“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI


“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI

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Colori di un’Apocalisse / La Decomposizione dei Manifesti Pubblicitari: una Provocazione per gli Occhi e la Mente”: è questo il tema, o il filo conduttore, dell’attesa mostra di Roberto Alborghetti incentrata sulle sue incredibili “Lacer/azioni”, in programma dal 27 settembre al 4 novembre 2012 presso la suggestiva Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio, nell’incantevole territorio del Monte Amiata, in provincia di Siena. C’è già viva attesa per l’iniziativa, basta del resto navigare sul sito www.robertoalborghetti.wordpress.com/ dove vi è già una pagina sull’evento, cliccatissima in tutto il mondo.

E titolo non poteva  essere più azzecato per questa esposizione eccezionalmente promossa dal Comune di Piancastagnaio e da Osa Onlus. Alborghetti presenterà infatti una quarantina di opere che emblematicamente rappresentano il senso della sua ricerca artistica, basata sulla osservazione e sulla riproduzione di quella che è una delle tante “apocalissi” dei nostri tempi, ossia la decomposizione dei manifesti pubblicitari e dei “segni” sui muri e lungo le strade di paesi, città e metropoli.

“COLORI DI UN’APOCALISSE”: ALLA ROCCA ALDOBRANDESCA (PIANCASTAGNAIO, MONTE AMIATA, SIENA) LA MOSTRA DI ROBERTO ALBORGHETTI
– IL POSTER UFFICIALE DELL’EVENTO

COLORI, TRA CONTRASTI E SUGGESTIONI

Roberto Alborghetti entra con il suo sguardo in questa grande babele di colori e parole decomposti, lacerati e  degradati (dal tempo, dall’ambiente e dall’uomo) per coglierne l’energia cromatica, ridando vita e ragione a ciò che è considerato, a tutti gli effetti, un rifiuto od un elemento disturbante (per l’occhio e per il panorama urbano). La storica Rocca di Piancastagnaio, con il suo impagabile scenario che evoca i passaggi del tempo, si offre come spazio ideale per esaltare il contrastante linguaggio dei colori e delle forme delle composizioni di Roberto Alborghetti.

La grande mostra delle “Lacer/azioni” alla Rocca di Piancastagnaio sarà accompagnata da forum e workshops rivolti soprattutto al pubblico degli studenti, ai quali saranno proposti anche i videoshows costruiti attorno ai videoclips che Roberto Alborghetti ha realizzato con le sue composizioni. In mostra anche tre singolari sciarpe di seta – crepe de Chine – che Alborghetti ha prodotto in edizione limitata in collaborazione con il noto textile designer Bruno Boggia, che ha lavorato con i più celebri stilisti di moda internazionali.              

LA ROCCA ALDOBRANDESCA

La storia di Piancastagnaio è la storia della sua Rocca: alla sua ombra il Paese nacque e dentro le sue mura, si raccolsero le popolazioni che dalla valle del Paglia erano salite verso il monte per trovare più sicurezza dalle continue incursioni dei predoni. La Rocca ha avuto una funzione di difesa e guardia della valle del Paglia e che sia sorta a questo scopo appare chiaro a chiunque salga dalla Cassia e percorra la strada sinuosa che sale fino alle falde del Monte Amiata. Il piccolo villaggio, costruito sopra un’altura di scogli che costituivano già una difesa naturale, fu trasformato in grossofortilizio di forma quadrangolare con una torre più elevata che serviva da vedetta e da punta estrema di difesa. Il castello fu concesso in feudo agli aldobrandeschi nel 1208 e da allora vide l’avvicendarsi di vari padroni.

Nel 1333 passò sotto il dominio di Orvieto che vi pose del materiale di difesa controllato da soldati e da un castellano, ma nel 1345 le truppe senesi abbatterono le fortificazioni e occuparono il Castello. L’occupazione si protrasse per oltre cinquanta anni fino a quando, nel 1416, un podestà inviato dalla Repubblica Senese in collaborazione con i più prudenti uomini di Piancastagnaio redasse i primi statuti. Nello stesso anno quattro tecnici militari senesi iniziarono un’opera di consolidamento della Rocca, seguito da qualche decennio dopo da un ulteriore restauro.Tuttavia, la ricostruzione più importante, quella che dette alla Rocca le sembianze attuali, avvenne tra il 1471 e il 1478.

La struttura fu potenziata con una sorta di copertura che risentiva la zona inferiore dell’originario edificio medioevale. I vecchi muri furono rinforzati da un contrafforte; sulla prima costruzione fu sovrapposto il maschio cinto alla sommità da una corona di mensole e di archetti pensili dove Siena fece apporre il leone rampante simbolo della Repubblica e la balzana bianca e nera della città. Per tutto il periodo del dominio senese la Rocca fu sede di una guarnigione militare.

Quando, nel 1959, Siena passò sotto la Signoria dei Medici, Piancastagnaio ne seguì le sorti e i nuovi signori apposero sopra la porta della Rocca il stemma con le palle. Nel 1601, infine, il territorio di Piancastagnaio fu dato in feudo al Marchese Bourbon del Monte, che trasformò la Rocca in prigione. Nel settecento, sotto il Granduca Leopoldo di Lorena, la Rocca perse la sua funzione rivestendo ruoli sempre più marginali. La storia recente della Rocca è caratterizzata da due grandi restauri: il primo ad opera del Commendator Gino Pietro Bigazzi, presidente della Sezione Ligure dell’Istituto Italiani dei Castelli nel periodo che va dal 1962 e al 1970;Il secondo ad opera dell’Amministrazione Comunale di Piancastagnaio, proprietaria della Rocca dal 1990. Un sapiente e certosino restauro e l’individuazione di spazi espositivi hanno fatto sì che la Rocca Aldobrandesca di Piancastagnaio sia oggi meta obbligata per il turista e sempre più richiesta da artisti ed artigiani di valore internazionale per l’esposizione delle proprie opere.

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