GALLERIE DEGLI UFFIZI E SIENA: UN PATTO PER L’ARTE E LA MUSICA


 

Siena e gli Uffizi di Firenze insieme per promuovere arte e musica. È ampio il ventaglio di iniziative discusse oggi durante un incontro avvenuto in Galleria tra il direttore del complesso museale fiorentino, Eike Schmidt, e il sindaco senese Luigi De Mossi.

L’occasione è un appello di 46 firmatari, che richiedono la cessione alla Pinacoteca di Siena di due opere di Daniele da Volterra recentemente acquistate dagli Uffizi, e appartenute alla famiglia Pannocchieschi d’Elci di Siena. Il Direttore Schmidt e il Sindaco De Mossi sono consapevoli che la normativa non permette questa operazione, tra il resto storicamente assai problematica, anche se Schmidt non esclude future mostre non solo a Volterra (come già prospettato al momento dell’acquisto), ma anche nella città del Palio, proprio per un artista così importante come Daniele Ricciarelli.

Intanto, questo vertice porta altri importanti frutti: sul fronte espositivo, è stato annunciata la mostra Masaccio: Madonna del Solletico. Il Cardinal Antonio Casini, “l’altro papa” che si terrà fra pochi mesi – dal 14 maggio al 31 ottobre 2020 – nella cripta del Duomo di Siena, a realizzare un progetto dell’Opera Metropolitana di Siena in collaborazione con gli Uffizi. La Galleria delle Statue e delle Pitture si priverà temporaneamente di questo capolavoro di Masaccio, un vero gioiello della pittura del Rinascimento, per celebrare la figura del suo committente, il cardinale senese Antonio Casini (1378-1439).

L’incontro è stato anche occasione per riparlare dei due dipinti di Albrecht Altdorfer con Storie di San Floriano, dalla collezione Spannocchi di Siena, dal 1913 in deposito agli Uffizi. Già dal 2018 essi sono esposti a Santa Maria della Scala. Nell’incontro di questa mattina, il Direttore Schmidt ha ribadito che le due opere, di proprietà della Provincia di Siena, ritorneranno a far parte della grande impresa di ricomposizione della storica collezione senese, su impulso del dottor Alessandro Bagnoli della Soprintendenza senese, e di concerto con il Soprintendente Andrea Muzzi e del direttore del Polo Museale Toscano Stefano Casciu. Con questa restituzione gli Uffizi contribuiscono a un’operazione non solo virtuosa, ma di spettacolare valore storico: la collezione Spannocchi può tornare a rivivere nella città cui appartenne fin dal 1709.

Gli Uffizi, inoltre, invieranno a Siena anche opere del Sodoma in occasione della prossima mostra che vedrà protagonista anche l’affresco della Cappella di piazza del Campo, attualmente in restauro, Madonna con Bambino e santi. Infine, è stata lanciata anche l’idea di una collaborazione musicale: Schmidt ha infatti invitato l’Accademia Chigiana a suonare nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, nell’ambito del ricco cartellone di eventi annualmente accolti nel prestigioso spazio della reggia medicea.

Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt commenta: “Negli ultimi anni le Gallerie degli Uffizi si sono impegnate con dedizione in favore del territorio e dei musei meno celebri e frequentati. Solo nell’ultimo anno, ne sono prova le mostre organizzate a Poppi, Anghiari, Signa, Bagno a Ripoli, Urbania e Matera. La possibilità di estendere la collaborazione con Siena ci onora e sancisce una pax intraregionale. Sono lieto di contribuire, con tutta l’energia e la partecipazione possibili, ai progetti e alla visione del sindaco De Mossi di rendere Siena ancora più rilevante nel panorama della cultura internazionale”.

Il sindaco di Siena Luigi De Mossi aggiunge: “Sono molto soddisfatto dell’incontro con il direttore Schmidt del quale ho già avuto modo di apprezzare la sensibilità e l’alta professionalità in occasione della sua precedente visita a Siena per il Palio di agosto. Sono certo che la collaborazione tra gli Uffizi, il Santa Maria della Scala, l’Accademia Chigiana e il complesso del Duomo di Siena, che è di competenza arcivescovile, produrrà grandi risultati in campo culturale superando i campanilismi e i particolarismi e concorrendo a costruire un circuito tra i più prestigiosi del mondo, se non il più prestigioso. Devo sottolineare, ancora una volta, che l’operazione realizzata dagli Uffizi consente di trattenere nel patrimonio pubblico due opere che sarebbero state conosciute e godute soltanto da soggetti privati. Torno a sottolineare e a ringraziare il direttore Schmidt per lo sforzo fatto”.

A S.MARIA DELLA SCALA (SIENA) LA MOSTRA “TEX, 70 ANNI DI UN MITO”


Aperta a Santa Maria della Scala, Siena, la mostra Tex. 70 anni di un mito (23 novembre 2019 – 26 gennaio 2020). Curata da Gianni Bono, storico e studioso del fumetto italiano, in collaborazione con la redazione di Sergio Bonelli Editore e COMICON, l’esposizione racconta la storia della fortuna editoriale del personaggio Tex che, grazie al suo profondo senso di giustizia e alla sua generosità, è riuscito, dal 1948 a oggi, a entrare nelle abitudini di lettura degli italiani e a diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Era il 30 settembre 1948, infatti, quando nelle edicole italiane usciva il primo numero di Tex, personaggio creato da Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, destinato a diventare il più amato eroe del fumetto italiano e uno dei più longevi del fumetto mondiale.

Settant’anni dopo, Tex Willer viene celebrato con un’esposizione, di fatto il più importante omaggio mai dedicato ad Aquila della Notte, che racconta la sua straordinaria vicenda editoriale attraverso disegni, fotografie, materiali rari e talvolta inediti, nonché installazioni create appositamente per l’evento: le indimenticabili sfide di Tex con Mefisto, suo nemico di sempre e incarnazione del male; le avventure dove, a capo dei Navajos, affronta banditi e malfattori per salvare le tribù indiane perseguitate; le galoppate sui sentieri polverosi del vecchio West e le scorribande dai caldi deserti del Messico fino alle gelide regioni del Grande Nord.

Nella mostra, i visitatori potranno ammirare, tra i tanti documenti, la prima vignetta di Tex in più lingue, il ritratto di Gianluigi Bonelli e famiglia realizzato da Ferdinando Tacconi, le fotografie di Aurelio Galleppini e la macchina da scrivere di Gianluigi Bonelli: l’Universal 200 decorata dallo stesso Bonelli e conservata nella sala riunioni della Casa editrice, con la quale sono state create le prime storie di Tex.

Nel corso dei suoi settant’anni, Tex ha avuto quattro sceneggiatori principali, le cui narrazioni potranno essere ammirate al Santa Maria della Scala: Giovanni Luigi Bonelli (Milano, 22 dicembre 1908 – Alessandria, 12 gennaio 2001), creatore del mito di Tex, seguito, nel 1976, dal figlio Sergio Bonelli, che firma il fumetto con lo pseudonimo di Guido Nolitta; Claudio Nizzi, che subentra nel 1983, mescolando al western elementi tipici del genere poliziesco, e infine, dal 1994, Mauro Boselli, attuale curatore che riporta Tex alle origini.

In mostra saranno esposte le prime pagine di alcuni quotidiani che consentiranno, inoltre, di ripercorrere settant’anni di storia italiana: una sorta di parallelo tra le avventure del coraggioso Ranger e le vicende del nostro Paese.  Uno spazio sarà interamente dedicato all’esposizione dei materiali a opera di due noti fumettisti senesi: Giovanni Ticci, che nel 1968 firmò la sua prima avventura texiana, e Alessandro Bocci, disegnatore per Sergio Bonelli Editore dal 2001.

In occasione dell’esposizione è stato pubblicato, a cura di Sergio Bonelli Editore, il catalogo Tex. 70 anni di un Mito con introduzione di Davide Bonelli, testi di Gianni Bono, Graziano Frediani, Luca Boschi e Luca Barbieri, ricco di materiali rari, disegni e testi legati alla storia di Tex Willer.

CHE MERAVIGLIA! IL DUOMO DI SIENA “RISCOPRE” IL PAVIMENTO DI MARMO (DAL 18 AGOSTO)


COME IN CIELO COSÌ IN TERRA
Dalla PORTA alla CITTÀ DEL CIELO al PAVIMENTO
Scopertura del Pavimento del Duomo di Siena
18 agosto – 27 ottobre 2019

Dal 18 agosto al 27 ottobre, la Cattedrale di Siena scopre il suo magnifico pavimento a commesso marmoreo, frutto di cinquecento anni di espressione artistica, un viaggio simbolico alla ricerca dei più alti valori dello spirito umano. come in cielo, così in terra. Dalla porta alla città del cielo al pavimento. Un percorso dalla sommità della Cattedrale e dal Facciatone del Duomo Nuovo fino alle tarsie marmoree. Dal Museo dell’Opera, con la salita alla città del cielo, dall’alto muro sarà possibile non solo leggere i monumenti senesi più significativi, ma anche “vedere un nuovo cielo e una nuova terra” (Apocalisse 21,1).

Attraverso l’ascesa alla porta del cielo i visitatori sembrano muoversi lungo la scala apparsa in sogno a Giacobbe, la cui cima raggiungeva il cielo e gli angeli di Dio salivano e scendevano (Genesi 28,10-22). Nel sogno Dio promette a Giacobbe la terra sulla quale egli stava dormendo e un’immensa discendenza. Al suo risveglio Giacobbe esclama «Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo», verso utilizzato dalla liturgia nella messa della dedicazione delle cattedrali. Ma ‘porta del cielo’, secondo le litanie lauretane, è anche la Vergine, definizione che meglio esprime la potenza e la bontà di Maria, la quale come Madre di Cristo e dell’umanità, concorre alla nostra salvezza eterna in Cielo ove lei è ‘Regina assunta’.

Il percorso “dall’alto” permette infatti di comprendere meglio la dedicazione del Duomo di Siena all’Assunzione della Madonna e il forte legame che i cittadini senesi hanno da secoli con la loro ‘patrona’: Sena vetus civitas Virginis. La Madonna si definisce anche come Sedes Sapientiae, sede di Sapienza e invita i cittadini a “visitare castamente il suo castissimo tempio”, come si legge nell’iscrizione d’ingresso al Pavimento. “Nella solarità abbagliante dei suoi marmi e cotti” (Mario Luzi), Porta e Città del Cielo si riflettono nel Pavimento del Duomo di Siena per saldarsi in unico sguardo.

Info: +39 0577 286300 – operasiena@operlaboratori.com
operaduomo.siena.it

SORPRESE NELLA CATTEDRALE DI SIENA: E L’ANTICO AFFRESCO RIVIDE LA LUCE


Affresco

Gli interventi di regolare controllo e di pronto intervento sulle strutture e sugli antichi manufatti artistici ripagano sempre, perché consentono di prevenire catastrofi, permettono di attuare restauri migliorativi e persino di fare nuove scoperte di particolare rilievo per la storia del duomo.

Ciò è accaduto anche in questi giorni nel lavoro quotidiano, silenzioso e competente delle maestranze chiamate in causa, per montare un ponteggio con professionale celerità, che ha permesso di smontare da due altari marmorei della navata destra le importanti pale d’altare con l’Estasi di San Francesco di Sales, dipinta dal senese Raffaello Vanni (Siena, 1595-1673), e con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina da Siena, dovuta al fiorentino Pietro Dandini (Firenze, 1646-1712).

L’operazione consentirà di restaurare le monumentali strutture architettoniche, che mostrano una gran sofferenza strutturale per le infiltrazioni di acqua dalle coperture durate troppo a lungo nei secoli, ma di recente arrestate dai debiti interventi di bonifica.  Contemporaneamente al lavoro di carattere edile e di pulitura dei variegati marmi policromi degli altari, potrà essere fatto anche il necessario intervento sulle tele, che appaiono sostanzialmente bene conservate, ma coperte da molta sporcizia e velate da una vernice ormai troppo ingiallita, che può risalire all’intervento generale di restauro attuato all’aprirsi dell’Ottocento, per porre rimedio ai guasti apportati dal terremoto del 1798.

Si potrà così tornare a vedere la chiara tavolozza che il Vanni predilesse per il suo dipinto. Con una vorticosa composizione il pittore immaginò una mistica apparizione della Vergine a San Francesco di Sales (Thorens in Savoia, 1522 – Lione, 1567), il famoso predicatore e vescovo di Ginevra, che era riuscito a riportare nel seno della chiesa cattolica tanti calvinisti di quella città. Fu papa Alessandro VII Chigi (Siena, 1599 – Roma, 1667) a volere questa raffigurazione, per dimostrare la venerazione verso Francesco di Sales, da lui fatto beato nel 1661 e poi canonizzato nel 1665. L’altare porta infatti lo stemma del papa e quello del cardinal nipote Flavio Chigi, che fece terminare l’impresa di questa cappella.

Nell’adiacente altare del cardinale e arcivescovo di Siena Celio Piccolomini (Siena, 1609-1681) è un’importante testimonianza della pittura fiorentina, collocata nel 1679. Pier Dandini vi dimostra tutto il suo estro barocco, nell’illustrare il matrimonio mistico di Santa Caterina da Siena. Con tale figurazione si volle cambiare la titolazione dell’altare, che in precedenza era dedicato a Sant’Antonio abate.

Rimuovendo questa grande pala d’altare è riaffiorato un grande frammento di un antico affresco. Nonostante la consunzione della malta sono ancora visibili alcuni busti di sante, tutte provviste di aureola dorata e tempestata di decori a stampo. Si tratta di un’antica figurazione dipinta sul fondale della cappella tardomedievale, a fare da ornamento a un trittico su tavola posto sull’altare.

Di questo allestimento esiste una preziosa testimonianza raffigurata da Pietro di Francesco Orioli sulla copertina della Gabella del 1483 (oggi all’archivio di Stato di Siena), sulla quale si volle far dipingere l’omaggio delle chiavi della città alla venerata immagine della Madonna delle Grazie. Se l’esistenza di questo insolito documento visivo fa tornare indietro nel tempo ad assistere a quella importante celebrazione votiva, la conservazione di tanti documenti cartacei nel grande archivio dell’Opera del Duomo consente addirittura di recuperare il nome dell’artista che affrescò il fondale della cappella al tempo dedicata a Sant’Antonio abate. Il 6 aprile 1400 Paolo di Giovanni Fei fu pagato ben 15 fiorini d’oro “per chagione di cierto lavorio che fecie a la cappella di sant’Antonio in duomo, cioè, di dipintura, per oro e azurro, e ogni altra sua spesa”. Quanto resta delle gentili facce delle sante riscoperte permette ancora di riconoscere la maniera gentile e vera di Paolo di Giovanni Fei (Siena, noto dal 1369 – morto nel 1411), uno dei maggiori pittori del tempo, che seppe recuperare la lezione dei grandi maestri del primo Trecento, traghettando la scuola senese verso la vitale stagione del tardogotico.

Si ringrazia il Prof. Alessandro Bagnoli per le notizie che hanno consentito la redazione del presente comunicato.

EVENTI / SIENA, UNA CITTA’ IDEALE: LA GRANDE MOSTRA SUI MAESTRI NORDICI


  

 

Il Santa Maria della Scala di Siena, ospita, fino al 5 maggio 2019, la mostra Una città ideale. Dürer, Aldorfer e i Maestri Nordici della Collezione Spannocchi di Siena curata da Cristina Gnoni Mavarelli, Maria Mangiavacchi e Daniele Pittèri. L’esposizione, promossa dal Comune di Siena e dal Polo Museale della Toscana, si configura come una tappa del processo di riunificazione dei dipinti della Collezione Spannocchi, donati al Comune nel 1835 e conservati in larga parte nella Pinacoteca Nazionale e nel Museo Civico di Siena, presso il Santa Maria della Scala, secondo quanto previsto nell’ambito dell’accordo di valorizzazione del “Sistema museale cittadino” stipulato fra il Comune di Siena e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali il 29 giugno 2017.

La mostra in attesa dell’auspicata ricomposizione di quella che è senz’altro la più rilevante raccolta senese, sia per l’elevata qualità delle opere che per la storia del collezionismo cittadino, intende proporre una significativa selezione delle opere fiamminghe e ‘nordiche’ della Collezione Spannocchi, esposte in un percorso tematico ed organizzate cronologicamente. L’occasione è data dalla possibilità di ottenere in prestito i due straordinari pannelli di Albrecht  Altdorfer raffiguranti Storie di san Floriano, alla Galleria degli Uffizi dal 1914, ma già facenti parte della Collezione.

Fra i dipinti più importanti, preziosa risulta la tela di Albrecht Durer con il mirabile San Girolamo, firmato e datato 1514, l’elegante Lucrezia di pittore legato alla cerchia di Lucas Cranach, La decapitazione del Battista, attribuita ad un artista tedesco collaboratore di Altdorfer e la Torre di Babele, dove l’anonimo pittore indulge nella animata descrizione di un’umanità intenta alle occupazioni più disparate in cui spicca l’imponente costruzione centrale, ricca di ardite soluzioni architettoniche.

La mostra  al Santa Maria della Scala consente di cogliere lo spirito collezionistico che interessò dapprima i Gonzaga a Mantova (da cui proviene parte della collezione) e, successivamente, le famiglie Piccolomini e Spannocchi a Siena. Come dichiara l’architetto Anna Di Bene, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, “studi recenti hanno evidenziato l’assoluta singolarità della collezione, accresciutasi attorno un nucleo originario appartenente ai Gonzaga, e quindi formata da opere di ambito eterogeneo, nelle quali si rispecchiano le scelte cosmopolite dei proprietari.

L’Europa del Nord costituiva, nei secoli tra il XV e il XVII, un riferimento importante per le corti italiane, che ad essa erano unite non solo da relazioni di tipo commerciale, ma da una fitta rete di scambi culturali, dei quali la Collezione Spannocchi costituisce per Siena una rara fonte di informazioni e testimonianze materiali.”

“L’esposizione  che si deve alla rinnovata collaborazione tra la Pinacoteca Nazionale e il Comune di Siena – spiega il sindaco Luigi De Mossi –  si configura come un evento di particolare importanza per la città, e dal prossimo anno, costituirà una nuova sezione permanente del percorso espositivo dell’antico Spedale arricchendone l’offerta e, soprattutto, consentendo finalmente la piena valorizzazione di un grande patrimonio”.

La mostra è promossa dal Comune Siena, dal Santa Maria della Scala, dal Polo Museale della Toscana- Pinacoteca Nazionale di Siena e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo, con il sostegno di Opera -Civita. Il catalogo è edito da Sillabe, Livorno.

 

 

SCHEDA TECNICA

 

Una città ideale. Dürer, Aldorfer e i Maestri Nordici della Collezione Spannocchi di Siena

Siena, Santa Maria della Scala

14 dicembre 2018  – 5 maggio 2019

 

ORARI

fino al 14 marzo (eccetto 23/12-06/01)

lunedì, mercoledì, venerdì: 10.00-17.00

giovedì: 10.00-20.00

sabato e domenica: 10.00-19.00

martedì: chiusura

dal 23 dicembre al 6 gennaio

tutti i giorni 10.00-19.00

giovedì: 10.00-20.00

Natale: chiusura

dal 15 marzo al 5 maggio

lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica: 10.00-19.00

giovedì: 10.00-22.00.  Ultimo ingresso un’ora prima dell’orario di chiusura del museo.

 

BIGLIETTI

Il costo del biglietto della mostra è compreso in quello d’ingresso al Santa Maria della Scala

Intero: € 9,00

Ridotto:  € 7,00 (ragazzi da 12 a 19, over 65, studenti universitari non iscritti ad istituzioni universitarie senesi, militari, categorie convenzionate)

Gratuito: bambini fino a 11 anni, residenti nel Comune di Siena, scuole pubbliche ed universitarie senesi, docenti accompagnatori, accompagnatori gruppi (1 ogni 10 persone), portatori di handicap e accompagnatore, giornalisti

 

INFO E PRENOTAZIONI

Call center: 0577 286300 attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.00

infoscala@comune.siena.it; sienasms@operalaboratori.com

www.santamariadellascala.com

 

“FOTOGRAFI IN TRINCEA”: IN MOSTRA A SIENA AL MUSEO STORICO DELLA BRIGATA SASSARI (4-30 NOVEMBRE 2018)


Fig.2. Achivio Carlo Gagliardi, ESPLOSIONEFig.3.Arch. Alberto Averani, Trasporto di un feritoFig.4. Enrico Barbera L'ANIMA DI UN CANNONE FOTOGRAFATA 1916Fig.5. Archivio Gerardo Neri, Bombardiere serie Caproni

Dal prossimo 4 novembre la mostra “Fotografi in Trincea”, progettata e prodotta nel 2016 dal Santa Maria della Scala, con il patrocinio del Comitato Provinciale per il Centenario della Grande Guerra sarà in esposizione al Museo Storico della Brigata Sassari. Un’occasione di grande rilievo per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale, da parte di un corpo dell’Esercito che fu fra i principali protagonisti al fronte e che pagò per questo un alto tirbuto di vittime fra i combattenti.

La mostra, curata da Gabriele Maccianti e Marina Gennari, salutata nel 2016 da un grande tributo di pubblico e critica in occasione del suo primo allestimento, è il frutto di un lungo lavoro di ricerca che ha portato alla luce un patrimonio di oltre 2500 fotografie cartoline, diari e lettere di soldati partiti dal territorio senese per recarsi al fronte.

Le immagini, proprio per la loro dimensione privata, raccontano il fronte, i suoi momenti drammatici, ma anche i suoi momenti più riposati e di attesa, da un punto di vista molto intimo e interiore. Sono scatti dal grande impatto emotivo, non inclini a retorica e potenti per la totale assenza di auto-censura attraverso cui il fotografo-soldato cattura con la sua macchina frammenti della vita al fronte. La tragicità della morte e l’abbrutimento della trincea sono alternati al desiderio di ridonare una condizione umana estrema, condita di riscatto morale e denotata da un legame concreto con una realtà cruenta e tuttavia ricca di affetti.

“Fotografi in Trincea” è la terza mostra prodotta dal Santa Maria della Scala ospitata da altri musei o spazi espositivi. Si è appena conclusa a Treviso “Ten Years and Eighty Seven Days” di Lusia Menazzi Moretti, dopo le tappe di Siena e Berlino, mentre è in corso presso The Glucksman a Cork in Irlanda “Josef and Anni Albers. Voyage in a blind experience” che ha debuttato a Siena in aprile e che da gennaio ad aprile 2019 sarà al Museo di Arte Contemporanea di Zagrabria.

 

“LA BELLEZZA FERITA”:BILANCIO DELLA MOSTRA PER LE OPERE TERREMOTATE DI NORCIA


bellezza ferita 2cena beneficenza duomo la bellezza ferita 30 ago 2017Bellezza-Ferita 3

È passato quasi un anno da quando l’Opera del Duomo di Siena, il Santa Maria della Scala e Opera – Civita accolsero e ricoverarono le opere terremotate di Norcia e del suo territorio. Undici mesi di esposizione che hanno consentito a circa 360.000 visitatori di ammirare, non solo il valore artistico di una parte del patrimonio umbro, ma anche di tornare con il pensiero ad una zona d’Italia a tutt’oggi piegata dalla terribile forza di un terremoto che, tra il 26 ed il 30 ottobre 2016, ha cancellato interi paesi, modificato città e alterato la normale quotidianità di un popolo forte e desideroso di tornare alla normalità. Durante i giorni dell’esposizione, le opere d’arte, con ancora indosso i segni delle ferite, si sono fatte testimoni di quei giorni ed hanno concretamente creato un collegamento con i video che mostravano con quanta dedizione e amore il corpo dei Vigili del Fuoco avesse operato affinché una parte di loro potesse essere recuperata e salvata.

L’immagine degli uomini al lavoro unite all’audio originale, al tempo stesso, faceva abbassare lo sguardo sui capolavori umbri che, come in un gioco di specchi, dai suoni e dai video, si concretizzavano nello spazio espositivo. La Bellezza Ferita non è stata una semplice mostra, ma un progetto nato grazie alla collaborazione tra Archidiocesi di Spoleto-Norcia, Arcidiocesi di Siena-Colle val d’Elsa e Montalcino, Comune di Siena, Santa Maria della Scala e Opera della Metropolitana che durante tutto l’anno hanno organizzato eventi correlati al fine di garantire alle pitture, alle sculture, agli arredi danneggiati di poter accedere ai massimi laboratori di restauro presenti in Italia. Oltre alle offerte lasciate dalle centinaia di migliaia di visitatori direttamente nelle sedi della mostra, il 19 luglio la Lectio Magistralis di Vittorio Sgarbi, il 23 agosto il concerto delle Voci di Siena per Norcia, formate da Unione Corale Senese, Coro di Vico Alto, Madrigalisti Senesi, Polifonici Senesi e Coro Agostino Agazzari ed il 30 agosto la grande cena di beneficenza in Piazza Jacopo della Quercia hanno consentito, insieme alla donazione degli Enti organizzatori, all’intervento di privati e sponsorizzazioni tecniche, di raggiungere la cifra di € 110.000 che è stata destinata al recupero dei capolavori umbri. Le opere hanno infatti lasciato il Santa Maria della Scala e la Cripta del Duomo lo scorso 6 novembre e da qualche giorno sono all’interno dei laboratori del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino, dell’Istituto Centrale dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e della Soprintendenza dell’Umbria. La Bellezza Ferita, primo esempio nazionale di accoglienza e cura del patrimonio artistico rovinato dal terremoto, è stata modello e riferimento per altre città italiane che, dopo l’esempio senese, hanno inaugurato esposizioni con altrettante opere d’arte del centro Italia bisognose di restauro e recupero.

 

GRANDI MOSTRE: SIENA CELEBRA AMBROGIO LORENZETTI, ARTISTA ANCORA TUTTO DA SCOPRIRE


Lorenzetti

A Siena, presso il Santa Maria della Scala, dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018, sarà allestita la mostra dal titolo Ambrogio Lorenzetti. L’esposizione, promossa e finanziata dal Comune di Siena, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica che sarà presente alla cerimonia d’inaugurazione il 20 ottobre, e del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana e si preannuncia come l’evento più importante dell’anno tra le esposizioni organizzate non solo a Siena ma anche in Italia.

La mostra rappresenta in realtà il culmine di un progetto scandito “in più tappe”, avviato nel 2015 con l’iniziativa Dentro il restauro e mirato ad una profonda conoscenza dell’attività dell’artista, ad una migliore conservazione delle sue opere e a favorirne l’avvicinamento da parte del pubblico. Con Dentro il restauro, realizzato grazie al contributo del MiBACT per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015, sono state trasferite al Santa Maria della Scala alcune importanti opere dell’artista che necessitavano di indagini conoscitive, di interventi conservativi e di veri e propri restauri: il ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena (nell’occasione più correttamente ricomposto e riunito con l’originaria cimasa raffigurante il Redentore benedicente) sono stati allestiti in un cantiere di restauro ‘aperto’, fruibile dalla cittadinanza e dai turisti. I restauri sono proseguiti con l’apertura di altri due cantieri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero degli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi, e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo Ambrogio Lorenzetti dipinse un ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.

 In mostra e nel catalogo torneranno così a vivere idealmente i cicli di affreschi del capitolo e del chiostro della chiesa francescana senese, che tra l’altro contenevano la prima rappresentazione di una tempesta nella storia della pittura occidentale (nella quale spiccava la “grandine folta in su e’ palvesi”, scrisse Ghiberti); il ciclo di dipinti della chiesa agostiniana senese, modello esemplare ancora nel primo Quattrocento, quando si approntò l’armadio delle reliquie della cattedrale; quello della cappella di San Galgano a Montesiepi, a tal punto fuori dai canoni della consolidata iconografia sacra che i committenti pretesero delle sostanziali modifiche poco dopo la loro conclusione.

Ambrogio Lorenzetti, nonostante sia considerato uno degli artisti più importanti dell’Europa trecentesca, è ancora poco noto al pubblico per quel che concerne la sua grande produzione artistica. Gli studi – spesso di livello altissimo – si sono concentrati, infatti, quasi esclusivamente sui suoi affreschi del Palazzo Pubblico di Siena, le Allegorie e gli Effetti del Buono e del Cattivo Governo in città e nel suo contado, manifesti cruciali dell’etica politica delle città-stato italiane nella tarda età comunale e in specie del governo senese dei Nove. Ma la densità concettuale di questo insieme di affreschi ha messo in ombra il resto delle sue opere pittoriche. Si pensi che su Ambrogio Lorenzetti non esiste nemmeno una moderna e affidabile monografia scientifica. La mostra, preceduta da un’intensa attività di ricerca e dalle importanti campagne di restauro, rappresenta dunque l’occasione per provare a ricostruire la sua straordinaria attività. Una tale iniziativa è possibile soltanto nella città di Siena, che conserva all’incirca il settanta per cento delle opere oggi conosciute del pittore. Ma la mostra – grazie a una serie di richieste di prestito molto mirate (saranno esposte tra le altre opere provenienti dal Louvre, dal National Gallery, dalle Gallerie degli Uffizi, dai Musei Vaticani, dallo Städel Museum di Francoforte, dal Yale University Art Gallery) – ambisce a reintegrare pressoché interamente la vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo nuovamente convergere a Siena dei dipinti che in larghissima parte furono prodotti proprio per cittadini senesi e per chiese della città.

Il percorso espositivo della mostra sarà arricchito inoltre dalla presenza di un’audioguida in più lingue e da alcuni interventi videofilmati, sia di taglio informativo che di taglio suggestivo/narrativo. La mostra è curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel, curatori anche del corposo volume che accompagna l’esposizione, mentre l’allestitimento sarà progettato dallo Studio Guicciardini&Magni.

EVENTO SPECIALE: LA “PRIMA LUX” DELL’ALBA DAL “FACCIATONE” DEL DUOMO DI SIENA


Siena Lux 

Per la prima volta sarà possibile ammirare l’alba sulla città dal “Facciatone” del Duomo di Siena. Il 9, 16, 23, 30 Aprile 2016, ore 6,00, Museo dell’Opera e Facciatone

L’Opera della Metropolitana di Siena, tutti i sabati, alle ore 06,00, dal 9 al 30 aprile 2016, intende offrire ai visitatori quattro insoliti appuntamenti al Museo dell’Opera.  La straordinaria emozione della vista dell’alba dall’alto del “Facciatone”, la più sorprendente fra le vestigia del Duomo nuovo rimasto incompiuto, sarà un’esperienza unica che proseguirà con una meditazione sul tema degli angeli ammirando la Maestà di Duccio di Buoninsegna capolavoro assoluto dell’arte senese di inizio Trecento, somma sintesi  lirica tra Oriente e Occidente.

Gli angeli sono gli alati messaggeri  incaricati direttamente da Dio a portare annunci e di fare da tramite con il genere umano. Portatori di luce, sono infatti collocati all’Altar Maggiore della Cattedrale in funzione di reggicandelabro, gli angeli sono coloro che annunciano l’avvento della vera luce, quella suprema di Cristo. L’ora dell’alba, il sorgere del disco solare, prefigura il trionfo di Cristo sulle tenebre: il cielo che in quel momento si fa tutto d’oro sembra prospettare, tramite quegli invisibili messaggeri,  le gioie del Paradiso.

Francesca Fumi Cambi Gado, storica dell’arte e scrittrice, prendendo spunto dalla lettura di alcuni brani tratti dal suo racconto di fantasia  “La Foglia d’oro. Il segreto della Maestà di Duccio”, illustrerà gli angeli della Maestà conducendo i visitatori in una atmosfera evocativa tra arte, devozione ed  immaginazione.

Sullo sfondo dello sfolgorante cielo d’oro della tavola dipinta, gli angeli, come premurosi assistenti, attorniano il trono sul quale è assisa Maria col Bambino. Si osserveranno i dettagli del loro raffinato abbigliamento e le loro espressioni dolcissime scoprendo che l’artista li ha effigiati come giovani principi bizantini, gli abiti ricamati con preziose gemme , i capelli ornati da diademi, in mano esili scettri ciascuno cimato dal giglio, simbolo di Maria. La loro ineffabile armonia di gesti e di sguardi  farà quasi percepire realmente le musiche celestiali del Paradiso.

A conclusione della visita sarà offerta una colazione.

Gli eventi sono promossi dall’Opera della Metropolitana con l’organizzazione di Opera – Civita Group. Per informazioni e prenotazioni 0577/286300 oppure opasiena@operalaboratori.com dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00.

SIENA: UN “CANTIERE DI RICERCA” PER CONOSCERE COME “RINASCE” UN ANTICO AFFRESCO


8. Montesiepi Prospetto CEN

 

L’allestimento al Santa Maria della Scala (Siena) del cantiere di restauro di alcune opere di Ambrogio Lorenzetti rappresenta un’occasione unica di conoscenza della pittura dell’artista da parte del pubblico, ma è anche un ideale “cantiere di ricerca” per gli studiosi del settore. Accanto ai restauratori, è stato infatti istituito un gruppo di lavoro formato da giovani studiosi di storia dell’arte medievale dell’Università di Siena, coordinati dai curatori scientifici del progetto su Ambrogio Lorenzetti.

Il gruppo di lavoro ha il compito di studiare le opere di Ambrogio Lorenzetti da molteplici punti di vista (linguaggio figurativo, iconografia, committenza, ricostruzione di contesti perduti, conservazione delle opere, loro fortuna storiografica, periodizzazione dell’attività dell’artista, ecc.) e, al termine del lavoro di ricerca, redigerà i testi del catalogo scientifico che accompagnerà la mostra programmata per il 2017.

Tutti i sabati, alle ore 10.30, dal 12 marzo al 25 giugno 2016 il Santa Maria della Scala intende offrire ai visitatori l’opportunità di incontrare i restauratori degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti che illustreranno al pubblico i risultati del lavoro in corso e lo accompagneranno nella visita al cantiere alla scoperta delle opere.

“L’incontro tenutosi il 5 marzo ha dato esiti tali da incoraggiare a rendere fisso l’appuntamento con il Piacere della scoperta. Le reazioni del pubblico – commenta il direttore del Santa Maria della Scala Daniele Pitteri – confermano che progetti come quello legato ad Ambrogio Lorenzetti sono in totale sintonia con la nostra ferma volontà di lavorare per il rilancio del Santa Maria della Scala”. Gli eventi sono promossi dal Santa Maria della Scala con l’organizzazione di Opera – Civita Group.

Per informazioni e prenotazioni 0577/286300 oppure ambrogiolorenzettisms@operalaboratori.com dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 17.00.

 

SCHEDA TECNICA

Il Piacere della scoperta. Dentro il cantiere con gli studiosi e i restauratori di Lorenzetti

Tutti i sabati dal 5 marzo al 25 giugno 2016; lunedì 28 marzo e lunedì 25 aprile

Ore 10,30                                                                                                                                                               Santa Maria della Scala  – Siena

Ingresso                                             € 10,00

Residenti a Siena e

bambini fino a 11 anni di età      €    5,00