitana di Venezia, che supera di poco l’11%[9].

La mappa sulla dispersione scolastica – un fenomeno che a livello nazionale riguarda il 13,7% dei ragazzi nel nostro Paese, un dato ancora molto alto rispetto all’obiettivo stabilito dall’Ue di ridurre il tasso sotto il 10% entro il 2020, tanto che si è dovuto fissare un target nazionale al 14% – ci racconta poi che in Italia circa 70 province su 107 non raggiungono l’obiettivo europeo. Tra queste le più svantaggiate sono Caltanissetta (27,1%), Brindisi (26%), Sud Sardegna (25,7%), ma numerose sono anche le realtà al centro e al nord che presentano forti criticità, come le province di Imperia (22,2%) e Arezzo (22%). Un fenomeno, quello della dispersione scolastica, al quale si lega anche quello dei giovani che non lavorano e non studiano e che al Sud riguarda oltre il 20% dei giovani, con punte del 38% in Sicilia e del 35% in Calabria. Ma anche in questo caso le province settentrionali non sono di certo escluse da tali criticità, con regioni quali la Liguria e la Toscana che presentano, rispettivamente, percentuali del 18% e del 16% di giovani tagliati fuori dal circuito formativo e lavorativo[11].

Per quanto riguarda i ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica e in italiano, un’ulteriore mappa elaborata da Save the Children mette in luce che le percentuali più alte si registrano soprattutto al Mezzogiorno, con un picco del 47,1% a Crotone, seguita da Agrigento con il 44,3% e da Enna con il 43,5%. Forti criticità si registrano anche in quattro province toscane, quali Massa carrara, Grosseto, Firenze e Livorno, con percentuali che oscillano tra il 27% e il 29%[12].

Le difficoltà della didattica a distanza e la mancanza di opportunità educative
In un’Italia che già prima dell’emergenza Covid-19 vedeva molti bambini e ragazzi lasciati indietro, vittime della povertà economica ed educativa, la scuola, un punto di riferimento fondamentale per contrastare le diseguaglianze educative, ha dovuto affrontare la sfida della didattica a distanza, che spesso ha acuito svantaggi e divari sociali e territoriali.

Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati Istat a disposizione, più di 4 minori su 10 vivono in abitazioni sovraffollate, privi di spazi adeguati allo studio, e il 12,3% non ha un computer o un tablet in casa per seguire le lezioni a distanza, percentuale che arriva al 20% nel Mezzogiorno. Tra i bambini e ragazzi che invece possono disporre di questi strumenti, il 57% si vede costretto a condividerlo con gli altri componenti della famiglia. Solo il 30% dei ragazzi impegnati nella didattica a distanza, peraltro, presenta competenze digitali elevate ed idonee all’uso delle piattaforme online.

È su questo scenario di partenza, che la didattica a distanza ha incontrato difficoltà oggettive che emergono dall’indagine sulle famiglie condotta da Save the Children: secondo i genitori in Italia la DAD ha peggiorato il ritmo scolastico dei figli nel 39,9% dei casi. In particolare, tra i genitori in maggiore difficoltà socio-economica in Italia molti sono quelli che vorrebbero un aiuto più consistente da parte degli insegnanti (72,4%) e un accesso più semplice alla didattica a distanza (71,5%) perché ritengono le attività scolastiche più pesanti per i loro figli (63,4%), difficili (53,9%), eccessive (46,7%).

Circa 1 genitore su 20 ha paura che i figli debbano ripetere l’anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, tassi che tra le famiglie in maggiori difficoltà economica[13], passano rispettivamente a quasi 1 su 10 e 1 su 12.

In effetti quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe “le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”, opzione che comunque è gradita in generale dai genitori del nostro Paese (39,1%).

D’altronde sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola data la perdita di apprendimento degli ultimi mesi. Ascoltando la voce dei bambini e ragazzi, dall’indagine di Save the Children emerge che 1 bambino su 5, in questi mesi di isolamento in casa e di didattica a distanza, ha maggiori difficoltà nel fare i compiti e il 22,4%, tra quelli che vivono in contesti familiari con deprivazioni socio-economiche, ritiene di avere bisogno di maggiore supporto perché non si sente sicuro nelle materie scolastiche. Inoltre, tra i minori tra gli 8 e gli 11 anni, quasi 1 su 10 non fa lezione mai o meno di una volta alla settimana, percentuale che si abbassa al 3% per gli studenti 12-14 anni e all’1,3% per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, a testimonianza del fatto di come la didattica a distanza sia un ostacolo soprattutto per i più piccoli.

La mancanza di opportunità extra scolastiche, l’impossibilità di fare sport, attività artistiche e di uscire con i propri coetanei, inoltre, rinchiude sempre di più bambini e ragazzi in un isolamento sociale: la metà dei ragazzi intervistati (51%), infatti, preferisce svagarsi navigando su internet, il 37% stando sui social e il 18% giocando online con persone che non conosce, in un mondo che ormai vive sulla rete e che spesso è popolato anche da pericoli che non possono essere sottovalutati.

L’estate dei bambini e delle famiglie: il nuovo intervento di Save the Children

In questo contesto di grande difficoltà che si trovano a vivere famiglie e bambini, il futuro – anche quello più prossimo – rappresenta una vera incognita. Dopo lunghi mesi di lockdown, di mancanza di socialità, di assenza dalle aule per una didattica a distanza non sempre efficace da punto di vista formativo, l’estate rischia di diventare un ennesimo vuoto, mentre invece deve trasformarsi in un’occasione per recuperare apprendimento e socialità e preparare bambini e ragazzi al rientro a scuola in un nuovo scenario.

“Per fronteggiare l’impatto della crisi, occorre avviare con urgenza e determinazione un Piano straordinario per l’infanzia e l’adolescenza, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. Un piano che coinvolga attivamente tutti gli attori che operano a contatto con i bambini, dai Comuni alle scuole, dalle famiglie al volontariato e alle associazioni del terzo settore, con il coinvolgimento del mondo della cultura e dell’impresa”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children.

#STOPVIRUS / SEDENTARIETA’, USO SMODATO DEL CELL, CIBO SPAZZATURA: E’ EMERGENZA MINORI


Sedentarietà, cattiva alimentazione, uso smodato del telefonino, isolamento, perdita di motivazione nello studio e stravolgimento del ritmo sonno-veglia tra le conseguenze del lockdown sulla vita di tanti minori nel nostro Paese. Minori sempre più “dis-social”. E la didattica a distanza, se manca la formazione, non migliora le cose. Anzi. 

Nicotera 1

Uno dei tantissimi disegni pervenuti a Funtasy e ad Okay! per l’iniziativa “Il giorno in cui Cattivirus finì ko”. L’ha realizzato Ivan Cristina, Scuola secondaria 1° dell’IC “Pagano” di Nicotera (Vibo Valentia), docente ref. Giulia Martorana. 

“Il lockdown che da molte settimane i bambini e gli adolescenti in Italia stanno vivendo chiusi tra le mura delle loro case, in molti casi sovraffollate e prive di spazi adeguati, rischia di creare gravi ripercussioni sulla loro crescita. Attraverso il nostro lavoro nei territori più svantaggiati, osserviamo come sia sempre più difficile per i bambini e per le loro famiglie scandire la quotidianità in questa fase delicata, dall’alimentazione scorretta all’uso smodato dei videogiochi, dall’isolamento allo stravolgimento del ritmo sonno-veglia sino alla perdita di concentrazione e motivazione per lo studio”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

“Questi problemi sono ancora più accentuati per quei bambini che vivono in ambienti piccoli e sovraffollati, in famiglie oggi angosciate dal futuro a causa della perdita del lavoro, senza le connessioni e i device necessari per seguire la didattica a distanza o in famiglie che vivono situazioni di crisi e di conflitto”, ha proseguito Raffaela Milano.

Mentre il Paese si interroga sulle modalità della ripartenza economica e produttiva, è urgente mettere al centro gli spazi e le opportunità da assicurare ai bambini e agli adolescenti, sia per quanto riguarda la didattica che le attività extrascolastiche, perché la salute dei minori, sia dal punto di vista fisico che psicologico, sia pienamente protetta e perché venga loro garantito, nel pieno rispetto della loro sicurezza, il diritto al gioco e alla socialità.

“Concordiamo con quanto espresso oggi dalla Ministra Bonetti a proposito della necessità di lavorare alla ripartenza dei ragazzi e degli adolescenti. Riteniamo sia necessario un piano organico che comprenda sia la scuola che le attività territoriali e che coinvolga, in rete, tutti gli attori, a partire dalle scuole, le famiglie, le istituzioni locali, l’associazionismo e il volontariato. Dobbiamo riuscire a garantire ad ogni bambino e bambina, a partire da quelli che vivono nei territori più svantaggiati, un ambiente educativo e di gioco protetto e ricco di opportunità, puntando anche sul volontariato e sull’impegno civico per la realizzazione di attività di gioco, sport e movimento”, ha proseguito Raffaela Milano.

In questo quadro, secondo Save the Children, potrebbe essere lanciato anche un bando straordinario di servizio civile, per impegnare i ragazzi e le ragazze in attività educative, ricreative e motorie, anche estive, con il duplice obiettivo di ridurre da un lato la perdita di apprendimento accumulata durante i mesi dell’emergenza e, dall’altro, di promuovere l’attivazione di tanti giovani usciti dal sistema dell’istruzione e ancora fuori dal mondo del lavoro.

SAVE THE CHILDREN / SUD: INVESTIRE NEI SERVIZI PER L’INFANZIA


“Per ridurre i divari territoriali che persistono nel nostro Paese e dare nuove prospettive al Mezzogiorno non si può prescindere dalla necessità di investire in modo efficace e duraturo nell’infanzia. Occorre garantire a tutti i bambini servizi educativi di qualità, che li accompagnino nelle diverse fasi della crescita, nonché misure a sostegno delle loro famiglie e della conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare. Solo così potremo contrastare i fattori che alimentano il divario tra nord e sud, rischiando di farlo diventare un baratro incolmabile, e che continuano a privare ancora troppi minori, specialmente coloro che vivono nel Mezzogiorno, di opportunità educative indispensabili per il loro futuro”, ha affermato Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Nel giorno in cui il Governo ha presentato il Piano Sud 2030, Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – sottolinea come in regioni come Calabria e Campania solo il 2,6% e il 3,6% dei bambini frequenta un nido pubblico, contro la media nazionale del 12,3%, che sale al 24% se si considerano anche i servizi integrativi.

Così come carente, specialmente al Sud – spiega ancora l’Organizzazione – è l’offerta del tempo pieno a scuola, un servizio essenziale per la crescita dei bambini ma che nelle regioni meridionali è presente solo in poco più di 1 scuola primaria su 10 (11,9%), contro il 37,7% del nord-ovest[1].

“A fronte di una grave carenza di servizi di supporto della famiglia, è chiaro che per una mamma che vive nelle regioni del Sud è ancora molto difficile conciliare la vita professionale, con Sicilia come fanalino di coda in termini di occupazione femminile preceduta, nell’ordine, da Calabria, Campania, Puglia e Basilicata[2]”.

Il Sud – ha proseguito Raffaela Milano – vive un’emergenza nell’emergenza: la povertà minorile. Si concentra nelle regioni del sud il più alto tasso di povertà minorile, con oltre mezzo milione di bambini e adolescenti in povertà assoluta, cioè senza il necessario per condurre una vita quotidiana dignitosa. Operando come Save the Children nelle aree più difficili del Mezzogiorno, sappiamo come la povertà materiale per i bambini facilmente si trasformi in povertà educativa, cioè nell’impossibilità di far fiorire i propri talenti e costruire liberamente il proprio futuro. Per lo sviluppo del Sud è indispensabile intervenire per spezzare questo circolo vizioso tra povertà materiale e povertà educativa che oggi pesa come un macigno sul futuro dei bambini del Sud”.

 

SAVE THE CHILDREN / LO “SMOTTAMENTO DEMOGRAFICO” ITALIANO: NEGLI ULTIMI 10 ANNI 134 MILA NASCITE IN MENO


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Uno dei tanti lavori pervenuti a “Ti parlo della mia famiglia”

“I nuovi dati Istat sul divario tra nascite e decessi, nonché il calo dei nuovi nati, confermano come nel nostro Paese vi sia in atto un vero e proprio smottamento demografico, che procede a passo sempre più spedito. Solo negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso quasi 134 mila neonati e rispetto al baby boom degli anni Sessanta registriamo oltre mezzo milione di nascite in meno. Il nostro è un Paese che continua ad invecchiare e questo ci deve far riflettere: in Italia nascono pochi bambini e hanno in media genitori più anziani rispetto al passato, anche in considerazione delle difficoltà per i più giovani di raggiungere l’autonomia necessaria per sostenere un nuovo nucleo familiare”, è il commento di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children  l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare la vita dei bambini a rischio e garantire loro un futuro –  sui dati pubblicati oggi dall’Istat che attestano un nuovo record della denatalità in Italia.

I bambini sono sempre di meno e ciò nonostante il Paese non riesce a garantire un’adeguata rete di sostegno a tutti i nuovi nati, in particolare nei primi mille giorni di vita, e ai loro genitori. Con 1,8 milioni di famiglie in povertà nel 2018, per mitigare la tendenza negativa delle nascite, è necessario un impegno sempre maggiore da parte delle istituzioni, per costruire un sistema integrato e coerente di misure, tra cui il supporto economico per i genitori, il sostegno all’occupazione, con particolare attenzione per quella femminile, misure a sostegno della conciliazione tra lavoro e famiglia per entrambi i genitori, l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia di qualità e su tutto il territorio”, ha proseguito Raffaela Milano.

Uno campanelli di allarme di questo calo, secondo Save the Children, è la flessione delle iscrizioni a scuola nel primo anno delle primarie: per l’a.s. 2019/2020, ad esempio, le domande presentate sono state poco più di 473.000, con una perdita di circa 23.000 bambini rispetto all’anno precedente (-4,6%), mentre il ciclo di scuola secondaria ha registrato una flessione di altri 20.000 studenti. Questi dati possono anche essere uno stimolo per una riflessione volta al ripensamento del sistema scolastico e dell’offerta educativa, garantendo a tutti i bambini l’inserimento già dall’asilo nido e una scuola a tempo pieno.

IERI I 30 ANNI DELLA CONVENZIONE ONU: “MAMMA E PAPA’, CONOSCETE I DIRITTI DEI BAMBINI?”


La denuncia di Save the Children: nel mondo 1 bambino su 3 è privato del proprio futuro. Uno su 5 vive in aree di conflitto; più di 1 miliardo di minori in zone flagellate dalla povertà. In Italia più di 1,2 milioni di minori in povertà assoluta e, in soli cinque anni, quasi mezzo milione di bambini sono stati vittime di violenza assistita tra le mura domestiche

A 30 anni dalla nascita della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, l’Organizzazione ha dato il via a una settimana di eventi e iniziative in tutto il Paese per accendere i riflettori sulla condizione dell’infanzia in Italia e nel resto del mondo. 

Nel video, qui sopra, un esperimento sociale in cui i bambini intervistano i loro genitori, mettendoli alla prova sulla conoscenza della Convenzione e dei loro diritti. 

IL VIDEO DI SAVE THE CHILDREN: STOP ALLA GUERRA SUI BAMBINI


Save The Children ha diffuso oggi il provocatorio video “Emma e l’incubo del rientro a scuola” realizzato dall’agenzia Unfold, in cui una bambina si prepara al suo primo giorno di scuola. Eppure, per troppi bambini, rientrare a scuola significa la paura dei bombardamenti e trovare un modo per sopravvivere. Nel video infatti, le scene si susseguono in un mix che crea quasi uno sdoppiamento di vite e contrappone la tranquilla quotidianità di una bimba pronta ad uscire di casa per andare a scuola, alle scene a cui la stessa bimba sarebbe assisterebbe se vivesse in un paese in conflitto.

Ad oggi, 142 milioni di bambini vivono in zone di conflitti ad alta intensità e ben 24 milioni di bambini soffrono delle gravi conseguenze delle guerre sulla loro salute mentale. Tra questi, 7 milioni sono a rischio di sviluppare disturbi mentali acuti. Un dramma, quello dell’impatto psicologico dei conflitti, che si mostra quotidianamente con i sintomi di depressione, ansia, atti di autolesionismo, fino ad arrivare talvolta a tendenze suicide. Eppure solo lo 0,14% di tutta l’assistenza ufficiale allo sviluppo era destinata al supporto dei bambini con problemi di salute mentale.

Questo l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro nel nuovo Rapporto “La strada verso la guarigione: supportare la salute mentale dei bambini nei conflitti”, alla vigilia del meeting dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della prossima settimana.

Il Rapporto “La strada verso la guarigione: supportare la salute mentale dei bambini nei conflitti” è disponibile al link: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/road-to-recovery-salute-mentale-bambini-in-conflitto

EMERGENZA INFANZIA IN ITALIA / 1,2 MILIONI DI BAMBINI IN POVERTA’: LO DENUNCIA “SAVE THE CHILDREN”


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Un milione e duecentomila bambini in Italia vivono ancora in povertà assoluta e questa è la vera emergenza del Paese che non può più essere ignorata. I dati Istat confermano la triste realtà che vediamo ogni giorno nei nostri interventi in Italia: la povertà minorile rappresenta una piaga diffusa che affligge il presente e il futuro dei bambini e delle bambine in tutto il Paese e in modo particolare in quei luoghi dove minori sono le opportunità di crescita e di sviluppo. È sempre più urgente e indispensabile che la politica lavori a un piano nazionale di contrasto alla povertà minorile che non può più essere procrastinato”. Questo il commento di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in relazione ai nuovi dati sulla povertà diffusi oggi dall’Istat.

Più di 1,2 milioni di minori, nel nostro Paese – rilevano i dati Istat – oggi vivono in condizioni di povertà assoluta, pari al 12,6% del totale dei bambini, con un’incidenza in aumento di mezzo punto percentuale rispetto al 2017 (12,1%) e che si traduce in 52 mila minori in più, rispetto allo scorso anno, che vivono senza l’indispensabile per una vita quotidiana dignitosa.

Una piaga, quella della povertà, che colpisce in particolar modo proprio le famiglie con figli minorenni. “Parliamo di 725 mila famiglie con minori che vivono in povertà assoluta e per le quali gli interventi di contrasto alla povertà non hanno avuto l’efficacia desiderata. Ad essere maggiormente colpiti, in particolare, sono i nuclei monogenitoriali: di questi, infatti, quasi 1 su 6 è in povertà assoluta, con un aumento di 5 punti percentuali tra il 2017 e il 2018”, ha proseguito Raffaela Milano.

La povertà materiale si associa alla povertà educativa che blocca sul nascere le prospettive di crescita dei bambini e il loro futuro. In questo modo, va avanti la catena intergenerazionale della povertà. Questi dati non possono passare sotto silenzio. È quindi indispensabile un impegno straordinario per garantire a tutti i bambini e alle bambine le opportunità di crescita e di sviluppo alle quali hanno diritto, attraverso un intervento deciso di contrasto alla povertà minorile che incida su più ambiti: la povertà materiale delle famiglie, l’accesso alla istruzione fin dalla prima infanzia, la cura della salute, lo sviluppo di opportunità educative e culturali nei territori più colpiti”, ha concluso Raffaela Milano.

 

L’INFANZIA NEGATA : TUTTI I DATI DI UNA VERGOGNA MONDIALE


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Il diritto all’istruzione: sempre meno riconosciuto e rispettato.

Giornata mondiale dell’infanzia, Save the Children denuncia: nel mondo più di 1 bambino su 2 minacciato da povertà, guerre o discriminazioni.

 

Più di 1 miliardo di bambini vive in contesti flagellati dalla povertà, anche nei Paesi più ricchi; 350 milioni si trovano in aree di conflitto; oltre 575 milioni di bambine e ragazze in contesti caratterizzati da gravi discriminazioni di genere. Per più della metà dei bambini al mondo, la possibilità di vivere l’infanzia che meritano e alla quale semplicemente hanno diritto continua ad essere solo un lontano miraggio e ogni giorno, sulla loro pelle, devono fare i conti con le conseguenze disastrose dei conflitti, della povertà o delle discriminazioni, denuncia Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – nella Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

“Nel mondo tanti, troppi bambini continuano a morire ogni giorno perché non hanno cibo, acqua o cure mediche. E sono tantissimi quelli che non possono andare a scuola perché vivono in zone di guerra o perché sono costretti ad andare a lavorare, così come milioni di bambine e ragazze diventano adulte troppo presto perché costrette a sposare uomini spesso più grandi di loro. Il mondo non può e non deve più accettare che tutto questo continui ad accadere. I bambini sono prima di tutto bambini e ognuno di loro merita l’opportunità di nascere e crescere sano, di ricevere un’educazione e di sentirsi protetto”, ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

Secondo l’Organizzazione, circa 5,4 milioni di bambini, ogni anno, muoiono prima di aver compiuto il quinto anno di età a causa di malattie facilmente curabili e prevenibili, di cui quasi la metà perdono la vita per cause legate alla malnutrizione. Le condizioni di vita dei minori sono particolarmente gravi nelle zone fragili o affette dai conflitti, dove attualmente vivono 350 milioni di minori nella cui vita quotidiana incontrano spesso ostacoli enormi circa l’accesso al cibo, all’acqua pulita o alle cure mediche. Soltanto in Yemen, a più di tre anni e mezzo dall’escalation delle violenze, più di 5 milioni di bambini stanno soffrendo la carenza di cibo, 1 minore su 2, nel Paese, soffre di malnutrizione cronica e più di 400.000 sotto i 5 anni sono affetti da malnutrizione acuta grave. In Siria, allo stesso modo, più di 13 milioni di persone hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria e quasi 2.400 bambini con meno di 5 anni rischiano di morire entro fine anno per cause legate alla malnutrizione.

Anche l’accesso all’istruzione, nelle aree sferzate da guerre e violenze, è fortemente messo a rischio, considerando che ben 27 milioni di bambini e ragazzi sono attualmente tagliati fuori dall’educazione, perché le loro scuole sono state distrutte, danneggiate o occupate o perché i loro genitori reputano per loro troppo pericoloso uscire di casa per recarsi a scuola. In molti casi, in tali contesti bambini e ragazzi perdono irrimediabilmente la propria infanzia anche perché costretti a lavorare per mantenere le proprie famiglie: i bambini che vivono nelle aree di conflitto hanno infatti il 77% in più di probabilità di essere coinvolti nel lavoro minorile rispetto alla media globale.

I diritti dei bambini nel mondo, sottolinea Save the Children, sono gravemente minacciati anche nelle aree sferzate dalla povertà dove vive più di 1 miliardo di minori. Nei Paesi in via di sviluppo, in particolare, 1 bambino su 5 è in povertà estrema, ma anche nelle aree economicamente più avanzate i minori sono costretti a fare i conti con le deprivazioni economiche, con circa 30 milioni di bambini e ragazzi in povertà relativa grave nei Paesi OCSE. Una piaga, del resto, che non lascia immune nemmeno l’Italia dove 1,2 milioni di bambini e adolescenti vivono in condizioni di povertà assoluta con gravi ripercussioni sul loro futuro.

Dei minori tagliati fuori dalla scuola in tutto il mondo, quasi 9 su 10 – evidenzia ancora l’Organizzazione – vivono in Paesi a reddito basso o medio-basso, e nei Paesi più poveri non va a scuola 1 minore su 3, contro i meno di 4 su 100 nei contesti più ricchi. Allo stesso modo, nei Paesi meno sviluppati è costretto a lavorare 1 minore su 4, una negazione dei diritti che riguarda tuttavia anche 2 milioni di bambini e adolescenti nei Paesi ad alto reddito.

Violazioni dei diritti dell’infanzia che, inoltre, continuano a riguardare tante, troppe bambine e ragazze in tutto il mondo, vittime di discriminazioni quotidiane che impediscono loro di costruirsi un futuro. Oltre 575 milioni, infatti, le bambine e adolescenti che vivono in contesti caratterizzati da gravi di discriminazioni di genere; 12 milioni le spose bambine ogni anno e 7,8 milioni le adolescenti che diventano madri precocemente, con gravi rischi sulla loro salute e su quella dei loro bambini.

www.savethechildren.it

META’ DEI RAGAZZI ITALIANI NON PUO’ ANDARE IN VACANZA: LA DENUNCIA DI “SAVE THE CHILDREN”


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Più della metà dei bambini e degli adolescenti, in Italia, non può fare una vacanza di almeno quattro giorni lontano da casa e oltre 3 ragazzi su 5 tra i 15 e i 17 anni di età, quasi il doppio rispetto al 2015, non possono permettersi, per motivi economici, periodi ricreativi e di svago neanche più brevi. Questa la denuncia di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro – che attesta, nel nostro Paese, un incremento negli ultimi anni delle disparità economiche che impediscono ai minori di usufruire di opportunità ludiche, ricreative e formative durante l’estate, quando in molti casi sono costretti a rimanere in città.

Nel 2017, infatti, oltre 5,7 milioni di bambini e ragazzi – più del 56% del totale – non hanno potuto trascorrere una vacanza di almeno quattro giorni, un dato percentuale costantemente cresciuto rispetto ai due anni precedenti e che ha subito un’impennata fortissima rispetto al 2008, quando i minori in questa condizione non superavano il 40%.

In particolare, motivi di carattere economico hanno rappresentato la causa principale che ha impedito a più del 61% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, nel 2017, di andare in vacanza anche per periodi più brevi, un dato quasi raddoppiato rispetto al 2015 (35%) allorché i ragazzi della stessa età che non potevano permettersi di andare in vacanza a causa della condizione economica delle proprie famiglie erano poco più di 1 su 3.

“Un così alto numero di bambini e adolescenti che anche quest’anno non potranno trascorrere le vacanze estive per un breve periodo lontano da casa dimostra, ancora una volta, la forte correlazione che c’è tra le deprivazioni di carattere economico – che oggi in Italia riguardano più di 1,2 milioni di minori in povertà assoluta – e la perdita, per i ragazzi, di opportunità educative necessarie per il loro futuro. Il tempo estivo dei bambini e dei ragazzi è un tempo fondamentale per la loro crescita e deve essere un tempo ricco di scoperte e di esperienze. Ề dunque quanto mai importante che le città si attrezzino per offrire ai ragazzi luoghi e spazi adeguati dove svolgere gratuitamente attività ricreative, sportive e culturali che altrimenti resterebbero loro precluse. Ề importante anche fare in modo che le scuole, a partire da quelle delle aree più deprivate, mettano a disposizione spazi per l’incontro e per attività culturali e ricreative soprattutto nei quartieri più svantaggiati”, ha affermato Antonella Inverno, responsabile policy e area legale di Save the Children.

IN ITALIA MINORI SEMPRE PIU’ A RISCHIO POVERTA’. L’ALLARME DI “SAVE THE CHILDREN”


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Save the Children segnala che , negli ultimi 10 anni, è triplicata in Italia la percentuale di minori in povertà assoluta e raddoppiata quella di minori in povertà relativa. Un Paese dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni – è quasi triplicata negli ultimi 10 anni (passando dal 3,9% della popolazione di riferimento nel 2005 al 10,9% nel 2015)[1] e che, nonostante iI numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi si sia più che dimezzato negli ultimi 23 anni (passando dal 38% del 1992 al 15% del 2015), rimane indietro rispetto ai paesi della Unione Europea (la cui media è dell’11%) posizionandosi al quartultimo posto nella classifica dei paesi per early school leavers, seguito soltanto da Romania (19%), Spagna e Malta (a parimerito con il 20%).

Nonostante in Italia la percentuale di ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica sia scesa di ben 10 punti percentuali, passando dal 33% del 2006 al 23% del 2015, il trend positivo si è arrestato negli ultimi 6 anni (paesi come Cina, Russia e Vietnam presentano percentuali molto più basse dell’Italia, comprese tra il 16% e il 19%).  Il numero dei ragazzi che non partecipano ad attività culturali, ricreative e sportive è aumentata di 6 punti percentuali dal 2010 al 2013 (passando dal 59% al 65%), attestandosi attualmente al 60%.

Bambini e ragazzi privati spesso della possibilità di apprendere e sviluppare i propri talenti, capacità e aspirazioni, cui vengono negate opportunità fondamentali per la loro crescita: solo la metà degli alunni italiani usufruisce della mensa scolastica (52%, percentuale che purtroppo non ha subito alcun miglioramento negli ultimi 3 anni), poco più di 1 bambino su 10 riesce ad andare al nido, dato che negli ultimi 10 anni non ha registrato sostanziali progressi. Il tempo pieno è assente nel 68% delle classi nella scuola primaria (percentuale invariata negli ultimi 3 anni scolastici) e nell’85% nella secondaria (percentuale che dall’anno scolastico 2012-13 è peggiorata di 5 punti percentuali). Tre alunni su 5 frequentano istituti con infrastrutture inadeguate. Questi i dati contenuti nel nuovo rapporto “Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia”, presentato oggi da Save the Children in occasione del rilancio della campagna per il contrasto alla povertà educativa.

Dal rapporto emerge un quadro dell’Italia che dopo anni stenta a far decollare il futuro dei propri ragazzi e che, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, risulta ancora lontana dal resto dell’Europa e in cui le maggiori privazioni educative per i minori si registrano soprattutto al Sud, con ritardi importanti che non risparmiano tuttavia le regioni del Centro e del Nord. Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, in considerazione che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa – più di 2 milioni di bambini e adolescenti – è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un’impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015.

“Il nostro è un Paese in cui non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei ragazzi, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie. La povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli, che a loro volta, da adulti, potrebbero essere a rischio povertà ed esclusione sociale. È un circolo vizioso che coinvolge e compromette il futuro di oltre un milione di bambini e che va immediatamente spezzato” – afferma Valerio Neri, Direttore generale di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti -. “Serve un impegno urgente e concreto da parte delle istituzioni: non è accettabile che vi siano bambini costretti a vivere gravi deprivazioni materiali ed educative, che non solo non hanno la possibilità di costruirsi un domani, ma che non possono neanche sognarlo. Dobbiamo dare ad ogni bambino la possibilità di far decollare le proprie aspirazioni e i propri sogni”.

Dal 3 al 9 aprile Save the Children rilancia la campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo quarto anno. Una settimana di mobilitazione, con oltre 650 eventi e iniziative in tutta Italia in cui saranno coinvolte centinaia di associazioni, enti, scuole, realtà locali e istituzioni culturali che hanno scelto di essere al fianco dell’Organizzazione per sensibilizzare e informare sull’importanza delle opportunità educative per la crescita dei più piccoli.

In occasione di questa nuova edizione di “Illuminiamo il futuro”, Save the Children lancia  una petizione – disponibile sul sito www.illuminiamoilfuturo.it – per chiedere al Governo e al Parlamento di sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali che garantiscano a tutti i bambini l’accesso all’asilo nido e a un sistema di mense scolastiche uguale per tutti e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà varato di recente dal Parlamento, segnando così l’inizio di un intervento strutturale ad ampio raggio per combattere la povertà minorile in tutte le sue forme.

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La povertà educativa dei minori a scuola…

I primi anni di vita sono di cruciale importanza per l’acquisizione e lo sviluppo delle capacità cognitive e fisiche da parte dei bambini. Eppure, in Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia. Tale percentuale si abbassa drasticamente in Calabria e in Campania, dove rispettivamente appena 1 e 3 bambini su 100 possono accedere al nido (contro il 26% in Emilia Romagna, la regione più virtuosa in tal senso).

Anche la possibilità di usufruire del tempo pieno a scuola rappresenta un fattore chiave per contrastare la povertà educativa. Il tempo pieno, infatti, è importante non soltanto perché aumenta le ore dedicate all’apprendimento ma dovrebbe offrire anche ai bambini e ai ragazzi l’opportunità di svolgere attività extra-curriculari, come lo sport, la musica, l’arte, la lettura, tutte attività essenziali per rafforzarne le capacità emotive, motivazionali e sociali. Nonostante ciò, il tempo pieno risulta assente dal 68% delle classi nella scuola primaria e dall’85% delle classi nella scuola secondaria di primo grado. Basilicata, Lazio e Lombardia sono le regioni italiane dove il tempo pieno è maggiormente presente nelle scuole primarie (51% in Basilicata, Lazio e Lombardia, 48%, contro appena il 7% in Molise e l’8% in Sicilia), mentre per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado la maglia nera spetta al Molise (presente solo nell’1% delle scuole), seguito da Emilia Romagna (5%), Marche e Puglia (a parimerito con il 6%). Spicca anche in questo caso il primato della Basilicata dove il tempo pieno è presente in 1 classe secondaria su 3 (33%).

Sebbene la buona alimentazione a scuola garantisca non solo il buono sviluppo fisico ma anche la socialità e l’apprendimento dei minori, quasi la metà degli alunni in Italia (48%) è priva del servizio di mensa scolastica. Se in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta, la percentuale di alunni senza mensa è di circa un terzo, in regioni come Calabria, Campania e Molise è di circa due terzi e raggiunge il picco dell’80% in Sicilia. Nel nostro Paese, inoltre, 6 alunni di 15 anni su 10 frequentano scuole inadeguate all’apprendimento (la percentuale si abbassa nelle province autonome di Trento, 18%, e Bolzano, 15%, mentre in Lombardia quasi 1 alunno su 2, 49%, va in scuole con infrastrutture insufficienti) e il 28% delle aule didattiche nelle scuole non è dotato di connessione internet veloce, un dato che ha registrato un netto miglioramento negli ultimi anni (era il 37% nell’anno scolastico 2013-2014) e che in due anni è cresciuto di ben 20 punti percentuali in Campania, di 15 in Calabria, di 11 in Sicilia e di 10 in Abruzzo. Nonostante questo, tuttavia, le scuole di una parte del Paese continuano ad essere “disconnesse”: in Calabria e in Friuli Venezia Giulia rispettivamente ancora il 39% e il 35% delle aule didattiche sono prive di internet veloce[8].

…e al di fuori del contesto scolastico

Se la scuola assolve un ruolo primario nella formazione dei nostri bambini e ragazzi, altrettanto importante è il contesto educativo e culturale, la ‘comunità educante’, nel quale vivono e crescono, a partire dalla propria casa e dalla propria famiglia.

Un minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro o al museo, non ha visitato mostre, monumenti o siti archeologici, non ha fatto sport con assiduità, non ha letto nemmeno un libro e non ha utilizzato internet ogni giorno. Sono 6 su 10 coloro che non hanno svolto 4 o più delle attività sopra menzionate, con dei picchi negativi in Calabria (78%), Sicilia e Campania (a parimerito con il 76%), mentre gli esempi virtuosi sono rappresentati dalla province autonome di Bolzano (42%) e Trento (43%). Percentuali che si alzano ulteriormente con riferimento ai ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate, per il 71% dei quali non è stato possibile svolgere 4 o più delle 7 attività indicate. In particolare, nel nostro Paese, più della metà dei ragazzi non ha letto nemmeno un libro nell’anno precedente (53%, con picchi in Sicilia, 72%, e Campania, 69%, mentre la percentuali più basse si registrano a Trento, 32%, e in Liguria e Valle d’Aosta, 37%) e non è mai andata a visitare un museo o una mostra (55%, percentuali ben più alte in Calabria, 78%, in Sicilia, 71%, in Puglia e Campania, 69%, e in Valle d’Aosta, 68%, a fronte delle virtuose Trento, 25%, e Trentino Alto Adige, 33%), 7 su 10 non hanno visitato un sito archeologico o un monumento (con picchi in Calabria, 86%, e Sicilia, 80%, mentre Trento, 48%, Trentino Alto Adige, 58%, e Sardegna, 60%, presentano percentuali più basse della media). Quasi 4 su 5 (77%) non sono andati a un concerto (le percentuali più alte si registrano in Campania, 84%, Sicilia e Valle d’Aosta, a parimerito con 82%) , circa 1 su 3 non ha utilizzato internet (con picchi in Sicilia, 40%, a fronte di regioni più virtuose come Marche, 22%, e Molise, Toscana e Lombardia, insieme al 23%) e quasi 1 su 2 non ha praticato sport in modo continuativo (43%, con picchi in Campania, 66%, e Sicilia, 63%, mentre le percentuali più basse si registrano nel Lazio, 27%, e in Toscana, 30%).

Per quanto riguarda la pratica sportiva, colpisce il divario tra ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate e ragazzi benestanti: più della metà dei primi (54%) non ha fatto sport in maniera continuativa nell’ultimo anno, a fronte del 35% dei secondi.


Le conseguenze sulle competenze cognitive dei ragazzi

La povertà educativa che colpisce i bambini in Italia si riflette inevitabilmente sulle loro stesse competenze cognitive. Nel nostro Paese, infatti, il 23% dei ragazzi di 15 anni non raggiunge le competenze minime in matematica e il 21% in lettura, dati che ci posizionano al 23° posto tra i 35 paesi OCSE, nonostante dal 2006 al 2015 la percentuale di low achievers in matematica in Italia sia scesa di ben 10 punti percentuali (paesi come Cina, Russia e Vietnam presentano percentuali molto più basse dell’Italia, comprese tra il 16% e il 19%). Anche in questo caso risultano marcate le differenze tra le regioni: il 36% dei ragazzi che vivono in Campania non raggiunge le competenze minime in matematica, quasi il doppio rispetto ai loro coetanei in Lombardia (19%) e il triplo rispetto a un ragazzo che vive a Bolzano (12%) o Trento (13%). Percentuali molto simili anche per quanto riguarda la lettura, con il 31% di alunni quindicenni in Campania che non raggiungono le competenze minime, contro il 15% in Lombardia, il 14% a Bolzano e l’11% a Trento.

Tra i ragazzi di 15 anni che vivono nel 20% delle famiglie più svantaggiate, il 37% non raggiunge le competenze minime sia in matematica che in lettura, percentuali significativamente più basse tra i coetanei provenienti da famiglie più agiate (9% in matematica, 6% in lettura).


La dispersione scolastica

La povertà materiale e le privazioni educative che bambini e adolescenti sono costretti ad affrontare hanno conseguenze devastanti anche sul loro percorso scolastico e formativo. Oggi in Italia il 15% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore o abbandona prematuramente ogni percorso di formazione. Un dato che – nonostante la percentuale si sia più che dimezzata dal 1992 (38%) – posiziona il nostro Paese al quart’ultimo posto tra i paesi per numero di early school leavers, seguito solo da Spagna (20%), Malta (20%) e Romania (19%). Guardando ai dati delle singole regioni, i più alti livelli di dispersione scolastica si registrano in Sicilia (24%) e Sardegna (23%), seguite da Campania (19%) e Calabria (16), mentre Friuli Venezia Giulia (7%), Umbria (8%), Veneto (8%) e la provincia autonoma di Trento (9%) presentano le percentuali più basse in Italia.  Veneto e Basilicata sono le regioni che hanno registrato i progressi maggiori nel tempo (una riduzione di ben 15 punti percentuali dal 2000 al 2015), mentre in Puglia e Campania il miglioramento è stato più sostenuto rispetto alla media nazionale (13 punti in meno dal 2000 al 2015).


I Punti Luce di Save the Children per contrastare la povertà educativa

Con il Punto Luce che verrà inaugurato il 3 aprile a San Luca, sale a 21 la rete di centri ad alta densità educativa attivati da Save the Children in 12 regioni italiane, da quando la campagna “Illuminiamo il Futuro” è stata avviata a maggio 2014: Bari, Brindisi, Catania, Genova, L’Aquila, Gioiosa Ionica, Milano (2 Punti Luce), Napoli (3 Punti Luce), Palermo (2 Punti Luce), Potenza, Roma (2 Punti Luce), Sassari, Scalea, Torino e Venezia. I Punti Luce sorgono nei quartieri svantaggiati delle città e offrono a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni e alle loro famiglie una serie di attività gratuite, tra cui accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, attività motorie, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, educazione alla genitorialità, consulenze pedagogiche, pediatriche e legali. Nei Punti Luce di Save the Children sono stati finora accolti quasi 10.000 minori e nel solo 2016 circa 7.300 bambini e ragazzi sono stati coinvolti nelle varie attività.